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L'uomo autentico

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Nella sua prima traduzione italiana, una delle opere più sorprendenti e sconosciute della letteratura americana, il tenebroso thriller di uno scrittore riscoperto dopo anni di oblio.

In un’intervista del 2015 al New York Times, alla domanda su chi fosse il suo scrittore preferito di tutti i tempi, Stephen King ha risposto: Don Robertson. Alcuni anni prima, aveva ospitato nel catalogo della sua casa editrice questo libro crudo e scioccante, l’inclemente testamento di un autore dal percorso irregolare, celebrato e poi trascurato, difficile da classificare, se non rifugiandosi nella definizione che ne ha dato lo stesso King nella sua introduzione al romanzo: “Uno dei più grandi scrittori meno conosciuti degli Stati Uniti”.
L’uomo autentico è il libro di un Robertson quasi sessantenne, e forse non a caso parla di vecchiaia, di illusioni tradite, di domande rimaste fatalmente senza risposta. Lo fa aggirandosi tra i fumi di petrolio di Houston, in Texas, per raccontare la storia di Herman Marshall, un uomo semplice, uno come tanti, che realizza con orrore, nell’ultima stagione della vita, di aver raccolto soltanto sconfitte e stanchezza. Ha ucciso i tedeschi in guerra, è stato piantato per anni sul sedile di un camion, ha visto un figlio soffrire le pene dell’inferno e andarsene; ora passa il tempo ad accudire la moglie malata e a bere birra insieme a un gruppo di vecchi come lui. Annientato dall’ennesimo dolore, Herman Marshall decide di mettere in atto il suo personale regolamento di conti, la sua disperata vendetta contro la vita, in un finale duro e feroce, che lascia senza respiro.

304 pages, Paperback

First published January 1, 1987

2 people are currently reading
207 people want to read

About the author

Don Robertson

76 books38 followers
Robertson was born in Cleveland, Ohio and attended East High School. He briefly attended Harvard and Western Reserve University (now Case Western Reserve University) before working as a reporter and columnist.

Robertson won the Cleveland Arts Prize in 1966. The Society for the Study of Midwestern Literature presented him with its Mark Twain Award in 1991. The Press Club of Cleveland's Hall of Fame inducted Robertson in 1992, and he received the Society of Professional Journalist's Life Achievement Award in 1995.

Robertson died on his birthday in 1999, aged 70. He's buried in Logan, Ohio.

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Displaying 1 - 26 of 26 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,460 reviews2,433 followers
October 9, 2024
THE IDEAL, GENUINE DISAPPOINTMENT - AUTENTICA DELUSIONE


Il protagonista Herman Marshall avrebbe potuto avere un futuro nel baseball, specializzato nel ribattere lanci tesi.

Non è pratica comune che un editore scriva l’introduzione a un libro che pubblica: a volte succede, ma sono sempre note stringate, quasi con un senso d’imbarazzo.
Stephen King, qui nella doppia veste di editore e introduttore, non è affatto in imbarazzo e appesantisce questo romanzo, già pesante di suo, con sedici pagine di introduzione, divise in capitoli (sette!), che dicono tre o quattro cose interessanti che si potevano dire in una pagina.
Anche se poi la cosa più interessante, e cioè che Robertson non scrive di gente ordinaria che fa cose straordinarie, neppure di gente straordinaria che fa cose ordinarie, bensì di gente ordinaria che fa cose ordinarie, si rivela sostanzialmente una grossa bugia: non c’è proprio nulla di ordinario nella vicenda di Herbert Marshall.


Herman Marshall avrebbe potuto avere un brillante futuro anche negli scacchi.

Questo romanzo di Don Robertson viene spacciato come operazione di repêchage, grande letteratura dimenticata. Novello Stoner sostiene qualcuno.
A me non sembra grande letteratura. E non mi sarebbe sembrato un delitto culturale continuare a dimenticare. Soprattutto, lascerei in pace Stoner che, quello sì, è alta letteratura.

