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Orfani bianchi

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“Volevo misurarmi con un personaggio femminile. Una donna unica con una vita difficile che per trovare un angolo di serenità è pronta a sacrifici immensi. Mia nonna stava morendo, io guardavo Maria che le faceva compagnia e veniva da un paesino della Romania. E mi domandavo: quanto costa rinunciare alla propria famiglia per badare a quella degli altri?”
Antonio Manzini

Mirta è una giovane donna moldava trapiantata a Roma in cerca di lavoro. Alle spalle si è lasciata un mondo di miseria e sofferenza, e soprattutto Ilie, il suo bambino, tutto quello che ha di bello e le dà sostegno in questa vita di nuovi sacrifici e umiliazioni. Per primo Nunzio, poi la signora Mazzanti, “che si era spenta una notte di dicembre, sotto Natale, ma la famiglia non aveva rinunciato all’albero ai regali e al panettone”, poi Olivia e adesso Eleonora. Tutte persone vinte dall’esistenza e dagli anni, spesso abbandonate dai loro stessi familiari. Ad accudirle c’è lei, Mirta, che non le conosce ma le accompagna alla morte condividendo con loro un’intimità fatta di cure e piccole attenzioni quotidiane.
Ecco quello che siamo, sembra dirci Manzini in questo romanzo sorprendente e rivelatore con al centro un personaggio femminile di grande forza e bellezza, in lotta contro un destino spietato, il suo, che non le dà tregua, e quello delle persone che deve accudire, sole e votate alla fine. “Nella disperazione siamo uguali” dice Eleonora, ricca e con alle spalle una vita di bellezza, a Mirta, protesa con tutte le energie di cui dispone a costruirsi un futuro di serenità per sé e per il figlio, nell'ultimo, intenso e contraddittorio rapporto fra due donne che, sole e in fondo al barile, finiscono per somigliarsi.
Dagli occhi e dalle parole di Mirta il ritratto di una società che sembra non conoscere più la tenerezza. Una storia contemporanea, commovente e vera, comune a tante famiglie italiane raccontata da Manzini con sapienza narrativa non senza una vena di grottesco e di ironia, quella che già conosciamo, e che riesce a strapparci, anche questa volta, il sorriso.

204 pages, Kindle Edition

First published October 20, 2016

8 people are currently reading
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About the author

Antonio Manzini

72 books727 followers
Antonio Manzini (Roma, 1964) è un attore, sceneggiatore, regista e scrittore italiano.

Antonio Manzini is an Italian actor, director, novelist and scriptwriter.

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Community Reviews

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8 (1%)
Displaying 1 - 30 of 89 reviews
Profile Image for Irena Pasvinter.
421 reviews118 followers
July 20, 2024
Before this book, I read two Antonio Manzini's books about Rocco Schiavone. Those are very masculine stories, and rightly so, because they are written from Schiavone's perspective.

Orfani Bianchi tells the story of Mirta, a woman from Moldova who is forced to leave behind her village and her son to earn her living in Italy by looking after elderly.

It is told from female perspective and is nothing like Schiavone's saga in theme, form or tone. It takes a special talent to write equally well from both female and male points of view, and Antonio Manzini is one of the rare authors who have this gift.

Profile Image for Eva Gavilli.
572 reviews154 followers
January 11, 2026
La storia di Mirta, una giovane donna che dalla Moldavia è venuta in Italia in cerca di un lavoro per sostenere economicamente la madre anziana e dare un futuro a suo figlio. Una storia di grandi sacrifici e di disperazione, che ti colpisce e ti fa riflettere, soprattutto quando vengono messi in luce i modi – poco garbati, se vogliamo usare un eufemismo – che i personaggi italiani della storia utilizzano nei confronti di Mirta e degli immigrati in generale, comportamenti fatti di stupidi clichè, di preconcetti e pieni di arroganza (a pensarci bene, non è che poi tra immigrati si trattino meglio, non c'è neppure solidarietà tra chi si trova nella stessa situazione). È una storia di disperazione e di un pessimismo come non se ne vedeva dai tempi del Leopardi: se pensate che ci sia un lieto fine, se pensate che ci siano barlumi di speranza, leggete un altro libro, che questo non fa per voi.
***
This novel is about Mirta, a young woman who came from Moldova to Italy looking for a job to financially support her elderly mother and give her son a future. A story of great sacrifices and desperation, which strikes you and makes you think, especially when you read about the ways - not very polite, if we want to put it mildly - the Italian people use towards Mirta, and the immigrants in general: behaviors made of stupid clichés, preconceptions and full of arrogance (if you think about it, it is not that immigrants treat each other better, there is not even solidarity between those who find themselves in the same situation). It is a story of despair and pessimism, such as has not been read since the time of Leopardi's poetry: if you think there is a happy ending, if you think there are glimmers of hope, read another book, this is not for you.
Profile Image for Antonella Imperiali.
1,278 reviews148 followers
May 20, 2023
Sulla fascetta del libro, Antonio D'Orrico (Corriere della Sera) scrive:
"Solo Manzini è davvero all'altezza".
Mai frase fu più azzeccata.
In alcuni casi le lacrime agli occhi mi son venute su senza poter far nulla. E brividi...
Storia tosta, da stracciare l'anima.
Banale e scontata, diranno forse alcuni... Beh, molto dipende da come la si scrive.
E Manzini è un Artista della penna!

