Il corpo di una ragazza viene ritrovato appeso ai rami di un albero. Il filo spinato scava nei polsi e nella corteccia di un vecchio salice bianco. Le hanno tagliato la testa e l’hanno lasciata sul terreno solcato dalle radici, gli occhi vuoti ora fissano quelli di Damiano Valente. Lui è lo Sciacallo, un famoso scrittore specializzato nel ricostruire i casi di cronaca nera nelle pagine dei suoi libri. Nessuno conosce il suo aspetto, e per Damiano questa è una fortuna: il volto deturpato da cicatrici e quella gamba spezzata che si trascina dietro come un fardello non sono trofei che gli piace mettere in mostra. Lo Sciacallo è un cacciatore che insegue nella morte le tracce lasciate dall’assassino della sua amica Claudia. Un omicidio avvenuto nell’estate del 1985, quando lui era solo un ragazzino con la passione per la corsa e amici in cui credere. Un omicidio che gli ha cambiato la vita. Trentuno anni dopo, Damiano ritorna ai piedi di quel maledetto salice bianco, per dare una risposta a quella sua ossessione che come una ferita pulsante gli impedisce di andare avanti. Con lui ci sono gli amici di sempre, Stefano e Flavio, le cui esistenze si intrecciano inesorabilmente nella dura e cruda scoperta della verità, riportandoli a rivivere le emozioni di una folle estate che ha segnato le loro vite per sempre.
Di un'opera thriller/mystery/horror, si sa, la voce fuori dal coro la si percepisce non tanto dai fattori sorpresa, dalla ricchezza di colpi di scena mai troppo prevedibili che mantengono il lettore avvinto fino all'epilogo, quanto dal modus operandi dell'autore, in particolare dalla sua capacità di ricorrere a espedienti in grado di fare la differenza; espedienti che presentino quei guizzi di inventiva, di quel necessario tocco personale.
Sono proprio questi i fattori che rendono "Il buio dentro" del salernitano Antonio Lanzetta (piacevole sorpresa tutta nostrana) una storia che, in gran parte, è in grado di sorprendere, attraverso dei risvolti di una trama apparentemente ascrivibile al thriller convenzionale (soprattutto debitore nei confronti della tradizione cinematografica italiana di Argento, Bava e Fulci), ma che invece si tingono di elementi folk, regionalistici (nel Cilento in cui Lanzetta è proprio di casa), ancestrali; quegli elementi di certo inaspettati. È pur vero che tali elementi avrebbero forse necessitato di un maggiore sviluppo, una maggiore presenza e risonanza, nel corso della vicenda; tutti aspetti accennati, forse leggermente marginali e messi un tantino in ombra dalle sezioni dedicate alle fasi investigative, al lato poliziesco e realistico del romanzo. Ciononostante, "Il buio dentro" resta un'opera più che discreta di un autore promettente e da continuare a scoprire.
Di Lanzetta, infatti, è la scrittura asciutta, diretta, cruda, tagliente e che non si sofferma su troppi virtuosismi, né giri sintattici. La sua capacità, inoltre, di creare personaggi dei quali riesce a modellare e a far trapelare un profilo psicologico ben articolato. Storia di morte, certo, di psicosi e di violenza, ma anche di amicizia, nella realistica definizione di rapporti umani e sociali sullo sfondo di un Cilento ancora colpito dalla ingombrante presenza malavitosa, dall'omofobia, dal bieco sessismo e dalla mascolinità tossica, con dinamiche che seguono i più importanti passaggi della vita dei protagonisti; dinamiche in grado di rievocare atmosfere anni Ottanta, dello Stephen King di "The Body" "Stand By Me" e di "IT", ma anche lievi echi di Lovecraft e dei suoi "Antichi."
Il romanzo si articola quindi in due linee temporali, separate da trentuno anni e in cui si ripetono gli stessi orrori, la stessa linea di efferati omicidi che Damiano Valente, scrittore di cronaca nera e di successo, sarà nuovamente chiamato a indagare e risolvere. Un personaggio senz'altro interessante, esplorato a fondo e carico di carisma.
In quanto primo romanzo di una trilogia, quella certa indeterminatezza dell'epilogo non è necessariamente una pecca, bensì un effetto voluto e necessario.
Nel rincorrersi affannosi dei due piani temporali della storia, la vicenda procede, rivelando il tessuto di orrori che permea, per chi perpetra e per chi subisce, i protagonisti: violenza, vendetta, antiche faide, il peso del passato e della reputazione di ognuno. Ma soprattutto il buio, il buio che predomina e si ricopre di arcani e ancestrali simbolismi, il buio come male oscuro e radicato nelle terre da cui si è generato. Un buio pesto che travolge tutti. Quei legami che il tempo ha stroncato e devono essere rinsaldati, in un percorso intricato, in cui ognuno dovrà fare i conti con il suo vero io. La verità si conquista poco a poco, non senza riportare serie ferite corporali e spirituali, non senza mietere nuove vittime, nuovo dolore.
Quando un romanzo riesce a tenere il lettore incollato alle pagine e anche sul finale si mostra all'altezza della situazione, per quanto mi riguarda, merita le 5 stelle. La narrazione alternata, in momenti temporali diversi, viene gestita magistralmente, senza creare confusione nel lettore. Perfetta l'introspezione psicologica dei vari personaggi. Da lettrice, ho apprezzato tantissimo i piccoli cameo sui romanzi famosi, inseriti ad hoc nel racconto. Promosso.
Il corpo di una ragazza viene ritrovato appeso ai rami di un salice, con la testa mozzata, lasciata sul terreno solcato dalle radici. Un omicidio barbaro che ricorda molto quello di una ragazzina, Claudia, avvenuto trent’anni prima, nello stesso luogo. Troppe somiglianze per pensare a una coincidenza. Siamo in un paesino del sud, di quelli incastonati in una splendida cornice dorata tra mare e pinete. E a fissare gli occhi vitrei della vittima c’è Damiano Valente, uno scrittore di romanzi gialli soprannominato “Lo sciacallo” perché, per scriverli, si basa su storie di cronaca nera, esattamente come questa. Peccato che, trent’anni prima, lui fosse amico di Claudia e la sua morte non l’abbia mai superata…lui, e gli altri amici che costituivano il suo gruppo adolescenziale, Flavio, Stefano, Giulio. Tutti insieme, nell’estate del 1985 scorrazzavano fra le pinete in bicicletta e di Claudia, bella e solare, erano tutti un po’ innamorati, fino a quando lei era scomparsa ed era stata ritrovata cadavere. Dell’omicidio fu (ingiustamente?) accusato proprio il padre di Damiano, professore che dava a Claudia ripetizioni ma che poi, per il dispiacere, si tolse la vita. E’ chiaro che, in quest’incubo tornato dal passato, l’assassino non può essere lui. Chi, allora? Antonio Lanzetta scrive un romanzo nostrano nero, nerissimo, e lo fa in maniera egregia. La scrittura scivola via fra le pagine, ci descrive alla perfezione azioni, luoghi, atmosfere ed azioni, per quanto il salto temporale presente-passato sia continuo e troppo ravvicinato (in ogni capitolo si cambia tempo), il che non rende, nel complesso, la lettura così facilmente assimilabile. Anche sulla trama avrei lavorato diversamente, creando più suspense nella ricerca del colpevole sul quale, ahimè, come spesso accade, molti scrittori del genere si concentrano poco…Ci vuole più attenzione su di lui, sul movente e più spazio all’ombra nella quale lui si nasconde inseguendo gli altri: ci vuole più paura. E’ tuttavia, nel complesso, un thriller ben scritto, che sarà apprezzato da chi ama Carrisi, Guerrini, Sorrenti, Costantini, Porazzi, Mazzanti e tutti gli altri autori nostrani contemporanei del genere che, a mio avviso, agli americani e agli stranieri in generale, hanno proprio poco da invidiare.
