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Il farmacista del ghetto di Cracovia

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Quando in un quartiere periferico di Cracovia viene creato d’autorità il ghetto ebraico, il 3 marzo 1941, Tadeusz Pankiewicz ne diventa suo malgrado un abitante. Pur senza essere ebreo, infatti, gestisce l’unica farmacia del quartiere: contro ogni previsione e contro ogni logica di sopravvivenza, decide di rimanere e di tenere aperta la sua bottega, resistendo ai diversi tentativi di sgombero, agli ordini perentori di chiusura e trasferimento. Rimarrà anche quando il ghetto verrà diviso in due e in gran parte sfollato, quando diventerà sempre più difficile giustificare la necessità della sua presenza.
Grazie a questa sua condizione anomala, coinvolto ed estraneo allo stesso tempo, Pankiewicz diventa una figura cardine del ghetto: si fa testimone delle brutalità del nazismo, fedele cronista dei fatti e silenzioso soccorritore, cercando in tutti i modi di salvare la vita e, quando impossibile, almeno la memoria delle migliaia di ebrei del ghetto di Cracovia.
Mescolando il rigore della ricostruzione e la delicatezza del ricordo, Tadeusz Pankiewicz ci restituisce la sua versione di questa grande tragedia, raccogliendo le storie di chi ha subito impotente la “soluzione finale” e le storie di chi ha invece provato a reagire: i disperati tentativi di resistenza armata, la ricerca del cianuro di potassio come extrema ratio in caso di cattura, le fughe attraverso le fogne cittadine... Il farmacista del ghetto di Cracovia racconta tutta l’assurdità di un momento storico in cui il capriccio del caso decise il destino di molti, ma anche l’incredibile resilienza degli esseri umani di fronte all’orrore. Come dice un cliente a Pankiewicz: «Dottore, mi dica: come mai ci sono così pochi pazzi in giro dopo tutto quello che la gente ha dovuto sopportare? Possono le cellule grigie del nostro cervello reggere così tanto dolore?».

272 pages, Kindle Edition

First published January 1, 1982

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Tadeusz Pankiewicz

1 book5 followers

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Profile Image for Malacorda.
601 reviews289 followers
January 6, 2019
"Un amico è sopravvissuto alla guerra ed è tornato a trovarmi: "Non mi sento felice nella piena accezione del termine", mi ha detto con voce spenta."

E dire che ci sono stata, a Cracovia, e alla farmacia di Pankiewicz ci sarò anche passata davanti, eppure i ricordi sono vaghissimi. Scartabellando su internet, trovo conferma di quello che era il mio unico ricordo certo: in quelle vie nulla è rimasto uguale a come fu un tempo, nemmeno le stesse vie hanno più il nome di un tempo, almeno non tutte. Ti portano in una piazza e ti dicono che dove ora c'è quel palazzo, durante la seconda guerra mondiale c'era la tal strada. Ti mostrano la fiancata di un altro palazzo e ti dicono che qui prima c'era l'ingresso della Emailfabrik. Impossibile ricordarsi che cosa c'è adesso dove prima c'era la farmacia "All'Aquila".

Ho ricordi molto più dettagliati della lettura di Schindler's List di Keneally, per quanto essa risalga a diversi anni prima della gita di cui sopra. E sono in grado di distinguere con una certa precisione i ricordi del libro dal film, peraltro anche quello ottimo. Del resto, molti piccoli episodi visibili nel film combaciano con quello che qui si racconta. Questa storia vera procede parallelamente a quella di Schindler, si svolge proprio nelle stesse vie; e procede altresì parallela a quella di Szpilman, a neanche tanti chilometri di distanza. E proprio come Szpilman, anche Pankiewicz è un sopravvissuto. I loro due libri hanno molto in comune, sia nel contenuto, che nello stile, che nella storia personale del narratore. L'unico rimpianto è di non aver visto spuntare tra queste pagine la figura di Itzhak Stern (ovviamente nelle sembianze di Ben Kingsley…), neanche in un piccolo episodio. Peccato, me l'aspettavo proprio.

