Breve pro e contro. Si perché: è un libro contemporaneo italiano scritto in modo graffiante, cattivo e sincero. Racconta di una vitaccia e dell'alcolismo senza cadere nel melodramma o nel patetico, ma in modo spigliato, rapido e ironico. Il protagonista è un tipo detestabile, con carenze valoriali e una presa sulla sua vita che si allenta sempre di più. È evidente l'influenza di Céline- di cui amo ogni eco-. Perché no: perché non arriva a essere Bardamu, ovvero non arriva alla complessità 360 gradi del personaggio, manca una briciola di umanità per essere credibile. Il tempo della narrazione presenta molte ellissi, pochissimi sommari e brevi pause. Quindi si leggerà tutto d'un fiato ma è come un vino con poca persistenza. Conclusione: consigliato se appassionati del tema della lascivia, da regalare a lettori non pazienti. Ma è un libro poco approfondito, e risulta incompleto anche per la sua impostazione volutamente rapida.
Buttato giù in due fiati come il primo Negroni dopo il lavoro. Magico.
"La prima faccenda sono le mani in faccia. È domenica e ho tutte le mani in faccia. Sono seduto su un cuscino e prendo le mani in faccia." (p. 21)
"Ho diciotto anni e le ragazze mi sembrano tutte belle. Hanno occhi neri e fumano canne laddove c'è un cortile. Sono innamorate di musicisti e cantanti. Hanno spalle e fianchi che vorrei vedere senza vestiti. [...] Io sono quello senza pace, quello che vede le opere di Edvard Munch e dice porca puttana quanta grazia per descrivere che non ti vanno, la vita e le sue faccende." (p. 78)