Dopo aver esplorato il mondo del fantasy e della fantascienza, Antonio Lanzetta si cimenta per la prima volta in una prova tutt’altro che semplice: la scrittura di un thriller ambientato in Italia. Il risultato è un bellissimo romanzo: sincero, spietato e quel che più conta, vero. Damiano Valente è Lo Sciacallo, scrittore il cui grande talento è quello di trasformare i più efferati casi di cronaca in romanzi di successo. Quando viene ritrovato il corpo di una ragazza appeso ai rami di un vecchio salice però, Damiano non riesce a trasformare anche quell’omicidio in un grande romanzo. Perché trentuno anni prima, nel 1985, quando Damiano era solo un ragazzino, la sua grande amica Claudia era stata uccisa nello stesso identico modo. Molte cose sono cambiate per lo Sciacallo in tutto quel tempo: un tragico incidente lo ha resto storpio e dipendente dalla morfina, la sua passione per la corsa è stata spezzata insieme alle sue ossa. Ma l’omicidio di Claudia lo logora ancora e il ritrovamento di quella ragazza morta trentuno anni dopo riapre una ferita che non si è mai rimarginata. Damiano è costretto a rivivere quel 1985 chiamando al suo fianco gli amici di allora, Flavio e Stefano. Ci sono tre cose che colpiscono in questo romanzo. La prima è l’ambientazione nel 1985: un sud stretto nella morsa di piccoli e grandi malavitosi. Un sud che conosciamo principalmente attraverso gli occhi di Flavio, ragazzo di Torino che si ritrova orfano e che viene preso in custodia dal nonno, Don Mimì, anima pura ma violenta del piccolo paese di Castellaccio. La seconda è la scelta di sviluppare la storia su due binari paralleli, separati trentuno anni l’uno dall’altro. Il presente lo viviamo attraverso la vita spezzata di Damiano che conduce indagini serrate per stringere finalmente il cappio intorno al collo di un assassino libero da più di trent’anni. Il passato ci viene raccontato attraverso lo sguardo limpido ma furioso di Flavio. Attraverso gli insegnamenti di Don Mimì che cerca di preparare il nipote mostrandogli come convivere con il suo buio interiore. E’ ipnotico l’alternarsi tra passato e presente in una sorta di giostra dalle regole spietate: ciò che i ragazzi hanno vissuto nel passato si ripete nel futuro come se ci fosse un destino scritto dal quale è impossibile sfuggire. Poi ci sono la sincerità e la verità che Lanzetta ha messo in questo romanzo, due pilastri che si amalgamano perfetti tra presente e passato. Castellaccio è una provincia violenta raccontata senza filtro. I quattro ragazzi, Flavio, Damiano, Stefano e Claudia riescono con la loro amicizia a imbrigliare il male che trasuda quella terra malavitosa e a trasformarlo in qualcosa di puro. Questo fino alla morte di Claudia, fino all’incidente di Damiano. Da lì in poi è come se il classico percorso di crescita dei ragazzi (penso a ‘Stand By Me’ o allo stesso ‘IT’), la maturazione che dovrebbe portarli a diventare uomini sia costretta a una drammatica battuta d’arresto, ribaltata in un gioco di chiaroscuri e di opposti. La morte, il buio, il dolore, le ferite. I tre amici sopravvissuti rimangono congelati, gli viene impedito di crescere, di migliorare. Il buio germina dentro di loro per trentuno anni in attesa di una drammatica catarsi grazie alla quel poter, finalmente, voltare pagina. Arriverà? Lanzetta racconta tutto questo attingendo a emozioni pure, tratteggiando la sua terra con il furioso amore di chi la conosce, senza fare sconti e senza mai ricorrere a stereotipi consumati. Ecco perchè ‘Il Buio Dentro’ è un romanzo che deve essere letto.
Damiano Valente potrei essere tranquillamente io, con il carattere antisociale e la madonna in canna.
Lui è un famoso giornalista e scrittore di cronaca nera, che negli anni si è guadagnato un soprannome decisamente in linea con il suo carattere; lo Sciacallo. Come un cacciatore nero, segue le tracce rosse della morte, portando alla luce dettagli e risolvendo misteri ma c’è un’ombra nel suo passato che non segna solo il suo fisico.
Nell’estate del 1985, morì la sua amica Claudia e nessuno trovò il colpevole. Trentun’anni dopo, un nuovo delitto si compie ed il modus operandi rimane invariato. Appesa al salice bianco, c’è una donna con i polsi segnati dal filo spinato e la testa, adagiata tra le radici, fissa silenziosa il pubblico che la circonda.
Il commissario De Vivo e Valente, si trovano a dover combattere con un vecchio mostro che non ha nessuna intenzione di fermarsi ma anche con la paura umana, che serpeggia negli occhi dei cittadini e nei cuori di chi cerca in ogni modo di salvarsi la vita.
Quello che poteva sembrare solo un brutto e cruento omicidio, in realtà è la resa dei conti e come tale, imporrà del sangue.
Antonio lo conosco di vista da anni e da anni mi sento ripetere dagli “addetti ai lavori” che è molto bravo, ora posso confermarlo anche io. Il buio dentro è un bellissimo romanzo che merita il mio plauso. Tutti gli ingredienti sono al posto giusto nelle giuste dosi. La narrazione è accattivante e i continui flashback incollano il lettore alle pagine perché la storia è celata, non precorribile, svelata con sapienza passo dopo passo. L’ambientazione è perfetta: piccolo paese, mafia che incombe, omicidi in epoche diverse, suspense, polizia che indaga, indagini private, un protagonista che manca dal tempo passato al presente per lungo tempo (che fine avrà fatto ? la domanda ti ronza in testa…) … tutti ingredienti che fanno il piatto ricco.