Il mio giudizio di quattro stelle ovviamente si riferisce all'aspetto letterario dell'opera, non certo agli eventi raccontati che fanno parte della Storia e non sono giudicabili in nessun modo. Il racconto copre un periodo che va dalla primavera del '41 al dicembre '43, tutto vissuto dal farmacista all'interno del ghetto di Cracovia, dalla sua istituzione fino alla 'liquidazione'. Con una scrittura estremamente piana e semplice, si narrano le peggiori brutture che si possono immaginare ma soprattutto si ricostruisce un'atmosfera, arie e sensazioni, e pur trattandosi del biennio più buio in assoluto della storia dell'umanità, le sensazioni trasmesse non sono proprio tutte negative, insomma il messaggio che si percepisce tra le righe è che il lumicino della speranza rimane sempre acceso. Se avesse scritto questa cosa in termini espliciti mi sarebbe parsa una zuccherosità tanto superflua quanto anacronistica, ma un messaggio costruito per sensazioni anziché per parole esplicite, ha un altro valore.

Molte le riflessioni su tanti temi "collaterali": sull'arduo compito che in quegli anni si sobbarcarono i membri dello Judenrat e su come le numerose critiche piovute su di loro siano state ingenerose; oppure sui sempre più frequenti casi di depressione e prostrazione nervosa, il diffondersi dell'alcolismo tra persone che prima non avevano mai toccato un goccio d'acool: cose piuttosto banali ma sulle quali altri testi non si soffermano più di tanto.

"Dottore", mi disse uno dei frequentatori della farmacia, indicandomi la finestra che dava su piazza Zgody, "mi dica: come mai ci sono così pochi pazzi in giro dopo tutto quello che la gente ha dovuto sopportare? Possono le cellule grigie del nostro cervello reggere così tanto dolore? In fondo, prima della guerra i matti non mancavano, ma che mai potevano aver sofferto, quelli, in confronto alle nostre tragedie, alla nostra infelicità?"

Non c'è una trama, non c'è il seppur minimo tentativo, non dico di dare un po' di fiction al resoconto, ma nemmeno di focalizzare il discorso su uno o due personaggi in particolare e costruire il racconto intorno a loro: questo rende la lettura un po' piatta ma estremamente sincera. Il primo capitolo rievoca le atmosfere della farmacia con tutti i suoi frequentatori, parlandone come di un'unica grande famiglia o ancor meglio come di un circolo culturale - anche se a tratti si riduce ad un mero elenco di nomi, cognomi, professioni. Questa faccenda dell'elenco si trova anche in altri passi dei capitoli successivi, ma Pankiewicz spiega bene la sua volontà di testimoniare e il suo sforzo per cercare di ricordare più persone possibili, sia per la memoria di coloro che non sono più, sia per essere a fianco di coloro che sono sopravvissuti. Nel secondo capitolo compaiono gli orrori delle espulsioni dal ghetto e deportazioni, e nel terzo, oltre alle brutture, compaiono le eccezioni: i personaggi che, alla maniera di Schindler, hanno tentato il possibile per aiutare qualcuno; alcuni soldati tedeschi che, pur non contravvenendo agli ordini ricevuti, non trovano nulla da ridere in quel che si svolge sotto i loro occhi; tra gli ebrei diversi casi di suicidio, ritenuto preferibile all'ignoto della deportazione, e ancor più rari, ma a maggior ragione degni di nota, i casi di resistenza e sabotaggio. Rarissimi, per non dire unici, i casi di ebrei che abbiano implorato pietà dai tedeschi. Pankiewicz tiene a sottolineare come in tanti siano riusciti a comportarsi con dignità anche nei momenti peggiori in assoluto.

Gli ebrei di Cracovia perirono, è vero, senza mettere in atto tentativi di liberarsi paragonabili alla difesa del ghetto di Varsavia, ma morirono con coraggio, con dignità, senza umiliarsi davanti all'occupante.