Sono senza parole...
Solo emozioni... Forti, fortissime.

"Non era più un corpo. Era fatta d'aria. E l'aria non vede, non sente e non parla. L'aria si muove. Passa in mezzo alle strade, alle macchine, niente la può toccare, niente la può scalfire. È aria."

Leggetelo. Solo questo.
Profile Image for Sorairo.
896 reviews1 follower
March 5, 2017
Cinque stelle piene per un romanzo che fa pensare a tante cose. Ad esempio quello che una madre è disposta a fare per i suoi figli, incluso separarsene, accudire i vecchi di un paese che non vuole saperne e sperare in un futuro migliore, ingoiando nel frattempo acido a profusione.

La recensione completa qui:
http://madeforbooks.blogspot.it/2017/...
Profile Image for Giuls.
1,808 reviews137 followers
March 12, 2019
Prima di questo romanzo, credo di aver letto un solo romanzo di Manzini e quasi per sbaglio (d’altronde era uno della serie di Schiavone, ma non il primo), e devo dire che nemmeno me lo ricordo più. Per cui questa è stata praticamente la mia prima esperienza con questo autore, di cui sento sempre parlare benissimo.
Dopo aver finito il libro devo dire che non so bene che cosa pensarne, ancora non ho ben capito se mi sia piaciuto o meno.
Sicuramente posso dire che si legge davvero molto velocemente, probabilmente anche per il fatto che si tratta di sole 200 pagine, ma per il resto ho davvero ancora moltissimi dubbi.
Devo dire che la trama mi è piaciuta, l’ho trovata molto profonda, in grado di far aprire gli occhi e mettersi a pensare alla nostra società e ai suoi enormi, infiniti, difetti. Il fatto è che a volte mi è sembrato che Manzini abbia spinto all’estremo sull’argomento, riempiendo il romano di stereotipi che dopo un po’ hanno iniziato a farmi storcere il naso. Anche il finale, anzi, soprattutto il finale, mi ha dato le stesse sensazioni: molto bello e toccante, in grado di farmi piangere e lasciarmi senza parole, ma decisamente esagerato e anche un po’ pesante.
E anche Mirta, la protagonista, mi ha lasciato con l’amaro in bocca: è un personaggio molto profondo, che sprizza disperazione da tutti i pori, che raggiunge il lettore come un pugno in faccia, però a volte ho trovato che si lamentasse troppo, rendendosi anche ripetitiva, per cui nel complesso devo dire che come personaggio l’ho trovata troppo pesante e non mi è piaciuta.

Come si può capire, quindi, il libro tratta degli ottimi temi, ma esagerando persino, e quindi non soddisfacendomi completamente.
Profile Image for Elaine.
967 reviews496 followers
June 17, 2020
Not my cup of tea. An unrelenting portrait of the misery suffered by a Moldavian immigrant in Italy who works as a carer for the elderly. It's one of those books that seeks to teach an important lesson, but the writing is monotonous and there is no character development.
Profile Image for Stefano Zorba.
Author 1 book18 followers
November 10, 2016
Orfani bianchi non è un romanzo del vicequestore Rocco Schiavone. Anzi, la protagonista per la prima volta è una donna, e in questo momento storico di rifugiati e immigrati in cerca di una vita migliore, sceglie una donna moldava che fa la badante.

Una scelta coraggiosa per uno scrittore da poco salito alla ribalta, ma una scelta a cui mi sento di applaudire, se riesce a far riflettere anche solo per un attimo il popolo della Lega Nord e degli “aiutiamoli a casa loro”.

Mirta è una donna moldava che fa la badante in Italia, mentre lascia in un piccolo paese della sua nazione il figlio appena dodicenne Ilie, che è senza un padre perché scappato ancora quando Ilie era piccolo. In Italia Mirta è costretta a lavori che nessuno più vuole fare, compreso quello di badare a famigliari anziani o con ridotta mobilità.

La scrittura di Manzini è sempre fluida, anche se in questa trama senza colpi di scena forse risulta un po’ meno scorrevole del solito.
Il romanzo si legge comunque in poco tempo e si arriva presto in fondo.

Quanto costa abbandonare la propria famiglia per prendersi cura di quella di un altro?

Alla base del romanzo c’è questa semplice domanda. E la risposta è scontata e banale appena si gratta via la patina di razzismo con cui siamo abituati a ricoprire tutto: costa molto. Troppo.

