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Le novelle della Pescara

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Gabriele D’Annunzio pubblicò Le novelle della Pescara nel 1902. Il tema principale di questi racconti sono l’emozioni del popolo e le sue rivolte, non però per descrivere, come accade in Verga, le rivendicazioni sociali ma per studiarne gli stati d’animo, le energie quasi primordiali che vengono sprigionate nel momento della protesta, dal fanatismo della folla alla sorte disperata di molte madri, che finiscono per morire di parto o nel tentativo disperato di vedere un’ultima volta il figlio ormai lontano. Per questo agli occhi di D’Annunzio la rivolta dei contadini non è molto diversa dalla guerra in nome del patrono: ciò che davvero lo affascina è il grande spettacolo delle emozioni collettive, che portano singoli individui ad un livello quasi subumano di ferocia ed aggressività.
In questi racconti si può notare da una parte una perfetta padronanza del mezzo espressivo, che riesce a restituire ogni minima emozione dei personaggi, dall’altro una viva curiosità per le emozioni più estreme.

161 pages, Kindle Edition

Published December 1, 2010

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About the author

Gabriele d'Annunzio

1,051 books289 followers
Gabriele D'Annunzio, Prince of Montenevoso (12 March 1863 – 1 March 1938), was an Italian poet, playwright, orator, journalist, aristocrat, and army officer during World War I. He occupied a prominent place in Italian literature from 1889 to 1910 and later political life from 1914 to 1924. He was often referred to under the epithets Il Vate ("the Poet") or Il Profeta ("the Prophet").

D'Annunzio combined in his work naturalism, symbolism, and erotic images, becoming the best interpreter of European Decadence in post-Risorgimento Italy.

His love affairs, relationship with the world-famous actress Eleanora Duse, heroic adventures during World War I, and his occupation of Fiume in 1919 made him a legend in his own time.

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Splendini.
29 reviews6 followers
November 15, 2017
Piccoli gioielli di sensualità e decadenza. Venati di ironia, esprimono caducità, sono intrisi di eros, natura, carnalità e morte.
I finali sono sempre improvvisi, arrivano in un soffio e un lampo.
Una lingua incantatrice, frasi colme di bellezza, in cui il paesaggio ha un posto speciale, le stagioni cadenzano la narrazione.
"persistenza accorante", "reticenze discrete", "tumltuari ricordi", "begli occhi lionati con un'aria di infinito tedio", "ridevole e miserevole", "naturale alimento di rinascenza": la lingua italiana a uno dei suoi apici.
"Allora, senza temere l'ombra, con un'avidità concorde, nel medesimo tempo, l'uomo e la donna si strinsero l'uno all'altra, si allacciarono, si cercarono con la bocca, perdutamente, ciecamente, senza parlare, soffocandosi di carezze."
La scena avviene davanti a una bara, nel buio di una stanza funebre. Non è una meraviglia?
Profile Image for Katerina Koltsida.
513 reviews65 followers
May 18, 2023
σαφώς κατώτερο απο τα άλλα έργα του, αλλά είναι μια εμπεριστατωμένη και προσεγμένη έκδοση
Profile Image for Andrea.
143 reviews11 followers
September 15, 2019
Un fiotto di sanità caldo la riempiva; certe sùbite allegrezze le muovevano il sangue, le suscitavan nel petto quasi battimenti d'ale, le ispiravano canti nella bocca. A volte un soffio, uno di quei piccoli fremiti dell'aria che si dilata sotto il sole, una canzone di mendicante, un odore, un nulla bastava a darle smarrimenti vaghi, abbandoni in cui le pareva di sentire su tutte le membra come il passaggio carezzevole del velluto d'un frutto maturo. Ella era così librata e perduta in abissi ignoti di dolcezza. L'irritazione della continenza, la sovrabbondanza insolita de' succhi, quel distendersi continuo dei nervi sotto gli stimoli la tenevano in una specie di stordimento simile al primo stadio dell'ebbrezza. Il passato si dileguava, si assopiva in fondo alla memoria, non risorgeva più. E in ogni ora, in ogni luogo il desiderio le tendeva insidie: i Santi delle mura, le Madonne, i Cristi crocefissi ignudi, le piccole figure di cera deformi, tutte le cose in torno, prendevano per lei apparenze impure. Da tutte le cose l'impurità emanava e le alitava su la persona, affocantemente. (Le novelle della Pescara - La Vergine Orsola, VIII, p.22)

Con questo passo si avverte il profondo distacco, non certamente tematico, del Verismo di D'Annunzio da quello verghiano: non un narratore che regredisce al livello della realtà che racconta, o che, tantomeno, produce un effetto straniante che stimoli il senso critico del lettore, bensì un occhio sagace, a tratti anche compiaciuto, che dall'alto di un piedistallo osserva la lontana infanzia, dal cui mondo emerge, mediante una penna tanto virtuosa, ampollosa, quanto fredda, tagliente, ciò che vi è di istintivo ed animalesco, in uno spettacolo che oscilla tra il tragico e il grottesco, il macabro e il sensuale.