Per qualche decina di pagine, le prime trenta o quaranta, finché il racconto resta contemporaneo, un anziano sconvolto dalla malattia terminale della moglie amatissima, ho apprezzato, ci sono sfumature e sottigliezze psicologiche.
Poi, Robertson si abbandona al suo credo religioso, repetita iuvant, e comincia a ripetere le stesse cose non una, non due volte, ma dieci o venti.
Se c’è un personaggio descritto come sproloquiante, non basta dirlo, ripeterlo, sostenerlo, ribadirlo: Robertson schiaffa tre pagine di sproloquio in prima persona e io sono finito al tappeto. KO tecnico.


Herman Marshall se la cavava bene anche nel tiro: da giovane era pieno di talenti.

Un personaggio alto un metro e sessanta per centoventi chili scrive sul suo diario:
Sto usando troppe parole, maledizione, voglio essere un uomo grasso con una prosa magra.
Don Robertson non era certo un uomo magro (vedi foto): ma mi chiedo se per questo è accettabile (e tollerabile) che la sua prosa sia così fottutamente grassa (per usare uno dei suoi modi preferiti d’intercalare – altri sono cazzo, succhiacazzi, culo, palle, pompinara, figlio di puttana, rotto in culo…).
Il tutto immerso in umori che vanno dalla saliva al sudore allo sperma al vomito, per trasmettere fragranze che possono essere di calzini sporchi e umidi, di merda, piscia, vomito, carne avariata e avanti di questo passo.
Quando arriva il sangue si vorrebbe allargare le narici e respirare a pieni polmoni.
Volendo ci si fa una cultura sugli escrementi, umani e animali, sulle varianti di orina, su come a una certa età i pannoloni possano diventare necessari, sul farla dentro e fuori dal vaso o addosso o nel lavandino o in doccia, e via dicendo.


Don Robertson

Ma non sono certo i termini usati e i concetti esposti a respingermi, non è certo la prima volta che li incontro in un libro: il mio problema è che, mi ripeto, Robertson si ripete a usura, è prolisso e verboso, non mi pare un genio di psicologia umana (vari passaggi rimangono secondo me immotivati e inspiegabili, non conseguenziali), racconta di gente che ha il cervello all’altezza del culo, o proprio lì dentro, e non li rende per nulla più interessanti di così, più profondi o umani.
Scrive in terza persona da narratore classico, ma adotta il punto di vista del protagonista, per poi a due terzi del racconto, dedicare due interi lunghi capitoli a un personaggio uscito pressoché dal nulla (quello formato 160cm x 120kg), e di lui ci istruisce vita morte e miracoli, e da qui in avanti confonde i punti di vista, quando l’anziano protagonista, quando il più giovane nipote acquisito.


Altro talento di Herman era uccidere i nazisti.

Un discreto guazzabuglio che si protrae troppo a lungo.
Per me sarebbe una stellina, ma siccome GR considera la doppia stellina manifestazione di delusione, e siccome la mia delusione è forte e viva, palpitante, vada per la doppia stellina.

PS
Però, che uno scrittore acclamato abbia avviato una sua casa editrice (Philtrum Press) per dare spazio e ribalta a voci altrui mi pare gesto magnifico e degno di applauso.
Anche se, sigh, la corrispondente pagina Wikipedia istruisce che dal 1982 al 2013, delle otto opere pubblicate, solo questa è di voce diversa da quella dello stesso editore.

PPSS
La copertina mi pare un errore marchiano.


Poi, però, è arrivata la Grande Depressione.
Profile Image for Nood-Lesse.
428 reviews324 followers
May 17, 2020
Nel fiore degli anni

Alla domanda su chi fosse il suo scrittore preferito di tutti i tempi, Stephen King ha risposto: Don Robertson.

