Südtiroler Charme und ein hochspannender Fall aus einem Tal, das einst berühmte Schriftsteller beherbergte
Am Rande eines 300-Seelen-Dorfes wird an einem Frühlingsmorgen die Leiche eines Mädchens entdeckt. Blutüberströmt liegt sie bei den Urlärchen von St. Gertraud, die jedes Kind in Südtirol kennt. Generationen lang haben die Bäume allem getrotzt, Wind, Wetter und den Menschen; unter ihren Wurzeln soll sich der Eingang zur Hölle befinden. In ihrem neuen Fall ermitteln Grauner und Saltapepe im Ultental, dessen Bewohner schweigsam, stolz und gottesfürchtig sind. Erstaunlich schnell ist ein Geständiger gefunden: Haller, ein zugezogener Architekt. Die Dorfgemeinschaft aber sagt: Haller deckt nur seinen Sohn Michl, der seltsam ist und niemandem geheuer. Und auch Grauner ahnt, dass alles komplizierter ist. Zumal unweit des Tatorts altertümlich anmutende Schriftstücke gefunden werden. Sie könnten aus den verschollenen Tagebüchern eines berühmten Gastes der Ultentaler Heilbäder stammen. Und sie berichten von einem kaltblütigen Mord, der vor über hundert Jahren geschah. Einem Mord, der das Dorf bis heute umtreibt.
Band 2 dieser Krimi-Reihe hat mir sehr gut gefallen. An sich ist auch der Fall sehr spannend, denn es geht um ein totes Mädchen und um einen geständigen Täter, doch den ganzen Fall umgibt ein Geheimnis. Und ist der geständige Täter auch wirklich der wahre Täter? Eigentlich sehr spannend, aber ich habe es gar nicht als so spannend empfunden, eher interessant, sehr durchdacht und unterhaltsam. Das Setting mochte ich wieder sehr: Südtirol. Das Buch hatte eine ganz eigene Atmosphäre; ich habe mich beim Lesen direkt in dieses kleine Tal versetzt gefühlt. Auf jeden Fall ist es kein durchschnittlicher Krimi. Das Buch hat schon etwas Besonderes irgendwie, finde ich, ohne es näher beschreiben zu können :)
Bello. Anche il secondo libro di questo autore mi è piaciuto molto. Belle le descrizioni dei luoghi, a volte sembra di essere sul posto, di sentite le mucche muggire gli uccellini cantare, i torrenti scrosciare e i caprioli guardarti timidamente. Libro incalzante: si legge molto velocemente. Personaggi ben delineati.
Purtroppo, anche se ho trovato i presupposti molto intriganti, non ho apprezzato al 100% la loro realizzazione, probabilmente a causa del fatto che il romanzo è stato tradotto dal tedesco, dove, naturalmente, non ci sono le stesse incongruenze, dato che Thomas Mann scriveva in tedesco, mentre qui, il testo ritrovato e molto aulico è - naturalmente - scritto in italiano. Ma quindi viene letto e tradotto simultaneamente - in italiano? e con quei termini aulici? - o in tedesco, visto che è parlato fluentemente in tutto l'Alto Adige? E Saltapepe parla in tedesco o in italiano? Forse, se l'autore non si fosse ostinato a inserire un poliziotto campano nella serie, le incongruenze sarebbero state meno fastidiose! Anche perché, diciamocelo, la sua presenza è piena di pregiudizi e di idee errate. Ma è credibile che un napoletano quando torna a casa si sfondi di splendide paste asciutte all’amatriciana o alla carbonara o al sugo di olive? Perché Koppelstätter non ha fatto delle indagini più approfondite, scegliendo dei piatti più tipicamente campani? Se proprio si deve approfondire questa questione dei menu, bisogna essere più informati, ecco, altrimenti si cerca di rimanere sul generico, mettendo il punto dopo paste asciutte, dico bene? D'altronde, non ha neanche tutti i torti, dato che io - da brava meridionale - continuo a confondere i nomi - o meglio, i cognomi - dei personaggi, e se non fosse per gli appellativi con cui ogni tanto li sostituisce, non ci capirei nulla della trama e di chi è il colpevole. Continuerò la serie perché comunque non l'ho trovata completamente da buttar via (e poi voglio capire se Grauner cambierà finalmente la Panda; o almeno il freno a mano, senza più essere costretto a mettere la pietra sotto la gomma ogni volta che parcheggia in salita).