Ella, con una pertinacia mirabile, tornava all'assalto. Passava notti intere pensando sempre a trovar nuove ragioni, a costruire nuovi edifizi, a superare nuovi ostacoli. E a poco a poco, in questo continuo sforzo, la sua mente s'indeboliva, non sosteneva più altro pensiero che non fosse quello del cucchiaio, non avea quasi più consapevolezza della vita comune. Più tardi, per la crudeltà della gente, una vera manìa prese il cervello della povera donna. (Ibidem - La fine di Candia, III, p.208)

Lo studio spassionato e sincero del Vate non si limita ad una esatta rappresentazione della realtà abruzzese di quel tempo, esso conduce, piuttosto, una sottile indagine psicologica sulle più segrete pulsioni dell'animo in rivolta, di chi posseduto, cioè, da una primordiale energia che ne scuote tutto l'essere, conducendolo, nella propria ignoranza, a commettere atti controproducenti o proibiti pur di assecondare siffatte vibrazioni istintive, in una ribellione che spesso termina sullo scenario di una patetica morte, uno dei fili conduttori di tutte le novelle - nonché ossessivo motivo che ricorre in ogni movimento dannunziano, e che nelle sue nette ramificazioni ne consacra una suggestiva unità, in apparente contrasto con quel vivere inimitabile.
Così Orsola, che nella convalescenza risveglia, per mezzo del sacramento, una dissepolta ed insaziabile libido, così Candia, che precipita in un'insanabile follia, talmente ossessionata dal provare la propria innocenza, mentre il popolo la dileggia crudelmente.

Appena Luca udì il rumore delle grucce, spalancò gli occhi e li volse ardenti e torbidi verso la porta, aspettando che il fratello comparisse sul limitare. Tutta la faccia, estenuata dalla sofferenza, divorata dalla febbre, sparsa di bolle rossastre, gli prese d'improvviso un aspetto di durezza e quasi d'ira. Egli afferrò le mani della madre, convulsamente, gridando, con voce rauca e rotta:
- Caccialo! Caccialo! Non lo voglio vedere. Capisci? Non lo voglio vedere; mai più. Capisci?
(Ibidem - La madia, p.237)

Spesso, tuttavia, D'Annunzio coglie con estrema precisione dei pericolosi stati d'animo che soffocano la persona che li abita, fissandoli con una vivida forma che fa pensare ch'egli cercasse questo nel Verismo: una scrittura, cioè, che dimostrasse l'oggettività di alcuni tratti psicologici, come se le voluttà celate e le dissepolte ire appartenessero a quella tragica realtà: da parte dello stesso D'Annunzio, infatti, non vi è alcuna partecipazione tipica del Verga, la cui elaborata tecnica spinge il lettore ad una totale immersione in quella vita, poi propria alla radice di tutti gli esseri umani, piuttosto stabilisce mediante la preziosità e la liricità di alcune parole e costruzioni un'esplicita distanza.

Il macacco aprì la bocca, batté le palpebre, attorcigliò la coda, tutto animandosi internamente al suono d'una gavotta ben nota. Quel voluttuoso ondeggiamento di danza moveva l'aria e la testa di Natalia per ritmo. La luce nella stanza era dolce; il profumo dei garofoli entrava dai vasi del balcone aperto. (Ibidem - Agonia, p.197)

Tale intenzione tradisce, oltre ad un interessante confronto con il Verismo, nelle cui sostanziali differenze emergono alcune condivise sfumature, una spietata resa naturalistica dei cafoni abruzzesi, documenti umani le cui fattezze e i cui comportamenti paiono essere quelli di animali antropomorfi: Mastro Peppe ha gli occhi simili a quelli d'un vitello poppante (La fattura), mentre la Rosa ha un'apparenza scimmiesca sulla parte inferiore del viso (La contessa di Amalfi), e si potrebbe indugiare oltre. Similitudini e metafore crude ma evocative.
Altre volte, invece, i personaggi sono vinti dalle loro passioni, complice il paesaggio:

