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Artico nero: La lunga notte dei popoli dei ghiacci

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Sette storie da un Artico nero e morente, ambientate in Canada, nella Norvegia settentrionale, in Siberia, in Groenlandia: luoghi dove la distruzione di una cultura sta anticipando gli scenari peggiori. Un’analisi politica e sociale incassata nel modello romanzo-saggio. Un modo nuovo di raccontare e fare antropologia: antropofiction.

168 pages, Paperback

First published November 1, 2016

45 people want to read

About the author

Matteo Meschiari

36 books21 followers
Insegna antropologia e geografia all’Università di Palermo. Studia il paesaggio in letteratura, la wilderness, il camminare, lo spazio percepito e vissuto presso varie culture di interesse etnografico. Ha pubblicato le sue ricerche con Sellerio, Liguori e Quodlibet. Nel 1997 ha fondato lo Studio Italiano di Geopoetica, affiliato all’Institut International de Géopoétique, creato dal poeta scozzese Kenneth White. Scrive testi di saggistica, narrativa e poesia.

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Community Reviews

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4 (9%)
1 star
2 (4%)
Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for Diletta.
Author 11 books248 followers
April 20, 2017
Del resto è questo Artico Nero: storie, racconti, basati su dati etnografici, una panoramica sull’Artico con un itinerario ben preciso. Il registro saggistico si unisce a una narrazione diretta, un vero e proprio pugno allo stomaco, del resto queste storie sono tutte basate su documentazione e ricerca, ma i dati sono spesso carenti: la lacuna è colmata dalla letteratura. Del resto la realtà è sempre alterata. Quindi, ciò che conta davvero in questo caso, è riuscire ad avvicinarsi il più possibile. Essere lì, nell’Artico, in maniera tale da poterne osservare i dettagli dei suoi momenti critici.
Il ghiaccio è un vaso di Pandora.
Profile Image for Mariaelena Di Gennaro .
524 reviews148 followers
December 31, 2018
"Le terre all'estremo nord sono uno specchio del prossimo futuro. Guardarle significa guardare il mondo tra qualche anno. In varie parti del pianeta c'è chi può permettersi di costruire dighe. In altre parte bisogna semplicemente andarsene. Sono i nuovi rifugiati del clima. Oltre ogni barriera etnico-politica la gente delle coste si sposterà verso le terre più stabili. Alcuni come gli abitanti di Newtok trasferiranno le proprie case in zone più asciutte e rocciose. Altri abbandoneranno i vecchi villaggi per entrare nelle rotte migratorie che portano alle grandi città. Sarà più difficile chiudere porte e cancelli come a negri e terroni. Verranno da ogni parte. Alcuni avranno la pelle bianca. Un giorno avevano cose. Un giorno non le avranno più".

4 stelline e mezzo per un libro che è stato una splendida scoperta :)

Rifacendomi al mio amore per l'antropologia mi sono avvicinata con grande curiosità a questo volume scritto da Matteo Meschiari ed edito da Exorma, casa editrice che ho scoperto proprio nel 2018 e devo dire che ho fatto benissimo perchè questo libro mi ha insegnato molte cose dato che purtroppo non conoscevo quasi nulla di tutto ciò che è qui raccontato.
Protagonisti di queste pagine sono l'Artico e le sue popolazioni, l'Artico che Meschiari definisce "nero" perchè depredato delle sue risorse e poi abbandonato a se stesso come i popoli che lo abitano da millenni, un Artico contaminato dalla mano dell'uomo che lo ha sporcato, infettato, ne ha modificato l'estetica, il cuore pulsante, l'anima racchiusa dai suoi ghiacci senza poi prendersene cura.
L'autore racconta con grande schiettezza la sofferenza delle popolazioni artiche, i crudeli esperimenti fatti dai governi di Danimarca, Canada, Russia e altri Stati del mondo sui nativi, spesso considerati alla stregua di "fenomeni da circo" da gettare in pasto alla curiosità morbosa di europei e americani come fossero meri oggetti da esposizione, non calcolando minimamente l'enorme danno loro provocato. Meschiari svela il lato oscuro della colonizzazione, la vigliaccheria di coloro che, arrogandosi il diritto di "civilizzare" popoli definiti "selvaggi", hanno attuato un vero genocidio distruggendo l'intero sistema di vita di persone innocenti che vivevano in simbiosi con le difficoltà e la bellezza incontaminata di un Artico ancora sofferente a causa di ferite che probabilmente non si rimargineranno mai.
Ne è un esempio questo passo che ho trovato particolarmente significativo:

