Pierre Gaxotte décrit de façon iconoclaste la Révolution française qui ne s’est pas faite selon lui « contre un tyran » mais « contre un roi qui n’était plus assez roi ». Sa vision de l’Ancien Régime et ses analyses des grands événements qui ont rythmé l’effondrement du royaume renouvellent la perception de cette période essentielle de notre histoire.Publié en 1928, cet ouvrage fut un véritable événement. Sa lecture inédite de la Révolution et de ses développements jusqu’au 18 Brumaire apporte un éclairage qui bouleverse les idées reçues. Il est devenu un grand classique de l’étude de la période révolutionnaire.État pauvre dans un pays riche, ancien régime vermoulu, anarchie, crises financières et guerres, personnel et appareils politiques sont les ingrédients que l’auteur passe au crible et avec lesquels il dessine de nouveaux contours.Enrichi et régulièrement refondu par l’auteur d’édition en édition, l’ouvrage montre comment à partir de 1790 les révolutionnaires actifs étaient peu nombreux et comment la Terreur, devenue instrument d’une révolution économique et sociale, frappe en priorité le monde paysan et du commerce.
Letto nel 1989, in occasione delle celebrazioni del centenario, con Mondadori che presentava e proponeva in tempi non ancora sospetti (tempi berlusconiani, oserei dire) una voce fuori del coro. Sì, perché Graxotte era una stecca, e fastidiosa, parecchio, nel coro che cantava le odi in onore del bicentenario della Grande Révolution. Graxotte era uno storico di destra, di quella destra che considerava la Révolution l'inizio dei mali dell'eta contemporanea, alla Maurras, tant'è che si avvicinò giovanissimo all'Action française. Un'opera dunque faziosa perché condizionata, "inquinata" dalla posizione ideologica dell'autore, che piace tutt'oggi proprio per questo ai cattolici tradizionalisti? No, penso di no. E' questa invece una ricerca pacata, equilibrata a parer mio, che sviluppa le sue tesi argomentandole con i fatti. Certo, Voltaire e gli illuministi non sono osannati, ma "ridimensionati" e valutati per il loro astrattismo. L'astrattismo, il razionalismo ideologico applicato ai fenomeni sociali, la pretesa di far terra bruciata dell'esperienza viva passata per imporre una nuova visione di vita ragionata a tavolino: è questa una delle pecche del secolo dei Lumi che produrrà il massimalismo e il furore giacobino; questo uno dei punti su cui riflettere per poter leggere poi la storia del Novecento, il secolo delle idee assassine. L'Ancien Régime era un affastellarsi di istituzioni, uno stratificarsi nei secoli di legislazioni, usi, privilegi, garanzie, consuetudini, vecchi equilibri che avevano prodotto una "macchina" statale e sociale contraddittoria, fonte di ineguaglianze, frustrazioni e rancori (nel libro è paragonata ad un palazzo antico e fatiscente su cui ognuno nel procedere del tempo ha costruito un'ala, un mezzanino, un balcone, in maniera confusa e disarmonica) ma per Graxotte non necessariamente doveva crollare in quel modo violento, ma poteva essere riformato. Toqueville a questo punto ci avrebbe mostrato però la carica di rancore che si era accumulata tra i vari strati sociali e le continue diseguaglianze che si erano create con le riforme successive, pur senza, è vero, credere a un fatalistico determinismo. Fatale fu in ogni caso il "sinistrismo" suicida delle aristocrazie, che imbevute di teorie illuministiche e nello stesso tempo ben determinate a mantenere i privilegi di casta che il regime garantiva loro, picconarono per primi e gravemente il fatiscente edificio dello stato dell'Ancien Régime. Si può dissentire dalla visione di Graxotte, ma l'opera ha una sua organicità e coerenza. Viva e vivace la lettura. Taglienti i giudizi su tanti protagonisti, sul loro fanatismo violento (beh, stavano facendo una rivoluzione del resto!). La Rivoluzione per Graxotte, in definitiva, fu un affare di pochi, ideologizzati e ben determinati, cittadini e borghesi, che la imposero alla grande massa della popolazione francese, contadini in primis, con tutto quello che questa avrebbe comportato: Terrore, sangue e orrore; ma anche la nascita della piccola proprietà contadina, libera da ogni gravame, che costituirà la Francia successiva, lo stato laico, la legislazione civile, il codice napoleonico. In definitiva, anche se di destra, un gran bel libro ricco, ben documentato, vivace e scorrevolissimo. Riletto più di venti anni dopo.
Pierre Gaxotte was a well-known French historian from the first half of the twentieth century and a member of the Académie Française. The French Revolution is perhaps his most famous work. It is one of the best one-volume histories of a very complex subject.
His 410-page history begins with a description of the Ancien Regime and ends with the Coup d'etat of 18 Brumaire (the takeover by Napoleon), with a succinct but thorough chapter on each stage of the Revolution. He writes in an old-fashioned style that I find both charming and persuasive. He is like a knowledgable and engaging tour guide showing you the ins and outs of an old chateau, telling stories you won't read in the Michelin Guide.
Gaxotte wrote from a right-wing perspective, so he is critical of the ideology no less than the excesses of the French Revolution. He demonstrates how the egalitarian ideas of the Enlightenment, especially those of the Social Contract of Jean-Jacques Rousseau, led directly to the Revolution and the Satanic violence of the Jacobins.
He also describes the social history of the Revolution. Killing the king was just the beginning, for the Revolutionaries wanted to overthrow the whole of French society and rebuild it according to the principles of Liberty, Equality, and Fraternity. The Republican Calendar, with its ten-day week, was created explicitly to "abolish Sunday" and Catholic feast days. The Revolution also implemented a form of Communism, abolishing large properties (at first), then all private property. They tore down all monuments and road-side shrines erected under the Ancien Regime (does that sound familiar?) and even created a new religion called the Cult of the Supreme Being.
