Marco Luciani ha lasciato la polizia e l' un taglio netto, una nuova vita a Barcellona, da padre single. A parte occuparsi del piccolo, vivacissimo Alessandro, l'ex commissario si limita a gestire la casa che Alice, amica e amante occasionale, affitta ai turisti. Forse, però, dentro di lui non si è del tutto spento il gusto di indagare, di frugare nelle vite degli altri, di completare i puzzle. O forse, più prosaicamente, i soldi cominciano a scarseggiare. È così che Luciani si rassegna ad accettare l'incarico di ritrovare la figlia scomparsa di un imprenditore italiano. La ragazza si chiama Martina, ha diciannove anni e viveva in un'Accademia di tennis poco fuori Barcellona, dove si allenava per diventare una professionista. Segni una bellezza fuori dal comune. La polizia locale non si occupa del caso perché, stando alle apparenze, Martina si è allontanata volontariamente, per sfuggire alle pressioni soffocanti di un padre padrone che la voleva campionessa a tutti i costi. Ma nessuno ha più sue notizie, e il suo telefonino è sempre muto... L'istinto di Luciani gli suggerisce che qualcosa non torna e lo spinge a scavare nella vita della ragazza, iscrivendosi all'Accademia e spacciandosi per un amatore che vuole migliorare il suo gioco. Ben presto, la sua indagine informale si scontra con i silenzi o le bugie delle amiche di Martina, dei maestri - qualcuno in rapporti non solo tennistici con le allieve - e dell'ambiguo gestore dell'Accademia. In questo match la posta in palio è altissima, e Luciani dovrà giocare al meglio delle sue possibilità se vuole ritrovare Martina prima che sia troppo tardi. O almeno fare giustizia in suo nome.
Claudio Paglieri è uno scrittore e giornalista italiano.
Ligure, nato a Genova nel 1965, autore di libri umoristici e di romanzi, è giornalista del quotidiano ligure Il Secolo XIX. Ha vinto il Premio Bancarella Sport per il romanzo giallo Domenica Nera del 2005.
Buon libro nella saga del complicato ex-commissario Luciani. Non era facile inventarsi un modo per continuare la storia personale del personaggio, e forse l'idea dell'indagine privata non è delle più originali, ma il modo in cui è scritto rende il libro piacevole al di là di alcuni (un po' improbabili) stratagemmi letterari - come ad es la scusa che il nostro usa per carpire informazioni una volta che si è infiltrato....ok, basta se no spoilero ;-) La psicologia del personaggio è sempre intrigante e la paternità lo ha in qualche modo addolcito e reso più umano nella gestione delle emozioni. Non al livello dei libri precedenti per quanto riguarda la trama, ma un collegamento ben fatto tra due "vite" letterarie, sperando che la saga continui e Paglieri (la cui scrittura resta piacevole, franca ma mai sopra le righe) trovi il modo per far continuare la storia. Consigliato, ma non a coloro che hanno perso i libri precedenti. Troppi collegamenti con il passato.
Delusa dalla piega che ha preso il personaggio, mi aspettavo decisamente di meglio. La trama è scontata e banale, scopiazza un po' il giallo nordico alla Lackberg. Il racconto diventa del tutto inverosimile a mio giudizio, come i personaggi del libro. Mi piaceva il Marco Luciani dei vicoli genovesi, l'investigatore privato che vive a Barcellona sembra un'altra persona, un personaggio senza spessore presuntuoso e arrogante, quasi grottesco. La storia delle tenniste poi non sta in piedi, e' priva di forza narrativa. Il Gran maestro così come i due milionari russi sembrano buttati lì per caso così come tutti i personaggi di contorno di questa strana sequenza di capitoli slegati tra loro... i libri precedenti sono senza alcun dubbio migliori
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Il commissario Luciani, con le sue stranezze e le sue follie, è senza dubbio il mio “investigatore” preferito, forse perché lo è per molti versi suo malgrado. In questo romanzo il giallo si snoda nel mondo tennistico descritto con grande maestria. Molto bello.
Si parla molto di tennis, un poco di calcio, assai di curiosità catalane, parecchio di figli ex mogli quasi mogli e amanti potenziali, c'è anche un cadavere :morta di overdose , che thriller!
Togliere Luciani da Genova è stata una buona mossa per fare uscire le sue storie da un percorso che sembrava obbligato. Per certi versi, ormai di giallo in senso stretto è rimasto poco: l'indagine va avanti in modo piuttosto meccanico e fa più che altro da bordone alle vicende della (contorta) vita del protagonista. Lettura piacevolissima, comunque.