Beh, se lo dice il RE, sa d’incoronazione. L’uomo autentico è un settantaquattrenne di nome Herman Marshall che nelle prime cento pagine racconta la propria vita. I suoi ricordi contengono più rabbia che malinconia, sua moglie è nelle fasi terminali di un male incurabile, suo figlio è morto diversi anni prima lasciando un vuoto incolmabile nella vita dei suoi genitori.
Per essere un libro ambientato principalmente negli anni 40, ha contenuti sessuali espliciti e un linguaggio spesso scurrile. Inoltre i negri sono sporchi e gli ebrei untuosi, perché così erano percepiti all’epoca. Il manico del mondo è in mano agli anglosassoni, la questione non è messa in discussione da nessuno dei personaggi, si respira il clima di quegli anni salvo poi scoprire che Robertson (nato nel 1929) scrisse il romanzo a fine anni ’80.
La società descritta da Herman Marshall è maschilista e razzista come quella che Don Robertson ha visto con i propri occhi. L’anno in cui Marshall racconta è il 1984, sono frequenti le ricapitolazioni dei ricordi, taluni si ha l’impressione che voglia imprimerli, fare in modo che il lettore arrivi quasi a concepirli come propri. Io per esempio potrei esser stato a far sesso nel parcheggio di un cinema e aver scambiato per sbaglio la mia valigia in un terminal per autobus a lunga percorrenza. Ricordi precisi scandiscono la storia di Herman ed Edna, la morte del loro figlio è lo spartiacque.

Peccato che la copertina sia uno spoiler imperdonabile, quella pistola non poteva essere lì per caso, dal momento che c’è, sappiamo che qualcuno la impugnerà. Il romanzo è apprezzabile finché non parte il primo sparo, nonostante la tendenza di Robertson a dettagliare luoghi e personaggi minori, a non snellire i punti morti della narrazione. La pistola della copertina sicuramente è lì per un certo tipo di lettori, ma il libro non è un Hard Boiled o un Noir (lo è solo la sua deriva), è la storia di un uomo che vorrebbe leggere in un libro le risposte che la vita non gli ha dato, vorrebbe un libro che le contenesse, proprio come tutti coloro che leggono compulsivamente senza trovare ciò che cercano.

Alla domanda su chi fosse il suo scrittore preferito di tutti i tempi, Stephen King ha risposto: Don Robertson. Alcuni anni prima, aveva ospitato nel catalogo della sua casa editrice questo libro crudo e scioccante..

Incoronazione o nepotismo?
Don Robertson non è Lehane, non è Simenon (cito autori che travalicano il genere nel quale sono racchiusi) avverso il RE, mi schiero contro questa dispotica incoronazione.
Profile Image for piperitapitta.
1,051 reviews466 followers
February 19, 2017
Shinerline

