Il 15 gennaio del 1875 a Paradise Road, una via di linde casette a schiera alla periferia di Londra, morirono nella stessa notte dodici persone. Né Scotland Yard né la scienza riuscirono mai ad appurare la causa di quei decessi. Soltanto alcuni decenni dopo viene alla luce il documento che svela finalmente la verità su quel caso, di cui fu protagonista Lionel Morpher, impiegato esemplare all'Ufficio Brevetti, la cui moglie Alphonsine fu "vittima" di una passione totalizzante per la poesia. In una Londra nebbiosa e carica di mistero, Lionel si imbarcherà in un'impresa per salvare la moglie dalla sua "follia", entrando in un nuovo mondo, ricco di incredibili scoperte scientifiche che annunciano l'arrivo della modernità.
È nato nel 1973 ad Ascoli Piceno. Dopo gli studi in filosofia, ha frequentato la Scuola Holden a Torino e il Corso per sceneggiatori Script/Rai a Roma. Nel 2006 ha pubblicato il manuale di scrittura creativa Il mondo narrativo. Come costruire e come presentare gli ambienti e i personaggi di una storia (Lindau). Sotto pseudonimo, ha esordito con il romanzo Primi riti del dolce sonno (Zandegù, 2006) e ha curato la raccolta collettiva di racconti The Sleepers. Racconti tra sogno e veglia (Azimut, 2008).
Ho letto questo romanzo tutto d'un fiato, si può dire. "Il Mistero di Paradise Road" è ambientato nella Londra di fine 800. Avendo letto alcuni romanzi di Wilkie Collins, ho potuto notare simili toni e sfumature, che mi sono piaciute molto. La storia è avvincente, coinvolge alzando il velo sui misteri un poco alla volta, lasciando che il lettore arrivi alle proprie conclusioni. Ciò che ho molto apprezzato è il contrasto tra il protagonista maschile e femminile di questa storia. Due figure che non potrebbero essere più agli antipodi per visione della vita, per sentimenti e passioni. Essere donna nella scoietà di fine 800, e per di più una donna con passioni che non si potevano condividere. Essere un uomo concentrato sul lavoro, sulla rispettabilità. Incontrarsi ma mai capirsi. La scrittura è molto ben congeniata, scorre veloce ed elegante. Alcune citazioni sono veramente bellissime:
"Piove da una settimana; una pioggia regolare e insistente, che stacca i pensieri dai loro ormeggi e li porta pian piano alla deriva."
"Essere soli in mezzo alla folla, sentirsi soli anche se circondati da migliaia di persone, e aspettare con ansia qualcuno; una persona qualsiasi, che mostri di sapere, che riesca a indovinare..."
"Ricopiare versi mi calma. Mi sembra di mettere dei naufraghi in salvo."
"Leggere è come scoprire che qualcun altro ha fatto il nostro stesso sogno."
"E' solo la mia anima che va a fondo, mentre il copro continua a galleggiare..."
Storia originale, sebbene dopo l'inizio interessante ci costringa ad alcune pagine di... noia? No, probabilmente l'autore è solo riuscito a fissare su carta la vita monotona e rispettabile di Lionel Morpher.
Il signor Morpher è un bibliotecario all'ufficio brevetti, un uomo così tutto d'un pezzo da diventare il confidente di uno dei direttori. Insieme condividono l'entusiasmo per le invenzioni e il biasimo per la poesia, cosa che li porterà alle rispettive rovine.
Di solito sono gli inglesi che mi scrivono romanzi gotici ambientati in Italia, ma qui abbiamo la situazione opposta con un risultato altrettanto gradevole.
L'autore ce la mette proprio tutta per ricreare le atmosfere del romanzo gotico vittoriano, e parzialmente ci riesce: il libro e' ben scritto ed ha un buon ritmo. Peccato la motivazione finale, che per me e' un po' debole, ma nel complesso un buon libro.
La fiducia in sé è la radice di ogni sviluppo normale nell’individuo, e nella vita collettiva costituiscono il vero fondamento del vigore e della potenza nazionale.
