In principio c’era don Abbondio con il suo “Il coraggio, uno non se lo può dare”. Un grande personaggio illuminato nella sua neghittosa rinuncia a scegliere il bene. Gabriele Romagnoli percorre le strade del coraggio a partire dal senso caldo dell’esortazione che spesso abbiamo conosciuto nella vita: il coraggio che, da piccoli, ci sprona a camminare, pedalare, pattinare, quello che ci invita a non avere paura, o ad alzare la testa. Non si parla in questo libro del coraggio che fa di un uomo un guerriero armato o un cieco cercatore di morte (inferta o subita). Qui si parla del coraggio che la Francia del premio Carnegie dedicava “agli eroi della civiltà”. Fra questi “eroi”, un Antonio Sacco che nel 1936 compie il suo atto di coraggio e poi è dimenticato. Per Romagnoli, “Sacco A.” diventa un’ossessione e solo in chiusura scopriamo con lui, anzi grazie a lui, le gesta di cui fu protagonista. Ma prima di arrivare a quel giorno del 1936, Romagnoli stila un suo personale catalogo di uomini coraggiosi, come Éric Abidal, il calciatore che vince la Champions League pochi mesi dopo la diagnosi di un tumore; il capitano Rowan, incaricato di portare un messaggio al capo dei ribelli nel mezzo della giungla cubana; il senatore Ross, che col suo voto salva la presidenza degli Stati Uniti; o perfino un personaggio letterario come Stoner, e il suo no che finisce con il segnare una vita e una carriera. Romagnoli ci accompagna in questa strada dandoci del tu, ci vuole a fianco, perché tutti si possa riconoscere l’umiltà e la bellezza di un coraggio che fa della vita una vita giusta. Dopo Solo bagaglio a mano, un altro necessario esercizio di filosofia dell’esistenza.
Ho preso in prestito dalla biblioteca questo saggio, in occasione della parola del mese del mese di gennaio, per poi leggerlo invece a febbraio nei ritagli di tempo. La mia valutazione non è particolarmente positiva, nonostante le intenzioni lodevoli dell'autore. Sebbene lo scopo del saggio sia quello di elogiare il coraggio, rilevare come la paura ingenerata verso i terzi sia stata spesso uno strumento dei potenti per rafforzare la propria posizione, attraverso una serie di esempi che hanno caratterizzato la storia moderna, e con l'espediente della ricerca delle motivazioni per le quali il signor Antonio Sacco abbia ottenuto nel 1936 il premio Carnegie al valore, non è stato particolarmente coinvolgente. Anzi, ho letto le poche pagine quasi con la voglia di terminarlo per passare ad altro. Peccato!
Ho avuto l'onore di conoscere personalmente Romagnoli ad un incontro a Linkaters a Milano qualche mese fa..e abbiamo fatto una bella chiacchierata sul Coraggio. Questo libro rispecchia assolutamente la sua capacità di cogliere in un attimo sfumature delle storie delle persone che ha di fronte a se..seguirle...portarle a una bellissima riflessione e farne emergere l'importanza. Tante storie diverse...tanti atti di coraggio diversi uno dall'altro...tanti spunti di riflessione in un racconto che "sembra" semplice. Magnifico...una lettura piacevole..un linguaggio fantastico. (cit.) "..non avrei mai creduto che vivere potesse essere così facile. coraggio!"
Romagnoli ci accompagna in alcune storie intrise di coraggio e spiega che il mondo è pieno di super eroi. Dalle scelte più umili e quotidiane a quelle più difficili e che hanno stravolto la storia. Ciò che rende questo libro speciale, oltre al continuo incitamento al Coraggio, è che prende in considerazione storie di persone ordinarie, comuni e l'immedesimazione è più facile del solito. Qualsiasi persona sarebbe potuta trovarsi a vivere quella storia, quel caso in cui era necessario un pizzico di coraggio nel fare o dire la cosa giusta.
Rispetto al primo libro che ho letto ( e consigliato a tanti )dello stesso autore che in parte mi ha cambiato la vita( mi riferisco a Solo bagaglio a mano), Coraggio non mi è sembrato un libro da consigliare. Tanti aneddoti storici sicuramente ma poca incisività, tutto molto in superficie ed anche abbastanza caotico. Ho perso il filo alcune volte specie verso la fine e nel complesso non mi è piaciuto molto. Un po’ di delusione
Una carrellata di personaggi che hanno dimostrato coraggio. Perchè il coraggio si può imparare a darselo, al contrario di quel che diceva don Abbondio. Piacevole scoperta di un possibile pezzo di storia della mia famiglia!
Secondo libro di Romagnoli che leggo dopo “Solo bagaglio a mano” e mi ha colpito meno. Alcuni capitoli sono profondi e lasciano qualcosa, altri invece li ho trovati un po’ “superficiali”.
Un mesetto fa mia zia mi propose di andare a un’iniziativa organizzata dal comune in cui vivo – Legnano, per chi se lo dovesse chiedere -, che si chiama «Scrittori in mostra». Il titolo parla per sé, e dato che non avevo altro da fare e comunque si parlava di libri, non ho trovato niente da obbiettare all’invito anche se ignoravo chi fosse Gabriele Romagnoli e l’esistenza del suo ultimo libro, «Coraggio!».
Do we have any excuse not to be brave? Can we somehow evade our responsibilities when we are asked to by people or circumstances? Gabriele Romagnoli not only answers these questions for us, but he even gives us a good number of examples.
Questo libro è stato davvero di grande ispirazione per me. Romagnoli è un giornalista ma in questo brevissimo libro si rende autore di grande talento. Non ha alcuna difficoltà a creare una buona trama, che ha inizio da un episodio personale, e a svilupparla tramite racconti di diversi episodi. E’ molto bravo a creare descrizioni efficaci e capaci di stimolare l’immaginazione del lettore: a volte, durante la lettura, si ha la sensazione di essere stati presenti ad un determinato evento. Il leitmotif di questo libro non è difficile da individuare: il titolo lo esprime gran voce accompagnandolo ad un punto esclamativo. Coraggio! Una parola semplice che tutti noi usiamo quotidianamente e il cui significato dalle mille sfaccettature è analizzato per filo e per segno da questo capace giornalista. Si comincia analizzando proprio le notizie recenti riportate dal giornale: notizie che parlano di morte, sciagura e, soprattutto, di paura. Sembrano tralasciare quasi volutamente gli aspetti positivi, i piccoli esempi di coraggio che accompagnano sempre una disgrazia. Romagnoli ci fa una carrellata di esempi di coraggio quotidiano presentandoci eroi di cui probabilmente non abbiamo mai neanche sentito parlare: ci racconta le loro vicende e ci mostra come, fino ad un secondo prima di compiere il gesto coraggioso, fossero esattamente come noi. Il senso del romanzo? Darci speranza, credo. Farci vedere che siamo noi i primi a poter cambiare le cose, che non serve essere speciali per fare qualcosa di grande o di buono.
Scritto come un bravo giornalista Sa fare offre spunti interessanti e un approccio al concetto d coraggio che mi è piaciuto molto. La parte migliore quando prova ad esaminare il coraggio al Bataclan. Forse ci si perde un po' verso la metà ....ma la lettura, rapida e scorrevole merita.