È passato un po' di tempo da quando ho finito di leggerlo, il che se da una parte perde la freschezza delle impressioni a caldo, dall'altra mi permette di alcune, poche, considerazioni più ponderate.
Cosa non e perché non mi è piaciuto?
Innanzitutto (ma di questo non si può incolpare Robertson) la prefazione di Stephen King: esagerata, fuori misura, sbagliata. Non mi aspettavo una critica - King mette subito in guardia, in tal senso - ma nemmeno l'esaltazione irrazionale di un tifoso.
E poi, a freddo, ho finalmente messo a fuoco le ragioni, più importanti, del perché L'uomo autentico mi abbia delusa e infastidita: non mi spaventano storie come quella di Herman Marshal e sua moglie Edna e la miseria che raccontano, né, meno che meno, le azioni, il decadimento fisico e morale, o il linguaggio, crudo, che usano: se una storia è misera, o descrive l'abiezione, non mi aspetto sconti, né scorciatoie o paraocchi; ma se da una parte accetto, e apprezzo, che il contesto sia reale, il più possibile, e vicino alla realtà, dall'altra trovo ridondante, superfluo e irritante, che l'autore si senta in dovere di rincarare la dose, per amplificare l'effetto, esasperando, e adottando, lo stesso linguaggio dei suoi personaggi.
Per esempio, se devi raccontarmi i problemi della prostata di Herman, e di conseguenza la sua tendenza a urinare con una certa frequenza (aggravata da un consumo di birra Shiner a fiumi) - anche durante il funerale di sua moglie, il più disgustoso dei capitoli - non c'è bisogno di usare la parola "pisciare" ogni due righe, perché si può essere ugualmente disturbanti e realistici usando una prosa diversa.
Mi viene da pensare a Celine e a Bardamu, o a Toole e a Ignatius, o ai derelitti di  Tobacco Road di Caldwell; ecco, sono passati ottantacinque anni (!) da questi ultimi, è vero, ma non sono altrettanto bruttisporchiecattivi (e incisivi e realistici)?
Ecco, è il troppo che stroppia che mi ha infastidita, perché non la prima parte, quella che anticipa la morte di Edna, non quella pulp, che segue, né quella (bellissima) in cui Herman porta il nipote Eugene per le strade di Houston raccontandola a lui e a noi, mi avevano disturbata.
Forse il sesso, quel sesso, osservato con una lente indagatoria che mette a nudo tutta la crudezza dell'atto, indugiando sullo squallore dello stesso, quello sì, l'ho trovato nauseante.
Profile Image for Mike Thorn.
Author 28 books279 followers
January 20, 2021
This novel brings to mind the intensity of despair found in the works of Jim Thompson and Hubert Selby Jr. It also shares both writers' penchants for regional vernacular and intricate, interior P.O.V. It is, more or less, a series of hideous events experienced by hideous people. Robertson does not interfere with the authentic subject experiences of his characters, and the novel is horrifying in its depictions of misogyny, racism, and homophobia. I would not recommend this novel to all readers, but as a study of destitution, moral erosion, and impending violence, it is a ferociously powerful piece of fiction. Imagine a book written from the unfiltered perspective of Keitel's character in Bad Lieutenant, or any of the central characters in The Devil's Rejects. There is no hope, redemption, or retribution in The Ideal Genuine, Man. No, this is a novel of pure horror.
Profile Image for Lori L (She Treads Softly) .
2,955 reviews117 followers
March 19, 2011
My hardcover copy of The Ideal, Genuine Man by Don Robertson was published in 1987 by Stephen King's Philtrum Press and includes a forward by King. This is a hard novel to read. No one is likable in it. It is disgusting and repulsive in many places. It's hopeless and helpless and full of pain. I actually forced myself to continue reading it. Suddenly, the ending made it quite clear why King praised it so highly, why he considers it a great novel. I can't recommend it, but if you do read it, you will never forget it. Haunting novel...
http://shetreadssoftly.blogspot.com/
Profile Image for Micol Benimeo.
357 reviews12 followers
March 27, 2025
Stephen King nella prefazione ci fa grandi promesse su questo libro e Don Robertson le mantiene tutte. Il primo capitolo da solo è un racconto perfetto: Herman Marshall sale in soffitta e da vecchie cianfrusaglie inventa storie per la moglie che sta morendo. Tutta l’empatia per il vecchio Herman, Don Robertson ce la sgretola davanti agli occhi capitolo dopo capitolo fino allo scioccante finale eppure ancora Herman Marshall non riusciamo ad odiarlo e forse un po’ lo perdoniamo anche. In un Texas caldissimo e desolante, dopo una vita passata tra camion, birre, lutti e frustrazioni succede che non si riesca a trattenere nè la vescica nè la rabbia.
Profile Image for Alessandro Vietti.
Author 16 books24 followers
January 10, 2019
Un commento a questo libro a mio avviso difficilmente può esimersi dal prendere spunto dalla sua Introduzione. Sì, perché stiamo parlando della presenza di un preambolo di un certo signor Stephen King e se uno del suo calibro decide di scomodarsi per un'operazione del genere, è inevitabile che fin dal principio l'asticella dell'interesse si sposti parecchio in alto. Ma a ben vedere le cose si impennano ancora di più quando si scopre la ragione per cui questo libro può vantare un'introduzione di Stephen King. E, almeno per me, è stata una sorpresa dietro l'altra.

Si viene a sapere innanzitutto che l'introduzione presente in questa edizione italiana è quella pubblicata in occasione della prima edizione originale del romanzo nell'ormai lontano 1987 e subito dopo si scopre che fu Stephen King in persona a farlo pubblicare. Non tutti sanno infatti (io, per dire, lo ignoravo) che nei primissimi anni '80, quando dunque aveva già acquisito una certa notorietà, il Re aveva messo su una piccolissima casa editrice chiamata Philtrum Press. Se si va a indagare, come ho fatto, si rimane ancora più colpiti dal fatto che tra i pochissimi libri pubblicati a partire dal 1982 (parliamo di 8 titoli in tutto), uno soltanto risulta non essere dello stesso King. Ed è, ovviamente, proprio questo "The Ideal Genuine Man" (1987) di Don Robertson. Storia curiosa, vero? Ebbene, il punto è che, come racconta King, Don Robertson è uno dei tre autori che più lo hanno influenzato come scrittore, e potete giurarci che si vede lontano un miglio (gli altri sono Richard Matheson e l'altro è John D. MacDonald) e nel 1987 Robertson, autore che pur aveva goduto di una certa notorietà per più di un decennio tra gli anni '60 e gli anni '70 (da un suo libro fu anche tratto un film nel 1977), da un lato si era allontanato dall'ambiente letterario a causa di gravi problemi che avevano minato a ripetizione al sua salute, e dall'altro i suoi temi non rientravano più granché nei canoni di quello che gli editori americani stavano cercando.