Dal quarto capitolo si profila all'orizzonte il campo di Płaszów e gli orrori proseguono verso quel genere di epilogo che tutti ben conosciamo. Nel finale si trova un punto di vista non dico inedito ma comunque insolito: generalmente, a questo punto della Storia, i riflettori si spostano su quel che accade nei campi di concentramento e di sterminio, invece Pankiewicz resta ad osservare il ghetto svuotato e deserto, una vera e propria città di fantasmi, con le rivalità tra SS e Gestapo che si contendono i beni materiali rimasti in questa città dei morti, proprio come iene e sciacalli a contendersi una carogna. Il resoconto si chiude senza nessuna morale o lezioncina, a conferma che qui non c'è nessun intento di filosofeggiare ma il solo e pulito bisogno di testimoniare. Forse dal punto di vista delle nozioni e della conoscenza questa lettura non aggiunge chissà quanto a quel che già ho letto, eppure è sempre bene tornare, di quando in quando, a questo genere di testimonianze. E se ripenso alla gita a Cracovia e ad Auschwitz di cui parlavo all'inizio, quasi quasi penso che per le persone (sia per le scolaresche che per tutti gli adulti) sarebbe più educativo restarsene a casa e riflettere su testimonianze come queste, piuttosto che arrancare in pullmann fino ad un luogo di morte e trasformarlo, volenti o nolenti, in una sorta di luna-park. In questo mi associo al punto di vista offerto da Sergei Loznitsa nel suo film-documentario Austerlitz.

Ricopio da un intervista a Loznitsa:
"Provavo disagio nello stare in quel luogo senza sapere come comportarmi. La visita del campo ti forniva un sacco di informazioni tecniche sull'organizzazione del campo e sull'assetto dei forni crematori e delle camere a gas, ma ti dava poco in termini di riflessione sulla tragedia, di redenzione e catarsi: quello che pensavo dovesse essere l'essenza della visita. Che ci facevo io là? Avevo il diritto di stare in quel campo come visitatore? È questo il modo per commemorare e piangere migliaia di vittime innocenti? Domande che sono rimaste a lungo nella mia testa. Ho girato Austerlitz nel tentativo di trovare una risposta".

"Questi centri commemorativi - prosegue Loznitsa - rappresentano l'esatto contrario di ciò che dovrebbero essere: non luoghi della memoria, ma della dimenticanza. Non è possibile acquisire reale consapevolezza della catastrofe solo immagazzinando dati meccanici sul funzionamento dei forni crematori o facendo un selfie dentro la camera a gas. Dovremmo invece creare dei luoghi dove sia possibile pregare, piangere, raccogliersi in meditazione. La sola cosa che si impara da questi memoriali è che la tecnica di assassinio di massa era molto efficiente."


Ecco, concludo io, il luogo per raggiungere la giusta meditazione e riflessione è semplicemente la propria poltrona, con in mano un libro come questo e il cervello in modalità "on".
Profile Image for Ines.
322 reviews264 followers
August 28, 2022
The life of Tadeusz who watched with his own eyes the tragedy of the holocaust living in the ghetto of Cracow and offering his complete help, not only medical pharmacological ones, to all the jews living there.
It is a bit difficult to categorize exactly this book .....a diary, collection of historical documents or autobiography? While very interesting and well-articulated in the time events of World War II, the facts presented are, in some ways, too impersonal.
So many people are mentioned and we will learn about their fate, without ever, unfortunately, dwelling with depth to their feelings, their lives until we get to know the fate this tragedy will bring to them.
This is a pity because we will never know exactly what Tadeusz's pharmacist colleagues felt and how they lived in that painfull period....
Putting aside my very personal opinion and and what I felt during my reading, I found moving the friendship that themain character had with Karol Woijtila, future Pope John Paul II.







La testimonianza di Tadeusz che ha guardato con i suoi occhi la tragedia dell' olocausto vivendo nel ghetto di Cracosia e offrendo il suo aiuto, non solo medico farmacologico, a tutti gli abitanti del posto.
E' un pò difficile catalogare esattamente questo libro, diario, raccolta di documenti storici o autobiografia? Pur essendo interessantissimo e ben articolato negli eventi temporali della seconda guerra mondiale, gli fatti presentati sono, in qualche modo, troppo impersonali.
Vengono citate tantissime persone dove sapremo del loro destino, senza mai purtroppo, soffermarsi con profondità ai loro sentimenti, al loro vivere sio ad arrivare al destino che quella tragedia porterà loro.
Tutto è presentato con fretta senza mai soffermarsi con calma sulle mille persone citate.
E' un peccato perchè non sapremo mai esattamente cosa provarono e come vissero le farmaciste colleghe di Tadeusz....
Mettendo da parte la mia personalissima opinione e sensazione auvta durante la lettura, ho trovato commovente la citazione e l' amicizia che il protagonista ebbe con Karol Woijtila, futuro Papa Giovanni Paolo II.
Profile Image for Come Musica.
2,065 reviews630 followers
March 10, 2017
Una testimonianza diretta e cruda del farmacista Tadeusz Pankiewicz di ciò che avvenne a Cracovia nel ghetto durante la seconda guerra mondiale.
La farmacia divenne un mezzo per salvare vite. Non solo: fu anche testimone di tutte le atrocità che accaddero durante quegli anni.
Profile Image for Deena.
1,469 reviews10 followers
May 17, 2013
First, I always have trouble rating Holocaust memoirs; who am I to "judge" such a thing?

