Il libro si rivolge ai genitori e agli insegnanti al fine di aiutarli a capire ciò che accade nella soggettività dei bambini e dei ragazzi introversi. Agli introversi adulti esso offre strumenti per valutare in termini più realistici la loro condizione al fine di coltivare i valori e di accettare i limiti ad essa intrinseci.
In ricordo del Dottor Luigi Anepeta (da poco scomparso), ho letto per intero quello che potrei definire il classico italiano sul tema dell'introversione. Molte parti di questo libro (così come molti articoli dell'autore) le avevo lette a più riprese tanti anni fa quando militavo sul forum della Lidi - lega italiana per i diritti degli introversi - di cui Anepeta è stato fondatore. Libro interessante o addirittura illuminante per chi non conosce nulla di introversione; tuttavia il libro risulta, secondo me, insoddisfacente, proprio come l'autore definisce la prospettiva di Jung sul tema... Forse perché, al contrario, la prospettiva di Jung, per me, è pienamente soddisfacente. Lo è perché non è specificamente declinata culturalmente, anche se riguarda l'interazione tra natura e cultura. In questo caso invece la prospettiva è evoluzionistica ed eccessivamente centrata sull'espressione comportamentale più tipica dell'introversione molto marcata. Apprezzabilissimo il tentativo di "nobilitare" e difendere il modo di vivere e di sentire di questa parte della popolazione (tra cui rientro anch'io) tuttavia risulta un po'eccessivo e troppo declinato culturalmente, al punto che c'è il rischio di avere effetti opposti a quelli desiderati: rendere l'introversione un pericoloso paravento per problematiche che andrebbero risolte (es. fobia sociale), attirare antipatie per effetto boomerang, rinforzare lo stampo culturale già dannoso in sé. ... Il troppo stroppia... Rimane comunque un libro ricco di ottimi insight e un must del genere.