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186 pages, Paperback
First published November 25, 2014
«Cosa vuoi da me?» urlai tra le lacrime.
«Te.»
Mi spinsi indietro pedalando con le gambe, finché urtai contro il pensile. «Avevi detto di non voler nulla da me.»
«Ah be’, ho mentito.» Inclinò la testa e la sua chioma infuocata sembrò appiccarglisi sul viso. Ma non lo fece.
Mi sollevai e impugnai un coltello che era sul bancone alle mie spalle. «Vattene.»
Lui rise. La sua risata era vischiosa come l’eco che uggiola nelle caverne umide. «Non puoi ammazzarmi, Grace. Non posso essere ucciso.»
«Chi sei veramente?»
«Puoi chiamarmi Nephisis. Sono un Chronat, un demone. O meglio, voi umani ci avete dato questa connotazione. In effetti noi, be’… non apparteniamo all’Inferno e, come evidentemente puoi vedere, nemmeno al tuo mondo né al Paradiso. Siamo figli della Morte, Grace.»
«Se il Chronat sta dalla parte dei cattivi, tu dovresti stare da quella dei buoni. Non è così?» domandai e pensai che su quello non ci fossero dubbi, a giudicare dal suo aspetto.
«Sì, Grace. Devo aiutarti affinché il Chronat non ti trovi.»
«Come sai il mio nome e cosa sei esattamente?»
«So il tuo nome perché sono stato assegnato a te. Noi Jupfer siamo geni dell’aria, spiriti del vento, angeli portatori di sapienze antiche. Chiamaci come preferisci. Salviamo le persone che stringono patti con i Chronat.»
Gli indicai il cumulo di macerie bianche sul pavimento. «Perché sei sbucato da quella
statua? Non potevi semplicemente apparire?»
«Noi appariamo dove i nostri protetti inconsciamente desiderano vederci. Avevi l’immagine di quell’angelo negli occhi prima di addormentarti. Era la cosa più rassicurante su cui volessi posare gli occhi.»
Da dietro le sue spalle si mosse qualcosa, di un bianco abbagliante. Erano le sue ali. Sembravano impalpabili e morbide come piume d’oca. Se avessi sventrato tutti i cuscini del mio appartamento, non avrei fatto nemmeno una di quelle, tanto erano grandi e vaporose. Mi ci sarei tuffata, se non avessi avuto il buonsenso di ancorarmi fermamente lì dov’ero.
Da vera diva, avrei dovuto svenire di nuovo, ma resistetti.
«Quindi, non sei così in realtà?» chiesi.
Mi sorrise, facendo arrendere ogni resistenza della mia ragione. «Siamo incorporei, fino a quando non veniamo chiamati. Aleggiamo nell’aria, seguiamo le correnti, ispiriamo i poeti e gli artisti. Siamo fuochi fatui. Ma ora questo sarà il mio aspetto, fino a quando non avrò svolto il mio compito. Sono il tuo Jupfer, Grace.»
Si inginocchiò e la cascata dei ricci scuri gli coprì il volto. Meglio così. Non avrei voluto che vedesse il rossore affiorare sulle mie guance mentre diceva sono il tuo Jupfer. Un fremito mi scosse fino alle dita dei piedi e mi sentii avvampare.