“il sudore della caccia, della morte, gli inondava il volto. Ma questo Sara non poteva saperlo”
Il protagonista è Damiano che troviamo sia in un presente in cui è uno scrittore con deficit fisici che in un passato in cui è un giovane atleta e la curiosità di scoprire cosa gli sia successo aggiunge sapore alle vicende. Lanzetta fa muovere i suoi personaggi in un mondo reale piacevolmente complesso, i personaggi secondari sono molti e questo è ottimo perché aumenta il numero di sospettabili e crea indeterminazione (odio i gialli con tre personaggi in cui sapere chi è l’assassino è quasi ovvio). Penso però che il merito più grande dell’autore sia di avere dato vita alle mille sfumature di ogni personaggio.
“tuo nonno è uno che risolve i problemi…”
Forse la storia non è particolarmente innovativa, in un mondo in cui serie televisive poliziesche spopolano quasi tutti i serial killer dopo “criminal minds” non hanno più nulla di così sorprendente, ma il bello secondo me è la sapienza con cui questa vicenda viene raccontata.
“una volta il vecchio gli aveva detto che erano fatti allo stesso modo. Loro si portavano il buio dentro.
Trama e ordito filano lisci come l’olio nonostante la complessità per nulla banale. Ottimo il fatto che anche la narrazione non sia appesantita da lunghi dialoghi o descrizioni, uno stile che mi piace molto.
“non aveva provato quello che noi cerchiamo. La sofferenza è il vuoto, e il vuoto è potere”
Il finale è emozionante nonché soddisfacente, mi manca all’appello però la storia del cattivo ( ma l’autore mi dice che è parte del secondo libro ), forse leggermente sbrigativo rispetto alla costruzione avrei preferito una chiusura più completa (anche se essendo una trilogia è in pratica una specie di finale di stagione..).
“hai ragione, sono lo Sciacallo. Io non dimentico.”
Super consigliato a chi ama i thriller ma comunque in generale a chi ama i libri scritti bene.
Per molto tempo ho creduto che i thriller non facessero per me. Troppo sangue, terrore ed ansia: 3 elementi dai quali mi sono sempre tenuta alla larga. Almeno fino ad oggi. Eh sì, perché Antonio Lanzetta è riuscito a demolire il muro di pregiudizi che avevo costruito contro questo genere, grazie al suo romanzo “Il buio dentro”, con il quale è riuscito a conquistare anche i lettori esteri. Il suo protagonista, Damiano Valente, è uno scrittore specializzato nel ricostruire i casi di cronaca nera, ma non è mai riuscito a risolvere quello che lo ha colpito da vicino, quando nell’estate del 1985 la sua amica Claudia fu uccisa e decapitata. Dopo 31 anni e tanto dolore, il caso si riaprirà e finalmente la verità verrà a galla. Il motivo per il quale ho apprezzato tanto “Il buio dentro” è dato dal fatto che è VERO e AUTENTICO: la sofferenza ed i sensi di colpa di Damiano accompagnano il lettore per tutto il romanzo e lo spingono a vestire i suoi panni, a farsi le sue stesse domande e a darsi le sue stesse risposte. Attenti, però, perché il colpo di scena è dietro l’angolo e probabilmente, come è accaduto a me, capirete chi è il mostro del Salice solo qualche pagina prima dell’epilogo.
da gran thrillerofilo quale sono mi ero chiesto "ma questo Lanzetta, oltre a essere il sosia di De Sica, è davvero un capace scrittore? Passare dal fantasy al thriller non c'entra una mazza". La risposta, dopo aver finito il libro, è sì. Un thriller che sale di tensione capitolo dopo capitolo, finché non si arriva al gran finale neanche tanto tirato per le lunghe, e questo è raro, soprattutto se è un buon finale. I capitoli flashback si alternano a quelli attuali in un equilibrio quasi circense, così come il punto di vista dei personaggi principali, tutto è ben calibrato e tutto torna. C'è davvero gusto a leggere libri così, specialmente dopo tanti Deaver & Co. che alla fine sono anche appassionanti ma hanno tutti sempre lo stesso meccanismo semplice e ben oliato. Sì, me lo sono proprio goduto!
Je tiens à remercier vivement Lecteurs.com qui m’a sélectionnée pour la lecture du livre « Le mal en soi » d’Antonio Lanzetta, dans le cadre de l’opération « Explorateur du Polar », ainsi que les Editions Bragelonne et Netgalley qui me l’ont également offert. Ce thriller est vrai page-runner comme je les aime.
Alors que je m’étais inscrite un peu par hasard et sans trop y croire à l’opération « Explorateurs du polar », j’avais également postulé via Netgalley. Quelle ne fût pas ma surprise de découvrir deux mois plus tard, le livre dans ma boîte aux lettres. Vu que je n’avais pas encore eu le temps de le lire en ebook, ça n’a été que pur bonheur de le recevoir en broché.
La quatrième de couverture m’avait directement attirée de par le côté un peu glauque de l’histoire. En plus, malgré de très bons auteurs italiens, la littérature policière italienne n’est que peu représentée dans ma bibliothèque. L’accroche commerciale parlant de l’auteur comme du Stephen King italien a eu aussi le don de m’attirer (même si je n’ai pas vraiment compris le lien).
Tout commence de nos jours par la découverte d’un corps décapité et atrocement mutilé d’une jeune fille pendue à un saule à Castellecio dont la tête repose sur ses racines. Toute cette mise en scène rappelle le meurtre similaire qui avait fait trembler ce petit bourg de l’Italie méridionale et plus particulièrement Damiano Valente, ami proche de la victime et écorché de la vie. Devenu écrivain spécialisé dans le true crime, il s’alliera au commissaire De Vivo afin d’enfin mettre hors d’état de nuire, l’Homme du saule comme la presse l’a surnommé.
Aux premiers abords, l’histoire semble avoir déjà été, à maintes reprises, utilisée dans de nombreux thrillers : un individu ne s’étant jamais remis de la mort d’un proche revient des années plus tard à la chasse du terrible tueur qui a remis le couvert. Pourtant, je n’ai pas ressenti de sentiments de déjà-vu et ne me suis absolument pas ennuyée dans ce livre (assez court ; moins de 300 pages) d’Antonio Lanzetta.
Ce dernier alterne le récit de nos jours avec ce qui s’est passé durant l’été 1985 (oh, mon année de naissance ;-) et avec une originalité qui mérite d’être mise en évidence, le personnage principal dans un pan de l’histoire ne l’est pas forcément dans l’autre. Chaque individu est utile au déroulé de l’intrigue et y trouve une place particulière. Le personnage principal, Damiano Valente, est loin des archétypes beau-gosses de certains thrillers et il vous faudra attendre un certain nombre de pages pour comprendre le pourquoi du comment.