Gewagtes und manchmal zu gewagtes Plot, aber spannend und gut geschrieben. Die Zutaten zu Koppelstädters Krimis sind ein wenig aus dem allgemeinen Krimibaukasten, aber die ambitionierte Beschreibung kultureller regionaler Gegebenheiten verrät den journalistischen Profi. Die Figuren sind interessant, die Protagonisten sind wirklich sympathisch. Ein unbeschwertes Lesevergnügen.
Sicuramente mi è piaciuto di più del primo della saga: lo stile è notevolmente migliorato, ed anche la trama - almeno per i miei gusti - è più coinvolgente. Non ho ben capito perché andare a "rovinare" una prima parte così accattivante, fluida e dal ritmo incalzante con mille elucubrazioni su Thomas Mann e sui suoi scritti, ma in generale è stato intessuto un buon intreccio. I personaggi contingenti alla storia mi sono piaciuti di più di quelli del primo romanzo, perché più variegati e complessi. Purtroppo continuo ad avere problemi a farmi piacere Saltapepe: d'accordo, è un personaggio simpatico e strappa qualche sorriso, ma tutti questi cliché concentrati su di lui (la mafia, la collanina d'oro, Maradona, il Napoli, San Gennaro, e potrei continuare) hanno un po' stufato; tra l'altro, banalizzando una figura così importante, un coprotagonista praticamente, si abbassa la qualità generale del romanzo. Anche il racconto strappalacrime di Grauner sulla sua famiglia non mi ha convinta: non c'entrava nulla con il resto della trama e in aggiunta mi è parsa sforzatamente tragica. Non c'è bisogno di giustificare la scelta di un mestiere come il commissario di polizia con un passato per forza travagliato. Invece sono sempre belle le ambientazioni, descritte con semplicità ma al tempo stesso profondità, acume sensoriale. Mi hanno sinceramente interessata le piccole curiosità culturali con cui l'autore ci intrattiene ogni tanto, come la spiegazione sugli spauracchi per bambini, ma soprattutto le informazioni culinarie: leggendo queste pagine sembra quasi di percepire i profumi della cucina tirolese... È una cultura di cui personalmente sento parlare poco, e a volte mi pare quasi come se i detentori stessi di questi saperi volessero trattenerli per sé, per cui mi sono sinceramente fatta coinvolgere da questi input, facendo anche qualche ricerca in merito. Su Internet purtroppo si trova poco, ma il libro è esaustivo e stuzzica la curiosità quanto basta. Avevo intuito qualcosa sulla risoluzione del caso, ma come al solito non tutto e anche se la sorpresa non è stata eclatante mi è piaciuto leggere questo romanzo, forse più per il suo sapore culturale che per il mistero in quanto tale. È stato insomma un buonissimo passatempo.
Bella, giovane e innocente, Marie viene trovata morta ai piedi dei larici che danno sulla casa dell’architetto Haller, reo confesso di aver ucciso la ragazza perchè invischiati in una relazione, ma l’intero villaggio in Val D’Ultimo punta il dito contro Michl il figlio dell’uomo, preso di mira per via delle sue stranezze. Grauner, commissario a capo delle indagini però non crede alla confessione dell’uomo, e cerca di farsi strada tra i silenzi omertosi dei valligiani e i misteri irrisolti di ben 100 anni prima che sembrano coinvolgere non solo gli abitanti del luogo ma anche personaggi famosi.