"Raccoglievano le nostre ossa. Le collezionavano. Hai capito bene. Le mettevano nei musei. Ma prima ci piegarono con l'acquavite.
Ci vendevano l'acquavite e poi dicevano: guardali quanto bevono, sono deboli, sono inferiori.
Eravamo i loro servi. I mercanti ci tenevano al guinzaglio. Allora ci ribellammo e loro ci uccisero. Dicevano: sono alcolizzati, sono inferiori, sono criminali. Ci uccisero e misero le nostre ossa in un museo".

Questo passo tocca una tematica su cui l'autore insiste molto, ossia la piaga dell'alcol portato dai colonizzatori ai nativi e che ebbe conseguenze incredibilmente distruttive sulle loro vite, cosa che mai avrei immaginato e che invece l'analisi di Meschiari porta alla luce e ci fa capire molto bene:

"L'alcol non cambia il cervello, cambia le strutture dell'universo. Prima c'è una visione delle cose e del mondo, poi bevi, ed ecco, ce n'è un'altra. Prima c'è un'idea dell'altro, di come ti devi comportare, dopo c'è un sistema di orgoglio, tutto si riduce a un io in conflitto con il mondo. La vulnerabilità dell'alcol dei Sami, degli Inuit o dei Nativi americani. è la fragilità delle loro ideologie di fronte alla macchina-Occidente".


Ho adorato la voce dell'autore, il suo rivolgersi direttamente al lettore per avvicinarlo sempre più alla materia trattata, la sua narrazione che a tratti si fa feroce e si scaglia contro tutti coloro che per secoli hanno nascosto lo sfruttamento spietato dell'Artico e ho apprezzato molto anche il modo originale in cui ha scelto di scrivere questo libro. Si passa infatti dai primi capitoli che rientrano nella saggistica e che infatti sono, secondo me i più ostici, a racconti inventati dall'autore o basati su testimonianze reali, fino ad arrivare alla poesia ed ecco perchè è stato definito "antropofiction", un nuovo modo cioè di trattare tematiche antropologiche in modo da portarle fuori dagli ambienti accademici per farle arrivare davvero a tutti, cosa in cui Meschiari è riuscito perfettamente, nonostante una scrittura non semplicissima.
Lo consiglio a tutti coloro che sono desiderosi di scoprire qualcosa sul passato e sul presente di una delle zone più misteriose del nostro pianeta e di capirne anche gli aspetti più scomodi e torbidi, troppo spesso nascosti dai governi di diversi Stati che lì hanno pensato ad esercitare solo i propri interessi, senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze dei loro comportamenti. Meschiari in più punti fa un'aperta e coraggiosa opera di denuncia ed è uno degli aspetti che ho preferito, oltre a tutti gli spunti di riflessione che ha saputo fornirmi.

