Nel 1874 sulle coste del piccolo villaggio inglese di Hartlepool affonda una nave francese. C'è un unico superstite, il quale viene catturato, torturato, sottoposto ad un processo farsa e infine impiccato tra il sollazzo generale degli abitanti.
Quest'unico superstite è una scimmia, animaletto da compagnia del defunto capitano della nave, che indossa la divisa francese per il divertimento del suo padrone. Gli abitanti di questo isolato paesino però non ne hanno mai visto uno in faccia, di francese: ne hanno solo sentito parlare come del nemico: bestie brutte, pelose e maleodoranti che parlano un idioma incomprensibile, senza umanità nè cervello, e la descrizione sembra calzare a pennello. Del resto non hanno mai nemmeno visto delle scimmie, se non in un dipinto lasciato in locanda da tempo immemore in cui viene dipinta però una bertuccia e non uno scimpanzè, cosa che genera ulteriori equivoci.
E' un racconto che riesce a dipingere in maniera grottesca ma mai ridicola, dolorosa ma mai gratuita o morbosa quella paura, diffidenza e odio verso chi è diverso da noi. Quell'istinto, o lunga tradizione culturale che dir si voglia, di disumanizzare il nemico fino a conferirgli addirittura le fattezze dell'animale. Al tempo stesso però è proprio questo abbandonarsi all'odio e alla brutalità a rendere anche gli abitanti di Hartlepool bestiali nei comportamenti e nell'aspetto: il pastore è forse tra tutti il personaggio più gretto e meno caritatevole (è stato morso dalla scimmia, quindi è tra quelli che più violentemente vogliono ucciderlo); il reduce di guerra privato delle gambe che viene distrutto dal cieco livore contro un nemico che ha visto solo da lontano, combattendo nelle retrovie; il sindaco presiede a un processo ridicolo, la farsa di uno dei capisaldi della democrazia.
Al tempo stesso questa storia ci fa capire che tra noi e l'altro non c'è proprio alcuna differenza, attraverso il personaggio di Philip, che è un mozzo francese scampato al disastro che parla molto bene l'inglese avendo avuto una balia della Cornovaglia, e che quindi non viene riconosciuto da nessuno degli abitanti di Hartlepool.
Wilfrid Lupano riesce a creare una storia che non deraglia mai dal binario della narrazione. Pur essendo questo racconto una fine analisi delle meccaniche del razzismo, di quello che porta tutti, indistintamente, a diventare bestie proprio nel momento in cui puntiamo il dito contro l'altrui bestialità, non diventa mai retorico o didascalico, non sale sul pulpito per farci da maestrino e dirci strizzando l'occhietto "Eh eh, il razzismo è brutto".
Lascia che a questa verità scomoda ci si arrivi da soli.
Altra cosa che ho apprezzato della narrazione di Lupano è stato il fatto che sarebbe stato molto facile rendere tutto il racconto in qualche modo classista, con il buon dottore che si era ritrovato per caso a passare dal villaggio che porta la luce della ragione ai campagnoli ignoranti rivelando loro l'incontrovertibile verità, ovvero che hanno fatto tutto questo gran casino per un primate.
Invece no, perchè il dottore non è l'unico a farsi perlomeno venire un dubbio circa l'identità di questo strano francese: c'è anche Melody, la giovane nipote del reduce di guerra, che senza lasciarsi accecare dall'odio nazionalista verso lo straniero sente che qualcosa non va, non le torna. Melody però è una ragazza e non ha mai visto una scimmia dal vivo, né tantomeno un francese, ed è facile quindi per gli altri ragazzi a cui lei espone i suoi dubbi zittirla.
Cionondimeno ho apprezzato questo sprazzo di umanità dal basso, che va però perdendosi nel clima generale di intolleranza e desiderio di vendetta.
I disegni di Jérémie Moreau coronano il tutto di perfezione. Sono grotteschi, quasi caricaturali, sferzate di inchiostro contro la carta, e mi ricordano molto le vignette satiriche di stampo nazionalista del XIX secolo. Le fattezze umane vanno a tratti perdendosi, l'odio deforma i volti e i corpi degli abitanti di Hartlepool fino a renderli quasi tutti animali, specie nella scena dell'impiccagione dove la bestialità tocca l'apice.
Infine, dopo la storia si approfondiscono le tematiche della graphic novel con un breve lavoro di Pierre Serna, uno storico e direttore dell'Istituto di storia della rivoluzione francese, che approfondisce e contestualizza storicamente le tematiche del racconto, deliziandoci con un piccolo escursus divulgativo sulle origini del razzismo in età moderna che conclude con un ammonimento che tutti dovremmo ricordare: sarebbe facile come francesi ridicolizzare questa storia e credere che solo gli inglesi (che non disprezzano la birra forte e le serate al pub) potessero incorrere in un errore simile, scambiare un uomo per una scimmia, ma attenzione a credere di essere immuni da questo processo di disumanizzazione del diverso che ci accompagna, tutti, da sempre, e che neppure la Francia ne è stata immune.