La trama era sostanzialmente parecchio interessante. Un uomo nobile, facoltoso dunque e acculturato, una sera, nel tragitto per raggiungere casa sua, si imbatte nel cadavere di ben tre persone che in un certo senso sconvolgeranno la sua vita, eufemismo per non scrivere che la modificheranno a tal punto che tartasseranno le sue nottate quieti con prepotenza e impetuosità. Adesso che ho concluso il romanzo da qualche tempo e che il fascino che avevo riservato a queste pagine è disgraziatamente evaporato, torno alla mia vecchia vita con una consapevolezza maggiore di prima – nei limiti del possibile, certo. Sono tornata alla vita di tutti i giorni, volgendo le spalle a questa Londra fumosa e ombrosa che strizza l’occhio ai romanzi di Dickens o di Wilkie Collins e Stevenson di cui però conferisce ben poco ma che mi aiutarono ad orientarmi fra le pagine di una storia attiva ma claudicante di una società che c’è stata. Quasi un delirio letterario a cui mi sono accostata con una certa diffidenza e che fa fronte a diversi classici che ho amato e che ne richiama solo il pallido ricordo e …. Nient’altro! Un’infornata di omicidi, indagini, segreti celati dal tempo e poi riesumati, la situazione era questa e per certi versi accettabile. Sotto altri divenuta un po' soffocante, insopportabile perché sciorinati nell’eccesso, un polpettone di tante cose perché dopo un po' non ci si sente più << comodi>> ma che chiudono bruscamente la storia di un uomo che si districa fra affanni e paure varie. Cadendo nella miseria, nella dissolutezza, quasi un superuomo che si domanda di ciò che lo circonda e lo costituisce. Ero rimasta affascinata, sedotta da questa visione: mi piace scorgere romanzi che mostrano personaggi forti, contorti e vivaci che, qualche pagina dopo, riservano una sorpresa dopo l’altra. Un po’ come la me di adesso, così distaccata e imprevedibile, delle volte, che non si lascia più annientare da niente e nessuno, e che gli anni le hanno insegnato ad abbattere ogni dolore che silenziosamente l’annientava. In un weekend quieto e produttivo, questo romanzo fu quella diapositiva che si palesò nel mio cammino letterario cambiando ogniqualvolta colore, diapositive. Mentre il tempo scorreva col suo irregolare tic tac, Londra svettava come una sentinella algida ma bellissima in cui vi ho potuto risiedere per qualche giorno, ma i cui elementi stagni appiattirono e rallentarono il ritmo, stonando con l’aura tetra e misteriosa del romanzo. E quindi, mentre osservavo imperturbabile sbrigliarsi la matassa di questo racconto - come una sequenza di immagini proiettate da una lanterna magica -, anche la mia immaginazione rimase coinvolta, o meglio catturata. Ecco la distesa infinita di lampioni in una città notturna; ecco la figura di un uomo che avanza precipitarsi. L’ho visto insinuarsi furtivo dentro case addormentate, o sgusciare via a passi rapidi, sempre più rapidi, in un crescendo che disgraziatamente non valica il possibile attraverso i più vasti labirinti di una città illuminata a stento, travolgendo chiunque. Striata da innumerevoli e mutabili riflessi, sede principale di questa storia, sobborgo di una città da incubo. Adesso che è tutto finito, e sono nuovamente sprofondata nella mia poltrona preferita, mentre osservo l'anima di questa storia nella quale non c'è la minima traccia di paura, ho avuto come la sensazione che quello che avevo visto accadere si trattasse solamente di una parvenza. Un'impressione che non si sposa completamente all'idea di romanzo horror, ne esattamente ciò che cercavo. Leggere consiste anche nel fare esperienza di un vasto bagaglio di conoscenze. Anche se a questa sensazione di mancata soddisfazione, che mi avvolse sin da quando iniziai a leggere. Una realtà che improvvisamente perde tutta la sua veridicità e la sua drammaticità e nella quale non ho potuto reintegrarmi. Una storia riesumata dalla risacca lenta e disomogenea del tempo, che spinge a trovare qualcosa. Verso l'infinito. Che cosa sarebbe successo, mi chiedevo, se il muro invalicabile di segreti, che avvolgono le vecchie mura di Paradise Road come un cappotto un po' troppo ingombrante, fosse crollato? Sarebbe venuta giù una verità sconvolgente e inaccettabile? Sotto certi aspetti, si, ma niente di così sconvolgente e memorabile. Figure evanescenti, ma bizzarre hanno accompagnato la mia avanzata lenta. Ma nel complesso sono state solo figure di contorno che, col finire del capitolo, sono svanite come invisibili volute di fumo. Si sono mosse furtivamente in mezzo ad entità estranee e malvagie, dove gli oggetti si muovevano nell'ombra, strisciando come rettili e insetti. Un surreale dramma in cui perversa la malinconia. L'insoddisfazione. La solitudine. Una prova letteraria dinanzi alle soglie morali del tempo, zeppo di immagini impressionistiche e suggestive, semplice, raffinata che sembra non avere un inizio ne una fine. Mi sono rincantucciata buona buona dentro le sue viscere mentre qualcuno cospirava alle mie spalle e, solo quando tutto finì, sorrisi per la sua piacevole compagnia. Per il tempo trascorso in sua compagnia.