Quindi, insomma, King decide di pubblicare il libro con la sua piccola casa editrice, non tanto come tributo e attestazione di stima, piuttosto forse per cercare di evitare il rischio che Robertson finisse per essere "uno dei più grandi scrittori meno conosciuti degli Stati Uniti", ma di certo perché il libro è straordinariamente potente e a proposito della pubblicazione King dice che "non farlo avendone i mezzi, sarebbe stato da parte mia un gesto irresponsabile". E la si sente vibrare questa passione autentica di King, tra le righe della sua introduzione. Poi si comincia a leggere e basta la prima pagina per capire cosa voleva dire King quando conclude affermando che... vi piaccia o no "non avrete mai letto nulla come questo libro. Mai. Mai."

Sulla trama non c'è molto da dire ed è meglio non dire molto. "L'uomo autentico" è la storia di Herman Marshall, è lui l'uomo autentico o, traducendo letteralmente il titolo originale, l'uomo genuino e, addirittura, "ideale", un uomo nato e cresciuto nella più classica e dura provincia americana del sud degli Stati Uniti. E' un uomo che ha rinunciato alle sue ambizioni giovanili (avrebbe potuto essere un campione di scacchi) per una donna che ha amato per tutta la vita più di ogni altra cosa al mondo (e che, nonostante questo, ha tradito a ripetizione) e che ora è inchiodata a un letto da una malattia che la sta portando via per sempre. A settantaquattro anni, per Herman Marshall, con la sua vescica ormai così fragile, è il momento dei bilanci e dei rimpianti, della malinconia e dei rimorsi, della nostalgia e delle rivelazioni, delle scuse e dell'ultima possibilità di trovare risposte.

"L'uomo autentico" è insomma la storia ordinaria di un ordinario uomo americano, ma attraverso la magia alchemica di una specie di coinvolgentissimo flusso di coscienza, ancorché raccontato un po' in terza e un po' in prima persona, ma che funziona sempre alla grande, alimentato da una scrittura tagliente e feroce, ironica e malinconica, cruda e intensa, sempre lucida ed essenziale, la storia ordinaria di Herman Marshall perde la sua ordinarietà e diventa qualcosa di epico. Nonostante ci troviamo di fronte a una vicenda davvero qualunque, non c'è alcun minimalismo in Don Robertson, anzi la sensazione è che si sia proprio dalla parte opposta. Siamo ad anni luce dalla scrittura di Carver o dalle atmosfere di Stoner di Williams, ma siamo abbastanza lontani anche da Dubus, a mio avviso. E dentro questo flusso quasi incessante, Robertson infila delle pagine di toccante bellezza, di straordinaria intensità, di lacerante umanità, il tutto senza fronzoli o ricorso alla retorica. La sua è una prosa secca, genuina, che sa di birra e di sesso, di pane caldo e di gasolio, di stecche da biliardo e di borotalco, di pneumatici e di miele appena raccolto, di acqua pura e di polvere da sparo. E in tutto questo riesce anche a infilarci la zampata di un paio di colpi di scena che ti lasciano a bocca aperta, fino al finale perfetto.

King definisce il classico personaggio dei romanzi di Robertson una "creatura del mistero" perché è fatto della luce più sfolgorante e del nero più assoluto. Ed Herman Marshall è proprio così, nella sua vita non ha nulla di grigio e il mistero risiede proprio nell'incredibile e apparentemente impossibile connubio di quelle due istanze così opposte che convivono dentro lo stesso essere. Ma non è forse proprio più di ogni altra cosa ciò che ci rende umani?
Profile Image for Jesse Kraai.
Author 2 books42 followers
June 19, 2015
Like a lot of people, I got turned on to this book through Stephen King's loud mouth. I was prepared for empty calories and plot contortions designed solely to get me to turn the page.