Recensione completa su http://www.aforismidiunpazzo.org/radi...
Profile Image for Elena Tamborrino.
201 reviews13 followers
April 18, 2017
Una storia molto triste, probabilmente non dissimile da tante altre vissute quotidianamente da donne che dall'est europeo arrivano in Italia in cerca di un lavoro che regali loro una svolta. Una storia di solitudine e di fatica, il cui epilogo arriva improvviso a colpire come un pugno allo stomaco: alla voce della protagonista Mirta si contrappone il silenzio del figlio adolescente, rimasto in Moldavia. E i silenzi degli adolescenti spesso dicono più delle parole.
http://exlibris20102012.blogspot.it/2...
Profile Image for Stefania Romani.
135 reviews5 followers
July 19, 2024
Gli "orfani bianchi" sono quei bambini che non sono realmente orfani ma che sono costretti a vivere in orfanotrofio perché i genitori o non hanno le possibilità economiche o non possono tenerli con sé perché sono costretti a trasferirsi all'estero per lavorare. Questo è il caso di Mirta badante moldava che si trasferisce a Roma. Una storia che fa riflettere su come queste persone trascurano la propria famiglia per accudire un'estranea di cui a sua volta i propri figli non possono occuparsi. Un romanzo che si legge rapidamente per il susseguirsi degli eventi e per le tematiche affrontate, ma che non mi ha convinto del tutto, forse per lo stile di scrittura talvolta un po' prevedibile.
Profile Image for Stefano.
81 reviews10 followers
February 17, 2019
Mi è piaciuto tanto. Utilissimo per capire gli altri quando vivono da stranieri. Non esiste il bianco o il nero, ma noi prendiamo sempre le scorciatoie!
Profile Image for Roberta Marinucci.
70 reviews1 follower
February 5, 2023
Bellissimo romanzo di Manzini che mette in luce le terribili condizioni delle donne straniere che lavorano in Italia come badanti. Lo scrittore ci fa entrare nella loro vita, nei loro pensieri e nelle attività quotidiane che svolgono per accudire gli anziani ormai trascurati dai figli troppo presi dalla loro vita.
Ma il libro scandaglia altre tematiche come quella del razzismo strisciante, delle disparità sociali e dello stato di sofferenza di coloro che sono costretti a lasciare terra e famiglie per inseguire il sogno di una vita migliore.
Due mondi diversi si contrappongono: da una parte una società occidentale opulenta che ha perso la tenerezza, la moralità, il senso della famiglia, dall’altra una società.
Profile Image for Giulia.
341 reviews34 followers
March 3, 2018
L'autore di questo romanzo, Antonio Manzini, è uno dei miei autori preferiti. Ho letto praticamente tutto di ciò che ha scritto e non mi ha mai deluso. Quando ho dovuto leggere questo libro, ne sono stata felicissima, sapendo già che me ne sarei innamorata, non aspettandomi però il pugno allo stomaco che di lì a poco sarebbe arrivato.
Mirta Mitea è una giovane moldava, venuta in Italia per cercare di trovare un lavoro che possa garantire un futuro al figlio Ilie. Si ritrova, dunque, a fare uno di quei lavori che noi italiani non faremmo (senza ipocrisie, quanti di noi sarebbero disposti a fare quello che fa Mirta?), uno di quei lavori con cui ci si lava la coscienza, la badante ad una persona anziana non più autosufficiente.
Al di là della trama, lo stile di Manzini si riconosce all'istante. Malinconico, riflessivo, straziante, uno stile che costringe a riflettere. La storia di Mirta è raccontata con semplicità, ed è intervallata dalle email che la donna manda al figlio e all'amica Nina, email piene di amore, di speranza e di racconti di vita vissuta.
Mirta, con Ilie e Pavel, l'uomo che aiuta la donna in tante occasioni, sono i pochi umani che si incontrano nel corso del romanzo. Pochi altri dimostrano umanità e tutti sono non italiani.
Quello che mi ha straziato il cuore è la rappresentazione della nostra società, in cui una mamma, una donna come Mirta, che fugge da un presente di miseria e cerca solo di dare qualcosa in più al proprio figlio, sia considerata, da noi, una serva, qualcuno da maltrattare, qualcuno che non ha nessun diritto, ma anzi è vista come un pericolo, come un qualcosa di cui avere paura e da tenere ben alla larga.
Lo scenario che Manzini ci mostra, forse calcando un po' la mano ma non va molto lontano dal vero, è una realtà triste, sconcertante, sicuramente devastante. Le sue parole aiutano ad aprire gli occhi su una realtà con cui noi tutti veniamo quotidianamente in contatto, il mondo di queste donne e uomini, di qualsiasi nazionalità essi siano, che lasciano gli affetti più cari per cercare di avere e di dare un futuro migliore. La realtà che racconta Manzini è tristemente vera, da un lato ragazzini affidati dalle proprie madri e padri a parenti (quelli più fortunati) o a istituti, gli Internat, che esistono davvero, dove questi ragazzi, non orfani ma comunque soli, gli orfani bianchi appunto, vengono lasciati dai loro genitori che vanno via con la morte nel cuore, disposti a superare qualsiasi sacrificio pur di dar loro qualcosa di meglio. Ma ci si rende conto di quanto deve essere straziante per un genitore lasciare il proprio figlio, anche se lo si fa per il suo bene? Ci pensiamo ogni tanto, quando vediamo queste persone nelle nostre città e di cui non sappiamo nulla, ma in realtà nulla vogliamo sapere, ciechi come siamo diventati al dolore e alla vita altrui, di queste persone invisibili per la società, i nuovi schiavi.
Dall'altra parte ci siamo, appunto, noi, che non vogliamo vedere queste persone per quello che sono, persone.
Mirta è il simbolo di tutte queste donne che vengono nel nostro paese a badare e, forse, a dare un po' di affetto ai nostri anziani, di cui non siamo più in grado di occuparci; Ilie, a sua volta, è il simbolo di ogni ragazzino in attesa, dentro un istituto, di un futuro, a cui forse non crede nemmeno più, ma che vorrebbe essere con i propri genitori anche senza un soldo, vorrebbe essere insieme a loro per crescere e sentirsi più sicuri.
Manzini ci apre gli occhi su questa realtà, e, dopo aver letto Orfani bianchi non possiamo più far finta di nulla, non possiamo più nasconderci dietro un "io non sapevo".
Profile Image for Padmin.
991 reviews57 followers
August 21, 2017
Un libro può piacermi o non piacermi, annoiarmi o entusiasmarmi, farmi riflettere o semplicemente divertirmi. Questo mi ha fatto incacchiare, e di brutto.
Scrive l’autore:
“Volevo misurarmi con un personaggio femminile. Una donna unica con una vita difficile che per trovare un angolo di serenità è pronta a sacrifici immensi. Mia nonna stava morendo, io guardavo Maria che le faceva compagnia e veniva da un paesino della Romania. E mi domandavo: quanto costa rinunciare alla propria famiglia per badare a quella degli altri?”
Storia di una badante, dunque. Si chiama Mirta ed è una giovane signora moldava. Che ad un certo punto dice: “Chi è il colpevole? La storia, il nostro paese, il capitalismo, la fame, la sventura, il destino? Se lo scelga lei. Però su una cosa vorrei farla ragionare. Che paese è quello che ti costringe a partire e andare a vivere in una famiglia straniera incapace di badare ai propri anziani costringendoti a sputare sulla tua?”.