L’auteur met l’accent sur les personnages et leurs psychologies tout comme sur les environnements dans lesquels ils évoluent. L’atmosphère est lourde et sombre, ce qui plonge le lecteur à vouloir tourner au plus vite les pages pour en découvrir le coupable. Les indices se mettent en place crescendo et l’auteur distille du suspens à chaque page. Petite déconvenue : ma première idée du tueur fut la bonne. Malgré tout et franchement, j’ai été agréablement surprise par le déroulé de ce thriller qui a répondu à mes attentes.
Premier livre traduit en français pour cet auteur, les débuts sont plus que prometteurs selon moi et je lui souhaite bonne route et qu’il nous fasse encore frissonner de sa plume noire et addictive.
Il romanzo mi ha preso molto, per lo stile dell'autore: direi suggestinante il suo modo di raccontare il buio dentro ai fatti, il cupo alone di una pazzia celata in superficie. Il travaglio del protagonista Damiano Valente, l'uomo flagellato dai ricordi, deturpato nel corpo, entra con fermezza e vivida decisione tra le maglie della storia, si insinua tra le pagine; i suoi vecchi amici, a Castellaccio, prendono forma nel lontano passato dove un fatto efferato di cronaca sconvolse le loro vite. Per sempre. Una figura spicca in questo ambiente sommerso di reminescenze, il giovane Flavio trasferitosi in quei giorni nel piccolo paese dove Damiano e i suoi amici dimorano. Viene accettato dal gruppo sul quale incombe l'ombra della morte e, ad aggiungersi, il pestilenziale fetore della malavita. Lanzetta narra in un andirivieni presente-passato una vicenda dal sapore mitologico. E scoprirete perché, leggendo. Lo spostamento della scena tra l'oggi e quello che è stato viene costruito seguendo un flusso armonico. Tutto fila, fino all'epilogo.
#thriller-284 pages-https://vie-quotidienne-de-flaure.blo... Angoissant est le mot qui me vient en refermant le livre. La présentation des meurtres avec des scènes difficilement soutenables donne à ce livre une ambiance lourde, sombre. "Le mal en soi" est présent partout et sous différentes formes. Chez le tueur bien sûr, chez les habitants dominés par la mafia, la résipiscence qui ronge. J'ai lu de très bonnes critiques. Pour ma part ce fut une agréable lecture mais pas un coup de cœur. L'écriture est fluide et agréable à lire. Pas de temps de mort, mais une certaine lenteur dans l'enquête. "ce corps était une carte géographique d'hématomes et de blessures."
4.5 stelle Un giallo-noir scritto davvero bene, che fa della costruzione il suo vero punto di forza.. due linee temporali, una al presente e una nel 1985, ben intersecate e fino alla fine ricche di mistero.. Il finale forse me lo aspettavo più scoppiettante, ma comunque ottima prova...
Il buio dentro è il primo romanzo della serie di thriller avente come protagonista Damiano Valenti, detto lo Sciacallo, un giornalista/scrittore provato dalla vita, che dopo 31 anni rivive l'incubo che ha cambiato il corso della sua esistenza. L'ambientazione è Castellaccio, paesino nel meridione dove nel 1985 è stato commesso un omicidio atroce, proprio nei confronti dell'amica più cara di Damiano. Sembra che questo efferato assassino sia tornato ed è tempo di regolare i conti.
Parto subito col dire che Lanzetta scrive proprio bene, stavolta mi è piaciuto ancora di più della precedente. Secondo me ha la penna giusta per questo genere, diretta, cruda al punto giusto, capace di creare suspense senza esagerare nei tempi di attesa. Un autore talentuoso e da seguire.
La struttura su due piani temporali, poi, è gestita benissimo, cosa non sempre semplice. Lanzetta è riuscito a mantenere la mia attenzione costante, sono rimasta inchiodata al kindle per sapere cosa sarebbe successo e cosa fosse successo. Bravissimo anche a svelare solo l'indispensabile ogni volta, per mantenere così alta la curiosità.
[...] La caratterizzazione dei personaggi è un altro punto di forza, ma qui devo ammettere anche una cosa: sono stata destabilizzata, molto, dallo Sciacallo, non perché non mi sia piaciuto, ma perché l'ho trovato identico a un altro personaggio letterario da me amato tantissimo, Sand dan Glokta, uno dei protagonisti della serie fantasy La prima legge di Joe Abercrombie, uno dei personaggi da me in assoluto più apprezzati. Il fatto di ritrovarmi la versione moderna italiana di Glokta mi ha confuso e soprattutto all'inizio un po' infastidito e non mi ha permesso di affezionarmi allo Sciacallo. ... continua sul blog
Non sono una grande esperta di thriller (tipo che "Il buio dentro" è il primo, giuro), perciò non sapevo proprio cosa aspettarmi da un romanzo di questo genere. E l'ho letto senza aspettarmi nulla. Forse avrei fatto meglio a prepararmi psicologicamente 😅 Okay, allora... Non so se è normale, ma questa storia mi ha fatto venire gli incubi. La prima volta ho pensato fosse una coincidenza, sta di fatto che il sogno mi aveva così tanto scosso che ho messo da parte il libro e ho detto: "Be', cià... Per un po' stammi lontano!" Nel frattempo ho letto chick lit, romance, fantasy leggeri, tutti a ridere a panza all'aria, ta-tarata-ta. Ieri non so in che stato mentale ero, ma ho sentito il bisogno di riprendere la lettura di questo dove l'avevo interrotta. Stanotte incubi. Ma non incubi legati alla storia, no... Su di me, sul mio passato, sui luoghi della mia infanzia, robe inquientantissime che, è vero, non ho mai superato, come Damiano Valente. Anche io, come lui, porto delle cicatrici addosso. Questo libro mi ha ricordato che ho del buio dentro anche io; tutti noi ne abbiamo, credo, con sapori e odori diversi. Non so, l'ho vissuta in modo troppo strano questa lettura. C'è qualcosa di sinistro in quelle pagine, non solo sulla montagna di Castellaccio, e mi fa paura. Ma non è una novità: il buio mi ha sempre terrorizzato a morte. E niente, l'ho adorato troppo ❤️ Lanzetta, poi, scrive esageratamente bene. Lo confesso, a volte mi soffermavo sulle metafore che usa per descrivere un luogo, un gesto, una sensazione. A volte è proprio geniale!
Bello. Molto coinvolgente e carico di tensione. Mi ha agganciato dall'inizio alla fine. In alcuni punti mi ha anche turbato, cosa positiva per un thriller che si rispetti. Personaggi ben caratterizzati, stile perfetto. Qua e là c'è qualche caduta in alcuni cliché tipici del genere, ma lo si perdona perché nel suo complesso il libro è davvero avvincente.
L’incipit di questo libro è una botta allo stomaco, ho atteso un anno per leggerlo e mi pento di non averlo fatto prima, questo libro ha tutte le carte in regola per essere un thriller che non si dimentica, c’è adrenalina, pathos e testosterone, resti incollata alle pagine, vuoi sapere , neanche i salti temporali rompono il ritmo.
