Roma, oggi. La vita di borgata di Perla, adolescente randagia, si trascina fra le rovine di una famiglia disastrata e una suburra popolata da spacciatori, tossici e criminali di piccolo cabotaggio. L'unica nota di colore in questa periferia cronica e in bianco e nero è il barbone Tao, un mistico che vede cose che la feccia del quartiere non può capire. Per esempio il Cubo, un fenomeno alieno che appare di tanto in tanto nel cielo livido della città. Ma quell'impossibile geometria è l'avanguardia di qualcosa d'altro. Il Cubo deflagra contro la borgata, devastandola, e libera le due entità intrappolate al suo interno: il feroce e inarrestabile Giallo, e D, il Gatto dei Portali. La loro lotta, intrappolata in un loop temporale infinito, è solo la propaggine di una guerra universale fra potenze cosmiche impossibili anche solo da immaginare. Perla, imprigionata nel cronoclisma scatenato dal Cubo, si troverà a combattere per la salvezza della sua famiglia, del suo quartiere e, forse, dell'intero universo... Massimo Spiga, figlio ibrido e pazzo dei fumetti lisergici di Grant Morrison e dei saggi acidpunk di Hakim Bey e di Marco Philopat, disgrega la fantascienza e la ricompone in un mutante narrativo autodivorante, ambientando un calibratissimo delirio burroughsiano in una borgata dei Ragazzi di Vita di Pier Paolo Pasolini. Con Paradox, la fantascienza italiana supera limiti che non dovevano essere superati...
Avevo provato a leggere Paradox già nel 2018 e lo avevo mollato a circa 100 pagine su 300, ma non poteva essere diversamente: in quel periodo ero fissato con la mistica platonica del "romanzo in prosa immersiva" e non potevo che rigettare altre forme men "convenzionali" di narrativa, come quelle che sfodera qui Massimo Spiga; ho ripreso in mano il romanzo ora, esattamente tre anni dopo, ed è stato proprio un trip.
Prima di tutto, consideriamo che stando alle appendici il romanzo sintetizza almeno cinque fonti d'ispirazione diverse: gli scenari "beat sci-fi" della trilogia Nova di William S. Burroughs, il chimerico romanzo Multiverse Ballad di Andrea Atzori, il concetto generale della serie televisiva Doctor Who, le atmosfere del fumetto Doom Patrol (versione di Grant Morrison) e una spruzzata di Finnegans Wake di James Joyce – ma io sono la persona in assoluto meno capace di valutare la bontà della miscela, visto che sono troppo incolto (o troppo attaccato alla sanità mentale?) per leggere Burroughs e Joyce, Atzori è notoriamente fuori stampa e non mi piacciono i fumetti angloamericani di supereroi, ergo la prima parte del romanzo mi era parsa letteralmente una fanfiction di Doctor Who sotto acidi, con un riciclo di concetti generali che di fatto avevo già visto in Michael Moorcock (ma Moorcock è come I Simpson, ha fatto di tutto anzitempo). Posta questa mia prospettiva da lettore "generico", il romanzo non è eccelso: bello l'incipit di borgata, belle le scene filosofiche dalle quali si sente che Spiga ha vissuto il movimento No-Global assassinato al G8 di Genova (e che il romanzo, di fatto, elabora anche quel trauma storico), bello il finale in cui tutte le parti della trama si ricompongono e un po' ci si emoziona... ma sciapa la trama individuale della protagonista femminile (e ancora più sciapi i suoi comprimari), enfiata di lungaggini la trama individuale del protagonista maschile, goffo e pretestuoso il tentativo di intrecciarle assieme. Non fatico a credere che un lettore documentato sulle fonti di Spiga possa trovare molto di più in Paradox, ma ciò vuol dire che la "soglia d'ingresso" è bella alta...
Ah, la mia edizione cartacea straripa di refusi anche gravi, ivi compresi apostrofi e accenti ballerini. Male male Acheron.
Mentre leggevo la parte centrale di "Paradox", devo ammettere che l'ho odiato. Mi sembrava di leggere un non-sense continuo, esaltato dall'uso di complessi termini scientifici accoppiati in maniera del tutto insensata tra loro. Ho avuto la forza di arrivare alla fine e.... il finale mi ha lasciato una sensazione molto positiva. Mi ha regalato un barlume di comprensione. Il finale apre uno spiraglio che mostra quanto grandi fossero le ambizioni dell'autore e che, in fondo, il romanzo aveva un suo perché. Molto interessante l'idea alla base della spiegazione finale. A chi piace leggere libri di cui si riesce a comprendere in maniera chiara ed univoca il world-building, sconsiglio assolutamente il libro. Al contrario, a chi piace un'ambientazione con linee d'ombra, aperta a molteplici interpretazioni, potrà apprezzare "Paradox".
Emergo solo ora da una tre giorni di lettura forsennata (con i miei tempi stra-complicati... altrimenti si legge in un pomeriggio): libro bellissimo, complesso e profondo, surreale e iperreale quanto basta, con forti radici nel mondo contemporaneo e fiori che sbocciano nell'iperuranio. Spesso sento fare complimenti a opere internazionali di ben altra carenza di contenuti o ai complessi paradossi di film come Interstellar... In confronto a Paradox quella roba è come una storia di Giulio Coniglio, un libro illustrato per bambini... Consigliatissimo: 5 Stelle. Unico appunto: il lettore di fantascienza purista si aspetti un'opera più "fantastica" e weird che qualcosa di meramente fantascientifico.
Non mi ha fatto impazzire, anche se l inizio con l ambientazione italiana mi piace molto e funziona benissimo.. Poi cala un po su alcune cose, e certe scene di D mi sono sembrate un po di riempitivo e non troppo interessanti per me.. Con molti termini buttati li a far figo ma che non danno una base solida alla trama.. Il finale invece rialza i toni alla grande! Nel complesso una buona lettura di fantascienza, niente di innovativo ma piacevolmente fruibile..
Ipnotico e surreale. Soffocante, disperante. Incroci di spazio e tempo, intreccio di piani narrativi e universi. Molte le influenze, le citazioni, i riferimenti incrociati. Complesso. Da rileggere. Studiare. Disegnare. I titoli di coda poi sono la prosecuzione del viaggio.