Primo e unico libro di Mariateresa Di Lascia, pubblicato postumo nel 1995 e che, lo stesso anno, ha vinto il premio Strega.
Passaggio in ombra ha già nel titolo la forza dei grandi libri. Un titolo potente che descrive in tre parole la vita di Chiara D'Auria, nata durante la guerra in un non precisato paese della Puglia al confine con Campania e Basilicata. Una terra arsa dal sole con distese di grano che hanno generato anche grandi ricchezze.
E' una donna vicina al termine della sua vita che ripercorre con la mente e i ricordi la sua storia di bambina e ragazza ritrovando negli episodi che l'hanno vista più o meno protagonista e nelle persone che l'hanno circondata i semi della sua esistenza e delle sue scelta (o non scelte).
Già da come si definisce intuiamo che non sarà una storia in cui i desideri si avverano
Non appartengo alla meravigliosa genìa dei visionari, capaci di plasmare la realtà sul proprio desiderio
Nata durante la guerra da una mammana nuova del paese ma che è riuscita a non attirare su di se critiche e malelingue, forse per l suo lavoro o forse per il paese svuotato dalla chiamata alle armi, vede questa figura femminile come il suo punto di riferimento più alto.
Tale fu la forza di mia madre, o quella che mi appare mentre la rivedo compiere gesta semplici e tremende, come sono le imprese della vita vera
Ci sono altre due figure femminili molto presenti nella sua vita la zia e la sorella del padre. La prima, donna Peppina, sembra una figura mitologica, che ha condizionato tanto la vita della nipote quanto, suo malgrado forse, la vita della pronipote. Mi è sembrata la figura più riuscita del romanzo, circondata da una banda di questuanti che si approfittano di lei, incapace di gestire la ricchezza in cui vive e forse anche la sua vita. Convinta che la sua famiglia abbia subito dei torti dal destino e dalla cattiveria degli altri spera che la pronipote possa riscattare la famiglia diventando una professorona, come dice lei.
"...Infine ci sta la gente. La gente comune, quella che pensa solo cose ovvie e ama il lieto fine o le grandi disgrazie piene di sangue e di grida. La gente è imprevedibile nel suo conformismo, perchè può svegliarsi una mattina assetata di sangue e il giorno dopo è disposta a piangere perchè è stato ammazzato un vitello.
E poi c'è Giuppina, che sembra anche lei colpita dalla sventura, sembra la persona più vicina ad Anita, la madre di Chiara, e quella in grado di dimostrarsi amica in modo incondizionato. Colei che può rivelare segreti ma sempre a denti stretti e mezze frasi tipico del sud. Eppure è lei che, seppur per il suo bene, fara forse più male in assoluto a Chiara e alla sua psiche, o forse no...forse le ha risparmiato comunque tanto dolore ma questo non si può sapere.
"Il caso, o l'ineluttabile fatalità, mi hanno insegnato che la ragione è sconfitta dalla vita ben più che la follia, e che questa, infine, è l'estrema difesa inviolabile dell'esistenza di ognuno"
Le figure maschili non fanno in generale una bella figura, l'unica eccezione è Sciarmano che si dimostra aperto ed onesto, ma resta comunque una figura non di rilievo nella storia. Gli altri uomini, Tripoli, Francesco, Saverio, forse lo stesso Michele rispondono a degli stereotipi che forse sono tristemente veri.
E così Chiara è Prigioniera della mia vita, sono rimasta una creatura di confine
Ho sottolineato tanto in questo libro perchè mi ha provocato tante emozioni forti e contrastanti. E' scritto benissimo, con una ricercatezza unica, le parole sono cesellate, ricercate ma mai pompose o fuori posto. Le frasi fanno riflettere e fanno tornare indietro per rileggerle e interiorizzarle.
"...la vita accade quando di fanno altri progetti o quando non si aspetta più nulla."