Antonio Lanzetta è nato a Salerno ed ha iniziato scrivendo romanzi fantasy/young adult, non sono il mio genere, ma visto come scrive sicuramente leggerò anche quelli, poi è passato al genere thriller. Il primo è stato un racconto Nella Pioggia che è arrivato finalista al premio Gran Giallo di Cattolica, e nel 2016 arriva Il buio dentro, un libro che è stato tradotto sia in inglese che francese.
Damiano Valente si fa chiamare sciacallo è un famoso scrittore che ricostruisce storie di cronaca nera, è molto famoso ha il volto pieno di cicatrici e ha una zoppia, ma si trova lì in montagna vicino al grande salice dove c’è il corpo di una adolescente , l’ispettore De Vivo lo ha chiamato perché? L’omicidio è uguale ad uno accaduto 31 anni prima proprio lì hanno ritrovato il corpo senza vita di Claudia amica d’infanzia di Damiano, Ogni capitolo ci parla del presente delle indagini o del passato di quel lontano 1985 i giorni che precedono l’uccisione di Claudia e scopriamo che Damiano non era così, cosa è accaduto? Pagina dopo pagina cerchi di comprendere, di conoscere lui, Flavio un giovane proveniente da Torino, Stefano e la loro estate, l’ultima in cui erano innocenti e spensierati, perché il dolore e la colpa ha scavato un buco dentro di loro, sono tutti in bilico nel buio. Devono trovare pace, ci riusciranno? Scopriranno cosa è accaduto a Claudia e chi è il mostro che è tornato dal passato? Lo devono fare perché non possono continuare a vivere così.
Mi sono arrampicata con Damiano e bestemmiato con lui per il dolore alla gamba, ho sentito il dolore e l’angoscia di Flavio il suo bisogno di distruzione e di vendetta. I personaggi ti appassionano e sono ben descritti, forse il Killer un po di meno, ma sinceramente io avevo più voglia di capire che cosa li aveva trasformati più che conoscere il nome del pazzo che ha distrutto la loro vita e spezzato delle giovani donne. Mi sono appassionata alle descrizioni dei luoghi intorno a Castelluccio e alla fine ho amato Damiano Valente che inizialmente mi disturbava, invece malgrado tutto e leggendolo lo capirete , ho avuto subito un debole per Flavio.
Un Thriller italiano che non ah nulla da invidiare ai grandi scrittori stranieri.
bello. scritto bene. ho fatto un po' fatica a seguire il filo della storia, perché il libro si svolge su tre piani temporali diversi...ma credo sia un problema mio! (perché mi sono fissata fin dall'inizio su una cosa... (che poi non era vera!) una sola, piccola, critica: il finale doveva essere sviluppato di più! Ma, ce ne fossero, di thriller italiani scritti così! è alla pari del tanto blasonato Carrisi, secondo me. Bravo Antonio! Ti seguo!
A page turner. Kept me guessing until the final chapters when Damiano Valente sees the murderer. I really like stories that jump between periods- Today & Summer 1985. Lots of questions: who? why? how? Hope he writes more.
Un auteur assez peu médiatisé en France et un roman au résumé alléchant, la scène de crime redoutable qui nous attendait au premier chapitre ne pouvait que mettre dans de bonnes conditions ! Sans plus attendre, nous découvrions le journaliste qui ferait office, en partie, d'enquêteur sur cette première affaire. Damiano Valente, un type pas très beau, un estropié, un affamé des affaires sordides, dit-on. le Chacal, pour les intimes, figure plutôt atypique que l'on accueille avec joie dans la liste des enquêteurs modernes. Deux époques, celle du présent, et celle de l'enfance de Damiano et de son groupe d'amis. Une scène macabre, un enlèvement assorti de frissons, et des amitiés de jeunesse. Entre tout ça, un meurtrier à l'œuvre que l'on a le droit d'effleurer par quelques chapitres mystérieux.
Quand Donato Carrisi, confrère italien, prenait la plume pour nous questionner sur la place des médias et du sensationnalisme attendu dans le crime, Antonio Lanzetta le fait par petites doses, suffisantes néanmoins pour voir Damiano, son journaliste à l'affût, comme autre chose qu'un chacal qui cherche la 1ère page de son journal. Humain, vulnérable et intègre à peu près, acceptant de faire l'impasse sur un succès médiatique lorsque la victime retrouvée le ramène à son passé, à son amie assassinée. Un portrait de journaliste assez peu mis en avant et rafraîchissant, puisque cette fois, le cavalier solitaire s'offre rapidement l'aide des tribunaux et de la police – on l'y force un poil, certes –. Entre moments du passé et du présent qui défilent habilement, c'est quand même le présent qui retient le plus l'attention, pour sa noirceur et ce qui s'y passe, quand le passé ne fait qu'expliquer les craquelures puis la destruction d'un groupe de jeunes gens, tandis que le loup rôde pas loin, sous des traits dissimulés.
Le coup de cœur aurait pu se présenter à ce niveau ; la plume d'Antonio Lanzetta est affinée, elle sait insuffler frissons et tension, crainte pour les personnages, et intérêt pour les secrets disséminés ici et là. Mais ce potentiel qui n'ose pas aller au bout du mal, qu'est-ce ? le Mal en soi prend son temps, parfois peut-être même trop, pour dépeindre les relations des uns avec les autres et c'est nécessaire au regard des chapitres au présent. Hélas, c'est cette place-là si importante dans le récit qui réduit l'espace pour ce fameux meurtrier, ce personnage sans visage qui décapite ses victimes après les avoir torturés. Les premiers chapitres le mettant en scène étaient pourtant pleins de mystères, le lecteur s'accrochait en attendant les révélations, la suite… le constat est là : ce roman ne prend pas le temps de traiter avec la même ampleur et la même finesse ses enquêteurs et âmes brisées que son meurtrier.
Une dernière partie amère comparée au reste de ce thriller psychologique de haut niveau ; là où l'auteur prenait un soin tout particulier à animer les personnages, à les laisser guider le récit, ce procédé ne s'étend pas sur cet autre personnage si important, celui qui a brisé tant de vies. Et voici que la fin arrive de nulle part, avec ce goût d'inachevé qui laisse sur une frustration assez désagréable. Pas d'explications claires, ce n'est pas si grave, mais pas de genèse, pas d'approfondissement sur les motivations et les débuts de ce tueur, rien, ou si peu… voilà une fin déconcertante, et pas pour le meilleur. Peut-être était-ce parce que le roman était court, mais j'ai souvent eu l'impression qu'il manquait plusieurs pages, voire plusieurs chapitres, pour clôturer une histoire si prometteuse. Pas de coup de cœur pour cette fois, ça reste une très bonne lecture, et pourtant, il y avait un amour de jeunesse et les épreuves de la vie, une adolescence qui perd son innocence dans les villages italiens avec leur mafia de petite taille, et les rivalités du cœur. Et le loup, pas si loin… Humain, mais au goût d'incomplet.
