Uno dei problemi che si riscontrano sempre quando un lettore si interfaccia con l’opera manzoniana per eccellenza è che i residui delle esperienze vissute al liceo, dove I Promessi Sposi sono per antonomasia la lettura adottata per le ore di narrativa, si sedimentano nelle memorie di tutti e producono un effetto di repulsa aprioristica nei confronti di quest’opera.
Durante la lettura, ho ripercorso con piacere alcuni momenti della lettura collettiva che ne facevo con i miei compagni di classe, forse per la fortuna di avere avuto un professore di letteratura italiana che riusciva a rendere piacevole l’esperienza de I Promessi Sposi. Nel mio caso, abbastanza fortunato, sono quindi riuscito a dismettere qualsiasi preconcetto negativo e sono riuscito ad accogliere con più favore le parole e la narrazione di Manzoni.
Per quanto la storia, nel suo complesso, mi sia molto piaciuta, non si può negare che spesso la lettura può risultare ostica. Sono molto interessanti le digressioni storiche, ma alcuni passi descrittivi rallentano eccessivamente la narrazione e alcune scene rendono vischioso il prosieguo della lettura.
I Promessi Sposi è una lettura che promuovo di buon grado, anche se, la novità che mi ha spiazzato, è stata la lettura della Storia della Colonna Infame.
A differenza del suo capolavoro, questo breve testo di non più di cento pagine, mostra un Manzoni concentrato esclusivamente sulla ricostruzione storica, in cui confluisce in parte la sua vena narrativa. Nonostante la Storia della Colonna Infame faccia avvertire la lentezza e la precisione delle argomentazioni che vengono addotte al lettore, risulta una lettura fondamentale, necessaria per osservare con occhio critico la realtà odierna. I temi trattati sono molteplici e complessi, e il giudizio, almeno mi è parso di notare, per quanto veicolato a favore del punto di vista dell’autore, viene lasciato libero da qualsiasi condizionamento forzato e paternalistico.
Tra le problematiche sollevate dall’autore si riscontrano, ad esempio, la corruzione che si può avvertire negli organi giudiziari, gli abusi di potere, i condizionamenti sotto torture o con promesse mendaci, le odierne “fake news” e i pericoli che fanno correre alla società, la forza dell’opinione pubblica che influenza la libertà di pensiero e azione delle istituzioni, o l’utilizzo delle opinioni pubbliche per giustificare gli abusi di potere istituzionali di cui sopra, pur di evitare ribellioni o dissenso popolare. La Storia della Colonna Infame è una sorta di precursore del J’accuse di Zola, che vede però come bersagli la tortura, la mancanza di razionalità nel discernere ciò che è vero da ciò che è falso, le verità costruite con cui si sacrifica qualsiasi ideale di giustizia, e gli abusi summenzionati.
Se ne I Promessi Sposi si è avvertito un Manzoni prolisso, prosaico e in alcuni punti non molto interessante, nonostante la piacevolissima nota umoristica che si avverte in alcuni passi di critica all’assetto politico e sociale secentesco dell’Italia, nella Storia della Colonna Infame, l’autore lascia trasparire tutta la veemenza delle proprie idee. Si avverte infatti un’accorata presa di posizione contro le ingiustizie, le bugie e l’ignoranza che, affliggendo la società in generale, finiscono con il ricadere e far avvertire tutta la loro pesantezza sui suoi componenti, su individui che potrebbero essere i fantomatici untori, dei capri espiatori adatti a far da vittime per giustificare qualsiasi difficoltà della vita o qualsiasi malanno a cui le istituzioni preposte non vogliono o non possono far fronte, devolvendo l’onere di trovare la soluzione alla saggezza spregiudicata e quasi sempre irrazionale della Vox Populi, spinta dalle emozioni del momento, più che da ragionamenti coesi, attendibili e logici.
Consiglierei vivamente a tutti i lettori di concentrarsi soprattutto sulla Storia della Colonna Infame, un’opera che non avrà la stessa fama de I Promessi Sposi, ma che lascia intravedere un Manzoni molto razionale e critico.