This is a difficult book, and definitely NOT a memoir for "beginners." I'm very glad to have read it, very glad to have it in my collection, and very glad that the Holocaust Museum is carrying this title, which was out of print.

The difficulty here is that there is very little in the way of narrative structure; it is mainly Mgr. Pankiewicz's thought and impressions of what he saw while his pharmacy was in the Cracow ghetto. He doesn't give logistical details of his own actions very often, despite the fact that those actions earned him his status as one of the "Righteous Among Nations." Instead he focuses on delineating the responses of Jews in the ghetto to what has happening to them, and the behaviors of the perpetrators. He frequently lists people: victims; survivors; perpetrators; if you've done a lot of reading some of the names are sometimes familiar, but usually they're not.

Frequently, he seems to be responding to deniers, or those who try to lessen the severity of what happened in Cracow. To all those, Mgr. Pankiewicz invariably responds that if they were not there, they cannot fully comprehend the true horror of what he witnessed. Not in a self-righteous way, but more as a way of saying: "take my word for it: it truly was that horrible, that evil." The descriptions in the book, while never gratuitous, are sometimes quite vivid. While he never hesitates to condemn the actions of individuals, he also doesn't hesitate to assess people as "fair" or "good" or "honest," regardless of affiliation. He also includes a well-reasoned defense of the actions of various (although not all) members of the Cracow Ghetto Judenrat, commonly condemned later as collaborators or worse.

For those who already know about the Cracow Ghetto, this is an excellent addition. Holocaust readers who don't mind not getting details about Mgr. Pankiewicz's life will benefit from his descriptions of human behavior (descriptions uncluttered by psychological jargon). But those just looking for more standard or comprehensive memoir-fare will probably be dissappointed by this book. While I'd have liked to have those details, or to find a biography of Mgr. Pankiewicz, I'm very glad to have read this.
Profile Image for The Books Blender.
703 reviews105 followers
February 6, 2017
description

La recensione è presente anche sul blog: http://thebooksblender.altervista.org...

- Ho ricevuto dalla casa editrice una copia del libro in cambio di un'onesta recensione -

«Le parole, le considerazioni, le analisi, ma soprattutto l’eroica condotta di questo mite farmacista e delle sue assistenti, tra i pochi a considerare quel maledetto luogo pur sempre una “patria comune”, ci insegnano che la vita di ogni persona, pur in una situazione devastata dalla morte di massa, può ancora essere ritenuta il più grande dono che ci è stato dato e che abbiamo sempre il dovere di salvaguardarla, anche quando sembra impossibile farlo.»


Estratto dalla perfezione di Marcello Pezzetti,
Utet, 2016

A dispetto di un titolo così romantico ed evocativo, Il farmacista del ghetto di Cracovia non è un racconto né un romanzetto.
È una testimonianza dura - terribilmente dura - ma diretta delle follie naziste.

Siamo qui in una Polonia appena diventata il nuovo parco giochi nazista, in particolare ci troviamo a Cracovia... nel ghetto - pardon, "Quartiere ebraico" - di Cracovia.

E il quartiere con i suoi edifici chiusi sul "lato ariano" e stipati fino all'inverosimile di persone (circa 17.000), con le sue strade nelle quali si riversano anche bambini e ammalati e malati di mente durante i "trasferimenti", con i suoi accessi militarmente controllati, è un quartiere completamente trasformato.

Non solo per la nuova conformazione, i nuovi limiti invalicabili in filo spinato, il coprifuoco... sono le persone a essere cambiate...

description

La preoccupazione per l'oggi cancella il ricordo del passato e la prospettiva per il futuro. Così sono costretti a vivere gli abitanti del ghetto: bugie, inganni, percosse, insulti, minacce.

Trasferimenti e rastrellamenti sono gli unici eventi che si ripresentano nel ghetto con una certa terribile frequenza e gli unici dopo i quali si fa la conta di chi è rimasto e la conta di chi non c'è più.