Much of Gaxotte's attention is focused on refuting the many myths about the Revolution and the black legend against the Ancien Regime. He shows how France under the Bourbons, in spite of its faults, was the happiest and most prosperous kingdom in Europe. The Revolution happened because a tiny, dedicated minority was able to implement a Revolution that had been prepared for decades thanks to the corrupting influences of the Enlightenment. The vast majority of Frenchmen were royalists at heart and only went along with the Revolution out of fear. Even then, it would not have succeeded if Louis XVI and the nobility had not been so accommodating and naive towards the radicals who conspired to destroy them, often in plain sight.
Unfortunately, the English translation of Gaxotte's history is out of print and very expensive (+$250) on Amazon. The only options are to get it through inter-library loan, read it on archive.org here, read it in the original French (it is still in print), or wait until 2028 when the English translation enters the public domain and you can buy a print-on-demand version.
Un bon livre qui dévoile une partie de la mystique révolutionnaire qui subsiste jusqu'à aujourd'hui et qui permet de regarder la révolution d'un autre œil.
La Rivoluzione francese di Pierre Gaxotte è considerata un saggio ormai classico sull'argomento. Ecco un breve riepilogo:
Il libro di Gaxotte non si limita a un semplice racconto dei fatti storici, ma offre anche vivide immagini e spiegazioni approfondite degli eventi rivoluzionari. L'autore non trascura il contributo di altri studiosi, ma presenta una sua interpretazione originale e articolata della Rivoluzione francese.
La sua opera è apprezzata per la gradevole lettura e la forza delle tesi proposte. Gaxotte analizza la Rivoluzione francese non solo dal punto di vista storico, ma anche da quello sociale, politico e culturale, restituendone una visione completa e sfaccettata .
Il saggio di Gaxotte è stato rivisto e aggiornato nel 1940 e nel 1978, mantenendo inalterate le sue tesi principali. È considerato un testo di riferimento per la comprensione di questo cruciale evento storico.
In sintesi, l'opera di Pierre Gaxotte sulla Rivoluzione francese è riconosciuta come un classico del genere, apprezzato per la sua capacità di coniugare rigore storico e vivacità narrativa nell'analisi di uno dei momenti più significativi della storia europea.
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Ecco cosa resta oggi della Rivoluzione francese:
Simbolismo e Ideali Rivoluzionari La Rivoluzione francese è ancora profondamente radicata nell'immaginario collettivo come simbolo di libertà, uguaglianza e democrazia. I suoi ideali di "Liberté, Égalité, Fraternité" rimangono centrali nell'identità nazionale francese.
Festa Nazionale Francese Il 14 luglio, data della presa della Bastiglia, è ancora celebrato come Festa Nazionale in Francia. È un'occasione per commemorare l'evento rivoluzionario e i suoi valori fondanti attraverso parate militari, fuochi d'artificio e manifestazioni popolari.
Eredità Costituzionale e Politica La Rivoluzione francese ha portato all'istituzione della prima Repubblica francese e all'adozione di una Costituzione che ha ispirato successivi ordinamenti democratici in Europa. Il suo lascito costituzionale e politico è ancora visibile nell'attuale sistema politico francese.
Impatto Culturale e Artistico La Rivoluzione francese ha avuto un profondo impatto sulla cultura e sull'arte, ispirando opere letterarie, pittoriche e musicali che ne hanno celebrato gli ideali e gli eventi salienti. Questo lascito culturale è ancora vivo nell'immaginario collettivo.
Eredità Sociale ed Emancipatoria La Rivoluzione francese ha contribuito all'emancipazione di nuove classi sociali, come la borghesia, e all'affermazione di principi di uguaglianza e diritti civili. Questo impatto sociale è ancora visibile nell'organizzazione della società francese contemporanea.
La Rivoluzione francese rimane un evento fondamentale nella storia europea, le cui eredità simboliche, politiche, culturali e sociali sono ancora profondamente radicate nella Francia di oggi, a oltre due secoli di distanza.
È stato il mio primo libro storico sulla rivoluzione francese. Ho provato a leggerlo a più riprese per via della presentazione di alcuni eventi e personaggi definiti come fossero ben noti al lettore. La lettura è stata certamente un'avventura, che mi ha permesso di immergermi anche negli angoli nascosti della Rivoluzione grazie al modo di affrontare tale tema da parte di Gaxotte, che si espone, talvolta esplicitamente, contro la concezione generica che si ha degli eventi che hanno cambiato il corso della storia dell'umanità.
Libro stupendo, riesce a far appassionare il lettore tenendolo incollato come una serie tv. Preciso e dettagliato ed al tempo stesso fluido da leggere. Fornisce una nuova chiave di lettura sulla rivoluzione francese esaminando nel dettaglio le cause sociali.
A radical and interesting view at the French Revolution. Despite the fact that Gaxotte is known for his critique of French Revolution I think that in this particular book most cases for critique are rational and proovable. As a antirevolutionar aswell, I agree to conlucusion driven from "The Great French Revultion". Unfortunately while reading I had a problem to catch the continuing action. The chronological order of the book is quite hard to read. I would also decraease an emotional load of Gaxotte. I would rather read that "Marat was a pitty ... beacause of ..." than "Marat was a pitty idiot". In favour of Gaxotte I need to emphasise that the bibliography (especially in case of numbers) is on a very high level. "The Grand Revolution" is an interesting position and I think many people can enjoy its conclusions and histories.