L’omicidio rituale di una ragazza sconvolge la vita di una cittadina della provincia campana.
Il commissario de Vivo e lo scrittore Valente non ci mettono molto a notare le somiglianze di questo delitto con uno avvenuto nello stesso paese 31 anni prima.
Chi è il killer che è tornato, perché dopo tanto tempo?
Il Buio Dentro, più che un thriller poliziesco, come può sembrare all’inizio, è un thriller introspettivo e malinconico.
In parallelo con le indagini ai giorni nostri per la ricerca dell’assassino, che potrebbe aver preso un’altra ragazza, la narrazione ci conduce nel passato, trenta anni prima, all’epoca del primo delitto.
Conosciamo in particolare Flavio, ragazzo introverso e sensibile, che ha perso la madre per una malattia incurabile, arrivato da poco da Torino, per vivere con il nonno; Stefano giovane del posto con ancora le idee confuse sul suo futuro e Claudia, l’unica ragazza del gruppo, oggetto delle dolci attenzioni di Flavio.
Ma oltre alle ragazzate, agli scontri con i bulli del paese, simbolo della criminalità che è infiltrata ovunque nella zona, i ragazzi non sanno di stare andando incontro ai terribili eventi che segneranno per sempre la loro vita, nello spirito e, per Damiano, anche nel corpo.
Nel presente intanto, i dubbi emergono: Damiano mette piano piano i pezzi insieme e il nemico si fa pericoloso, mentre il dubbio di sapere chi sia l’assassino affiora nella sua mente.
Davvero uno dei ragazzi è l’assassino? Cosa si nasconde dietro il volto di Flavio che da ragazzo di città, amante della lettura, dopo essere stato picchiato da un bullo, impara a combattere?
Oppure di Damiano stesso? Che cosa ha trasformato il giovane sportivo nello scrittore distrutto nello spirito e nel corpo?
Un libro davvero bello, con il sapore dei film sui ricordi dell’adolescenza, in cui eventi imprevedibili costringono gli adolescenti a diventare adulti troppo in fretta e allontana gli amici senza nessuna pietà. Ma forse non rompe davvero il sentimento di amicizia.
Si soffre nel procedere con la lettura, man mano che i ragazzi del 1985 diventano familiari e si teme che dietro il volto del giovane di cui stai condividendo le esperienze e le passioni si celi un assassino efferato.
Nel frattempo desideri che venga scoperto e fermato perché un mostro così non può girare indisturbato in mezzo alle persone normali.
Mi sono appassionata nel leggere di questi giovani, che lottano contro un mondo pervaso dalla malavita, dalla violenza, dalle scommesse. Mi ha colpito Flavio, il suo dolore per la perdita della madre e la difficile relazione con il nonno Don Mimì, troppo sofferente lui stesso per essere un nonno affettuoso. E mi è dispiaciuto per Damiano, che conosciamo subito come lo Sciacallo, spezzato da un dolore fisico e forse non solo, dipendente dai farmaci per il dolore ma bravissimo nel suo lavoro di analisi criminologica. E ti incuriosisce Stefano, apparentemente superficiale e poco interessato a migliorare la sua vita e Giulio, più grande, che interviene in difesa di Flavio quando viene aggredito. E non ultima, Claudia e la sua vita spezzata troppo presto, ancora prima di conoscere l’amore… come si fa a non volere giustizia per lei?
Una scrittura matura, fluida ed efficace, per un libro mai noioso che non rincorre il ritmo sincopato di molti libri o film del genere, ma che non manca nemmeno dei giusti momenti di tensione e adrenalina, mentre i segreti si svelano e forse non sono esattamente come ci si aspettava.
1985. Sud de l'Italie. Claudia n'est plus, victime d'un meurtre et d'une mise en scène macabre terrible. Elle n'est plus mais ne sera jamais oubliée. Surtout pas par Damiano, victime dans les mêmes temps que son décès d'une agression qui le laissera défiguré, éclopé et accro à la morphine. Il est devenu auteur de romans inspirés de crimes réels et quand il est informé d'un nouveau meurtre, plus de trente ans après celui de Claudia, ses démons reprennent de la vigueur... Le mal en soi est le premier roman publié en France d'Antonio Lanzetta, auteur italien, que je découvre donc, avec en bonus, une nouvelle qui m'attend dans ma liseuse: Sous la pluie.
La structure du roman oscillant entre passé et présent, désormais classique, instaure un rythme nerveux de lecture, creuse le fossé entre ce que Damiano, Flavio et Stefano étaient et ce qu'ils sont devenus et éparpille les pièces d'un puzzle qui ne trouvera son dénouement que dans les dernières pages.
C'est un thriller assez court et l'auteur a réussi tout de même a brossé un grand nombre de portraits au fil de son intrigue autour d'un serial killer.
Toutefois, je déplore un manque d'informations sur la motivation du tueur et sa personnalité, tout comme quelques précisions sur certains personnages dont les conditions de vie actuelles restent absentes ou superficielles.
J'avoue avoir eu davantage d'intérêt à découvrir la jeunesse de ce groupe d'amis et essayer de deviner leur avenir, qu'à les suivre au présent lors de ce nouveau meurtre, plus de trente ans après.
J'ai beaucoup apprécié le personnage de Valente, handicapé dans sa chair, hanté par le drame de cet été 85 et prisonnier de ses démons. Sa vie s'est arrêtée et on sent qu'il ne trouvera la paix qu'avec la résolution de ce nouveau meurtre. J'ai été touchée par son parcours personnel, la persécution dont il faisait l'objet quand il était jeune adolescent et l'agression qui l'a fauché en pleine course.
Le personnage de Flavio est très intéressant également, parce qu'une idylle est morte dans l'œuf, que cela a changé toute son existence sans jamais éteindre sa rage, et que tout comme Valente, son parcours personnel est loin d'être un paradis sur terre.
La plume de l'auteur est agréable et addictive. J'ai apprécié sa manière de décrire la vie dans une Italie rurale, avec des luttes quasi mafieuses même au sein d'un petit village et le tempérament sanguin de ses habitants qui préfèrent régler leurs comptes entre eux et dans le sang.
Malgré l'insouciance et les rires de jeunes adolescents des années 80 en vacances d'été allant s'ébrouer dans les ondes claires et fraîches, ce roman est sombre, marqué par cette jeunesse écroulée en plein élan de vie, voilé par le fantôme de celle qui n'est plus.
Une agréable lecture, rapide et incisive, et un auteur que je vais suivre...