"Tutto è connesso. E' così da sempre e sarà così per sempre...la menzogna della verità, la giustizia della crudeltà, la bellezza dell'orrore...la poesia della prosa, la prosa della poesia...Perchè al mondo non c'è altro che poesia. La prosa non è che poesia mascherata. La poesia è ovunque; tutto è poesia..."
Il mistero di Paradise Road è un romanzo molto particolare. Pur essendo opera di Pietro De Angelis, scrittore italiano, la storia è tutta ambientata nella Londra di fine 1800. Il racconto inizia il 18 Gennaio del 1875 a Paradise Road, nella periferia di Londra, dove per uno strano ed inspiegabile caso 12 persone muoiono nello stesso momento. Nessuno riesce a spiegare le cause della morte di quelle persone, così il caso viene archiviato. Soltanto anni dopo verrà scoperto un documento che potrà far luce su quella strana vicenda che ebbe per protagonisti Lionel Morpher, impiegato all'Ufficio Brevetti di Londra, e sua moglie Alphonsine. Traendo spunto dalle ambientazioni vittoriane tipiche dei romanzi di Collins, De Angelis ci delizia con una storia avvincente e avvolta nel mistero! Lionel Morpher e sua moglie Alphonsine sono al centro del racconto, anche se non subito ci sarà chiara l'attinenza delle vicende legate ai due coniugi con quelle legate al delitto di Paradise Road. Lionel è il perfetto esempio di gentiluomo inglese, esemplare e impeccabile, misurato in ogni gesto e parola. Pretende dalla giovane moglie lo stesso atteggiamento impeccabile, e Alphonsine si dimostra all'altezza. Almeno così crede Lionel, fino a quando non scopre che la moglie, dietro la facciata di freddo controllo, nasconde un morboso attaccamento per la poesia che lui crede la stia portando lentamente alla pazzia. Mentre la vita coniugale dei Morpher pian piano si sgretola, contemporaneamente Lionel si ritroverà a seguire il recupero di alcune invenzioni molto particolari che cambieranno la sua vita per sempre. Ho trovato questo romanzo davvero bellissimo! La trama mi ha catturata completamente con i suoi misteri e il modo particolare in cui la storia ci viene narrata. Infatti il narratore della storia ci è sconosciuto, solo alla fine, con un bel colpo di scena, ci viene rivelata la sua identità. Lo stile dell'autore è molto scorrevole, elegante ed evocativo, si notano i rimandi alla letteratura di stampo vittoriano e ad autori come Wilkie Collins. La storia è divisa in varie parti, man mano ci vengono svelati sempre più particolari per permetterci di comprendere cosa sia davvero successo la notte del 18 Gennaio a Paradise Road. I personaggi sono molto interessanti, mi è piaciuto il contrasto tra Lionel, uomo rigido e formale, ed Alphonsine, una donna di stampo romantico. Molto interessante anche il modo in cui nella trama è inserito il tema delle invenzioni e del lavoro svolto all'Ufficio Brevetti. Londra è sempre un'ambientazione meravigliosa e devo dire che l'autore è riuscito a darle quella nota misteriosa e malinconica perfetta per la storia che ci racconta. Insomma, una storia di misteri e di passioni sconvolgenti sullo sfondo di una Londra che non è mai stata tanto affascinante!