"Allontanare l'altro rendendolo ancora più altro è un'operazione rassicurante, perchè l'effetto-specchio che innesca, distorcente e al tempo stesso assimilante, ci dà il vantaggio del punto di vista, l'al-di-qua dell'obbiettivo fotografico che conferisce all'osservante un potere illimitato sull'osservato".
Profile Image for Leggendolibri.
187 reviews49 followers
January 9, 2018
Maledizione! Questo libro avrebbe un giudizio formato da due termini opposti: orribilmente meraviglioso. E' un libro che ti mette un'ansia terribile dall'inizio... popoli di cui non c'è più traccia, spazzati via dal colonialismo imperante e dall'ignoranza di chi professa e si professa civiltà. E' un viaggio necessario, che porta alla sublimazione della barriera fra noi e quei popoli nel spazio e ne tempo e dove Meschiari ad un certo punto si trova a lavorare più di fantasia, contagiato da immagini di documentari e film che ti rapiscono davvero l'anima. Per la prima volta in vita mia ho evidenziato un'intero testo in rima per quanto era bello e d'impatto, anche se so che non lo dimenticherò affatto. Un libro da leggere per arrivare almeno qua, anche per non dimenticare, non solo i nomi come chiede l'autore al suo lettore, ma anche "l'odore" delle emozioni che ti ha regalato.
Profile Image for Elena.
71 reviews2 followers
November 15, 2016
"Le terre all'estremo nord sono uno specchio del prossimo futuro. Guardarle significa guardare il mondo tra qualche anno. In varie parti del pianeta c'è chi può permettersi di costruire dighe. In altre parti bisogna semplicemente andarsene. Sono i nuovi rifugiati del clima. [...] Sarà più difficile chiudere porte e cancelli come a negri e terroni. Verranno da ogni parte. Alcuni avranno la pelle bianca. Un giorno avevano cose. Un giorno non le avranno più."
Profile Image for Antonio Vena.
Author 5 books39 followers
February 13, 2019
Molte parole chiave giuste, attuali, importantissime. Una theory fiction di grande qualità.
Una stella in meno perché troppo breve.
Profile Image for Rocco.
47 reviews1 follower
June 18, 2025
Avendo ormai letto diversi libri riguardo al nord del mondo, sto capendo quanto tenda ad essere problematico un libro che tratta, anche marginalmente, di antropologia scritto da una persona non nativa. I capitoli più saggistici sono molto interessanti, mentre quelli più romanzati risultano grotteschi, conditi di un enorme senso di colpa mentre l’autore si dilunga in queste frasi che vogliono essere strappalacrime sulla condizione dei nativi bistrattati dai colonizzatori. L’intenzione di immedesimarsi diventa una macchietta, uno stereotipo estremo: questa idea superficiale e, francamente, colonizzatrice di “basta che scrivo di una vita estremamente rudimentale mettendoci dentro una parolaccia per frase (perché questi nativi sono burberi dopotutto) e ho dato voce al nord”.

Insomma, se non ci fossero il paio di capitoli romanzati sarebbe un saggio molto interessante.

“L’animale si è perso in qualche passaggio tra l’allenamento e il macello, ma la sua anima, che chiede giustizia, galleggia ancora da qualche parte, magari intrappolata tra gli scaffali di un supermercato.”

“L’Artico è in prima linea negli scenari dell’effetto serra. Come la carcassa di un mammifero marino in stato di decomposizione avanzata è pieno di liquidi e gas.”

Profile Image for Marte.
6 reviews
May 19, 2020
Non ho modo di capire il perché di tutte queste recensione entusiastiche, la narrazione non segue un percorso comprensibile, non c'è indagine che si spinga oltre il generalissimo fattaccio dell' espansione degli europei, ogni materia di possibile approfondimento, ogni momento descrittivo, sembra che vengano sacrificati per non riuscire a star dietro a quel flusso di impressioni emotive e sensazionalismi che è il libro. Forse questo libro può interessare, ma davvero forse, chi studia antropologia dei popoli artici o chi lì ci vive, le persone normali normalmente interessate ne ricavano solo confusione ed indignazioni in serie per quanto l' uomo civilizzato sia cattivo e legato ai soldi
Profile Image for Miriel68.
485 reviews6 followers
December 8, 2021
Le zone artiche mi hanno sempre affascinato e quando mi capita un libro che ne parli o un romanzo che vi si svolga, li leggo sempre volentieri. Purtroppo stavolta sono rimasta profondamente delusa. L'inizio sembrava promettente, ma in seguito il discorso si sbriciola mentre lo stile, che non riesce a decidersi se essere pseudopoetico oppure aggressivo e provvocatorio, diventa davvero insopportabile. Con molta pazienza, qualche osservazione interessante si trova pure (nascosta tra la reiterazione dello sdegno di fronte all'ingiustizia storica subita dai popoli del Nord), ma ci sono molti saggi sui temi simili, scritti meglio e più approfonditi. Una perdita di tempo!
Displaying 1 - 8 of 8 reviews

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