Obsidia è tutto ciò che ci spaventa: una megalopoli dove ciminiere che eruttano denso fumo nero sono schierate come un esercito, dove la gente vive di stenti, spesso costretta a usare dei respiratori per poter vivere nell'aria irrespirabile dei bassifondi. Una società basata sull'industria mineraria, siderurgica e carbonifera. In tutto ciò, si fa largo il campo degli intagliatori di pietre, visto il mercato fiorente di lapidi. C'è addirittura una scuola di intagliatori di lapidi e tra questi la migliore è Gillian, che viene presto assoldata per un lavoro particolare: il recupero e l'intaglio di una reliquia di pietra da un antico cimitero.
Le atmosfere qui sono davvero davvero cupe, immaginare il cielo nero e costantemente coperto dall'inquinamento, la terra che ribolle nel sottosuolo, chilometri di miniere di carbone dove bambini sono usati come canarini e mandati in avanscoperta nel buio, tutto che porta alla depressione dell'animo.
Molto interessante il mondo dove è ambientata la storia perché ci sono indizi che questo mondo sia più profondo di quanto mostrato qui, ci sono molti accenni che, se sviluppati, avrebbero potuto confluire in un vero e proprio romanzo.
Però nonostante tutto non mi è piaciuto molto come racconto. La storia spesso è confusionaria o non del tutto chiara, così come la narrazione a tratti troppo contorta o con cose che capitano solo perché sì.