Siamo nella Londra nella seconda metà dell'800, il mistero di Paradise Road è svelato nelle prime pagine, il resto è un lungo racconto a ritroso di ciò che ha scatenato l'evento. Il romanzo è scritto molto bene, e con il suo dolce profumo di lavanda, avvolge e cattura dalla prima all’ultima pagina. Un noir dalle tinte vittoriane, bellissima infatti l’ambientazione vittoriana, descritta nei minimi particolari, però molto lontano dalla magnificenza dei grandi gotici inglesi a cui ha saccheggiato molte idee. Si avverte come l’autore si sia ben documentato, la stesura del libro è durata infatti dieci anni, interessantissimo è anche il contesto lavorativo del protagonista, l'Ufficio Brevetti di Londra, che ci ha dato modo di conoscere invenzioni e progressi tecnologici di quel periodo, peccato che si dilunghi con eccessive descrizioni, rendendo così la lettura a tratti noiosa.
Che spreco di carta e tempo! Nonostante l'inizio promettente, questo romanzo si è rivelato una vera delusione. La soluzione assurda e irrealistica ha rovinato un libro che non si può definire giallo ma che avrebbe avuto comunque una ragione d'essere se l'autore si fosse sforzato di trovare una spiegazone plausibile alle morti che ha descritto.
Kahtlemata andekas autor, kes on välja nuputanud intrigeeriva süžee, aga pärast esimest 30 lehekülge hakkab tegevus venima nagu siirup. Esimese peatüki oleks võinud paigutada hoopis raamatu lõppu -- vaat see oleks alles grande finale.
Seda Tesla teemat on ka juba küllastumiseni lüpstud, vahelduseks oleks võinud midagi eksootilisemat välja mõelda.
In un quartiere residenziale della Londra vittoriana, si consuma il dramma della follia di un uomo comune, schiacciato tra metodico stile di vita e imprevisti della natura umana, e il mistero di dodici morti che avvengono contemporaneamente in un'alba fredda e nebbiosa, anticipatrice di forti cambiamenti nell'esistenza di Lionel Morpher, il protagonista. Pietro De Angelis ricostruisce ambienti e situazioni con dovizia di particolari, riuscendo a far vivere al lettore una precisa atmosfera che richiama alcuni grandi autori come Stevenson, Mary Shelley e Wilde. http://exlibris20102012.blogspot.it/2...
“Il Mistero Di Paradise Road” è un romanzo che svela subito la sua natura complessa in un continuo confronto tra Ordine e Caos. Se osservate la cover, noterete che le porte e le finestre della casa di Lionel sono tutte chiuse. In casa, al riparo dagli occhi della società, i protagonisti si mostrano come realmente sono. Al di fuori delle mura domestiche sono la bella copia di se stessi: marito ossequioso lui, moglie sottomessa lei. Questo aspetto del romanzo mi è piaciuto in modo particolare perché mette in evidenza la doppia natura dell’uomo nascosta da uno stile di vita esemplare. Lionel e Alphonsine hanno una seconda natura che mascherano a tutti, una seconda identità foriera di incomprensioni tra i coniugi.
Con penna raffinata, lo scrittore sposa il noir con profonde riflessioni sul senso della vita. Narra dell’amore e del suo potere. Svela la malsana passione di Alphonsine per la poesia. Si sofferma sulla capacità, spesso incapacità, del mondo di far buon uso delle invenzioni. […]
Onore e sentimenti, conflitto tra prosa e poesia, sono il cuore del romanzo. Un cuore che pulsa sempre più velocemente conducendo a un finale sorprendente che svelerà ogni cosa.
Curata e suggestiva è l’ambientazione nella Londra vittoriana, palcoscenico perfetto per le vicende narrate.
La lettura del romanzo scivola via veloce, arricchita da diari privati e lettere che svelano la vera natura di alcuni protagonisti.
Interessante l’idea negativa del potere della poesia. Nel romanzo troverete molti temi su cui riflettere. Per lo scrittore la poesia è un’esperienza vitale che abbraccia l’Universo ed io non posso che condividere tale opinione.