Più vado avanti con questa serie e più ammetto che sia notevole. Non tanto per la trama gialla - buona, consistente - quanto per i dettagli "à côté".
In questo periodo ho letto vari libri dove si delinea come il giusto e lo sbagliato, ma soprattutto la giustizia sia moooolto differente da quella che si trova nella legge, nei tribunali.
E devo dire che Robecchi, sembrando leggero, lo fa vedere più che bene.
Chapeau
Lei non dice niente, gli si avvicina e lo abbraccia. Francesco si accorge che si è tolta l’anello al sopracciglio. Sa perché. Per lo stesso motivo per cui lui si è messo una camicia e i pantaloni buoni. Sorride. Pensa che il piccolo borghese che è in noi non lo cacceremo mai, nemmeno con le bombe.
«Buono, ci voleva, sov», dice Sannucci buttando la plastica nel cestino della carta, e va via sempre rapido, una natura morta in movimento: scarponi d’ordinanza su linoleum triste.
Il cardinale di Milano aveva convocato una veglia di preghiera per questa sera, ma poi l’ha spostata a domani, perché stasera c’è la Champions League, il Signore non si offenderà, e magari guarderà pure lui il Barcellona... Comunque la veglia sarà dedicata alle vittime del terrorismo in città, alle vittime «presenti e future», per dire di come serpeggia l’ottimismo.
«Questa cosa di sassi non finisce più», dice lei indicando i giornali, «ora danno colpa a arabi, io non credo questo, ma arabi ha tante colpe che una in più...».
Lei, si sa, tifa per il Dio degli eserciti, feroce e vendicativo... perché ha vissuto di là della cortina di ferro, quando era una ragazzina, e sa che la vendetta, almeno quella della storia, è una cosa che succede davvero. Non è che dopo andrà meglio, ma la soddisfazione di vedere i giganti cadere nel fango, beh, almeno quella vale il prezzo del biglietto.
«È gente che si incazza ancora», dice, «io non mi incazzo più, lo so che non è bello, ma insomma, tocca a loro, no?».
Lei le sue lotte le ha fatte, quand’era ragazza. Nei gruppetti, poi nella Fiom quando faceva l’operaia, ma è durato poco, piegava lamiere alla Singer, sì, quella delle macchine da cucire [...]
«Volevamo tutto e cosa abbiamo avuto? Un cazzo di niente». Ride.
Ride di sé, pensa Ghezzi, e gli piomba addosso una tristezza senza fine.