But I'm happy to have read the fucker. This is the book Stephen King wants to write. Masculine balls, piss, fucking and booze, all looking up to the world from the lowest basement. It feels like shit might be real down there. Like you've finally come to an honest place.

I admire how the grammar and dialect match the character. No paragraphs for this guy.

Now let me complain a little. The author had to have someone die. It's a real yawn. We've seen it before. It was old even with T. Hardy.
And to make his yellow piss smelling character achieve this he must a) tweak an otherwise believable back-story b) create the foil of the prof (man vs. pussy - please) c) manufacture the odd theme of 'the book' d) a similar odd one of 'the blood'

It would have been far more interesting, and real, to let earthy man be earthy man. So much of the world's literary woe comes from the fact that guys like King won't grow some balls, be a man, and finally read Jane Austen.
Profile Image for Sasha.
Author 16 books5,039 followers
Want to read
October 26, 2015
Stephen King says this is his favorite novelist of all time, and he never steers me wrong (except occasionally with the books he writes himself) so this seems like a safe bet.
Profile Image for Eleonora Carta.
Author 16 books37 followers
March 17, 2022
Non mentirò. Non avevo mai letto niente di Don Robertson e se l'ho fatto è stato solo perchè ho trovato il nome di Stephen King in copertina. Di Stephen King è infatti la lunga e corposa introduzione: 16 pagine - non 16 righe - di apprezzamenti e lodi sperticate al libro di Robertson e a Robertson come autore in generale. Talmente esaltante che mi chiedevo se non sarei rimasta delusa.
Ma Stephen King non mente, dovrei saperlo ormai, e se anche sono passati molti anni da quando l'ha scritta (1987), tutto quello che dice è vero e verificabile.
Chi ha conosciuto l'evoluzione di Stephen King come autore, e chi ricorda la sua scrittura di oltre trent'anni fa, lo ritroverà di continuo tra le righe di Robertson (ovvero, all'inverso... capirà quanto Robertson lo abbia influenzato). C'è l'attenzione per i dettagli, per la vita di tutti i giorni, per le emozioni e gli istinti, anche quelli più animaleschi. Niente di politicamente corretto, nessua ricercatezza nella forma, o nello stile. Ci sono vite narrate fin nei particolari meno edificanti, la malattia, la vecchiaia, la morte, soprattutto la morte. Una disperazione latente che attraversa la storia (che non è un giallo, non fatevi ingannare dalla copertina), dolorosa e tagliente proprio come in Stephen King trent'anni fa. C'è una certa provincia americana, ma anche la seconda guerra mondiale. Ci sono le birre tra amici e i giochi da ragazzi. C'è la paura di non avere futuro, il dolore per le occasioni perdute, il rimpianto per le vite che non sono state. Ci sono anche quei modi di dire pazzeschi (spesso volgari comunque esilaranti) che troviamo spesso in Stephen King e mi chiedo sempre se se li inventi per l'occasione o se l'America sia così grande da conservarne così tanti da non poter mai sperare di conoscerli tutti.
E naturalmente c'è un uomo, autentico. Il signor Herman Marshall, sempre chiamato così, con nome e cognome, Herman Marshall, che non può non lasciare un segno.
Profile Image for Marcopesta.
165 reviews5 followers
February 10, 2021
Crude but difficult to disregard it. A realistic showcase of an ordinari an life spent in bars. On the road, drinking and dirty talks on women between male friends. Women are objects, apart from his wife.... is this a realistic portrait of an American working class , classist white male fairy uncultured?
The end is almost a Tarantino end.....
Profile Image for Marzia.
204 reviews2 followers
December 31, 2020
Tagliente e sincero, di una trasparenza spiazzante. A tratti un pò troppo cervellotico, ho trovato pesante il finale, ma ho molto apprezzato la scrittura e l'onestà del racconto. Non adatto ai deboli di cuore
Profile Image for TheOldBookLady.
34 reviews2 followers
December 17, 2025
If I could give this book a .25 star rating, I would. Better yet, a 0.10 star rating is more apropos. The author gets 1/10 of a star for putting words to paper, even though those words combine to make a disgusting piece overall.
Profile Image for Tiziana Sesti.
68 reviews4 followers
August 3, 2019
Un libro fastidioso: lo stile narrativo, la storia, il titolo e anche l’introduzione
Profile Image for Lucas.
8 reviews
July 14, 2025
Probably the saddest, darkest book I've ever read. Top of the list of books that stuck with me.
Profile Image for wally.
3,639 reviews5 followers
July 20, 2015
18 jul 15
2nd from robertson for me. recently read his The Greatest Thing Since Sliced Bread one of the best stories i've read this year.
i'm 68 pages into this one by now, six pee em...and i'm glad to have some time to read. been busy the last few weeks. onward and upward.