La farmacia All'Aquila è uno dei pochi luoghi dove ancora è permesso piangere un caro picchiato a morte o deriso o trascinato via da qualche nazista; dove è permesso gioire per aver ottenuto un permesso - un semplice pezzo di carta - grazie al quale, però, aver salva la vita; e dove poter trovare un nascondiglio anche durante il coprifuoco.

Tadeusz Pankiewicz e le sue collaboratrici Irena Droździkowska, Aurelia Danek-Czortowa e Helena Krywaniuk si impegnano in questo ogni giorno e assistono impotenti, come moltissimi altri, a ciò che sta avvenendo proprio davanti alle finestre della farmacia.

description

Per quanto gli fu possibile cercarono di aiutare regalando medicinali a chi stava per partire (e forse non tornare mai più) o fingendo di esserne privi per consentire a qualcuno di uscire dal ghetto e scomparire oppure fornirono tintura per capelli a chi era troppo anziano (e di conseguenza considerato "inabile al lavoro" e di conseguenza deportato); nascondendo pergamene e libri e effetti personali all'interno della farmacia organizzandosi anche con scomparti segreti. Quando possibile cercano di addolcire i tedeschi per convincerli a rilasciare permessi (e di conseguenza salvare vite) o ottenere la grazia.

Non solo soli. Con loro tantissimi altri, nomi più o meno noti ma tutti ugualmente importanti: Feliks Dziuba e il suo collaboratore Józef Zając, il dottor Ludwik Żurowski, il dottor Biberstein, tutti i componenti dello ŻOB che collaborava con la resistenza esterna, Oskar Schindler e tantissimi altri.

Non mancano, tuttavia, anche i nomi dei delatori e degli informatori della Gestapo e delle SS che con gioia riportavano ogni genere di segnalazione ai tedeschi. E, anzi, è bene fare anche i loro di nomi sebbene poi molti di loro, per questa loro devozione alla Gestapo o alle SS, furono fucilati dai loro stessi padroni.

Insomma, le testimonianze di questo periodo non sono mai facili né di agile lettura. Si tratta di un periodo oscuro, ignominioso della nostra storia umana, ma va conosciuto.
Va affrontato.
E ritengo che il modo migliore sia quello di leggere e informarsi. Non c'è nulla di meglio che ascoltare e leggere le testimonianze dirette di chi ha visto e sentito e provato e vissuto la violenza nazista sulla propria pelle.

Una prima edizione del libro fu presentata nel 1947 piena, però, di censure. Una seconda edizione, cui questa si rifà, aggiunge nuovi ricordi e nuove vite spezzate. Nonostante questo - e allo stesso autore pare sia capitato in prima persona un incontro del genere - c'è chi comunque continua a non credere che una tale quantità di atrocità fu commessa (o che un tale massacro sia davvero avvenuto).

Tadeusz Pankiewicz, Giusto fra le nazioni, non è uno scrittore - e questo si avverte nella lettura del libro - ma è stato un testimone. Non si creda, quindi, che gli episodi da lui riportati siano "gonfiati" o esagerati, perché purtroppo non furono i soli episodi che si verificano nell'Europa nazista.

E le deportazioni, il viaggiare giorni e giorni stipati in vagoni bui e pieni senza acqua né cibo, l'orrore dei campi di sterminio, le camere a gas, i forni crematori, gli stanzoni ricolmi di effetti personali strappati, famiglia distrutte, bambini amputati e torturati usati come cavie, violenze, stupri, furti, percosse.
È successo tutto e molto altro.


Quindi, per ricordarsi che la vita umana non deve essere alla mercé di un capriccio, che nulla vale quanto una vita, ti consiglio di leggere questa testimonianza (e, se hai interesse, anche gli altri libri qui indicati).

E non dovremo solo ricordare e vergognarci per le bassezze di cui il genere umano è stato capace, ma dovremo fare altrettanto - qui a maggior ragione vergognarsi - sapendo che molti mostri nazisti non hanno ricevuto la loro giusta punizione tra chi non ha mai dovuto venire a patti con la giustizia e chi, invece, quella stessa giustizia assurdamente assolse.

