Jump to ratings and reviews
Rate this book

Absolutely nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani

Rate this book
Cosa resta di un viaggio nei deserti americani? La luce accecante, la polvere, le ghost town e altre reliquie dell'abbandono - un ippodromo-astronave, le rive di un lago fossile, un cimitero di aeroplani. Restano pagine fitte di appunti raccolti in ottomila chilometri costellati di imprevisti e digressioni attraverso California, Arizona, Nevada, New Mexico, Texas e Louisiana. A percorrerli, con Giorgio Vasta, ci sono il fotografo Ramak - camicia hawaiana, sorriso cordiale, e una spiccata attitudine a complicarsi la vita - e Silva, pianificatrice e baricentro razionale del viaggio. Doveva essere un reportage, una guida letteraria; ma quando ciò che accade nel deserto - per eccellenza luogo di miraggi e sparizioni - si rivela il preludio di quello che succederà nella vita dello scrittore al suo ritorno, l'asse del libro si modifica: le persone diventano personaggi, e per Vasta il viaggio negli spazi americani diventa un viaggio nella propria immaginazione. A fare da contrappunto, le fotografie di Ramak Fazel, che del racconto sono espansione, verifica e, allo stesso tempo, smentita. Ritratto dell'America, ragionamento sul suo mito e omaggio alle sue narrazioni, "Absolutely nothing" traccia un itinerario che collega scrittura documentaristica e fiction, riflessione e autobiografia, per provare a comprendere cosa accade ai luoghi - e alle nostre esistenze - quando le persone che li hanno abitati (che ci hanno abitati) se ne vanno via.

291 pages, Paperback

Published September 1, 2016

2 people are currently reading
84 people want to read

About the author

Giorgio Vasta

28 books19 followers

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
26 (38%)
4 stars
28 (41%)
3 stars
8 (11%)
2 stars
6 (8%)
1 star
0 (0%)
Displaying 1 - 11 of 11 reviews
Profile Image for lorinbocol.
266 reviews437 followers
November 20, 2017
no però frasi come «seduti fuori da uno starbucks, cerco sull'iPhone informazioni...» o, prima ancora che io abbia avuto il tempo di smaltirla, «spiega lei chinandosi sull'iPad» non si possono proprio leggere.
al di là del fatto che, a me lettrice, non cambia nulla sapere su che tipo di accessorio tu giorgio vasta cerchi quel che ti serve durante il tuo viaggio in the middle circa of nowhere (ma questo rientra in un più generale difetto del libro, che fa la moviola di ogni singola azione, riporta lo sbobinato di ogni dialogo e ci dice perfino che ingredienti ci sono nell'insalata ordinata al bar) la riproduzione del gioco minuscole & maiuscola come logo apple comanda, non mi va davvero giù.
la veste grafica del libro è bellissimissima, e l'idea di partenza mi piaceva molto. ma per avere come traccia iniziale «storie e sparizioni nei deserti americani», dentro ci è stato ficcato troppo di tutto. a pagina 199 leggo «absolutely nothing significa che a volte la lingua dice basta, non ce la faccio più, mi riposo; tra ventidue miglia ricomincio, ma per il momento mi fermo, smetto di inseguire». e poco più sotto «è anche, penso, la didascalia di questo viaggio: andare a vedere cosa succede negli spazi da cui le parole sono andate via». a trovarne, giorgio.
Profile Image for Laura Gotti.
602 reviews606 followers
February 13, 2025
Elenco dei motivi per cui amare (o odiare) questo libro

1. La superiorità della carta stampata. Perché sì voi e i vostri ebook ma io con questa edizione Quodlibet - non proprio economica - così bella non potevo fare a meno di guardare questo libro (inteso come oggetto qui) ogni volta ed ogni volta che lo mettevo in borsa temevo di sgualcirlo.

2. La classe della copertina blu, spessa, il titolo stampato in rosso opaco, le pagine ruvide, il piacere di sentirle, la non voglia di sottolineare per non rovinarla, gli spazi ampi e sì, le foto, ma per le foto punto 3.

3. Si diceva, le foto. Quelle in fondo al libro che corredano il resoconto del viaggio, beh io non è che ne capisco molto, quindi alcune belle e alcune boh. Ma sono un'ignorante. Le foto invece che corredano il testo sono semplicemente fantastiche. Vasta scrive (e come scrive, ma punti successivi se no perdo il filo che invecchio e rimbambisco) e poi, per farci meglio comprendere - lo stupore, la meraviglia, l'abbandono,il deserto, il nulla - mette lì una foto azzeccatissima che ti fa subito spalancare gli occhi.

