La prossima volta vi mando mia mamma
Troppi libri in casa mia.
Lo dice mia mamma che è stufa di vedersene attorno così tanti, lo dice mio padre che quando cerca un libro non sa da dove iniziare a guardare per trovarlo, lo dico io che vado a sbattere contro le pile che partono da terra in camera mia.
In effetti, è anche comprensibile: sommando gli 82 anni di un vorace lettore, per di più appassionato di storia, agli 84 di una vorace lettrice, per di più insegnante per quasi cinquant’anni, e aggiungendo i miei 35 di vorace lettrice per osmosi, il calcolo dei libri presenti in casa, anche volendo andare al ribasso, dà un numero notevole.
La parentesi iniziale è doverosa per poter capire che i miei, mai mi hanno consigliato di leggere. Al massimo, quando da ragazzina, mi vedevano annoiata, si limitavano ad alzare lo sguardo alle pareti, come dire “Beh, guardati un po’ attorno, e vedrai che qualcosa che ti distragga lo trovi di sicuro”.
Perciò, quando qualche tempo fa ho preso questo libro da una terza fila della libreria, e ho detto il titolo a mia mamma che lì vicino sedeva sul divano a guardare la tv, mi sono parecchio sorpresa, quando con entusiasmo, mi ha detto: “Brava! Leggilo che è proprio un bel libro!”
Stupita per l’improvviso e inaspettato consiglio, ho cercato di saperne di più.
- Di cosa parla?
- Di una madre.
- ….
- ….
- Grazie mamma! Ero incerta se leggerlo o no, ma adesso che mi hai spiegato così bene la storia, mi hai proprio convinta.
Non ci sono state repliche al mio commentino sarcastico. Quindi sono scesa dalla scala e l’ho portato in camera mia, ansiosa di sventare a fine lettura il laconico sunto di mia mamma.
È vero che all’inizio c’è una madre. Una madre povera, non troppo, ma neanche poco. È una madre che oltre ai figli, ha un marito e una suocera da accudire. Una madre giovane e nel pieno delle forze, quasi bella quando dopo una giornata di lavoro nei campi, siede in cortile a godere dell’ultima luce crepuscolare. Conduce una vita dura, come chiunque debba sottostare al ciclo della natura e della terra, un susseguirsi di fatiche quotidiane e di pasti frugali ma sereni.
Ma ecco che il tempo cambia. Quando anch’io ormai ero entrata in tacita armonia col ritmo e la vita spartana di questo piccolo nucleo familiare, inizia il degrado, un flusso costante di perdite.
La madre perde innanzitutto il marito, e già questo, da parte del Destino è un colpo basso, seppur prevedibile. L’ ho osservata mentre si reinventava in un duplice ruolo, quello della madre che deve crescere da sola la prole, e quello del marito che lavora nei campi. Ma è solo l’inizio. Poi perde la suocera, e si trova orfana senza esserlo veramente. Poi la giovinezza, quindi la dignità, poi ancora l’orgoglio, infine i figli.
Una discesa agli inferi, un calvario senza fine, e mano a mano che procedevo con la lettura, quasi speravo in un miracolo, oppure in un definitivo cataclisma, purché si ponesse termine a tanta sventura. Invece no. Quella donna che porta nel corpo solo il segno di uno stillicidio di pene consecutive e costanti, ancora non aveva finito di sorprendermi . Ho letto compatendola, le pagine in cui la vita le toglieva tutto, la femminilità, gli affetti, la serenità, e ho provato quasi sollievo quando impietosa, l’ha lasciata lì abbandonata a se stessa, certa che il tempo le avrebbe dato il colpo di grazia. Ma non sapeva, e manco io lo immaginavo, che al di là della donna, ormai distrutta e annichilita, riemerge prepotente l’unico punto di forza di questa creatura senza nome per tutto il libro. Il suo essere madre. Il biblico e inesauribile istinto materno che la fa risorgere dalle sue stesse ceneri. Un epilogo che diventa poesia per il cuore del Lettore, e affonda le sue radici nel cuore della Lettrice.
Aveva ragione mia mamma: questo libro parla di una madre, La Madre.