E’ la vita di una delle tante disperate che si sono riversate in massa in occidente per tenere in piedi una società crollata col crollo del muro di Berlino. Una storia assolutamente tragica (ma con finale ultrastrappalacrime). E va bene.
Ma che si presentino gli italiani –tutti- cattivi, sporchi, razzisti, egoisti e le badanti –tutte- eroiche, altruiste, angeliche, generose… alt!
Qui non ci sto.
Si chiama manicheismo, caro Manzini.

Ho conosciuto –conosco- tre o quattro Marie (anzi, Mariye), tre Cristine, quattro Yulie, due Elene, una Svetlana e… ho perso il conto. Romene, polacche, russe, ucraine…
Come sono? Esattamente come noi. Ce ne sono di ottime, di buone, di pessime. Alcune lavorano per mandare a casa lo stipendio e tirare avanti la famiglia; altre per costruirsi in patria la seconda o terza casa. Esattamente come noi.
Poi leggo le recensioni dei Grandi Critici della Grande Stampa.
- Manzini dà voce agli invisibili, emoziona e scuote la coscienza
- L'inferno sono gli altri sembra volerci dire Antonio Manzini. Anche quando gli altri siamo noi
- Antonio Manzini, in questo romanzo teso e terribile, non fa sconti a nessuno. Qui non siamo dalle parti della capanna dello zio Tom, ma da quelle di Germinal.
- Mirta è la quintessenza di una femminilità ancestrale, del tutto smarrita dalle donne garantite, che oscillano fra shopping, palestre, sovralimentazione e diete, prive della densità indimenticabile di questa ninfa del dolore.
- Le rinunce e i traumi di chi, ogni giorno, «bada» a una parte delle nostre vite. Abbiamo sempre evitato di pensarci. Dopo questo libro, per fortuna, non è più possibile.