Il corpo di una giovane donna viene ritrovato appeso ai rami di un salice bianco. Le hanno tagliato di netto la testa e l'hanno lasciata sul terreno, gli occhi vuoti ora fissano quelli di Damiano Valente, conosciuto meglio come lo Sciacallo, un famoso scrittore specializzato nel ricostruire i casi di cronaca nera nelle pagine dei suoi libri. Il volto deturpato da cicatrici e una gamba spezzata che si trascina dietro come un pesante fardello non sono trofei che gli piace mettere in mostra per questo preferisce agire nell'ombra. Lo Sciacallo ha un grande cruccio, una vera e propria ossessione, trovare le tracce lasciate nel tempo dall'assassino della sua amica Claudia. Un omicidio avvenuto nell'estate del 1985, quando lui era solo un ragazzino con la passione per la corsa e pochi amici in cui credere. Trentuno anni dopo, Damiano ritorna ai piedi di quel maledetto salice bianco, per dare una risposta a quella ferita sanguinante che gli impedisce di andare avanti. Con lui ci sono gli amici di un tempo, Flavio e Stefano, le cui esistenze si intrecciano inesorabilmente nella dura e cruda scoperta della verità, portandoli a rivivere le emozioni di una folle estate che ha segnato le loro vite per sempre. Questo è il mio primo incontro con Lanzetta, e soprattutto con il suo primo thriller, e devo dire che mi sono trovata tra le mani un libro inquietante e maledettamente affascinante, dal quale è veramente difficile staccarsi. L'autore ci propone un viaggio in compagnia del male, quello più puro, quello che sconvolge la mente, quello che fa compiere i gesti più malvagi e crudeli. La trama è ambientata a Castellaccio, piccolo realtà di una violenta provincia del Sud d'Italia, stretta nella brutale morsa della malavita organizzata. La storia si sviluppa parallelamente, nei giorni d'oggi e nel 1985 con occhi diversi per ogni ambientazione. Il presente lo viviamo con le indagini, il dolore, la vita brutalmente spezzata di Damiano, mentre i fatti del passato li capiamo e li percepiamo attraverso i disagi, le emozioni, la rabbia di Flavio, ragazzino orfano che si è trovato catapultato in una realtà ben diversa rispetto alla sua Torino in compagnia di Don Mimì, un nonno di poche parole ma di grande carisma. Il passato ed il presente sono legati sia per i tragici fatti che accadono che per le vite segnate per sempre dei personaggi, costretti ad una esistenza spezzata per la ferita aperta e sanguinante dell'uccisione di Claudia. Nel finale finalmente si conoscerà il volto "dell'uomo del salice", un volto che non ti aspetti, ma questo basterà a rasserenare i tre amici, a dargli quella pace che cercano da ben trentuno anni? Oppure continueranno a convivere con il "buio dentro"?
Thriller scritto sicuramente molto bene. È quasi addictive, nel senso che non si riesce a smettere di leggerlo perché si vuole assolutamente scoprire cosa sia successo.
Il continuo alternarsi dei capitoli tra il 1985 e il presente favorisce la lettura, rendendola coinvolgente e piacevole. Nonostante all’inizio, come nella maggior parte dei thriller, si faccia un po’ di fatica a capire chi siano i protagonisti, dopo qualche capitolo ci si abitua alla presenza di tutti i personaggi e diventa semplice seguire la storia.
Per quanto riguarda la trama, da qui in poi ci saranno degli spoiler.
Non mi è sembrata così complicata o sorprendente, soprattutto considerando che non viene approfondito il movente degli omicidi. Ci si concentra molto sulle vite dei personaggi, in particolare Flavio e Damiano, ma quando alla fine si scopre che è Giulio, il cugino di Stefano, ad aver commesso quei crimini, non vengono fornite molte spiegazioni. Forse era proprio questa l’intenzione dell’autore.
Ho avuto l’impressione che Lanzetta abbia voluto concentrarsi soprattutto sull’amicizia che lega Flavio, Stefano, Damiano e Claudia, e sull’impatto che un delitto del genere può avere sulla vita delle persone. Da questo punto di vista, secondo me, il romanzo riesce nel suo intento: si entra facilmente in connessione con i personaggi, soprattutto con Flavio e Damiano. Allo stesso tempo, però, mi sarebbe piaciuto vedere uno sviluppo maggiore sia di questa amicizia sia di alcuni aspetti legati al contesto del Sud, che restano sullo sfondo. Mi è mancato anche capire meglio cosa sia successo nei quarant’anni che separano il 1985 dal presente e come questi eventi abbiano influenzato i rapporti tra i protagonisti.
Si sa anche molto poco di Samuel, il ragazzo congolese che partecipava ai riti. Inoltre, alcune informazioni sembrano essere inserite per alimentare il mistero durante la lettura, come la cassa nella casa di Don Mimì, ma poi non vengono più riprese.
Nel complesso, l’ho trovato un thriller molto scorrevole, capace di tenerti incollato alle pagine dall’inizio alla fine. Tuttavia, a mio parere, manca un po’ di approfondimento sia sul movente sia sugli indizi disseminati nel corso della storia che possano portare il lettore a intuire chi sia il colpevole. Di Giulio, infatti, si sa essenzialmente solo che è il cugino di Stefano, che una volta ha salvato Flavio da un’aggressione e che fa parte degli scout. Almeno per quanto mi riguarda, non ho colto altri elementi che potessero far sospettare di lui.
Resta comunque un ottimo thriller.
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La découverte du meurtre rituel d’une jeune femme bouleverse la vie d’un petit village d’Italie. Le commissaire De Vito et l’écrivain Damiano Valente ne peuvent que constater les similitudes avec un autre crime ayant eu lieu 30 ans plus tôt au même endroit. Le récit est mené sur deux périodes temps différentes, on suit les recherches pour le meurtre actuel tout en fouillant dans le passé des clés pour mieux comprendre ce qu’il se passe au présent. Plus qu’un simple thriller policier, on est complètement dans un thriller d’introspection avec un côté nostalgique et mélancolique. Nous allons suivre la jeunesse d’un bande composée de Flavio, orphelin introverti et sensible recueilli par son grand-père taciturne, Stefano, un jeune homme incertain de son avenir, son cousin Giulo qui fait figure de héros , Damiano, grand, maigre, gay, coureur de fond et enfin la douce Claudia, la seule fille du groupe qui sera le centre des attentions. Nous retrouvons toute la bande sauf Claudia, une fois adulte. Qu’est qui a transformé le jeune sportif en écrivain au corps brisé et à l’esprit blasé ? Qu’est devenu Flavio après avoir subit les foudres d’un petit caïd local ? Qu’est-il arrivé à Claudia ? J’ai beaucoup aimé partager leurs souvenirs d’adolescence et connaître les événements tragiques qui ont fait d’eux les adultes d’aujourd’hui et malmener leur amitié. Difficile de poursuivre ma lecture en voyant le portrait dressé de ces ados en 1985 et me dire que peut-être derrière l’un deux se cache le meurtrier. Parce que il y a des chapitres où nous le rencontrons et on peut se faire une idée d’à quel point, cet homme est dérangé. Une belle écriture, fluide et qui ne perd rien en efficacité pour un livre passionnant et rythmé. Un roman plein de noirceur, un tueur en série, des meurtres horribles mais aussi des parcours humains à suivre lorsqu’ils perdent leur innocence, la révélation de la part d’obscurité que nous gardons bien cachée au fond de nous. Bonne lecture
Auteur découvert aux Quais du Polar, grâce à Lilas et aux Editions Bragelonne. Je fais confiance à Lilas quant à ses conseils lecture, et jusqu'à présent je n'ai jamais été déçue. Et Antonio ne déroge pas à la règle !