Non altro dissero. Ambedue rimanevano sul cassone da nozze, come prima, seduti a canto, sfiorandosi con i gomiti in una incertezza penosa, evitando con una specie di artificio mentale che la loro coscienza giudicasse il fatto e lo condannasse. Spontaneamente ambedue rivolsero l'attenzione alle cose esteriori, in quest'operazione dello spirito mettendo un'intensità fittizia, concorrendovi pure con l'attitudine della persona. E a poco a poco una specie di ebrietà li conquistava. (Ibidem - La veglia funebre, II, p.126)

Si denota, insomma, una scrittura capace di tessere la trama di un omogeneo arazzo il cui intenso colore permettesse di scorgere degli interessanti dettagli, per quanto, appunto, una certa monotonia possa sconfortare ad andare in profondità, levando, così, il piacere di certe evocative descrizioni, in cui si intravede tutta la genialità del suo autore:

La morte era inevitabile. Il fuoco, sotto il costante soffio del vento, propagavasi con una stupenda celerità per tutta la vecchia ossatura dell'edifizio, divorando ogni cosa, suscitando da ogni cosa vampe mobili, fluide, canore. Le vampe correvano lievi su le pareti, lambivano le tappezzerie, esitavano un istante a fior del tessuto, si colorivano di tinte mutevoli e vaghe, penetravano nella trama con mille lingue sottilissime e vibranti, parevano infondere per un attimo su la bocca delle ninfe e delle iddie un riso non mai veduto, muovere per un attimo le loro attitudini e i loro gesti immobili. Passavan oltre, in fuga sempre più luminosa; si avvolgevano alle suppellettili di legno, conservando fino all'ultimo la loro forma, così da farle apparire tutte materiate di piropi che d'un tratto si disgregavano e s'incenerivano come per incanti. Le voci delle vampe erano innumerevoli; formavano un vasto coro, una profonda armonia, come d'una selva dai milioni di foglie, come d'un organo dai milioni di canne. Già appariva ad intervalli, nelle aperture fragorose, il cielo puro con le sue corone di stelle. Ormai tutto il palazzo era in potere del fuoco. (Ibidem - La morte del duca d'Ofena, VI, pp.167-168).
Profile Image for Alice.
30 reviews
October 3, 2021
Una serie di racconti che lascia spesso l'amaro in bocca e una profonda tristezza. La rappresentazione dell'essere umano è tragicomica, a volte grottesca, altre volte commovente. Le descrizioni sono sublimi, come ci si aspetta da D'Annunzio.
Profile Image for Gloria.
369 reviews14 followers
September 10, 2023
Premessa: ho acquisito questo libro tramite Kindle Unlimited senza accorgermi che si trattava di una edizione non completa, che contiene solo 6 delle 18 novelle: La contessa d’Amalfi, La vergine Anna, La morte del duca d’Ofena, La vergine Orsola, Il traghettatore, La veglia funebre. Da nessuna parte nel volume è specificata questa cosa.
Al centro di questi racconti, sullo sfondo di Pescara e della campagna circostante, si trovano uomini e donne di diversa estrazione sociale. La narrazione di d’Annunzio, con una prosa ricca ma non fiorita come in altre opere, si focalizza su due elementi: i moti d’animo che sconvolgono i suoi personaggi e gli elementi naturali che li circondano e che spesso riflettono quegli stessi sentimenti. Le descrizioni, minuziose e cariche di simbolismi, costituiscono l’ossatura di queste novelle. La forza delle passioni dei personaggi fa loro assumere tratti quasi animaleschi: sono completamente dominati dai sentimenti, non hanno volontà per opporsi, si lasciano travolgere.
Pur non amando in generale le raccolte di racconti, in questo caso non ho faticato a completare la lettura proprio trascinata dalla bellezza della prosa che è riuscita a dipingere ogni scena chiaramente davanti ai miei occhi.
Profile Image for Francyy.
684 reviews71 followers
December 7, 2016
Tre stelle perché sicuramente datato, quattro perché comunque un classico. No...non è una contraddizione, D'Annunzio a mio parere è autore che solo in certe opere può superare i limiti del tempo in cui è vissuto e aspirare a essere un autore perenne, in altre, come nelle novelle, appare forse troppo chiuso. Mi è piaciuta la morbosità che permea tutte le novelle....quei colori di rospo porpora che sembrano tingere tutte le storie. Uomini e donne vittime di se stessi e poi delle loro passioni
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