4. Come scrive Giorgio Vasta. Scrive da far spavento, nel senso che è spaventosa la sua capacità di raccontare usando quelle parole lì, costruendo le frasi così. Me n'ero già accorta ne Il tempo materiale che ho molto amato e molto consigliato. Francamente una se ne rende meno conto quando scrive su Repubblica, lì è meno bravo, meno efficace, forse perché non c'ha voglia, forse perché non ha spazio, forse perché non glielo fanno fare. Ma se non lo conoscete leggetelo, trust me.

5. E' quasi estate, ahimè. Se vi fate una vacanza, ottimo. Altrimenti comprate questo libro e fatevi un viaggio nell'absolutely nothing americano. Se siete già stati negli stati uniti riconoscerete qualcosa, se non ci siete mai stati vi si spalanca un mondo nuovo e strano raccontato a meraviglia. Un po' come la prima stagione di True detective, dove sentivi l'umidità, il caldo e la palude anche se lo stavi guardando a dicembre sul divano.

Però. Però dovete essere concentrati, dovete aver voglia di viaggiare, dovete sbattervi un po' a star dietro alle digressioni, un po' come quando si viaggia no? che mica sempre quella strada lì vi piace ma se volete arrivare alla meta la dovete fare per forza. Diciamo, per viaggiatori esperti.
31 mag 2017
Profile Image for Marcello S.
647 reviews292 followers
April 10, 2018
Dopo BookPride mi sono messo a parlare di Giorgio Vasta un po’ a tutti. Tra l’altro senza averlo mai letto (tirando via articoli e recensioni). Rischiavo pesantemente di finire come quel tizio che in un racconto di Salinger dice di andare matto per Jane Austen e che i suoi libri sono stati fondamentali nella sua vita e poi sua moglie scopre che non ne ha letto neanche uno.

Absolutely Nothing è un viaggione atipico tra ghost town e spazi abitati e poi abbandonati. Costellato da personaggi bizzarri, motel, laghi prosciugati, cimiteri di aerei, deserti, case sbranate dal tempo. Dal Mojave a New Orleans.
È un viaggio che diventa metafora dell’abbandono, di come le persone se ne vadano dalle nostre vite lasciando alle spalle vuoti, tempo disabitato, desiderio di sparire.

Uno di quei libri che ha sequenze di riflessioni e immagini che continuano a girare in testa.
Esaltante, a tratti un pochino noioso, scritto da un fuoriclasse. Uno tra i migliori dalle nostre parti.

Vorrei citare diverse cose. Mi limito a riprenderne una.
Siamo verso la fine, Vasta sta ultimando il libro e cerca di capire cosa lo ha portato a fare questo viaggio anomalo.
Mi sembra una delle cose migliori che abbia letto, e una delle migliori che si possa scrivere ad un’altra persona. O almeno a me pare così. File under: auto fiction devastante. [75/100]

Quando a gennaio 2013 avevo lasciato Torino per andare a vivere nella capitale, uno dei traslocatori, finito di scaricare il furgone, mi aveva detto che il peso complessivo trasportato era di cinque tonnellate. Come traslocare quattro tori, aveva commentato. (…)
A lungo ho pensato che le cose stessero come le ho appena descritte. Rileggendo queste pagine però ho capito che non va bene. Sto sbagliando i calcoli. (…) Alle cinque tonnellate della mia vita romana devo aggiungere altri quarantadue chili. Un peso umano che se n’è andato in giro per casa, si è seduto sul divano a leggere, si è nutrito arrivando a quarantatré, ha digiunato scendendo a quarantuno, ha parlato, ha ascoltato, è uscito ed è rientrato, ha studiato, ha fotografato, ha dormito. Dunque quarantadue chili di vita reale mobile nello spazio nel tempo e nel legame. Quarantadue chili che sono stati felicità, nodo, epicentro, dilemma, rovello, cavillo, caos, smarrimento, infelicità. (…)
Da quel momento sono passati mesi. Adesso che i quarantadue chili di vita reale con cui ho vissuto per tre anni vivono altrove, in una vita altrettanto reale che io però percepisco attraverso una specie di vetro smerigliato, credo di aver capito una cosa. Nel tempo in cui siamo stati insieme capitava a volte che Lucia mi rimproverasse, scherzando ma sul serio, di non avere mai scritto di lei, sicura che l’avrei fatto
dopo, in un futuro in cui non saremmo stati più insieme: quello che sta succedendo. La situazione però è più complicata di come lei l’aveva immaginata; perché adesso, qui, lei non si limita a fare capolino tra le pagine come personaggio. (…) Tra tutte queste frasi lei si installa soprattutto come coautrice del libro: come chi, con il proprio piccolo immenso peso, fa inclinare il piano del testo rivelando che absolutely nothing è in realtà absolutely nobody, e che dunque il nulla radicale del titolo è un modo per dire , evitando di dirlo in modo esplicito, che l’oggetto di queste pagine è la sparizione di una persona. (…) A farmi sparire, tanto da non riuscire più a vedermi riflesso nello specchio, non è l’alienazione dei miei cosiddetti beni materiali: non sono quelle cinque tonnellate ma quei quarantadue chili: è la progressiva separazione della sua vita dalla mia: è la sua scomparsa, e il continuare a sentire la sua mancanza. Se non mi vedo più nello specchio, è perché lì, nel riflesso, lei non c’è.
Profile Image for Simone Subliminalpop.
668 reviews53 followers
February 5, 2017
Una bellissima sorpresa questo libro/reportage.
Tanti punti e spunti, il vuoto che si fa sostanza e i luoghi che creano la scomparsa.
Il tempo come un punto nel pulviscolo, il ricordo come una pietra all'orizzonte.
La prosa puntuale e accumulatrice di Vasta, il contrappunto delle foto (ma non solo quelle) di Fazel.
Davvero ben scritto, ben pensato e ben fatto (proprio l'oggetto libro).