Nous voilà parti pour un séjour en Italie du Sud, et ça commence fort. Rassurez vous (ou pas), rien de touristique, mais un cadavre en bonne et due forme, et bien décomposé et morcelé. Ca grouille, mais pas de touristes, plutôt d'asticots affamés...Le ton est donné. Et j'adore. Le lecteur est pris dans la tourmente dès la première page et il s'embourbe !
Les chapitres se succèdent à une vitesse folle, alternant plusieurs histoires haletantes : •1985 et l'histoire de Flavio vivant son adolescence malgré la vie qui n'a pas été tendre avec lui (oui, à 15 ans, il a déjà un passé bien tourmenté, le pauvre), •aujourd'hui, avec la découverte de ce cadavre et sa mise en scène glauque rappelant un autre meurtre,◦et quelques chapitres concernant le tueur et sa relation avec l'une de ses victimes qui glace le sang.
Un rythme élevé, une alternance de chapitres courts avec des protagonistes différents afin d'éviter l'ennui, des personnages plus torturés les uns que les autres, une fin époustouflante, j'ai passé un excellent moment. L 'écriture nerveuse d'Antonio retranscrit à la perfection l'ambiance, la traque, les tenants et les aboutissants de cette histoire.
Dès le début de la lecture, vous avez cette goutte de sueur froide qui prend naissance derrière votre nuque et qui descend, lentement, inexorablement, le long de votre colonne vertébrale, un peu plus bas après chaque chapitre. Ce n'est que lorsqu'elle arrive tout en bas de votre dos que vous pourrez tenter de reprendre une activité normale.
Damiano Valente è lo Sciacallo, uno scrittore famoso per saper ricostruire i più efferati casi di cronaca nera nei suoi libri. Quando viene chiamato sulla scena del delitto di una ragazza brutalmente decapita e appesa ad un albero sa che l'assassino del Salice è tornato. È arrivato il momento di vendicare Claudia e di onorare la promessa fatta con i suoi amici sulla tomba dell'amica scomparsa. La vicenda si svolge in due momenti temporali. Il presente, visto principalmente con gli occhi di Damiano e il 1985 visto con quelli del suo amico Flavio. Flavio è un ragazzo trasferitosi a Castellaccio dopo la morte della madre. Qui fa la conoscenza di Stefano che lo fa entrare nel suo gruppo di amici composto appunto da Damiano e Claudia. Nel passato, la spensieratezza del racconto dei bambini, viene ben presto sostituita dalla consapevolezza che alla fine di tutto qualcosa di orribile deve accadere. La caccia svolta nel presente da Damiano si intreccia con il suo passato che poco per volta ci porta a conoscenza delle motivazioni che lo spingono ad inseguire l'assassino. I personaggi sono tutti caratterizzati in modo eccellente, senza essere perfetti hanno tutti un background interessante. Il vederli sia da ragazzini che da adulti, e la promessa fatta sulla tomba di Claudia mi hanno lontanamente ricordato IT di King. Il libro è un thriller spietato, scritto in modo magistrale senza un momento di pausa, la continua sensazione che qualcosa stia per accadere. Molto felice che lo scrittore ne abbia fatto il primo libro di una serie.
Il corpo di una ragazza viene trovato appeso ad un albero, decapitato. Damiano Valente, lo Sciacallo, scrittore di storie che traggono spunto dai più efferati assassinii, assiste alla raccapricciante scena e torna indietro con la mente a 31 anni prima, al 1985. All'epoca era solo un ragazzino, amici, bicicletta, divertimento...ma la sua amica Claudia, con la quale aveva un legame fraterno, venne uccisa alla stesso modo. Appesa a quello stesso salice. Possibile che dopo tutto questo tempo il suo assassino sia tornato ad uccidere?
I fatti raccontati si alternano a livello temporale. "Oggi" si alterna con il 1985. Conosciamo nel passato Damiano, Claudia, Flavio e Stefano. Quattro adolescenti che sognano solo di divertirsi, di correre, di innamorarsi, di di essere liberi... ma la loro storia non è semplice per niente. Ognuno di loro avrà dei mostri da combattere, fino ad arrivare ad oggi. Li ritroviamo adulti, ma con diversi conti in sospeso con il passato. Il personaggio centrale del 1985 è Flavio, quello del presente Damiano. Ho apprezzato molto questa differenza di punti di vista.
La storia è scritta molto bene, lo stile è coinvolgente e incuriosisce. L'assassino è facilmente individuabile (o per lo meno, io l'ho scoperto abbastanza rapidamente) ma questo non toglie nessun piacere alla lettura, perché ci si affeziona ai personaggi e si vuole conoscere il loro percorso, il perché delle loro scelte, le loro sensazioni. La parte che ho preferito è stata quella ambientata nel passato. Impossibile non affezionarsi a Flavio.
Un autore che merita sicuramente di essere letto e che consiglio. Ora non vedo l'ora di leggere il seguito!
Trentun anni. Sono trentun anni che un killer spietato ed inafferrabile agisce indisturbato. Rapisce le sue giovani vittime, le tiene prigioniere e le sottopone a violenze inenarrabili prima di ucciderle e decapitarle. E' un mostro, divorato dal buio dentro, quello che lacera l'anima, che popola la mente di incubi e deliri, che trascina negli abissi. Le sue vittime sono vittime sacrificali; immolate in nome di qualche oscura divinità e la caccia alla sua identità rivelerà segreti troppo a lungo taciuti. Antonio Lanzetta con "Il buio dentro", La Corte editore, ci regala un thriller nerissimo, cupo, popolato di suggestioni mitologiche, credenze popolari. Una storia che si sviluppa su due piani temporali: il 1985, quando la piccola comunità di Castellaccio, viene sconvolta dalla sparizione prima e dalla morte poi della giovane Claudia e trentun anni dopo, quando Damiano Valente, che di quei fatti fu, suo malgrado, testimone, si ritrova come scrittore di fatti di cronaca ad indagare sugli ultimi delitti del mostro. Sarà una caccia lunga e difficile che riporterà alla luce dolori passati e che rivelerà anche una verità tanto più sconvolgente: i mostri, a volte, sono molto più vicini a noi di quanto si possa immaginare. Un racconto che all'inizio ho faticato un po' a far mio ma che poi ti prende, ti cattura e non ti lascia più andare. Ad un certo punto, ho intuito chi fosse il colpevole ma questo non ha in alcun modo rovinato la lettura.