Romanzo dalla trama intricata e scritto con uno stile interessante non è purtroppo riuscito del tutto a coinvolgermi forse proprio per via dei personaggi che mi sono risultati un po’ freddi. Il protagonista, il commissario Grauner è un uomo per certi versi anacronistico, guida una vecchia panda e non è capace di usare i moderni mezzi di comunicazione, gira senza armi e punta a trovare il colpevole grazie alla tenecia e ad una tecnica d’indagine molto intuitiva, che si basa sulle emozioni, sui confronti che ha con le persone coinvolte nel caso e solo in ultimo sulla raccolta delle prove. Uomo serio e legato alla famiglia è descritto perfettamente fin nei minimi particolari, l’autore ne delinea un ritratto piuttosto lusinghiero a differenza del suo collega, il partenopeo Claudio Saltapepe su cui concentra tante piccole manie tipiche dei luoghi comuni sui napoletani, facendone un ritratto caricaturale che a mio parere perde di veridicità facendolo sembrare una macchietta a tratti incapace di rivestire un ruolo importante nelle indagini; si riscatterà per fortuna nel finale. Ed è proprio il finale la parte che ho preferito, scorrevole, veloce e piena di azione si legge in un attimo.
Lenz Koppelstätter si è inoltre concentrato in maniera dettagliata nel raccontarci dei luoghi in cui avvengono i fatti, regalandoci un bellissimo quadro d’insieme non solo della location in cui si svolge la vicenda ma anche di tutte le cose più gustose che si possono trovare in Trentino. Un giallo che in qualche modo inneggia all’amore per questa terra così ricca e accogliente e che a mio parere di lettrice, con qualche piccola accortezza in più poteva renderla più calorosa e coinvolgente.
Lenz Koppelstätter hat einen guten Blick für das Wesentliche und eine gute Menschenkenntnis. Zumindest vermutet man das, liest man seinen neuen Krimi aus dem Südtiroler Ultental. Der Bozener gibt all das seinem Commissario, Johann Grauner, mit und lässt diesen nicht als Übermenschen und nicht als komplett mit privaten Problemen überhäuften Ermittler durch die schöne Landschaft wandern. Meistens aber fährt Grauner, am liebsten mit seinem alten Panda. Dass er eigentlich lieber Vollzeit-Bauer wäre, tut seinem Talent als Kommissar keinen Abbruch und macht noch menschlicher, als er schon ist. Unmenschlich hingegen stellt sich der aktuelle Fall zu Beginn dar: Ein Mädchen ist tot, erschossen, aber weder die Tatwaffe noch der Tatort oder andere Indizien sind auffindbar. Natürlich herrscht im katholischen Dorf eisiges Schweigen. Wieder kommt Grauner, unterstützt von Ispettore Claudio Saltapepe, mit seinem siebten Sinn für seine Mitmenschen ins Spiel.
Großartig „echt“ und mit einer Prise Humor verfasst der Autor die viele Szenen des Aufeinandertreffens von Polizei und Bevölkerung, sei es am Fundort der Leiche oder im Dorfwirtshaus. Fein gegenübergestellt sind immer wieder die Abschnitte im Tal und Teile der Geschichte, die in Städten wie Bozen oder Meran spielen. Mit einem Auge fürs Detail schildert der Autor Grauners so unterschiedliche Erlebnisse und Eindrücke. Manchem Leser zuckt spätestens da (oder immer dann, wenn es um köstliche Pasta oder Knödel geht) der Zeigefinger über der Maus, bereit, um den nächsten Italienurlaub zu buchen.
Doch nicht nur die Landschaftsbeschreibungen, auch die Krimigeschichte weiß zu überzeugen und fördert so einiges zu Tage, das schon mehrere Generationen zurückliegt. Und wer weiß, vielleicht wusste Thomas Mann einst mehr, als wir bisher erfahren haben…?
