In 1931, Simone Weil read an article by Louis Roubaud in the Petit Parisien that exposed the Yen Bay massacre in Indochina. That article opened Weil's eyes, and from then until her death in exile in 1943, she cared most deeply about the French colonial situation. Weil refused to accept the contradiction between the image of France as champion of the rights of man and the reality of France's exploitation and oppression of the peoples in its territories. Weil wrote thirteen articles or letters about the situation, writings originally published in French journals or in French collections of her work. J. P. Little's fluid and clear translations finally introduce to English-speaking scholars and students this important element of Weil's political consciousness.
Simone Weil was a French philosopher, Christian mystic, and social activist. Weil was born in Paris to Alsatian agnostic Jewish parents who fled the annexation of Alsace-Lorraine to Germany. Her brilliance, ascetic lifestyle, introversion, and eccentricity limited her ability to mix with others, but not to teach and participate in political movements of her time. She wrote extensively with both insight and breadth about political movements of which she was a part and later about spiritual mysticism. Weil biographer Gabriella Fiori writes that Weil was "a moral genius in the orbit of ethics, a genius of immense revolutionary range".
Weil propone in questo breve testo una delle prime denunce al colonialismo non di un'altra nazione (in chiave nazionalista e dunque giustificando il proprio) ma come pratica generale che sradica le persone dai propri luoghi e dal proprio passato. Con uno sguardo lucido rivede nell'hitlerismo l'apice di quel nazionalismo sul quale si era fondato il colonialismo europeo e che ora volgeva le proprie ambizioni non più verso qualche continente abitato da "selvaggз" ma verso l'Europa, verso la Francia. La quale Francia non potrà, resistendo ad Hitler, giustificare poi la repressione e la sottomissione dei popoli colonizzati in Africa e in Asia. Nonostante questo sguardo incredibilmente lucido (che si incrocia, volendo, con quello di un Fanon che sta dall'altra parte e che da colonizzato ammette la necessità di supportare la Francia anziché allearsi ciecamente con il suo nemico più temibile) Weil non sfugge ad una visione del mondo elitaria ed incredibilmente eurocentrica. Un testo certamente importante per l'epoca e le condizioni in cui fu scritto ma che non riesce a liberarsi del tutto delle idee che hanno prodotto il tanto criticato colonialismo (che anzi non viene nemmeno abbandonato del tutto, quanto criticato con la speranza di un futuro "colonialismo etico")