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Ναζισμός και εργατική τάξη

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Προκειμένου να υποστηρίξουν τη θέση ότι ο Εθνικοσοσιαλισμός βρήκε στήριγμα πρώτα απ' όλα στην εργατική τάξη, οι ιστορικοί "αναθεωρητές" παραθέτουν έναν εντυπωσιακό όγκο στοιχείων, κυρίως εκλογικού τύπου. Είναι πασίγνωστο ότι τα νούμερα δεν μπορεί κανείς να τα αμφισβητήσει εύκολα· παρόλ' αυτά η ανάγνωση και η ερμηνεία τους είναι περίπλοκο πρόβλημα. Δεν είναι πάντα αλήθεια ότι οι αριθμοί μιλούν από μόνοι τους. Χώρια που η ίδια η έννοια της εργατικής τάξης δεν είναι πάντα μονοσήμαντη.
Πρέπει λοιπόν να ξετυλίξουμε το κουβάρι· δεν πρέπει όμως να απορρίψουμε αυτές τις έρευνες εκ των προτέρων, αντιθέτως πρέπει να τις διαβάσουμε προσεκτικά, να τις φέρουμε σε αντιπαράθεση με άλλες έρευνες που συχνά αγνοούνται. Με λίγα λόγια, αν θέλουμε να αναμετρηθούμε με την ανάλυση του σημερινού νεοναζισμού δίχως να καταφεύγουμε σε βεβιασμένες αναλογίες με το παρελθόν, είτε αυτές προέρχονται από τους ιστορικούς "αναθεωρητές", είτε από την ταριχευμένη ιστορική μνήμη, θα πρέπει να ξανανοίξουμε τη διαμάχη γύρω από την ιστορία του Εθνικοσοσιαλισμού.
Θα πρέπει όμως να το κάνουμε με "πάθος πολιτικό", με εκείνο το είδος διανοητικής έντασης που χαρακτηρίζει όσους γνωρίζουν ότι διεξάγουν μια μάχη πρώτα και κύρια πολιτική.

192 pages, Paperback

First published January 1, 1996

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About the author

Sergio Bologna

27 books3 followers
Sergio Bologna lives in Italy and is known for his active participation since the 1960s in the workers' current and later, during the 1970s, in workers' autonomy.

Sergio Bologna was a founding member of the organization "Workers Power" [Potere Operaio] and together with Antonio Negri and Franco Piperno formed the first general secretariat of the organization in 1969. He left the organization in 1970. In 1960 and 1970 he participated in several magazines ( Quaderni Rossi, Cronache Operaia, Quaderni Piacentini, Linea di Massa) where he contributed fruitful analyzes of capitalist development, new labor figures, the form of the state after World War II, cycles of struggle in Italy and the meaning of labor autonomy. One such analysis, and perhaps the best known in our parts, is "The Race of Moles", published in the spring of 1977 in the historical review Primo Maggio, which he founded in 1973.

He has taught at the University of Trento and as a professor of Labor Movement History at the University of Padua. Recently he deals with the changes marked by the development of the tertiary sector, the new figures of intellectual workers, precarious workers and the problems of their collective organization. He also writes for the newspaper "Manifesto".

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660 reviews62 followers
December 23, 2021
Breve e serrata disamina della condizione operaia tedesca tra la Repubblica di Weimar e la presa di potere nazista. Spiegazioni chiare e tesi ben documentate, per un approccio originale e al tempo stesso rigoroso, atto a ribattere decisamente ogni velleita' revisionista o colpevolizzatoria, circa il presunto collateralismo o la sostanziale passivita' della classe operaia tedesca rispetto all'avanzata hitleriana. Classe questa, che emerge come totalmente diversa da un monolite, ma che nella gran parte si e' opposta alla croce uncinata con i pochi e disorganizzati mezzi a disposizione. Molto interessante risulta l'analisi delle tecniche entriste, sindacali, sociali e politiche messe in campo dai nazisti per separare gli interessi di classe, dividere le coscienze e in definitiva lacerare il tessuto operaio. Sarebbero state cinque stelle meritate al netto delle troppo numerose e ridondanti prefazioni.
Profile Image for Andrea Fiore.
297 reviews82 followers
April 21, 2019
Questo breve saggio (è l'ampliamento di una conferenza tenuta nel 1993), ma documentatissimo, è imprescindibile per chiunque si interessi della storia del fascismo e del movimento operaio. Tre i punti più importanti secondo me:

1) L’entità della frattura (sociale ancora prima che politica) tra socialdemocratici e comunisti: i primi occupati, più tutelati e fortemente legati agli apparati dello stato (di cui infatti erano strenui difensori); i secondi invece disoccupati o sotto-occupati, nella difficile condizione di dover organizzare la classe operaia essendo però esclusi o emarginati (spesso dagli stessi socialdemocratici) dal sindacato e dai luoghi di lavoro. Una frattura sempre più insanabile che impedirà la costruzione di un fronte unico di lotta contro il nazismo.

"Non poteva esserci distanza maggiore tra la mentalità del quadro medio della SPD, che s’identificava - non solo ideologicamente - con la burocrazia della repubblica weimariana, e la mentalità del quadro medio della KPD, che si trovava costretto a proporre ai suoi militanti, giovani, disoccupati, sradicati, impoveriti, declassati, l’utopia della conquista del potere - cioè della distruzione dello stato weimariano - e l’instaurazione della repubblica dei soviet. […] SPD e KPD erano su posizioni così distanti, le mentalità dei loro militanti erano così differenti, che non si può fare finta che appartenessero a uno stesso movimento, il «movimento»; erano due forze politiche in lotta acerrima tra loro sin dai tempi della rivoluzione del 1918 e degli avvenimenti che ne seguirono: la spaccatura tra i consigli operai guidati dai socialdemocratici e quelli guidati dagli spartachisti, gli assassinii di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, la spaccatura tra il sindacato socialdemocratico e le cellule sindacali di fabbrica della KPD durante il periodo della «razionalizzazione», che aveva visto il licenziamento di centinaia di quadri comunisti, e così via."

