«L'opera di Pia Pera è un canto d'amore per le forze delle vita.» Nicola Gardini
Due passi in giardino, cesoie alla cintola. Qui un rametto da potare, là un pomodoro da legare. Sugo di more di gelso mature, velluto di pesche e albicocche, un profumo inebriante. Se l’umore del risveglio era nuvoloso, uscire di casa e immergersi in un corpo a corpo con la natura non può che aiutarci a uscire da noi stessi, da quel crampo mentale notturno che ci aveva lasciati intorpiditi, fiacchi svogliati depressi. Fuori, un mondo intero che ha bisogno delle nostre cure e dei nostri gesti ci attende: un terreno incolto in cui lanciare manciate di semi, un davanzale dove stanno allineati bei vasi di coccio, una siepe dove ospitare uccelli o un orto da cui farsi nutrire. «Lavorando in giardino» dice Pia Pera in queste pagine, «si rafforza in modo molto rasserenante la connessione tra azione e risultato. L’esatto contrario della depressione, quel misero stato in cui si ha l’impressione che nessuna nostra iniziativa approderà mai a qualcosa di bello». Un libro dove andare a passeggiare quando il buon umore ci volta le spalle, perché in giardino, luogo di operosa e nutriente bellezza, c’è spazio solo per vita pura e semplice.
Me resulta muy fácil conectar con Pía Pera y sus libros sobre la naturaleza porque entiendo perfectamentente cómo se siente al escribirlos, al contarnos todo lo que le transmiten las flores, los árboles, las plantas, ver crecer un huerto... Este libro es la defensa de poseer un trocito de tierra y tener tu propio huerto, un huerto lleno de plantitas a las que ver hacerse grandes, un huerto con todos sus insectos y sus altibajos, un huerto en el que mancharse las manos, un huerto con el que aprender y crecer. Me he sentido tan identificada con este libro... De pequeña, Pía anhelaba un huerto, yo lo tuve y era inmensamente feliz plantando mis pequeñas hortalizas en él, hecho de menos esa sensación, sin duda volveré a él.
Pia Pera té aquest poder de transportar-me a un lloc de calma, contemplació, reflexió i (més) amor cap a les plantes. L'últim llibre em va animar a cultivar pèsols de manera gairebé obsessiva i aquest m'ha deixat amb les ganes i l'objectiu de tenir un jardí amb floretes.
Ogni volta che leggo qualcosa scritto da Pia Pera mi sento a casa, mi ritaglio uno spazio in un posto bellissimo, sento di essere davanti a qualcuno di profondo e autentico, pratico, severo, ma anche tenerissimo e spiritoso. Sento di essere di fronte ad un anima affine, una Maestra che racconta in modo incantevole e di cui sto centellinando le letture. (quando avrò letto tutto, piangerò tanto, come se avessi perso una grande amica, ma dopo mi darò alle riletture. Ancora e ancora.) Amo il modo in cui quest’autrice parla della profonda gratitudine per l’orto e il giardino, per la terra che è maestra e madre, per i fiori, gli alberi, per la forza e la guarigione che un pezzo di terra, ma anche un piccolo balcone con qualche pianta, posso e sanno dare. Senza chiedere e senza pretendere, se non un po’ di attenzione e uno sguardo attento- un po’ più di acqua, un po’ meno luce. E quei nuovi germogli da osservare... ma il Plumbago l’avrà potato troppo? Fa che resista! (ogni riferimento al mio balcone è puramente casuale)- . del resto come ho letto da qualche parte: dove c’è attenzione c’è amore, c’è cura. E questo vale più che mai di questi tempi dove tutto è veloce, abbiamo mille input e la nostra attenzione ha da perdersi quanto a stimoli e bisogna davvero fare una scelta consapevole su dove mettere il focus.
Quale posto migliore del giardino e dell’orto? Lì c’è tutto: il primordiale Eden che rivive, una forza che scorre a prescindere da noi, ma che grazie ad un intervento più o meno capace può dare grandi frutti e grandi soddisfazioni. Nell’orto e nel giardino si ritorna – perdonatemi il gioco di parole- alle radici, al tempo lento, al qui e ora. Si ritorna a osservare, a ritagliarsi un momento unico, lontano dal chiasso della città, si prendono le distanze dai mille e più pensieri e preoccupazioni che infestano la mente. A tal proposito ho trovato bellissimo il capitolo “Mente e Terra”, dove l’autrice fa un confronto tra una zolla di terra poco lavorata, dove è difficilissimo sradicare le infestanti, e una mente e un cuore non lavorati :
“Giardinieri poco presenti a se stessi, non si sono ricordati di accendere la consapevolezza che prendersi cura di un giardino è un modo di prendersi cura anche di noi stessi, ovvero: che il nostro cuore ha bisogno di venire lavorato non meno del nostro giardino, perché anche lì possono crescere tante malerbe”
Nel giardino/orto si lavora la terra, si lavora sé stessi, a volte senza rendersene conto. Si impara a conoscere ciò che ci circonda, a comprendere l’importanza primaria di coltivare/coltivarsi; si impara la misura, la sconfitta, la vittoria, si imparano la fiducia e la fede nelle stagioni, nel tempo, in sé. Pia Pera racconta della sua esperienza, di quello che le piace e non le piace fare nell’orto, del progetto “ortidipace”, degli insegnamenti dei grandi come Masanobu Fukoka, ma anche dai meno noti, dai piccoli contadini, dagli amici appassionati; racconta di ordine, disordine, di Bellezza, di Buonsenso, aggiunge una bellissima fiaba islamica che racconta dell’avidità, invita a sporcarsi le mani, spera che in futuro ogni scuola abbia un proprio orto, che lo curi, lo osservi, lo ami, che lo viva con tutto quello che ne deriverà.
