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Guida all'uso delle parole: Parlare e scrivere semplice e preciso per capire e farsi capire

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«Chi scrive per dire qualcosa di utile agli altri, anche a uno solo, si chieda, finita la prima stesura, se le parole e frasi che ha scelto sono le più adatte al destinatario, le più adatte a farlo entrare nel senso che gli si voleva comunicare.»

Un grande classico del più grande linguista italiano per imparare a scrivere e parlare in modo semplice e preciso.

170 pages, Paperback

First published January 1, 1980

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About the author

Tullio De Mauro

83 books10 followers
Tullio De Mauro è stato un linguista italiano.
Ha frequentato il liceo classico "Giulio Cesare" di Roma.
Ha insegnato Linguistica generale e ha diretto il Dipartimento di Scienze del Linguaggio della Facoltà di Filosofia e successivamente il Dipartimento di Studi Filologici Linguistici e e Letterari della Facoltà di Scienze Umanistiche alla Sapienza Università di Roma che ha contribuito a fondare, insieme ad Alberto Asor Rosa.
Allievo di Antonino Pagliaro, ha insegnato a vario titolo in diverse altre università italiane (Napoli L'Orientale, Palermo, Chieti, Salerno) dal 1957, come professore di prima fascia dal 1967.
Ha tradotto il Corso di linguistica generale (Cours de linguistique générale) di Ferdinand de Saussure, che, insieme ad alcuni autori strutturalisti, ha avuto una certa influenza sul pensiero di De Mauro.
Ha presieduto la Società di Linguistica Italiana (1969-73) e la Società di Filosofia del Linguaggio (1995-97).
Dal novembre 2007 dirigeva la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e presiedeva il comitato direttivo del Premio Strega.
Era fratello minore di Mauro De Mauro, giornalista de l'Ora di Palermo rapito e ucciso dalla mafia nel settembre 1970, e padre del direttore della rivista Internazionale Giovanni De Mauro.

Nel giugno 1971 ha sottoscritto la lettera aperta pubblicata sul settimanale L'Espresso sul caso Pinelli. Nell'ottobre dello stesso anno ha sottoscritto l'Autodenuncia di solidarietà a Lotta Continua.
Nel 1975 viene eletto al Consiglio Regionale del Lazio nelle liste del PCI. Nel 1976 viene nominanto assessore alla Cultura, incarico che terrà fino al 1978.
È stato ministro della Pubblica Istruzione nel Governo Amato II (dal 25 aprile 2000 all'11 giugno 2001).
Dal 2001 al 2010 ha presieduto Mondo digitale, fondazione del comune di Roma, da cui è stato rimosso nel giugno 2010.
Ha collaborato e collabora a giornali e settimanali: dal 1956 al 1964 al settimanale Il Mondo, dal 1966 al 1979 al quotidiano Paese Sera, dal 1981 al 1990 con rubriche fisse sulla scuola (1981-85) e il linguaggio (1986 e sgg.) al settimanale L‘Espresso. Ha saltuariamente collaborato e collabora con L‘Unità, La Stampa, La Repubblica, Il manifesto, Il Sole-24 Ore, Il Mattino e regolarmente con Internazionale con le rubriche “La parola”, dal 2006, e “Scuole”, dal 2008.
Tra il 1960 e il 1973 ha collaborato spesso a trasmissioni radiofoniche e televisive della Rai cui ha ripreso a collaborare di nuovo nel 1997-2000. Dal 1978 ha collaborato a cicli di trasmissioni radio e televisive della Rtsi (Radiotelevisione della Svizzera Italiana).

