Invece di sviluppare il racconto attraverso tante storie indipendenti una dall’altra e che hanno per protagonisti una volta Zeus, un’altra Afrodite o Ulisse, Giorgio Dell’Arti si cimenta in un’impresa mai tentata prima da nessuno: assemblare in un vero romanzo - che ha un inizio, uno sviluppo e una fine - i vari miti.
Il risultato è un racconto forte, scritto in un linguaggio completamente nuovo per la letteratura italiana, ricchissimo, popolare e colto insieme, e una narrazione incontenibile, complessa ma anche immediata come tutti i miti, piena di luci e colori, che descrive una società primitiva, selvaggia e bellicosa, in cui gli dèi e gli uomini si mescolano tra di loro, combattendo e facendo l’amore.
Si comincia in un’epoca lontanissima, in cui non sono ancora stati scoperti né il grano né il vino, e in cui si praticano ancora i sacrifici umani nella convinzione che il sangue delle vittime sia utile per fertilizzare i campi. E si finisce in una notte di 3500 anni fa, quando Elena e Paride, di nascosto, fuggono dal palazzo di re Menelao.
Giorgio Dell'Arti (Catania, 1945), giornalista, fondatore e direttore di Anteprima (anteprima.news), scrive su “la Repubblica”, “Oggi”, “Vanity Fair”. Ha collaborato, prima o poi, con tutti i più grandi quotidiani e settimanali italiani. Ha fondato “Il Venerdì di Repubblica”, ha scritto due biografie di Cavour, manipolato le Note azzurre di Carlo Dossi (Corruzioni), raccontato i miti greci tutti di seguito, come fossero un unico romanzo (Bibbia pagana). Vive a Roma.
Com'è stato leggere questo libro? Ritornare indietro nel mio passato. Rileggere tutto d'un fiato i vari miti è stato come tornare a casa.
Una lettura piacevole, con uno stile scorrevole e tipico del suo genere: sconcio. diretto, criptico ma lineare al tempo stesso come la mia insegnante di latina soleva ricordare durante le varie ore di lezione. Una gran scoperta, che per certi versi mi ha ricordato anche in cartone animato "Pollo combina guai". La mitologia è così, una fantasia dietro l'altra tra storie e storie.
"Col padre Zeus, Afrodite generò Eros, ovvero il Dispetto. Egli non lascia mai la condizione di bambino a meno che non gli stia vicino Anteros, l'amore corrisposto. Ma appena Anteros si allontana, Eros, che nel frattempo era diventato adulto, subito torna bambino".