Col senno del poi le tesi sul "socialfascismo" sembrano un errore di giudizio madornale, ma alla luce dei fatti come altro definire la politica dei socialdemocratici? Un partito disposto a schiacciare i tentativi rivoluzionari dei comunisti anche utilizzando i freikorps (milizie paramilitari di estrema destra), ma mai disposto a combattere realmente i nazisti, ha fatto una scelta di campo chiara e netta. Senza contare, cosa fondamentale, che pochi anni prima i socialdemocratici (così come i socialisti francesi e i laburisti inglesi) si erano resi complici della continuazione della Prima guerra mondiale, votando a favore dei crediti di guerra. Che credibilità poteva avere un partito operaio che aveva permesso che milioni di proletari tedeschi e francesi si ammazzassero a vicenda? I comunisti saranno stati pure miopi e settari, ma i loro potenziali interlocutori erano di gran lunga peggio.

2) Il funzionamento del sistema assistenziale durante la repubblica di Weimar e in particolare il suo ruolo repressivo e di controllo sociale, sfruttato poi dai nazisti. Questo conduce a due conclusioni importanti: in primo luogo, ancora una volta è ben evidente una certa continuità tra stato liberale e stato fascista, non solo nei fini ma anche nei mezzi; in secondo luogo, il fatto che tutto il sistema di repressione, schedatura e deportazione, ancora prima che contro gli ebrei sia stato utilizzato innanzitutto contro socialisti, comunisti e altri proletari insubordinati, sottolinea ancora una volta la natura innegabilmente di classe del fascismo.

"[...] tuttavia fu proprio allora che il ruolo del sistema assistenziale, in quanto sistema di controllo e di schedatura, emerse in tutta la sua portata. Con il radicalizzarsi dei rapporti tra la struttura e l'assistito nel corso della Grande Crisi, la struttura stessa perde quasi del tutto il suo carattere di servizio sociale e diventa sempre più un sistema poliziesco supplente nei confronti delle parti più deboli della società, diventa un sistema che divide e seleziona sempre più, creando ulteriori fattori di degrado ma soprattutto istituzionalizzando le differenze."

"Una larga parte dei poveri e degli emarginati venne quindi definita «asociale» sulla base delle informazioni raccolte dagli uffici di assistenza e riportate nelle schede personali ed avviati quindi a un processo di selezione che non fu soltanto un processo di selezione razziale ma anche un processo di selezione sociale. La maggioranza degli internati nei campi, all'inizio del regime nazista, era composto da questi cosiddetti «asociali», che successivamente verranno chiamati con il termine gemeinschaftsfremde («estranei alla comunità»). Ancora nel 1941 c'erano 110.000 detenuti tedeschi non ebrei nei campi di concentramento, internati come Asozialen. La politica di selezione della razza non è quindi nata sull'antisemitismo, non è quindi nata su base etnica, ma è nata per affrontare la questione sociale, per distruggere fisicamente gli emarginati."

3) La dinamica dello scontro fisico e politico tra nazisti e antifascisti: dalla composizione sociale dei due blocchi al perché i primi ebbero infine la meglio.

"La conclusione generale che si può trarre da questi frammenti di storia è che non è vero che il proletariato tedesco si sia arreso senza combattere. È vero invece che le sue capacità di resistenza furono logorate e consumate nei terribili anni della crisi, quando la Repubblica di Weimar fu governata con metodi semidittatoriali da coloro che aprirono a Hitler la strada per il potere e le forze di chi aveva cercato di contrastarlo erano giunte allo stremo. Gli anni che precedettero la presa del potere di Hitler sono anni di guerra civile strisciante. Nelle condizioni in cui gli avversari del nazismo furono costretti a condurre la loro resistenza, difficilmente qualcuno avrebbe potuto fare di più e di meglio. Quindi il giudizio degli storici, secondo i quali la classe operaia e il proletariato tedesco si piegarono davanti a Hitler senza opporre resistenza, è un giudizio ingiusto, che non rispecchia minimamente la realtà e che riflette la tendenziosità e l'ignoranza di chi lo esprime. [...] Nel riconoscere il valore morale e politico della lotta di resistenza del proletariato tedesco contro il terrorismo nazista va comunque ricordato che il partito comunista fu l'organizzazione che con maggiore determinazione e radicalità condusse la lotta contro l'avanzata del nazionalsocialismo, ricorrendo a tutti i mezzi possibili, anche ai mezzi illegali."
Profile Image for Iago.
194 reviews5 followers
July 3, 2022
Es un libro con una información difícil de encontrar: el papel del Partido Comunista Alemán (KPD) antes del ascenso al poder de Hitler. Se habla de su gran nivel de organización y combatividad, de su tremenda influencia, etc. Muestra cómo, para derrotar a la clase obrera alemana y al Partido Comunista, el capitalismo tuvo que acudir a un recurso represivo de emergencia: el nazismo.

Tiene información muy interesante, pero la primera mitad del libro es muy pesada, se trata de comentarios innecesarios sobre la bibliografía, incluso explicaciones de cómo se llegó a ella. Me pareció excesivo.
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