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Displaying 1 - 11 of 11 reviews
Profile Image for Paolo D'Amelio.
55 reviews
September 23, 2015
Il sottotitolo di questo libro è forse fuorviante: non si tratta di una guida di quelle "diventa giornalista in 20 giorni" ma di un saggio di linguistica; il linguaggio vi viene trattato e spiegato alla luce degli altri codici comunicativi, di modo che lo scrivente prenda meglio coscienza di cosa realmente sia il medium del linguaggio, che sia parlato o scritto. Il che potrebbe sembrare a molti scontato; in realtà così non è... Un saggio sicuramente encomiabile, non solo per il suo contenuto ma anche per la scelta di usare solo parole del "vocabolario di base", ovvero quelle circa 7000 parole che sono conosciute da ogni parlante la lingua italiana, anche il meno istruito. Questo rende il libro compresibile veramente a tutti, nonostante la complessità del tema. I sopraddetti vocaboli, tra l'altro, sono elencati alla fine del volume; se volete che il vostro scritto venga compreso dalla casalinga di Voghera o dal contadino di Poggio Versezio (non se ne abbiano gli abitanti di codeste città!) e allo stesso tempo dal laureato alla Bocconi, scegliete tra questi 7000 lessemi, parola di De Mauro...!
Profile Image for Phantoomer.
111 reviews1 follower
December 15, 2024
Questo libro è un saggio di linguistica. La cosa bella è che è scritto in maniera molto chiara e comprensibile. Ho trovato anche io qualcosa su cui riflettere riguardo all'italiano e alle lingue in generale, pur avendo dato qualche esame di linguistica all'università. Molto consigliato.
Profile Image for Soobie has fog in her brain.
7,193 reviews134 followers
November 2, 2020
E son riuscita a leggere tutti e venticinque i volumi della collana Le parole dell'italiano. Mi faccio i complimenti da sola...

Non sapevo cosa aspettarmi da questo ultimo volume. Si è rivelato essere probabilmente quello più denso di contenuti dell'intera collana. Si parla infatti del linguaggio e viene spiegato come si può usare le parole in modo più efficace.

De Mauro afferma, infatti, che non è necessario usare paroloni per spiegare concetti complessi. Si può fare tutto usando i 7300 vocaboli di base che sono elencati a fine volume. Questi vocaboli sono quelli conosciuti da qualunque italiano che abbia fatto le scuole medie. In questo modo, dice, la platea di allarga e si riescono a presentare molti più argomenti anche a chi non ha studiato.

Il libro soffre un po' di vecchiaia, visto che siamo quasi coetanei - anzi è addirittura più vecchio di me - ma la lettura è godibilissima e scorre che è un piacere. Avevo letto qualcosa di De Mauro in passato ma non mi era piaciuto granché. Questo invece l'ho apprezzato.

Adesso, da brava, potrei rimettermi a leggere tutta la collana sui romanzi della Prima Guerra Mondiale... Oppure finire l'altra collana sull'italiano. Ho l'imbarazzo della scelta.
Profile Image for Maria Nna.
3 reviews
March 7, 2021
"Ogni volta che usiamo le parole [...] siamo costretti a essere liberi".

Un libro di facile lettura che consiglio a tutti di leggere almeno una volta nella vita. Perché? Perché, nonostante il tempo passato dalla prima edizione (1980), temi e contenuti risultano sempre attuali. Perché De Mauro accompagna il lettore con uno stile fluido, limpido e un approccio mai scontato, in una riflessione al confine tra semiologia, linguistica e comunicazione rendendo chiari anche gli aspetti all'apparenza più ostici. Non si tratta di un manuale di scrittura -- come si potrebbe pensare leggendo il sottotitolo --, ma i buoni consigli non mancano. E a rileggerlo in anni in cui "accessibilità" e "inclusione" sono spesso al centro del dibattito sui contenuti, qualche domanda ce la si pone (e qualche lezione la si impara).
Profile Image for Libia Fibilo.
237 reviews11 followers
June 7, 2023
L'idea centrale di questo libro è la divulgazione.

Come in ogni impresa di questo genere, la semplicità e il sussiego si mescolano fino a che sbiadisce il confine tra l'utile e un blando esercizio di approssimazione.

Considerando che questo è un saggio (una serie di saggi) di linguistica, e non un manuale di scrittura, sarebbe impertinente valutarlo un testo deludente a causa della mancanza di consigli pratici a proposito.

Nonostante questo, c'è un consiglio, che è applicato nella stesura dello stesso testo: scrivere piuttosto in modo coordinato che non subordinato.