Cadono tutti dal pero. Non conoscevano il problema. Giornalisti, appunto.
Alzino il culo dalla scrivania e vadano in giro, s’informino, tra una palestra e l’altra. Troveranno una realtà mooolto più sfaccettata, forse persino più drammatica di quella che Manzini descrive e che nel romanzo non avrebbe sfigurato. Prendi il racket (il racket!), prendi le assunzioni al nero, prendi anche le richieste di lavoro al nero, prendi la nostra tanto vituperata sanità che –giustamente!- offre a tutti –anche alle badanti- i propri servizi che in patria non hanno più.
Sai quanti bei romanzi verranno fuori?
Due ** e 1/2
Profile Image for Sabrina Muzzi.
69 reviews15 followers
January 15, 2017
Quando mi sono cimentata nella lettura di questo libro, già sapevo, in parte, a cosa andavo incontro sia perché la trama già di per sé lo lascia intuire, sia perché la “blogger del mio cuore” l’aveva definito “un pugno in pieno stomaco”. Nonostante ciò non ero abbastanza preparata alla batosta che avrei preso leggendolo, perché a dolori come quelli narrati in questa storia non si è mai preparati, anche quando non sono i nostri, perché colpiscono dritti al cuore e lo fanno sanguinare.
Mirta è una donna moldava costretta ad abbandonare la sua famiglia, per venire in Italia a lavorare e cercare di mettere via più soldi possibile per assicurare così, un futuro a Ilie, il suo amato bambino. Il suo dolore ti entra dentro fin dalle prime pagine del libro: dolore per la lontananza dei suoi cari, dolore per la sensazione di non fare abbastanza per loro, dolore fisico per il duro lavoro che svolge ed infine, ma non meno forte e distruttivo, dolore per essere ignorata dalle famiglie per le quali lavora, dalle persone che incontra, sola in terra straniera, che la giudicano e la umiliano senza conoscere la sua storia, basandosi solo sui pregiudizi che identificano in lei “lo straniero, il nemico da cui stare alla larga”.
Mirta è costretta a prendere una decisione ardua: abbandonare suo figlio in un orfanotrofio, perché non ha alcuna possibilità di tenerlo con se’, con la promessa che tornerà a prenderlo quando avrà messo via abbastanza denaro per vivere degnamente con lui. Basterebbe questo per distruggere una persona, invece Mirta non si arrende. Proprio il suo amore per Ilie la tiene ancorata alla vita e la spinge a tenere il suo lavoro, sopportando la fatica e qualunque sopruso. Ma Mirta non è solo tristezza e dolore: è anche una donna piena di vita, che si emoziona suonando il pianoforte, che si innamora teneramente e che spera, spera sempre un futuro col suo amato Ilie. Ed è questa sua speranza che fa più male, perché il destino ci si accanisce contro, spezzandola, distruggendola e non lasciando niente.
"La vita fa così.. Non avverte mai, porca la miseria puttana. Picchia all'improvviso, perché lo sa, lo sa che fa male il doppio! "
Ho letto ed apprezzato Manzini nella serie del vicequestore Rocco Schiavone. Qui il personaggio è diverso, una donna con le sue fragilità ed i suoi punti di forza, eppure ho ritrovato lo stesso Manzini che conoscevo: il suo linguaggio diretto, schietto, che nasconde anche dietro la sua ironia ed episodi grotteschi ed in un certo senso comici, una realtà dura e sporca, un dolore che annienta e fa riflettere. Questo libro si legge in un soffio, ma lascia dentro un segno profondo ed anche un senso di colpa che è impossibile non provare, pensando a quante volte ignoriamo queste realtà così dure, che vivono intorno a noi e con le quali, nella vita, magari ci troveremo ad incrociarci direttamente. Da leggere sicuramente, ma con una tonnellata di fazzoletti a portata di mano!
Profile Image for Azzurra Sichera.
Author 4 books89 followers
January 29, 2018
Ancora una volta mi ritrovo a pensarla in modo diverso, ancora una volta sto per scrivere una recensione non proprio piena di entusiasmo di un libro che non in molti considerano un capolavoro. Sto parlando di “Orfani bianchi” di Antonio Manzini (Chiarelettere) che mi ha convinta a ondate, lasciandomi colpita per alcuni aspetti e dubbiosa per altri.

In diverse recensioni ho letto che Antonio Manzini “ribalta gli stereotipi” e invece a me è sembrato esattamente il contrario, ovvero che il romanzo ne fosse farcito. Vero, l’autore ha voluto come protagonista una badante moldava, Mirta, una scelta per certi versi coraggiosa, che poteva essere vincente se non ci avesse messo intorno tutto questo buonismo e se non avesse riempito il romanzo di luoghi comuni.

Mirta continua a dire che gli italiani fanno come se non esistesse, non le rivolgono la parola, non la salutano nemmeno. Ora, non voglio dire che siamo il massimo dell’educazione, ma che razza di gente incontra? Qui, se un “non palermitano” va al mercato a comprare un po’ di frutta di certo non è il saluto che gli manca. A Roma sono tutti così? Nemmeno uno c’è di educato e gentile? Ci credo poco. Ci può stare in un paio di occasioni, ma sempre mi sembra esagerato. Possibile che riceva solo schiaffi, solo maleducazione, sono sguardi di ribrezzo?

Manzini ha ragione nel dire che tutte queste persone che arrivano in Italia nella speranza di trovare un lavoro che nel loro paese natale manca, per poter mandare dei soldi alla famiglia che hanno lasciato, spesso trovano come impiego quello che noi italiani non vogliamo fare: le pulizie nei condomini, le badanti a quegli anziani che per molti sono solo un peso e una spesa in più, giardinieri, contadini. E va bene che Manzini ci inviti a riflettere, va bene che ci voglia lasciare un messaggio preciso nel momento in cui ci bacchetta per come ci poniamo nei confronti degli altri, ma gli vorrei anche dire che io sono la prima che prende l’autobus e non mi sono mai permessa di offendere nessuno o di lanciare occhiate schifate.