E c’è un finale molto toccante, una dichiarazione d’amore all’orto, al giardino, al bosco; a cui segue una bibliografia, che è la sua che dona ai lettori: nel saggio ( che chiamare saggio è riduttivo, è un dialogo, un diario, una riflessione appassionata) vengono citati libri e autori. L’autrice li elenca, ce li dona come fossero semi da poter piantare. La scelta è nostra.
Le parole sono semi- dice ad un certo punto l’autrice- e in questo testo, per il giardiniere curioso, di semi ce ne sono un’infinità… Dentro di me sento nascere intere foreste e non posso che mandare un profondo grazie all’anima di questa donna che il 12 marzo avrebbe festeggiato un altro compleanno, ma che una malattia si è portata via troppo presto. E se ve lo state chiedendo: no, non ho ancora trovato la forza di leggere “ al giardino non l’ho ancora detto”. Ma è lì, nella mia libreria, e prima o poi verrà la sua stagione. Intanto vado a riporre “le virtù dell’orto” di fianco a “il giardino segreto” che ho proprio in un’edizione tradotta da questa autrice. Credo che le sarebbe piaciuto vederli vicini.
5 stelle è il mio voto. Se amate i libri che parlano di giardini, di vita, e che contengono molti spunti di riflessione, ve lo stra consiglio! (come Alice della libreria lo aveva consigliato a me, l’anno scorso. E, a proposito di ringraziamenti: Francesca O. non smetterò mai di ringraziarti. Il primo seme l’hai piantato tu). Buone letture e alla prossima!"
Le riflessioni di Pia Pera sulla pratica del tenere un orto o un giardino (anche se nell'interpretazione di Pia Pera le due cose non sono separate) non sono mai banali. L'idea di base è quella della cura di un orto/giardino come momento di benessere e come luogo in cui imparare dalla natura.
Non vedevo l'ora di continuare a leggerlo per entrare nel piccolo mondo dell'autrice e ne ho centellinato la lettura per potermelo godere il più a lungo possibile.
Ho apprezzato particolarmente l'attenzione a un discorso più generale sull'importanza della salvaguardia della natura, l'invito a considerarci come parte del tutto. Persino uno spazietto del proprio giardino/orto, anche se recintato, possiede una sua interdipendenza con tutto il resto: la solitudine quindi è solo apparenza?
Ancora mi stupisco di come anche scegliendo puramente a caso libri di autori che non conosco, finisca per trovarci un sacco di Giappone e filosofia orientale dentro. Credo inconsciamente di trovare affinità con trame che intimiste, riflessive e dallo spirito tranquillo, in pace con il presente perché consapevoli del passato e non fameliche di futuro. Nelle riflessioni sulle dinamiche del giardino e dell'orto Pia mette molto zen, molto animismo, molto di quell'equilibrio che evidentemente molti hanno trovato in un sistema di pensiero lontano da quello che ci ha cresciuti e che non abbiamo mai sentito nostro.
«Che strano. Il colore da cui ha avuto origine la vita sulla terra - il colore della clorofilla, della trasformazione della luce del sole in energia e nutrimento per tutti gli esseri - non ha la purezza di un colore primario, non se ne sta superbo in immacolata solitudine. Nasce nella contaminazione, nella mescolanza. Le cose vive non stanno mai ferme: respirano, si nutrono, dipendono da uno scambio continuo di energia».
Mi piacciono gli orti di Pia Pera, mi piacciono le parole che usava per descriverli e le spiegazioni che ne dava, soprattutto per l'uso meditativo/spirituale piú che per gli ortaggi. Le sue idee a riguardo hanno favorito la comparsa degli orti scolastici che ritengo sarebbe una buona idea esportare anche a Berlino, per quanto sull'argomento loro sono piú avanti grazie alle kleine colonie.
Alcuni interessanti riflessioni seppellite sotto una coltre di pseudo-ambientalismo nostalgico da boomer. Mi ha lasciato l'impressione di ascoltare i monologhi di una persona una volta molto colta e profonda, adesso immancabilmente corrotta da un rigetto acritico del presente, verosimilmente portato dalla vecchiaia. Sfortunatamente insipido.