L’italiano perfetto non esiste, e non è mai esistito. L’italiano continua a cambiare: cambia il nostro modo di usarlo, perché cambia il mondo in cui lo usiamo. In pochi anni si è passati dall’epistola all’e-pistola: e-mail, chat, messaggini, social network. E così – per la prima volta nella sua storia – l’italiano si ritrova a essere non solo parlato, ma anche scritto quotidianamente dalla maggioranza degli italiani.
Giuseppe Antonelli racconta la storia di ognuno di noi: noi che scrivevamo le lettere e oggi scriviamo su Whatsapp. Ci accompagna tra sigle e parole inglesi, tra punteggiatura ed emoji, tra dialettismi ed espressioni alla moda. Con un tono agile e godibile, ci spiega come si stanno modificando alcuni aspetti della grammatica. Ricostruisce il passaggio epocale dall’italiano all’e-taliano: dai cyberpioneri al salto con l’hashtag, passando per le leggende metropolitane sugli effetti del computer e sulla lingua degli sms.
Un libro prezioso per tutti: per quelli che “digito ergo sum”, ma anche per quelli che quando sentono chiocciola pensano ancora alle lumache.
Giuseppe Antonelli è professore ordinario di Storia della lingua italiana, collabora all’inserto «La Lettura» del «Corriere della Sera» e racconta storie di parole su Rai Tre.
Mi piace come scrive l'autore e ho dato tre stelline per due motivi.
1. Si vede che il libro è una raccolta di articoli precedentemente pubblicati altrove. Da un lato la cosa è comodissima perché ripetendomi «Ancora un paragrafetto, Soobie!», l'ho finito in un paio d'ore. D'altro canto, però, ogni paragrafo tocca un argomento e subito lo abbandono. Solo a volte quello che viene dopo continua - e approfondisce - il discorso.
2. Mancano la bibliografia e le note. Perdonate ma son tutti gli anni di università che parlano. Una bibliografia alla fine avrebbe aiutato parecchio. Ci son un paio di libri che dovrei andarmi a cercare ma son persi tra le pagine. Brutte robe!
A parte questo, divertente e informativo. E i giochetti finali sono la ciliegina sulla torta.
Probabilmente è colpa mia. Avendo studiato linguistica per anni, ed essendo un appassionato, pensavo fosse un saggio più scientifico, invece è un divertissement rivolto a un pubblico generalista di non addetti ai lavori. Non è assolutamente una critica al linguista Antonelli; sono io che ho frainteso il target di questo libro.
Ho letto questo libro dopo "Di grammatica non si muore" di M.Roscia. Di stile più "aulico" del secondo, ma non troppo per abbandonarlo anzi. Molto carini gli esercizi finali.