War schon ganz gut. Nachdem der erste so ein recht beliebiger Einführungskrimi war ist der schon gut. Mag halt nicht so die Dramen+.Sind aber sowohl im Theater als auch TV beliebt und werden in den tiefen Tälern der Berge auch gerne bedient und ausgekostet, passen ja auch irgendwie - auch wenn sie gefühlt zu oft reingeschrieben werden. Das dritte Buch, das in DE als erstes rauskam hat so viel ich mich noch erinnere die Klasse in Schreibstil, Figuren und Dichte gehalten und mir vom Krimi noch etwas besser gefallen.
Bello questo secondo romanzo con protagonista il Commissario Grauner, anche migliore del primo. L'ambientazione è veramente perfetta, con una serie di "quadri" assolutamente indimenticabili. La storia poi è assolutamente affascinante, con la digressione sui fratelli Mann, che aggiunge interesse al giallo in sé. Un'ottima lettura.
Decisamente più avvincente e coinvolgente del primo romanzo di questo autore, Omicidio sul ghiaccio, che seppure piacevole risultava forse a tratti banale. Sicuramente gioca un ruolo importante anche il mio amore incondizionato per l’Alto Adige e la fascinazione che ha su di me la cultura di quelle zone. Stra consigliato. Non ho dato 5 stelle perché le riservo ai capolavori.
Ich hasse diese Urlaubskrimis, die jedes Jahr im Sommer die Buchhandlungen pflastern, und die meisten Ermittler können mir mit ihrer gepflegt langweilig-düsteren Vergangenheit gerne mal den Buckel runterrutschen. Aber Commissario Grauner? Der ist so absolut und verdammt anders als alles, was ich kenne. Ich liebe ihn von ganzem Herzen. Ich liebe Saltapepe, seinen neapolitanischen Sidekick, ich liebe jedes Fenster, das die beiden in die Parallelwelt Südtirols öffnen. Lenz Koppelstätter kennt seine Landsleute ganz genau und das springt dem Leser von jeder Seite an. Wie er es schafft die Mentalität der Leute, Geschichte und ihre Schauplätze mit einer gehörigen Prise Geheimnis zu einem unheimlich spannenden Kriminalfall zu verweben, lässt mich vor seinen Füßen zu einem Häufchen Asche werden. Dieses Buch ist intelligent, bis ins Letzte durchdacht, sprachlich perfekt, und es hat mich absolut glücklich gemacht. Der nächste Band kommt im Oktober und ich zähle die Tage...
I really enjoyed this book as I loved the fact it was set in South Tyrol, Ultental, where I could really picture rhe various scenes. The story itself was also interesting and exciting.
4 stelle e mezza Ci ho messo un po' a leggere questo libro rispetto al mio solito ritmo, ma solo perché negli ultimi giorni mi sono dedicata ad altro e ho letto poco. Come nel precedente volume ho apprezzato l'ambientazione in Alto Adige, una regione che amo particolarmente, visto che ero solita passarvi le vacanze coi miei genitori da bambina e da ragazza. Mi è venuta una voglia matta di tornarci! Anche qui, come nel precedente, c'è un appiglio a una storia avvenuta tanti anni prima: questo aspetto mi piace. Inoltre, i vari personaggi iniziano ad appassionarmi sempre di più e sono curiosa di vedere come continuerà ad evolvere il rapporto fra il commissario alto-atesino e l'ispettore napoletano.
Die zweite Episode von Grauner und Saltapepe. Auch dieses Mal wieder ein interessanter Plot mit gruseligen Szenen. Die Beziehung der zwei Ermittler wird intensiver herausgearbeitet, die Vielschichtigkeit der Charaktere nimmt zu, Schwarz-Weiß-Denken adé. Das Setting ist sehr düster, aber erneut kurzweilig und spannend. Sehr gut gelungene Fortsetzung!
