«Come tutti i libri di Vito Mancuso, anche questo – bellissimo – apre la mente, facendoci riflettere e discutere.»Corriere della Sera - Romano MontroniEsiste veramente la libertà? E, se esiste, dov’è? Com’è? Come definirla? Se invece non esiste, perché tutti ne parlano, la ricercano, la pretendono? In questo libro, Vito Mancuso affronta la questione in modo concreto, interrogandosi non tanto sulla libertà come concetto, quanto sull’essere liberi come condizione dell’esistenza reale. La domanda più importante qui non è: «Esiste la libertà?», quanto «Tu ti ritieni libero? E se non ti ritieni tale, lo vuoi diventare? Hai, vuoi avere, il coraggio di essere libero?». Per essere liberi, infatti, ci vuole coraggio. Guardando al mondo e agli esseri umani, quello che appare è uno sterminato palcoscenico su cui tutti si esibiscono indossando le diverse maschere imposte dall’esistenza, ma ognuno di noi, soprattutto in quei momenti in cui è solo con se stesso, sperimenta anche l’acuta sensazione di essere qualcosa di assolutamente differente e separato da tutto il resto, qualcosa di unico. La scintilla della libertà nasce da questa consapevolezza, per sostenere la quale è necessario però il il coraggio di sottrarsi al pensiero dominante e scoprire nuovi valori in cui credere; il coraggio di scrollarsi di dosso le convenzioni che ci soffocano e costruire un rapporto autentico con gli altri e con se stessi; il coraggio di essere liberi per diventare veramente chi siamo.
Vito Mancuso è un teologo italiano, docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano. I suoi scritti hanno suscitato notevole attenzione da parte del pubblico, in particolare L’anima e il suo destino (Raffaello Cortina, 2007), un bestseller da oltre centomila copie con traduzioni in altre lingue e una poderosa rassegna stampa, radiofonica e televisiva. È oggetto di discussioni e polemiche per le posizioni non sempre allineate con le gerarchie ecclesiastiche, sia in campo etico sia in campo strettamente dogmatico. È editorialista del quotidiano “la Repubblica”.
L'autore affronta il tema della libertà umana non come concetto, quanto sull'essere liberi come condizione dell'esistenza reale. Noi ci sentiamo liberi? Vogliamo esserlo? Effettivamente la società in cui viviamo ci fa indossare e recitare diverse maschere, come se la vita fosse un copione da recitare ad ogni situazione in cui ci troviamo. Quante volte ci viene voglia di gettare la maschera e di fuggire via! Ecco, il fatto di sentirsi così, di isolarci e cercare una nostra solitudine, sono i sintomi che la libertà non l'abbiamo ancora trovata e la stiamo cercando.
Secondo Mancuso il cammino verso la libertà ha tre tappe: - emancipazione dall'ambiente e dagli altri ovvero libertà-da ; - dedizione a una realtà più grande del sé ovvero libertà-per ; - emancipazione da sé ovvero libertà-da a un livello più profondo. Inoltre egli afferma che la libertà appare come il fine della creazione: se il mondo ha un qualche senso, è che in esso possa nascere la libertà. Sant'Agostino diceva: "Non uscire fuori di te, rientra in te stesso, la verità abita nel profondo dell'uomo". Il divino agisce come forza che risana, innalza, ispira la nostra libertà. La libertà viene sanata dalla luce che proviene dall'idea del bene; viene dotata di forma dalla luce che proviene dall'idea del bello; viene purificata dalla luce che proviene dall'idea del vero. Questa è l'azione di grazia. Potrei continuare a citare ancora tantissimi passi del libro, ma preferisco lasciare a voi il gusto di leggerlo.
Gran bel saggio sulla libertà, sicuramente leggerò anche altri testi di questo bravo e competente autore.
In primo luogo, una premessa generale: non credo che la strada imboccata dall’ultimo Mancuso sia corretta. Si tratta infatti di un pensiero troppo poco rigoroso e troppo sincretistico. I rischi sono quelli dell’inconsistenza e della confusione, e questo libro, in proposito, ha confermato i miei timori.
Detto questo (e mi è spiaciuto dirlo, perché, comunque, ritengo Mancuso un autore interessante) considero questo saggio sul tema della libertà stimolante e ricco di spunti di riflessione. Per evitare di scrivere un papiro, riporto soltanto un marginale (rispetto all’argomento trattato) dettaglio di tipo storico e biografico, dal quale son rimasto colpito: Ludwig Van Beethoven, nato nel 1770 a Bonn, è culturalmente riconducibile all’ambiente dell’Idealismo tedesco.