19 jul 15
finished. quite the story. the dialect got to be a bit much, but i imagine if that's the way someone talks they need to talk that way throughout. herman eugene marshall, anti-hero, or something else. a piece of work. there on the cover, "rubs your face in the mind of a mass murderer." --kirkus reviews. still, there were times i was rolling on the floor. it all comes down to the end and this story is no different.

Profile Image for Ffiamma.
1,319 reviews148 followers
January 17, 2017
libro disturbante- in cui il disagio di un uomo comune non si limita a esplicarsi nel quotidiano (con le sue sconfitte e le sue tragedie) ma deflagra in una follia lucida e preannunciata. ho trovato quasi insostenibile la violenza- non tanto delle azioni, quanto del pensiero e, parallelamente, del linguaggio; alla fine, però, non mi è sembrato un romanzo così innovativo o tantomeno geniale, ma solo una opera solida che scandaglia a fondo una certa realtà e anche l'animo umano.
809 reviews2 followers
July 23, 2016
a dark tour through the mind of a unique literary character - stephen kings intro says you will either love it or hate it - but i don't feel so polarized - not sure i want to read more Robertson, but i am glad i read it.
Profile Image for Ron.
3 reviews
March 22, 2013
Superb, but quite intense. I want to read EVERYTHING by this guy...
Profile Image for Terry West.
Author 198 books134 followers
December 29, 2013
Brilliant slow burn about a man pushed too far by life and circumstances. Robertson was a master.
Profile Image for Monica De giudici.
302 reviews16 followers
June 8, 2017
Confesso, ho aperto questo libro solo perchè è RACCOMANDATO da Stephen King. Beh non è proprio vero, ce l'ho anche perchè ho letto l'incipit in un gruppo su facebook e mi è piaciuto e mi ha incuriosito... ma era pur sempre un gruppo su Stephen King ("la biblioteca segreta del re, un gruppo "diverso" un gruppo "di più". Se state leggendo qua e siete anche voi fan del re, fateci un giro, merita, davvero.)
Non ho neanche letto la trama in copertina, ho iniziato a leggere e basta. Ed è stato bello così, e non lo dico a caso.
Lo dico perchè con le aspettative da "fan di Stephen King" e guardando l'immagine di copertina, mi ero immaginata tutt'altro.
Si respira un pochino dello stile di King nel libro, si vede che è uno degli autori a cui si ispira. Certe descrizioni, certe metafore improbabili ma che rendono perfettamente l'idea, anche troppo.

Si parla di un vero uomo del Texas, un camionista texano in pensione con una moglie malata terminale di cancro. Vita triste, ma normale, nel senso che è una situazione che nella vita reale capita fin troppo frequentemente.
Attenzione però, non è una storia strappalacrime, non è una storia romantica... forse un pochino si, a modo suo. Ma il protagonista non è quello che ci si aspetterebbe, non è un simpatico anziano buono e distrutto dal dolore. Lui è rozzo, grezzo, razzista, pieno di fissazioni che si ripetono ossessivamente, uccide cuccioli, tradisce continuamente la moglie, beve tantissimo.
Eppure è il protagonista, e un po' si fa voler bene dal lettore.
E poi lo schiaffo finale! finale a sorpresa, mooolto a sopresa.
Displaying 1 - 26 of 26 reviews

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