Per correttezza, l'autore dice che "una frase è tanto più chiara quanto più SEMPLICI sono i rapporti di dipendenza tra le proposizioni".

La traduzione pratica di questa massima è una scrittura arida, noiosa, e a tratti ridondante laddove cada in colloquialismi da parlato tra camerata. Faccio degli esempi:

" Quasi sempre, quando usiamo le parole, lo facciamo in assenza di interlocutori. Questo non vuol dire che siamo poco normali. Tutt'altro." p.121

Direi al linguista che la frase è costruita con uno stile curioso, usando un eufemismo retorico per bilanciare la mia povertà culturale, sufficiente comunque a notare quanto questo libro sia datato e quanto fosse già ai suoi albori scritto terribilmente, anche laddove ci si aspetterebbe che fosse scritto meglio, per esempio rispetto all'ordine e alla ridondanza.

"Quando usiamo le parole lo facciamo quasi sempre in assenza di interlocutori."

Questa resa mi pare migliore.

Mie digressioni da pedantesco correttore, o meglio da semiadirato compratore del libro, si potrebbe annettere tra i meriti il vocabolario di base in appendice al libro.

La divisione tra parole fondamentali, parole di alto uso e parole ad alta disponibilità è interessante.

Resta vero che il valore di un simile apparato si riduce nella misura in cui non si abbia a disposizione un corrispondente vocabolario di base aggiornato all'attualità.

Inoltre, visto l'intento divulgativo, considero una mancanza di intuito abbastanza grave non avere suggerito che il vocabolario d'uso dipende dalla profondità di una relazione piuttosto che dalla complessità della situazione. Faccio un esempio per spiegarmi.

Quando si analizzi il linguaggio usato con persone estranee, si nota una notevole riduzione della necessità di approfondirlo, e questo vale per certi periodi ben determinati, i cui confini, verosimilmente, sono definiti da certe azioni.

Come è noto, le basi del linguaggio sono fondamentali per comunicare i propri bisogni, e solo in seguito le proprie idee.

Questo è un risultato e non una regola primitiva, perché, di solito, si dice esista un istinto, nel genitore, per nutrire il figlio e occuparsi dei di lui bisogni senza bisogno di particolari cure, eccetto casi, così definiti, anomali.

Questo, stante che per imitazione o per istinto tramandato il figlio acquisirà una simile capacità.

A questo punto ci sono due strade: o i bisogni degli adulti sono più complessi (ma eccetto le malattie questo non sembra) oppure le idee subentrano nella comunicazione come lo scopo, sia per generarle che per proporle.

Un'idea del genere non è neppure accennata, e, in maniera sistematica come nella mia teoria della cronarchia, neppure suggerita altrove, neppure ad oggi, che io sappia.

Per fare un riassunto sull'idea fondamentale dico questo: un essere umano normale è in grado di capire i bisogni di un animale (per analogia con un certo grado di incertezza, con lo studio con un grado minore di incertezza), ma non è in grado, per lo più, di adempiere a quelli che sembrano dei doveri genitoriali di base.

Si può biasimare la cattiva società capitalista etc etc, ma ritengo più opportuno indicare nell'avidità, nell'egoismo, nella pigrizia e nell'impazienza di ciascuno il motivo di tali inadempienze, laddove il bene che la società e l'industria hanno permesso ci ha corrotti nella socialità quanto ha sollevato dalla capacità sociale profonda per soddisfare ai bisogni.

Il bisogno della socialità, come si rifiutano di credere coloro il cui fascino e la presunta, autodichiarata intelligenza superiore deriverebbero dall'atteggiarsi al cinismo, alla diffidenza, finché loro stessi non assumono davvero i tratti di quelle idee, è il fondamento e il motore della comunicazione.

L'autore non si degna di dirlo, ovviamente, sebbene ci tenga molto, nel capitolo primo, a indicare nel socialismo e nel comunismo cause importanti dell'alfabetizzazione, ideologicamente trascurando il ben antecedente protestantesimo.