Immagino che per un conoscitore di storia della musica si tratti di un’ovvietà, eppure, per quanto mi riguarda, è stato sorprendente. Cosa mi ha sorpreso? La metterei giù così: tra Hegel, Holderlin e Schelling avevo ben chiaro quanto la Germania del tempo delle guerre napoleoniche fosse, da un punto di vista culturale, un luogo scoppiettante. Ma, aggiungendo anche Beethoven a quella lista, direi proprio che è lecito parlarne come di un luogo culturalmente straordinario.
“Vedi” diceva Ochwia Bianco “quanto appaiono crudeli i bianchi. Le loro labbra sono sottili, i loro nasi affilati, le loro facce solcate e alterate dalle rughe. I loro occhi hanno uno sguardo fisso, come se stessero sempre cercando qualcosa. Che cosa cercano? I bianchi cercano sempre qualcosa, sono sempre scontenti e inquieti. Non non sappiamo che cosa vogliono. Non li capiamo. Pensiamo che siano pazzi”. Gli chiesi perché pensasse che fossero tutti pazzi. “Dicono di pensare con la testa”, rispose. “Ma certamente. Tu con che cosa pensi?” Gli chiesi sorpreso. “Noi pensiamo qui”, disse indicando il cuore.
Altro manuale di questo autore che amo particolarmente, perchè con poche e chiare parole riesce a dare vita a voli pindarici di riflessione sull'esistenza, su come condurre una vita degna di essere chiamata tale. Dovremmo tenerlo tra i manuali da consultare periodicamente per ricordarci come si fa a vivere.
Mi è molto piaciuto, non ho la competenza per dare un giudizio sulle argomentazioni filosofiche però a me è sembrata una bella riflessione sull’importanza di riscoprire la libertà. Gli agganci storici e filosofici invitano all’approfondimento, forse l’unica pecca è che è un saggio così divulgativo da sembrare a tratti un manuale di autoaiuto.
Ancora una volta Vito Mancuso spiega con chiarezza, semplicità e umiltà concetti filosofici complessi e di comprensione non immediata e la loro rilevanza nella vita quotidiana. L'evoluzione dell'uomo si svolge lungo un cammino di libertà che implica una liberazione progressiva da impedimenti sia autoimposti (le proprie paure), sia imposti dall'ambiente esterno culturale e sociale, per partecipare dell'armonia della vita. La vita emerge dal caos grazie alla tensione all'armonia, un ordine dinamico che modifica costantemente accordi e assonanze mantenendo un equilibrio creativo. La libertà, che guida questa tensione ed è dunque principio di vita, è anche la stella guida dell'uomo che, se riconosciuta e seguita, lo porta a superare i propri orizzonti limitati a se stesso e al proprio bene personale, per contribuire all'evoluzione di tutta l'umanità verso l'armonia, cioè la pace feconda, la bellezza e il bene comuni. Un libro da leggere e rileggere per cercare di rispondere agli interrogativi che fa sorgere e per assimilarne le molteplici sfaccettature.
Sicuramente un buon saggio, ma non il migliore che abbia letto. Vito Mancuso è stato capace di farmi riflettere in alcuni punti della sua esposizione, ma non la definirei illuminante. Di fatto è riuscito a dare un ordine e un senso ad alcuni pensieri e domande sulla libertà che molto spesso come società occidentale e come individui ci formuliamo. In alcuni parti però l'ho trovato un po' ripetitivo. Nel complesso è un saggio che consiglio comunque di leggere se vi incuriosisce il tema, soprattutto perché vengono citate delle bibliografie piuttosto interessanti.
Non sono un amante dei saggi, perchè per me la lettura è soprattutto evasione, ma ogni tanto mi lascio tentare. Mancuso , a mio parere, ha la capacità di trasmettere concetti complicati in modo semplice e comprensibile ed il messaggio che arriva è sempre positivo.
