Cywinski è il direttore del museo di Auschwitz e, in questo volume, si interroga sul valore della memoria e sulle motivazioni che, ancora oggi, spingono milioni di persone a visitare Auschwitz, "non per imparare qualcosa, ma per farne esperienza diretta".
Io ho letto questo libro due anni dopo aver visitato il campo e forse avrei preferito conoscere prima le riflessioni di Cywinski per avere una maggiore consapevolezza durante la mia visita.
Ho trovato questo testo molto profondo, assolutamente privo di qualsiasi tipo di retorica e ricco di spunti interessanti.
Ad esempio c'è un punto in cui l'autore si riferisce al fatto che i professori alle medie spesso propongono la lettura del diario di Anna Frank, puntando sull'empatia che i loro studenti potrebbero sviluppare verso una ragazzina che, all'epoca, aveva la loro stessa età. Però il rischio, come spiega Cywinski, è di farli identificare con una ragazzina che non ha potuto essere difesa da nessuno, soprattutto dai suoi stessi genitori e che, da innocente, è stata costretta a soccombere. Beh, vista in quest'ottica forse la scelta di una lettura del genere non sembra poi così indicata per quella fascia d'età.