P.S. Non mi permetterei mai di dare una valutazione a questo genere di libri, considerando anche che qui si tratta proprio di una testimonianza diretta. Le 5★ rappresentano solo il mio caldissimo consiglio di leggere "Il farmacista del ghetto di Cracovia".
Profile Image for Alona.
676 reviews11 followers
August 26, 2018
Very sad and horrific.
This is not a fictional story, it’s not even a story, it’s the telling of the tragedy of the Kraków Jewish ghetto from the only non-Jewish resident of the ghetto, the pharmacist Tadeusz Pankiewicz.

If you’ve seen Schindler’s List, then this is the focus on the Jewish ghetto’s inhabitants from where Schindler took his workers, and the Where the Jews of Kraków lived in inhuman conditions and fear, before they where transferred to the Plaszow concentration/death camp, managed by Amon Goth.

None of the events here are new to me, or to anyone who knows a little about the Holocaust, but it is a first hand witness’s account and therefore chilling to the bone.

I wish there where more people like Tadeusz Pankiewicz.
Profile Image for Cristina.
874 reviews38 followers
May 14, 2018
E' una testimonianza di chi c'era e ha visto ed è sopravissuto per raccontare. Fortuna si, perchè nato dalla parte giusta ma anche coraggio e capacità di sopravvivere anche davanti all'impensabile, incredibile e inumano. Che poi, inumano che. La Storia insegna che gli umani uccidono così, gli animali no.

Da leggere in un periodo in cui intere nazioni si lavano le mani e la coscienza davanti all'evidenza perchè loro no, non hanno fatto nulla.

Letterariamente non valutabile. E' appunto una testimonianza, una raccolta di ricordi, di nomi, per non dimenticare chi è è morto e non può più parlare.
Profile Image for Dannyg.
11 reviews
September 15, 2010
Wonderful, touching story of the gentile pharmacist who was allowed to continue working in the Jewish Ghetto during the German occupation. I'm teaching the History of Pharmacy this fall, and it is unknown heroes like Tadeusz Pankiewicz that need to be brought to the attention of the world. As a person of Polish heritage and as a fellow pharmacist his quiet heroism and his willing testamony to what he saw has made him a personal hero to me and he has been numbered amongst the Righteous Among Nations.
Profile Image for Karolina Omenzetter.
52 reviews
April 12, 2020
So harrowing. The descriptions of atrocities performed against the Jews were heartbreaking to read, and even when describing the betrayal some Jewish people committed against other Jews the author dealt with them with a very humanistic touch.
The writing style is very straightforward and accessible and avoids romanticising how horrific the situation was with clear accounts that are enough to make a profound impact on the reader.
Profile Image for Maharet.
647 reviews
August 17, 2024
Abbastanza delusa, mi aspettavo un racconto commovente, coinvolgente sulla vita degli abitanti del ghetto e invece ho trovato una relazione su incontri, dettagli storici, poche emozioni nel racconto
Profile Image for waleriaweronika.
105 reviews9 followers
November 20, 2021
O książce dowiedziałam się będąc w muzeum farmacji mieszczącym się w Krakowie. Jako przyszła farmaceutka i miłośniczka historii musiałam po nią sięgnąć. Wspaniałe świadectwo pokazujące jak w obliczu wojny funkcjonowała apteka „pod Orłem” i jak wiele robiła dla ludzi, ile istnień uratowała. Chylę czoła przed całym personelem i kierownikiem, a zarazem autorem tej książki. Polecam każdemu.
Profile Image for laszczaq.
247 reviews
September 30, 2024
#GGIBookClubReading

Smutna, przerażająca, napisana pięknym (I ku mojemu zaskoczeniu - lekkim) językiem.
Wartości dodał spacer szlakiem krakowskich budynków wymienionych w książce.
Profile Image for Corinne Edwards.
1,696 reviews231 followers
August 24, 2017
3.5 stars

When the Krakow Ghetto was created shortly after the beginning of the second World War, the borders were placed right around Pankiewicz's pharmacy. As a Pole, he could have easily left and found a safer place to wait out the war, but he didn't. He chose to stay and to not just witness but to help, in so many ways, his less fortunate Jewish neighbors and friends. This book is his remembrances about the time period. It is definitely good if you already have some knowledge about this period of time before you read because there is no historical background or context, not even of Pankiewicz himself (how old is he? does he have a family?). This book is what he remembers, what he saw, the absolute horror as well as the heroism that he watched through the windows of his pharmacy which looked right onto the square upon which was so much bloodshed and heartache. It's about his interactions with the Jewish leadership as well as with the many German commanders and toadies that were in charge .

