Leggere un saggio di astrofisica, specie dopo aver pescato il suggerimento da un elenco uscito dopo aver scritto su Google “libri sull’astronomia”, può risultare una vera e propria sfida. In particolare se l’ultima volta che hai affrontato un problema su massa, velocità e moto rettilineo uniforme (posto che qui siamo ben oltre) è stata tre anni fa. Al liceo. Sicuramente non scientifico. Ottimo. Insomma, idea grandiosa quella di cimentarsi in una lettura simile ex abrupto, soprattutto quando il magnanimo Google ti aveva anche gentilmente indicato saggi meno tecnici e più divulgativi (come un casuale “Vi racconto l’Astronomia” di Margherita Hack). Ho sbagliato lettura? Sì, no, boh, forse. No. E vi spiego perchè. Chiaramente la quasi totalità delle affermazioni contenute nel saggio l’ho data per buona, e per buona intendo assodata, in quanto, per ovvie ragioni, non avevo altre fonti nel mio archivio con cui confrontare le teorie ivi descritte e dimostrate. Eppure mi è piaciuto leggere questo saggio. In fondo a volte una lettura simile ricorda quanto ancora non si conosce e quanto ancora si ha da imparare. Ridimensiona, ma fornisce anche una spinta per andare avanti. Per andare “verso l’infinito e oltre”. Come soleva affermare Buzz Lightear. Per saperne di più certo, ma anche per superare i nostri limiti (limiti che spesso ci creiamo da soli per rimanere nella “comfort zone”). Non è però stata una lettura del tutto “oscura” e se ho potuto orientarmi è stato grazie non al corso di fisica ma a quello di chimica. Concetti come l’entropia, i principi della termodinamica, lo spin, il paradosso del gatto di Schrödinger, alcune teorie di Einstein, il principio di indeterminazione di Heisenberg, erano argomenti già presenti nella mia memoria e sono contenta di aver aggiunto qualcosa di nuovo per ognuno di essi. Ho anche imparato una cosa nuova: la “teoria dei Twistors”. Qualcuno direbbe che è poca cosa sapere della sua esistenza e non averla capita. È vero. Ma se si considera che prima di questa lettura non ne sospettavo nemmeno l’esistenza, sono contenta perchè le mie conoscenze in qualche modo si sono arricchite. Chissà magari è solo il primo passo che mi porterà un giorno a comprenderla. È pur sempre un inizio. Perciò anche se da un lato mi rincresce di non aver compreso il saggio nella sua interezza, sono comunque contenta di aver trovato qualcosa che mi ha riportato alla mente una disciplina che mi ha sempre affascinata e che al liceo era una delle mie preferite. In generale il saggio, seppur ostico nell’argomento, ha il vantaggio di lasciarsi seguire. Facendo lo sforzo di tenere a mente gli enunciati che vengono spiegati e dimostrati passo dopo passo il lettore riesce, proseguendo nella lettura, a ritrovarsi e trovare un filo conduttore. Unica pecca: averlo letto in digitale. Consiglio vivamente di leggerlo in cartaceo per prendere completa visione delle formule e delle figure (sull’ereader purtroppo risultano microscopiche se non addirittura invisibili). Un’ulteriore e triste conferma del fatto che l’ereader non è ancora pronto nè attrezzato per la saggistica.
Sette capitoli. Sette conferenze. Sette interventi. Due giganti a confronto. In questo saggio Stephen Hawking e il collega Roger Penrose si sfidano a colpi di teorie e dimostrazioni sul tempo, sullo spazio e sui buchi neri, punzecchiandosi a vicenda ma anche unendo le forze. I capitoli sono esattamente alternati: un intervento di Hawking, un intervento di Penrose, fino al settimo che vede entrambi rispondere alle domande e agli interventi. Le “lezioni” di Penrose sono quelle più discorsive e più improntate ad una riflessione filosofica (del resto lui stesso è un filosofo), mentre quelle di Hawking sono decisamente più fiscali e rigide, impostate sulla fisica pura e sul contraddire Einstein (!). Ho apprezzato il fatto che nei saggi a volte venissero riportati i commenti dell’altro interlocutore, anche se questo non era il suo spazio, creando una dimensione non divisa e unidirezionale, ma di dialogo e di inclusività. Ho apprezzato di più i “mini saggi” di Roger Penrose, in quanto sono stati anche occasioni che hanno fatto scaturire riflessioni filosofiche sul tempo, riportando anche qualche breve aneddoto della storia della fisica e della cosmologia. Non posso negare che la parte di Hawking sia stata penalizzata per il semplice fatto di non essere riuscita a vedere il novanta percento delle formule dimostrate e dunque di averla letta in modo frammentario e lacunoso, un’ottima occasione per riprenderlo in cartaceo e perchè no? Magari con qualche nozione in più.