Ah, quanto lamento, quanto piango ! Quanto piango e quanto lamento ! Sono sinceramente, inconsolabilmente, disperata: dev'esserci qualcosa di irrimediabilmente errato in me, tanto da non capire, tanto da non comprendere. Forse poesia non m'ha graziata? forse arte non m'ha baciato la fronte? forse non son fatta per leggere poesie, tanto che i miei occhi paiono non capire come "éclaircie" o meglio, Schiarita, non sia prosa ma poesia, sebbene sia scritta come prosa, si legga come prosa, e lo stile prosaico sia leggermente, a mio avviso, scadente. è forse il fatto d'esser scadente che lo rende poesia?
siam giunti dunque a questo, mi domando, nel relegare l'arte più sacra all'uomo, ispirata dalla musa, creatrice d'estasi, smovitrice di monti ed armate, parola di maghi e dei?
O poesia è andare a capo
senza scopo,
e scrivere al centro
del foglio
bianco,
tanto per mostrarsi
misteriosi e fugaci,
all'amata
di
turno,
per raccoglierne i favori?
è questa poesia? un'accozzaglia di parole senza suono, che si perdono sul foglio come soldati con la diserzione nel cuore?
Nico Orengo, nella sua introduzione, parla di come "con Prévert la letteratura, l'arte, non faceva più impressione, paura, distanza. La soggezione, la sacralità, verso qualcosa d'importante, ma che non si arrivava a capire perché lo fosse, spariva"
ma la poesia è importante ! è SACRA ! è la parola primigenia dell'Universo tutto. Il poeta stesso trema quando impugna tale potere, sparisce e ricompare, come uno strumento tra le mani di un dio ! Se sparisce la magia della poesia, sparisce la poesia, e difatti, eccomi, mi trovo a leggere parole, senza senso vero, contenitori senza luce che cadono come scatoloni dalla bocca d'un pesce.
Sì, la vita può essere ed è semplice, ed anche le parole più vere lo sono. Ma sono sempre cariche di mondo, e qui, di mondo, c'è solo la delusione.