This was hard, hard to read. It was slow going partly because there are so so many names that I could never keep straight. There is no narrative or flow, and no trying to create a piece of literature. It is just the raw truth. And it hurts. It is horrific, images that scorch the soul, to think of people, children, infants, treated like less than animals. To think of him staying, listening, advising, hiding, helping, WITNESSING, over and over, this man is a hero.
Profile Image for Nienke.
349 reviews1 follower
May 1, 2020

It took me more than half a year to read this book with an incredible and harrowing account of Jewish ghetto life in Kraków during the 2nd world war. A story worth to be shared across the world to remember the atrocities that happened to ensure it never happens again and to support survivors and those that helped.

Why only three stars? This book is in dire need of an editor. An editor to re-write this badly written book, such a shame, it deserves to be told so much better! Name after name, fact after fact, description after description made this a challenging read.

The editor could also have focused on the lay out of the book allowing some particular important events to breathe on the page, giving them the attention / room they deserved.

Could there not have been more descriptions of the families involved? I would have wished for each chapter to start with such an insight into a family, with the quirks and particular family tribulations, also showing what life was before the events. That would have brought variation into the book and made the loss of these families more impactful and make their memories more vivid.

It almost seems “not done” to negatively critique a book on such a dramatic period in Kraków life, however I think that would have done even more justice to those that passed and survived.
Profile Image for Jocelyn.
662 reviews
January 4, 2015
All Holocaust memoirs are upsetting, but this is more upsetting than most. I think it's because most memoirs deal mainly with the suffering of one individual along with their families and acquaintances. This one deals with the suffering of something like 15,000 people, as reported by the Polish pharmacist who lived in the Krakow Ghetto and witnessed much of it. After the war, Tadeusz Pankiewicz testified against quite a few Nazis, and this book reads a bit like a testimony: people, places, dates, who did what. Pankiewicz writes about his Jewish friends and also about the Nazis and their collaborators who ran the Ghetto and gradually liquidated it. Amazingly, he manages to convey a sense of atmosphere, both political and physical. There he is, at the window of the pharmacy, watching all that takes place on the main public square. In a matter-of-fact tone, he describes much that he and his associates did to help the Ghetto's residents. He thus manages to portray himself, not as a hero, but as a "mensch" who valued human life. On the other hand, the SS and Gestapo officers come across as beasts -- not so much because Pankiewicz makes explicit moral judgments, but because he simply describes what they did to the Jews of Krakow.
Profile Image for Haley Craig.
299 reviews7 followers
September 2, 2018
I feel I should start this review by acknowledging the brave man whose memories this book contains. He helped many Jewish people through the worst times of their lives.

This book had been recommended to me because of previous books I have read. The first 2 chapters where hard to read.. not because of what happened but because it was mainly about different streets and people who he remembered..