La storia di Mirta non può lasciare indifferenti, per questo, come ho scritto sopra, il libro mi è piaciuto a ondate. La sua disperazione a volte è proprio tangibile, alcune mail sono strazianti (anche se, sul linguaggio che in qualche occasione usa, avrei qualche appunto perché perde del tutto di realismo), la mancanza del figlio è lancinante e arriva dritta allo stomaco, ma secondo me Manzini in alcuni punti ha forzato un po’ troppo la mano, sfociando nella banalizzazione.
Profile Image for Elvio Mac.
1,033 reviews23 followers
August 10, 2018
Antonio Manzini - Orfani bianchi
Mirta è una ragazza moldava che sopravvive in Italia per dare da vivere a sua madre e a suo filgio Ilie rimasti al paese di origine, Logofteni. Mirta fa la badante ed ha già assistito diverse persone. Il suo lavoro attuale è a casa della signora Olivia, ma in breve tempo, a causa di problemi economici della famiglia, le impongono di trovare un altro lavoro perchè non hanno più bisogno di lei. La ricerca la porta ad un duro e faticoso impiego come donna delle pulizie, fino a quando l'amico Pavel, le propone di fare la badante per una ricca famiglia di Roma. Mirta mentirà sulle sue competenze, e compirà gesti che non ritiene nella sua natura, ma è troppo importante per lei ottenere quel lavoro, che le consentirà di portare in pochi mesi suo figlio in Italia. Sarà la famiglia Ferlaini Strozzi ad assumerla con il compito di dedicarsi all'anziana Eleonora, colpita da un ictus e totalmente dipendente da chi la accudisce. Mirta riuscirà a stabilire un minimo dialogo con la donna che le farà un'offerta totalmente inaspettata. La vita di Mirta sembra prendere una svolta positiva con il lavoro, seppur durissimo ma ben retribuito e con la prospettiva di una nuova vita insieme a Pavel, il suo angelo custode. Prorio quando gli eventi della vita sembrano assumere un aspetto positivo, tutto finisce in tragedia. C'è una bellissima frase di Eleonora nel libro che parla a Mirta e le dice: Nella disperazione non c'è una scala di valori, se fai scegliere a chi soffre, la disperazione la puoi giudicare solo se non ti coinvolge altrimenti è uguale per tutti, ricchi o poveri. Questo dialogo riassume la terribile vicenda raccontata molto bene da Manzini, ho letto il libro in una sera perchè è interessante e coinvolgente. L'unico limite è che qui si parla solo delle brave persone, la vita delle badanti in Italia, i loro segreti e le loro famiglie che restano lontane.
05/11/2016
Profile Image for Susanna Bassano.
113 reviews
January 20, 2018
Perchè Orfani bianchi questo è, un pugno. Uno sputo alla società odierna , al razzismo, alle frasi stupidissime stile "aiutiamoli a casa loro".
Non mi soffermerò al sunto di questo libro.
A caldo voglio scrivere solo le emozioni che mi ha lasciato.
Dire che mi è piaciuto tantissimo e lo consiglio a tutti è riduttivo e non rende l'idea.
Mi ha lasciato un senso di spossatezza, amarezza e dolore che poche volte ho provato leggendo.
Perchè la storia di Mirta io la conosco da vicino. Poco importa se non provengo da un Paese soggiogato per anni dal comunismo, se non ho lasciato il mio Paese natio per dare un futuro migliore alla mia famiglia.
Io persone come lei che provengono dall' Est Europa ( e non) le conosco davvero. Perchè ci lavoro insieme. Ci siamo trovate tutte in una terra straniera per lavorare. Ma mentre io ho scelto di rimanerci per per il mio futuro, loro ci stanno il tempo che serve per il futuro delle loro famiglie.
Quanto dev'essere straziante per una madre, un padre o chiunque sia, lasciare la propria casa e scegliere di partire perchè nella loro, di casa, non possono più assicurare il giusto sostentamento familiare? E se una casa non esiste più perchè un incendio, una guerra , l' hanno distrutta?
Per noi è facile dire :" Questi ci rubano il lavoro" , " Per pochi soldi lavorano il doppio e tolgono a noi ogni possibilità."
Ma seriamente, quanti di noi andrebbero a fare i lavori che questi famigerati rubalavoro svolgono con riluttanza ma con il pensiero fisso che " ancora due anni e tornerò dalla mia famiglia" ??
Profile Image for ZOE.
332 reviews6 followers
December 20, 2017
Un romanzo che mi è piaciuto per come è scritto ma che ho detestato per alcuni contenuti. L'argomento è molto interessante e raccontarlo così è un gran peccato, perché ne viene fuori uno spaccato di società dove i buoni sono tutti da una parte (gli stranieri) e i cattivi dall'altra (gli italiani). I comportamenti e i dialoghi che l'autore mette in bocca agli italiani sono quasi tutti sopra le righe, e francamente ci vedo una buona dose di esagerazione voluta, per fare di Mirta una vittima ancora più vittima. In questo senso il personaggio più assurdo è sicuramente la signora Valentina, aggressiva e maleducata oltre ogni normalità umana. E' un romanzo che sembra scritto apposta per farci sentire in colpa.
Profile Image for 61pat.
753 reviews12 followers
December 2, 2016
Un libro bellissimo! Che ti fa pensare molto e anche molto vergognare per quello che siamo diventati, per quello che comunemente pensiamo, per i valori che abbiamo posto al vertice delle nostre vite, parlo per me ovviamente.
Profile Image for Lucinda.
192 reviews
February 16, 2022
Un libro molto intenso e molto bello, che nonostante il tema riesce a non infilarsi nei soliti luoghi comuni e cliché sugli extra comunitari. Molto bella la strategia narrativa delle mails e messaggi. Scorre bene ed è anche molto avvincente. Crea una sottile angoscia che aleggia dall’inizio e via via diventa più intensa e ti attanaglia.
Il problema è che dalla metà del libro sai già come andrà finire ed è tutto un aspettare quando avverrà.
Profile Image for Aya Lawliet.
233 reviews
August 19, 2025
Sono distrutta e annientata. In questo libro ci sono pagine delicate come carezze, altre che fanno male come coltellate. E la veridicità della storia di Mirta è semplicemente spaventosa, quando ci si ferma a pensarci su. E dire che una volta pensavo che Manzini non sapesse scrivere le donne... con questa prova, superba, mi ha conquistata del tutto.
Profile Image for Stefania Crepaldi.
232 reviews44 followers
April 24, 2018
Questo è un romanzo a cui ho deciso di dare tre stelle unicamente per lo stile di Manzini, il cui valore, volente o nolente, è innegabile.