Argomento vasto e complesso che Vito Mancuso affronta con chiarezza e facendoci capire bene il suo punto di vista pur fornendoci anche altri elementi di valutazione. Nelle citazioni che ho riportato si possono rilevare i temi che più mi hanno coinvolto. L'ultimo, quello che fa riferimento all'arte, e all'arte di vivere, mi pare contenga tutti gli altri in modo egregio. Bella occasione di lettura, che mi ha offerto il caso, legata ad un'iniziativa della Biblioteca di Ponte Arche. I bibliotecari svolgono un gran lavoro che va riconosciuto più di quanto venga fatto.
pag 41: La prima obiezione sostiene che la libertà, intendendo con essa l'energia indeterminata che considera ogni essere umano come potenzialmente in grado di scegliere una cosa o l'altra, viene di fatto così fortemente attratta dall'oggetto desiderato da esserne determinata, vincolata, persino costretta. Si dà in un certo senso quella situazione che Oscar Wild descriveva con la sua consueta ironia: "Resisto a tutti, ma non alla tentazione". Prendiamo la più potente delle tentazioni, l'amore: in esso è plateale l'ambiguità e la prigionia della libertà. Più grande e più potente di noi, l'amore è sempre una forza irresistibile, può soggiornare,e di fatto soggioga le nostre vite, e per questo i greci ne parlavano come di una divinità. Che libertà ha ci è innamorato? Che libertà ha una madre di fronte ai figli? Si è sempre sottomessi a chi si ama. L'amore è più forte, quindi è anche una prigione della libertà, e significativamente coloro che hanno posto al centro delle loro aspirazioni l'indipendenza e l'autocontrollo hanno sempre messo in guardia dall'esperienza dell'amore consigliando di evitarlo, o perlomeno di neutralizzarlo, mediante l'atteggiamento dell'apatia (gli storici) o della santa indifferenza (Ignazio di Loyola). Ma quello che vale per l'amore vale in realtà per ogni altra grande passione che ci attrae e che attraendoci ci determina e ci modella: vale per il potere, la ricchezza, il sapere, la bellezza.
pag 57: La libertà però matura veramente quando comprende che il no più significativo che è chiamata a pronunciare è quello rivolto a se stessa: no ai propri capricci, no alle proprie voglie, no alle proprie pigrizie, noi al proprio narcisismo, no alle proprie paure, no ai propri complessi, noi alle proprie idiosincrasie. Non si tratta per nulla di un processo facile, anzi, esso può durare, e quasi sempre dura, tutta la vita: è molto impervio il cammino della liberazione di sé dal sé, della lotta contro il proprio nemico interiore.
pag 79: Il rapporto con le nostre idee, infine, soffre della medesima ambiguità. Siamo convinti di essere liberi solo se possiamo professare pubblicamente le nostre convinzioni, e in effetti la libertà di pensiero e di parola è una delle più preziose conquiste civili, ottenuta a caro prezzo contro il potere politico e religioso che spesso toglieva la vita a chi l’esercitava (tra le vittime ricordo Socrate, Gesù di Nazareth, Paolo di Tarso, Ipazia di Alessandria, Margherita Porete, Jan Hus, Tommaso Moro, Michele Serveto, Giordano Bruno, Pavel Florenskij). Ma ognuno di noi quanto è libero rispetto alle proprie idee? Quanti le hanno scelte liberamente dopo averle confrontate con altre? E quanti invece sono politicamente o religiosamente di una parte solo per via dell’influsso della famiglia o di altro ambiente? E quanti viceversa, dotati di un più acuto spirito di autonomia, hanno determinato le proprie idee solo per contrapporsi alla famiglia o ad altri ambienti?
pag 145: "Io penso che tutto alla fine sia questione di arte. Anche la libertà è arte, è una particolare manifestazione artistica: quella dell'arte di vivere"
L'entusiasmo delle prime pagine ha lentamente lasciato il posto ad una pesantezza fastidiosa. Non che mi aspettassi una scrittura incalzante (si tratta pur sempre di un saggio), ma il pensiero religioso, o meglio, la forma mentis religiosa è evidente (ed invadente. Tanto che anche chi, come me, non conosce l'autore, può facilmente avere il fondato sospetto di essere al cospetto di un ex seminarista). Il ragionamento non si sposta quasi mai dal rapporto con Dio e questo per un agnostico alla lunga risulta un limite. Molto interessanti invece gli spunti di riflessione sul male visto come stimolo al progresso e dell'arte come risposta ad esso.
Di questo saggio consigliatomi da un amico ho apprezzato le citazioni di alcuni pensatori del passato (da Einstein a Kierkegaard) e lo sforzo di mantenere un approccio laico nonostante la formazione cattolica dell’autore. Lo stile narrativo è quello proprio del saggio; si percepisce infatti che si tratta di un’opera scritta da un professore, filosofo, teologo. Ciò va a scapito dell’aspetto divulgativo. Fa riflettere il concetto secondo cui nella nostra percezione potremmo anche considerarci “liberi” di compiere determinate azioni, ma non è detto che la nostra volontà e i nostri desideri (che sono alla base delle nostre scelte) lo siano altrettanto. Lo reputo un buon manuale che richiede uno sforzo iniziale per familiarizzare con lo stile dell’autore e con alcuni concetti filosofici propedeutici.