Cit.
&
Cit.



Profile Image for Stefano Solventi.
Author 6 books73 followers
August 18, 2017
Un viaggio di scoperta (realmente avvenuto) attraverso gli USA che tradisce la propria natura e frutta una sorta di reportage tradito, romanzo vero e proprio, di spazi prima che di strada, di memoria e dissolvenza. Di sparizione. Una poetica di "incidenti programmati" grazie al fotografo Ramak, vera e propria variabile impazzita, fautore dell'andare patafisico, degli incidenti di percorso organici al percorrere. Una contro-strategia che - opposta al planning di Silva con l'onnipresente cordone ombelicale dell'iPad - schiude i ventri cavi dell'America abbandonata, esausta, obsoleta, deserta. La prosa di Giorgio Vasta è densa e dinamica, gestisce profondità e superficie con agilità impressionante, rimesta nel torbido dell'immaginario collettivo (l'impronta dell'immaginario USA nel mondo in generale e negli italiani in particolare) per metterci di fronte all'attendibile inganno di uno sconfinato meccanismo di finzione opposto ad una altrettanto vasta (!), archetipa, incontenibile mancanza. Bel libro, anche come oggetto, pure se le foto di Ramak avrebbero meritato un formato maggiore.
Profile Image for Giovanni Peparello.
157 reviews1 follower
February 14, 2024
alla fine i veri deserti americani sono gli amici che hai conosciuto lungo la strada......
Profile Image for Maria Di Biase.
314 reviews76 followers
January 2, 2021
Il deserto si occupa delle persone. Le poche famiglie che ci sono, resistono appena il tempo che ci vuole a morire. Non si oppongono, sanno che vivere da un'altra parte non avrebbe senso, e allora si aggrappano al passato come se temessero di perdere con le proprie origini anche un po' di se stessi. I superstiti di Slab City, gli alieni di Roswell, i cowboy di Calico, un certo tipo d'America coltiva l'illusione che dalla rivisitazione del mito possa sorgere una specie di presente. La storia è la messinscena, come la lotta che Jimmy e l'alligatore Stella interpretano ogni giorno per regalare ai turisti il selvaggio Mississippi dei romanzi. Non proprio una menzogna ma qualcosa che ha a che fare col rispecchiarsi nell'idea che gli altri hanno di te. La verità del deserto è una bugia a fin di bene.