Inhaltsangabe (Klappentext) Am Rande eines 300-Seelen-Dorfes wird an einem Frühlingsmorgen die Leiche eines Mädchens entdeckt. Blutüberströmt liegt sie bei den Urlärchen von St. Gertraud, die jedes Kind in Südtirol kennt. Generationen lang haben die Bäume allem getrotzt, Wind, Wetter und den Menschen; unter ihren Wurzeln soll sich der Eingang zur Hölle befinden. In ihrem neuen Fall ermitteln Grauner und Saltapepe im Ultental, dessen Bewohner schweigsam, stolz und gottesfürchtig sind. Erstaunlich schnell ist ein Geständiger gefunden: Haller, ein zugezogener Architekt. Die Dorfgemeinschaft aber sagt: Haller deckt nur seinen Sohn Michl, der seltsam ist und niemandem geheuer. Und auch Grauner ahnt, dass alles komplizierter ist. Zumal unweit des Tatorts altertümlich anmutende Schriftstücke gefunden werden. Sie könnten aus den verschollenen Tagebüchern eines berühmten Gastes der Ultentaler Heilbäder stammen. Und sie berichten von einem kaltblütigen Mord, der vor über hundert Jahren geschah. Einem Mord, der das Dorf bis heute umtreibt.
Mein Fazit: Der Start in das Buch war ausgesprochen gut, man kommt sofort gut in die Geschichte hinein. Dem Autor ist es gelungen, ab der ersten Seite Spannung aufzubauen, die bis zum Schluss anhält. Ich konnte teilweise das Buch kaum aus der Hand legen.
Obwohl die Dorfgemeinschaft sich anfangs feindselig gegenüber den Ermittlern verhalten hat, haben sie sich wacker geschlagen. Die Ermittler sind mir sehr sympathisch und ich kann mir durchaus vorstellen, weitere Bücher des Trios zu lesen. Der Autor hat jedem der Drei, einen starken Charakter verliehen - das verleiht dem Buch nochmals das gewisse Extra, und hebt es von anderen Krimis ab.
Besonders gut hat mir die Karte auf der ersten Seite gefallen. Es handelt sich hier um einen Krimi, der in Südtirol spielt. Eine Karte der Gegend abzudrucken, ist eine super Idee und ein tolles Extra des Buches.
Am Rand eines kleinen Dorfes im Ultental wird die Leiche eines Mädchens gefunden. Für Grauner und Saltapepe scheint es ein einfacher Fall zu werden, denn es gibt schnell ein Geständnis: ein kürzlich zugezogener Architekt nimmt die Schuld auf sich. Aber die Dorfbewohner sind sich sicher, dass er nur seinen Sohn deckt, denn der ist ihnen unheimlich.
Auch Grauner glaubt dem Geständnis Hallers nicht. In der Nähe des Tatorts werden Dokumente gefunden, die aus den Tagebüchern eines berühmten Gastes der Ultentaler Heilbäder vor über hundert Jahren stammen können. Sie erzählen von einem Mord, der im Dorf immer noch für Gesprächsstoff sorgt.
Ich habe die Reihe um Commissario Grauner bis jetzt nicht in der richtigen Reihenfolge gelesen. Deshalb ist mir besonders aufgefallen, wie sich die Charaktere im Verlauf der Reihe entwickelt haben, da sie in diesem Teil noch ein bisschen ungeschliffen sind und jedes Mitglied des Teams für sich alleine ermittelt, weil sie erst noch zueinander finden müssen. Deswegen stehen sie sich manchmal bei den Ermittlungen im Weg, weil sie noch nicht wissen, in wieweit sie sich vertrauen können. Das soll keine Kritik sein, ich mag die etwas schwerfällige Art, wie Grauner und sein Team vorgehen, denn es passt nicht nur zu ihnen, sondern auch zur Umgebung in der der Fall spielt. Für mich macht das den Charme der Reihe aus und deshalb gefällt sie mir so gut.
Allerdings ist mir zum wiederholten Mal ein Fehler aufgefallen, der nicht passieren darf: wenn Silvia Tappeiner klettert, reibt sie sich die Hände mit Magnesium ein, damit sie trocken bleiben. Magnesium als Erdalkalimetall reagiert allerdings mit Feuchtigkeit und würde wahrscheinlich anfangen zu brennen. Richtig ist Magnesia, oder noch besser Chalk. Das stört mich jedes Mal, wenn ich es lese.