L’ultima lezione che Raymond Aron tenne al Collège de France il 4 aprile 1978 – qui proposta per la prima volta in italiano – lascia trasparire l’inquietudine civica che è stata la molla del pensiero e dell’azione del filosofo francese.La rappresentazione del liberalismo e della democrazia è dominata dall’idea formale di una «procedura», sia essa quella del mercato o della garanzia dei diritti, valida in sé e in grado di produrre i suoi effetti indipendentemente dalle disposizioni degli associati o dei cittadini. L’azione che può e deve essere valutata secondo le virtù cardinali – più o meno coraggiosa, giusta, prudente – non trova praticamente più posto, perché l’unica virtù richiesta è quella di applicare le regole che soddisferanno interessi e garantiranno tutele.In un contesto sociale che sembra aver fatto una scelta senza riserve per la libertà a scapito della verità, Aron interroga la «crisi morale delle democrazie liberali». L’inquietudine che le tormenta e può tradursi nelle condotte più irragionevoli è segno che non possono rassegnarsi all’assenza se non di una verità comune, almeno di un bene comune ampiamente condiviso.
Raymond-Claude-Ferdinand Aron (French: [ʁɛmɔ̃ aʁɔ̃]; 14 March 1905 – 17 October 1983) was a French philosopher, sociologist, journalist, and political scientist. He is best known for his 1955 book The Opium of the Intellectuals, the title of which inverts Karl Marx's claim that religion was the opium of the people – Aron argues that in post-war France, Marxism was the opium of intellectuals. In the book, Aron chastised French intellectuals for what he described as their harsh criticism of capitalism and democracy and their simultaneous defense of Marxist oppression, atrocities, and intolerance. Critic Roger Kimball[2] suggests that Opium is "a seminal book of the twentieth century." Aron is also known for his lifelong friendship, sometimes fractious, with philosopher Jean-Paul Sartre.[3] He is also known for his 1973 book, The Imperial Republic: The United States and the World 1945-1973, which influenced Zbigniew Brzezinski and Henry Kissinger, among others. Aron wrote extensively on a wide range of other topics. Citing the breadth and quality of Aron's writings, historian James R. Garland[4] suggests, "Though he may be little known in America, Raymond Aron arguably stood as the preeminent example of French intellectualism for much of the twentieth century."
Consiglio questo libro a chiunque sia interessato a temi socio-politici dell’Europa occidentale contemporanea. Lo ritengo molto interessante per gli spunti di riflessione sui temi trattati e sull’importanza di poterlo fare grazie ai privilegi dei quali godono coloro che hanno modo di ragionare su tali questioni sociali e storiche.