Continua qui: http://www.scratchbook.net/2017/03/ab...
Profile Image for Massimo Magon.
78 reviews2 followers
June 20, 2020
Il motivo principale per il quale ho letto questo resoconto di viaggio, questo saggio narrativo-filosofico e fotografico, è per poter leggere qualcos'altro scritto da Giorgio Vasta, perché è così scarsa la misura delle sue pubblicazioni nonostante "Il tempo materiale" sia indubbiamente uno dei romanzi più significativi della letteratura italiana degli ultimi decenni.
Vasta fa parte di un terzetto completato dal fotografo Ramak Fazel e dalla curatrice del libro e organizzatrice del viaggio Giovanna Silva. Alla fine di settembre 2013 i tre si ritrovano a Los Angeles da dove partono a bordo di un fuoristrada sponsorizzato all'esplorazione degli spazi deserti e dei luoghi abbandonati che attraverso California, Nevada, Arizona e New Mexico li conducono a una divagazione finale nella Lousiana sudicia e decadente del post uragano Katrina, prima di intraprendere il viaggio di ritorno a casa da Houston.
I tre hanno caratteri diversi e complementari: la solitudine soddisfatta da ciò che finisce di Vasta, l'eclettismo audace e imprevedibile di Fazel, la logica razionale e organizzatrice di Silva. Ne scaturisce un "essere" composito in grado di vivere più compiutamente l'esperienza del viaggio, dello straniamento, dell'episodio. Gli Stati Uniti sono il più eclatante esempio del nostro più consolidato immaginario socio-culturale, vissuti e ripetuti nella modalità dell'altrove in centinaia di romanzi, film, canzoni, storie e personaggi. Trovandoseli davanti, sotto i piedi, due sono le possibilità: rivivere per l'ennesima volta, in prima persona ma superficialmente, il copione già presente nella nostra mente e trovare la conferma appagante di una realtà immaginata correttamente per lungo tempo a distanza, oppure attendere un immaginario alternativo e bisognoso di prove, trasformarsi da viaggiatori-cacciatori del già visto a viaggiatori-prede del mai visto che sgorga dalle fratture attraverso le quali ci conduce a una conoscenza diversa, fantastica e parallela alla prima. Farlo attraverso il nulla, il vuoto, lo spazio e gli oggetti e le storie e le persone abbandonate, attraverso l'absolutely nothing permette di collocarsi in un punto di vista privilegiato allo scopo, un punto di vista a bassa densità, a basso rumore di fondo e a elevata capacità penetrativa dello sguardo, pronti a farsi raggiungere dagli spiriti, dalla controparte fantasmagorica della scenografia socio-culturale di cui siamo intrisi, che si tratti della mitologica famiglia antropofaga o di Spike, il fratello gracile di Snoopy che vive nel deserto.
E' ciò che ci restituisce il testo di Vasta che, oltre a essere un resoconto del percorso, dei luoghi e delle persone che il terzetto affronta in poco più di due settimane, è anche una riflessione sul significato del viaggio, dell'esperienza, dell'immaginazione, del tempo, del linguaggio, della creazione e della distruzione a cui segue l'abbandono: quindi di un inizio che è innanzitutto disorientamento, spaziale e culturale assieme. Fazel e Silva sono profondamente diversi da lui e gli si contrappongono permettendogli di riflettere oltre le proprie attitudini, più profondamente, senza lo sforzo comunemente parte dell'opera letteraria, quello di inventare alter ego di sé e dei propri personaggi per permettere alla storia e al pensiero di evolversi. Invece Vasta può abbandonandosi alle percezioni.
A corredo, le fotografie di Fazel sono scarne eppure ricche di dettagli, frammenti abrasivi che ci consentono di visualizzare, di dare colore, forma e tensione ai soggetti descritti da Vasta. Come ogni fotografia che dà significato, immortalano in un istante un racconto che va ben oltre l'inquadratura.
L'Ufo Museum di Roswell, Tombstone, Marfa, il Neon Museum di Las Vegas, il Trotter Park di Phoenix, il Mojave Airport, Arcosanti, le comunità di Salvation Mountain, Bombay Beach, Slab City, sono solo alcuni dei luoghi emblematici dove gli Stati Uniti, la gente degli Stati Uniti ha costruito e poi abbandonato, lasciando al deserto la riappropriazione indifferente di un mondo che non è più. Gli americani del nord lo hanno affrontato e ancora lo affrontano come fanno con tutta la loro storia, attraverso l'eccitazione costante della finzione che sgretola ogni confine tra vero e falso, dall'omicidio Kennedy alla presidenza Trump, dove il gioco della finzione è la realtà più autentica, l'unica possibile.

"Scesi dalla jeep vedo subito sul grigio chiaro del marciapiede una fragola rossissima. Così, sola, lampante. Un attimo dopo passo accanto a un distributore automatico di giornali - gambo e telaio neri, la teca trasparente con la scritta LOS ANGELES TIMES, più giù l'annuncio dell'Elephant Parade, HERD EVERYWHERE IN DANA POINT! - e ancora un po' più in là mi abbasso su un altro tombino L.A. WATER, la superficie cosparsa di piccoli nodi in rilievo simili ad aculei, e mi ritrovo a pensare che da un viaggio desidero soprattutto questo, percezione e inventario, vita sensoriale che diventa linguaggio, censimento dei materiali, un'ininterrotta descrizione di cose senza mai una consapevolezza precisa, senza la minaccia di un significato, senza neppure l'ombra di una metafora: un viaggio di soli fenomeni e stupore".
Profile Image for Fabio Mologni.
181 reviews2 followers
April 5, 2019
Ho apprezzato molto questo libro. A volte e' lento, a volte la prosa non e' sciolta, ma e' un'incredibile resoconto di un viaggio memorabile e di luoghi assolutamente incredibili.
Displaying 1 - 11 of 11 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.