La liberazione dagli altri (libertà-da). Consacrazione della libertà conseguente a una maggiore realtà di sé (libertà-per). Libertà da sé (secondo livello della libertà-da).
Un saggio filosofico di 100 pagine intense ma leggibilissime. Si naviga da Eraclito ai sommi greci, Parmenide, Cartesio,Pascal, Kant che rimane sempre il più nel cuore e quindi il più citato da Mancuso, fino ai suoi pure particolarmente amati Pavel Florensky e Simone Weil. Dalla Bibbia al Gilgmesh ai classici orientali , dal poco amato Agostino ai molto amati Teillard de Chardin e Raimond Panikkar. Saper scrivere saggi di filosofia che spaziano come questo libro da libero arbitrio a senso del dolore al problema del male, dalla teodicea al senso della morte ,libri che poi arrivano a vendere qualcosa come 800.000 copie, bisogna veramente essere bravi. Leggi di più: https://draft.blogger.com/blog/post/e...
Esiste davvero la libertà? E se esiste come definirla? Se invece non esiste, perché tutti la cercano? In questo saggio l’autore affronta la questione facendone una panoramica che si divide in quattro capitoli. Nel primo viene esposto il legame persona-individuo e i diversi gradi di libertà. Nel secondo viene narrato il binomio necessità-libertà e l’importante ruolo della dialettica, con il supporto delle teorie di diverse figure come Einstein, Bohr, Kant, Hegel ecc. Nel terzo sostiene che la libertà esprime il caos presente in ogni uomo che ha capacità creative ma anche distruttive. Esso però è causa necessaria ma non sufficiente per giungere alla libertà, infatti deve essere presente anche la consapevolezza della mente. Ed infine, nel quarto capitolo, viene analizzato il comportamento umano nel grande palcoscenico della vita, tra tragedia e commedia.
È il primo libro che leggo di questo autore e ne ho apprezzato la capacità di scindere dei concetti tremendamente complessi, come quello della libertà, in parti più piccole e più semplici da illustrare. La formazione teologica dello scrittore è evidente ma abbastanza ben bilanciata (forse per me l’impronta della religiosa è un po’ troppo pronunciata) da argomentazioni filosofiche dei più illustri nomi della storia, offrendo un panorama stimolante e ricco di spunti di riflessione. Dal mio punto di vista sono d’accordo per quanto riguarda il legame tra la libertà e l’arte. Inoltre mi è piaciuta in particolare l’intro e l’outro dalla voce di un attore su un palcoscenico e la tripartizione dell’uomo (corpo, psiche e spirito) e della libertà (libertà da-altri. Libertà per, libertà da-sé).
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Primo libro di Mancuso che leggo. L'autore affronta il tema della libertà umana non come concetto, quanto sull'essere liberi come condizione dell'esistenza reale. Noi ci sentiamo liberi? Vogliamo esserlo? Effettivamente la società in cui viviamo ci fa indossare e recitare diverse maschere, come se la vita fosse un copione da recitare ad ogni situazione in cui ci troviamo. Quante volte ci viene voglia di gettare la maschera e di fuggire via! Ecco, il fatto di sentirsi così, di isolarci e cercare una nostra solitudine, sono i sintomi che la libertà non l'abbiamo ancora trovata e la stiamo cercando. Secondo Mancuso il cammino verso la libertà ha tre tappe: - emancipazione dall'ambiente e dagli altri ovvero libertà-da ; - dedizione a una realtà più grande del sé ovvero libertà-per ; - emancipazione da sé ovvero libertà-da a un livello più profondo. Inoltre egli afferma che la libertà appare come il fine della creazione: se il mondo ha un qualche senso, è che in esso possa nascere la libertà. Sant'Agostino diceva: "Non uscire fuori di te, rientra in te stesso, la verità abita nel profondo dell'uomo". Il divino agisce come forza che risana, innalza, ispira la nostra libertà. La libertà viene sanata dalla luce che proviene dall'idea del bene; viene dotata di forma dalla luce che proviene dall'idea del bello; viene purificata dalla luce che proviene dall'idea del vero. Questa è l'azione di grazia. Potrei continuare a citare ancora tantissimi passi del libro, ma preferisco lasciare a voi il gusto di leggerlo. Gran bel saggio sulla libertà, sicuramente leggerò anche altri testi di questo bravo e competente autore.