Cosa hanno in comune queste due ideologie sfuggite di mano ai ciarlatani che l'hanno stese su carta?

Connettere gli individui tramite idee (invece della materia, dicono loro). E cosa ne è venuto fuori? Semiindividui, gregge, perché hanno dato "pronte da gridare" delle idee per formare gruppi, alleanze, svincolando la socialità dal pensiero individuale. Non si pensa per arrivare all'altro, lo si riconosce, o no, tramite un filtro "pronto da gridare".

Marx e Lutero sono gli Chanel della filosofia- con meno genio e meno pertinenza della signora, e con molto più opportunismo.

Forse è il caso di riportare sulla terra la socialità, invece che cucirla su una bandiera.

E il fenomeno della socialità virtuale è forse il tentativo, più o meno grottesco, di questo monito.

Ma per questo libro

"Fuori delle relazioni con le cose da dire, i fini, i destinatari reali del dire, le parole non hanno valore." p.138

Come se le parole non FOSSERO la relazione con le cose da dire, da cui la capacità di usarle ci può sollevare per vedere i loro fini e discernere gli affini dai non affini, invece che letturarli.

Il capitolo 20 è così pieno di sciocchezze da far venire i brividi. Nondimeno consiglio la lettura del libro, e dal capitolo in questione, proprio perché è bene leggere talvolta simili brutture.

Profile Image for Marcello.
397 reviews5 followers
February 14, 2021
Degna conclusione di una bella collana, di cui ho letto tutti i volumi. Quest'ultimo, a differenza degli altri, è datato (2003) e riporta dati ormai superati, come quelli dei primi anni '80 relativi al livello di istruzione della popolazione italiana e alla conoscenza della lingua. Nonostante ciò, contiene interessanti spunti di riflessione ed è scritto davvero bene. De Mauro (purtroppo scomparso nel 2017, a 85 anni) è stato un accademico di primo livello, ma qui ha dimostrato di riuscire a scrivere in modo chiaro e scorrevole, facendo qua e là emergere il suo impegno civile nello studio e nella divulgazione della lingua italiana. Lo ricordo quand'era Ministro della Pubblica Istruzione e mi pareva persona arguta e simpatica: questo testo ha confermato quanto pensavo di lui.
Profile Image for Eva Filoramo.
Author 10 books7 followers
October 22, 2019
Nonostante le apparenze, un libro originale, che la prende, dal mio punto di vista o comunque rispetto a quelle che erano le mie aspettative, molto alla lontana.
Non avevo mai letto niente di De Mauro, e sono rimasta molto colpita non tanto dalla sua scrittura bella e chiara ed eloquente, che mi aspettavo di incontrare, quanto dall'originalità del suo percorso logico, che risulta ciò nonostante (o forse anche proprio per questo) del tutto convincente.
Parlare o scrivere "bene" non è questione di formule o regole, piuttosto di riuscire a farsi capire nel modo giusto dal destinatario giusto. Solo che lui lo scrive infinitamente meglio di così :)
Profile Image for Davide Sifanno.
2 reviews
January 5, 2026
Dopo aver introdotto importanti concetti per capire a fondo come funzioni il linguaggio, Tullio De Mauro ci ricorda l'importanza della chiarezza, e di misurare le parole e le frasi, evitando inutili o intricate formulazioni con lo scopo di facilitare la comprensione nei diversi contesti della nostra comunicazione.
Come ciliegina sulla torta, nel libro viene inserito il Vocabolario di Base composto dalle circa 7500 parole conosciute da chi ha completato la scuola secondaria di primo grado. Strumento utile per scegliere le parole da usare e farsi capire da più persone possibili perché mai dimenticare che istruire è anche farsi comprendere.
Profile Image for Giovanni.
8 reviews
May 9, 2020
Uno dei libretto letto in gioventù, che mi ha fatto molto pensare. Con lo stile semplice ed efficace di Tullio De Mauro, si parla più di storia e di filosofia del linguaggio che non di regole pratiche. Un libro di cultura generale, più che un manuale. Insomma, affascinante.
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