Ho numerose perplessità su questa storia, che non mi ha commossa come avrebbe dovuto.
Poiché non credo di aver maturato all'improvviso un cuore di pietra, visto che singhiozzo da giorni su un altro romanzo, mi sono interrogata sul motivo della mia freddezza.

Mirta, la protagonista del romanzo, è una giovane moldava trapiantata a Roma per cercare lavoro. La donna finisce con il fare la badante per varie persone, che un po' alla volta, per acciacchi, età o malattia, muoiono.

Mirta è una madre disperata, che ha lasciato in patria un bimbo piccolo assieme alla nonna, in un momento in cui in Moldavia fa tanto freddo e la stufa non funziona bene. La protagonista invia soldi a casa tutte le settimane, rinunciando a veder crescere il suo stesso figlio pur di garantirgli una vita il più agiata possibile rispetto al resto della popolazione moldava.

Noi siamo abituati a dare per scontato un tetto sopra la testa, delle coperte calde che ci proteggono dal gelo, la tavola straripante di cibo e dei vestiti con cui proteggerci in caso di pioggia. Mirta invece, che proviene da una zona del mondo molto povera, tanto quanto lo era l'Italia degli Anni Cinquanta, non dà nulla per scontato e lavora senza pensare alla sua dignità, al suo benessere o al suo tornaconto. Lavora per disperazione, pur di mantenere suo figlio al sicuro e sperando di poterlo abbracciare nuovamente almeno un paio di volte l'anno.

Ma questo non è un romanzo di speranza: è un romanzo drammatico.
Purtroppo la direzione e il finale si intuiscono quasi subito, andando a rovinare un po' il pathos della storia. Manzini ha dichiarato che voleva cimentarsi con un personaggio femminile, con un punto di vista femminile, visto che è attraverso gli occhi di Mirta che il lettore fa esperienza della storia.

Il punto di vista di Mirta è assolutamente credibile. Quello che non mi piace di questa storia, e che è un po' la critica che ho fatto a un altro romanzo che affronta una tematica importante, cioè quella dei migranti, è che questa è una storia furba.

Nessuno aveva mai scritto un romanzo cercando di dare spazio a queste donne, nuove migranti che arrivano in Italia disposte a sacrificare la loro dignità per i capricci degli italiani che non si vogliono piegare ad accudire gli anziani. Quindi Manzini è stato furbo, perché ha riservato per sé una fetta di mercato molto ampia.

L'altro dettaglio che non mi convince proprio è l'assolutismo con cui viene presentato l'italiano medio al lettore. Capisco che a dominare sia il punto di vista di Mirta, ma il fatto che gli italiani siano tutti datori di lavoro orchi e maleducati non regge; come non regge il fatto che le badanti siano tutte sante e perfette, oppure ladre e scansafatiche.

Da un punto di vista tecnico e formale il romanzo è ineccepibile.
Da un punto di vista morale e di messaggio, invece, la storia a mio avviso scricchiola e non ha risvegliato la mia empatia.
Profile Image for Marta.
362 reviews9 followers
April 30, 2018
Una storia intensa, che ti cattura nelle sue pagine facendoti provare tutta la disperazione e devastazione della protagonista.
Mirta è un personaggio che non sono riuscita completamente ad apprezzare. Quando viene raccontata la sua vita come badante il suo comportamento nei confronti della signora che cura, Eleonora, non sono riuscita a giustificarlo del tutto, nonostante l'atteggiamento ostico e cattivo che ha nei suoi confronti Eleonora. In questo frangente ho trovato il suo personaggio incoerente perché sembra quasi avere due facce; è un continuo passare dall'essere una dolce ragazza che comprende il dolore di questa signora abbandonata dalla famiglia, completamente sola e che deve dipendere dagli altri per tutto, al diventare una cattiva ed egoista. La sua vita certamente non è stata facile e questo l'ha portata ad essere molto fragile ed a sentirsi in dovere di dover dare una vita migliore al figlio che si sente di avere abbandonato a qualsiasi costo, anche a discapito degli altri.

Questo non è il primo romanzo che leggo dell'autore e, come mi era già capitato per il personaggio di Schiavone, anche in questo caso l'autore non ha avuto mezze misure ed ancora una volta non mi ha dato modo di riuscire ad apprezzare i suoi protagonisti fino in fondo, pur riconoscendo che siano pensati e raccontati in maniera eccezionale. La sua penna anche in questo caso è sin da subito riconoscibile ed ho apprezzato anche questa volta il suo stile molto fluido, scorrevole, coinvolgente e che va dritto al punto, senza troppi fronzoli.

