Fondato nel VI secolo d.C., il "hwarangdo" è un’istituzione che ha formato generazioni di giovani aristocratici del regno di Silla nelle arti militari, per farne difensori della patria, come pure nel canto, nella danza e nella religione, per renderli depositari della cultura del paese e guide spirituali e politiche del regno. Il "hwarangdo" ha rispecchiato le contraddizioni prodotte dall’intreccio di due matrici culturali diverse: quella autoctona, maturata in seno alle comunità stanziate nei territori meridionali della penisola, e quella di provenienza cinese. Quindi da un lato il matriarcato, il culto delle montagne, il canto e la danza e dall’altro il patriarcato, il Buddhismo e il dogmatico schema di valori confuciani. Tra religione, arte militare e poesia, il "hwarangdo" rappresenta una delle istituzioni più significative e più enigmatiche della Corea classica.
Ammetto di essermi approcciata ad un argomento piuttosto specifico come il hwarangdo senza prima farmi un’idea generale sulla storia e le istituzioni della civiltà coreana. Una mia mancanza, che questo breve ma intenso saggio mi ha ricordato fino alla fine. Ho apprezzato molto la ripresa degli stessi testi nei vari capitoli con l’intenzione di porre l’attenzione su parti diverse dalle precedenti. Di suo è molto esauriente, ma il mio consiglio è di associargli prima una narrazione storica, anche se a grandi linee, altrimenti tutto ciò che vi è contenuto resta ambiguo, decontestualizzato e effimero. Nonostante l’impressione che posso aver dato, il saggio mi è piaciuto molto.