Sicuramente il tema del romanzo non era semplice da trattare e raccontare ed effettivamente qualche mancanza c'è stata, il voler rendere tutto nero o bianco dell'autore in questo caso non l'ho trovato appropriato. Ha voluto guardare solo una delle mille sfaccettature facendo sembrare netta la divisione tra buoni e cattivi,poveri e avidi. E' certamente una storia che fa parlare di se e che resta impressa perche ha parecchi punti di discussione o che fanno discutere, questo all'autore va riconosciuto.
Il finale era abbastanza prevedibile ma l'epilogo è stato davvero qualcosa di sconcertante e straziante, sono rimasta diversi minuti, incredula, a fissare quelle ultime pagine con le lacrime agli occhi.
Profile Image for Barbi  - Books Hunters Blog.
150 reviews6 followers
January 29, 2017
Ho letto questo libro con molte aspettative, e devo dire che non sono affatto delusa. Ma una precisazione la trovo doverosa: Manzini ha scritto un romanzo su un tema sociale molto attuale e forse poco sentito. Si parla di persone, prevalentemente donne dell’est e del Sudamerica, che lasciano la propria famiglia per venire in Italia a accudire le persone anziane o malate. Si tratta sicuramente di una realtà oggettiva: nel comune intendere, quando si pensa alla figura della badante ci si immagina subito una donna rumena o peruviana che si prende cura di una persona anziana. Lo si dà quasi per scontato, senza però soffermarsi a pensare alla vita di queste persone che vengono da lontano. Cosa lasciano nelle loro terra? Chi lasciano? A cosa devono rinunciare per guadagnare uno stipendio dignitoso, che permetta loro di mandare soldi ai famigliari che sono rimasti là dove non c’è di che sopravvivere? Per quanto tempo possono accettare questa distanza, questa vita fatta di solitudine, perché il loro corpo è in Italia mentre la loro anima è rimasta incollata alle persone che amano e che sono lontane? Questo è il tormento di Mirta, protagonista del libro, che si chiede per quanto ancora può sopportare di stare lontana dal figlio Ilie, rimasto solo in Moldavia, chiuso in un Internat, una struttura simile a un orfanotrofio.
Per quanto tempo si può sopportare un abbandono?
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Profile Image for Stefania.
33 reviews5 followers
February 26, 2017
Una storia forte raccontata attraverso una prosa scarna e ricca di dialoghi e emails che ti fa entrare direttamente e senza filtri nella quotidianita' di Mirta, una giovane badante moldava. Nelle emails che invia al figlio Ilie, a Padre Boris e all'amica connazionale Nina, l'anonima badante moldava il cui nome viene spesso storpiato senza tanta cura, diventa Mirta. Nelle emails e' la madre che si preoccupa dei voti a scuola di Ilie, che soffre per la lontananza dal figlio, e' la figlia che manda soldi alla madre in Moldavia, unico mezzo di sostentamento per la famiglia. Fuori dalle emails, Mirta e' la moldava, di cui non si vuole sapere molto, la badante, la donna delle pulizie, la donna dell'est da controllare per paura che rubi. Ne viviamo i soprusi, le fustrazioni, lo squallore della vita quotidiana. Un romanzo potente che ci fa entrare dentro l'umanita' di tante donne e uomini, emigrati nel nostro paese, apparentemente senza una storia, senza un passato e tantomeno un futuro. Dopo aver letto questo libro, molti di noi vedranno in una delle donne sedute al parco la domenica, una Mirta e si domanderanno se anche lei ha appena scritto al suo Ilie lontano.
Profile Image for Novella Semplici.
428 reviews9 followers
February 16, 2019
Semplice e breve, ma con una trama e un finale estremamente negativi. Quello che accade nel libro è realistico ma senza grossi approfondimenti, i personaggi sono appena sbozzati, e soprattutto c'è una divisione manichea tra cattivi e buoni. È molto preziosa l'idea di voler far vedere le cose dalla parte dei vinti. Ma i "signori" sono dipinti in modo veramente crudele e altrettanto crudele è il finale, senza alcuna speranza. Pare quasi una punizione per questa povera donna, e il testo forse sembra prendere quasi di più le parti del figlio che della protagonista. Tre stelle per l'impegno e la tematica, per il resto troppo crudo per farlo digerire a una come me...
Profile Image for Anna Volpi.
12 reviews1 follower
September 3, 2017
Tragico questo romanzo, lontano dalla schiettezza del questore Rocco Schiavone ma concentrato sulla giovane Mirta Mitea, moldava trasferitasi a Roma per lavorare e sostenere la famiglia rimasta a Chisinau. Tutti i pensieri di Mirta sono per il figlio lasciato nell'internat e trasformato così in uno dei tanti orfani bianchi, bimbi senza genitori perché lontani da casa.
Una storia come tante che passano inosservate, una storia per riflettere su una nuova schiavitù, una storia per sperare che l'epilogo sia diverso.
Profile Image for Alice Pernice.
47 reviews1 follower
September 8, 2018
Un libro che ho letto tutto d’un fiato, la storia straziante di una donna disposta a fare di tutto pur di mandare soldi e beni necessari al figlio in Moldavia.
Una situazione presente nella nostra società ma ignorata o poco considerata, l’autore riesce perfettamente a trasmettere i dolori, le preoccupazioni e gli sconforti che ogni giorno la protagonista affronta facendo riflettere, e portando in superficie questo fenomeno.

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