As the book went on it became more interesting and more like the story I thought it would be. The only downside was that it was a bit all over the place.. events didnt follow each other. On one page you could read about someones death and 30 pages later that same person was a hero. It just felt a bit disjointed.
Profile Image for Edie.
284 reviews
August 18, 2016
I visited the "Square of Heroes" in the Jewish ghetto of Cracow this summer. The pharmacy is directly across the street. After reading this book the square is aptly named. What the Jewish people endured, and how they did so with dignity is astounding! This book is a tribute to the many who sacrificed, helped the Jews and suffered unimaginably during the Nazi occupation of Poland. I highly recommend this book to remember these "heroes". May we never forget.
Profile Image for Robert.
67 reviews1 follower
July 5, 2017
it's not high literature but his reflections on a horrific time and situation.
Profile Image for Nicholas Nelson.
60 reviews
August 27, 2018
A powerful story about the Jewish District in Krakow and a must read! Told in a stream of conscientiousness, it follows the author’s experience before, during, and after the Jewish District existed.
Profile Image for Valentina Trimigno.
309 reviews45 followers
April 27, 2022
Un libro che ho letto con un po' di fatica rispetto al solito, poiché mi aspettavo un romanzo e invece mi sono ritrovata una specie di cronaca, con tanti nomi e aneddoti; dato l'argomento non proprio leggero, non sono riuscita a leggere più di qualche pagina al giorno.
In questo resoconto del farmacista Tadeusz Pankiewicz sulla creazione e poi lo smantellamento del ghetto ebraico di Cracovia sono emersi sentimenti contrastanti: da un lato la crudeltà ingiustificabile e la brutalità delle autorità naziste, dall'altro la fede incrollabile degli ebrei, nella speranza che sarebbe presto finito tutto, il sollievo di aver scampato una deportazione, di essere sopravvissuti a una violenza, di aver salvato qualcosa di prezioso. Testimone di tutte queste drammatiche vicende è stata la farmacia dell'Aquila, gestita da polacchi ma situata nel perimetro del ghetto, che ben presto diventa un luogo di ritrovo, di incontro, di svago quasi, per finire poi ad essere l'ultimo baluardo di speranza di feriti, ammalati o chi cercava un modo per non finire nelle mani dei tedeschi.
Trovo drammatico come i perseguitati si domandassero quando sarebbe finito tutto e quanto questa domanda sia diventata spaventosamente attuale nello scenario politico del momento. Il comportamento delle autorità tedesche mi ha fatto impallidire; godevano nell'infliggere sofferenza fisica ma anche fiaccare la resistenza psicologica, facendo false promesse e alimentando vane speranze. Persino quelli con un po' più di umanità, che hanno cercato anche di dare una mano come potevano, alla fine dovevano piegarsi allo spauracchio della follia di Hitler, perché opporsi significava morire.
"Essere un'eroe, sacrificarsi per un'idea è certamente nobile, ma bisogna essere nati per questo. Come non tutti nascono geni, così non tutti possono essere eroi." Il punto è: perché c'era bisogno di essere eroi? Perché la situazione era talmente drammatica che solo gesta estreme potevano porvi rimedio. La cosa più assurda è che gli ebrei furono costretti ad affidarsi totalmente al caso per sopravvivere, alla simpatia o alla buona giornata del tedesco del momento.
Non è stato facile digerire tutto questo, non aiutato dallo stile "cronaca", quindi data l'intensità della lettura ho sentito poi il bisogno di respirare un po'.
Profile Image for Michalina Kinga.
96 reviews1 follower
July 14, 2024
Having stood on the square and before this pharmacy makes it even more gripping. It's unbelievable how this could have happened....all the lies and violence. I can somewhat understand that the nazis were taking orders to do these things... but the stories of the ones that actually liked it and took it too far is beyond my comprehension. Such hate for people they didn't even know with families and quiet lives. And the joy of tormenting them and taking innocent lives. True horror.
89 reviews1 follower
August 12, 2025
Harrowing but amazing proof of others who tried to help the Jews
Profile Image for Elisa.
242 reviews7 followers
January 17, 2023
Questo libro è un fedele racconto di quello che successe nel ghetto costruito dai nazisti a Cracovia.
A raccontarci i tristi fatti è un farmacista polacco, titolare della farmacia che si trovava all’interno del ghetto e che li è rimasta in funzione fino alla sua chiusura.
Resisterà a sgomberi, ordini di chiusura è riuscirà ad aiutare davvero tantissima gente assieme alle sue 3 collaboratrici.
Il farmacista ci racconta pari pari di rastrellamenti, violenze, soprusi e ingiustizie ma anche di come la sua farmacia fosse diventata il cardine per moltissimi ebrei reclusi nel ghetto e di quanto abbia fatto per molti di essi.
Il libro è scritto in maniera diretta e cruda ma non fa altro che mettere in risalto tutta la violenza che ha caratterizzato quel periodo storico.
È un libro uscito in Polonia subito dopo la guerra e si percepisce che tutte le memorie che contiene sono state scritte di getto, ancora fresche proprio per far sapere al mondo quello che molti ancora credevano impossibile.
Un bel libro nel suo genere, che aspettavo di leggere da un po’.
Profile Image for Roberto Ottonelli.
Author 5 books17 followers
April 21, 2020
Ho letto molto sul tema dell'olocausto e di quel periodo; questo libro non mi ha colpito in modo particolare e non mi ha fatto percepire sensazioni particolari. Sono stato a Cracovia, prima di visitare Auschwitz, e pensavo che mi sarei sentito più coinvolto dalle vicende narrate. Forse si è trattato di un problema di traduzione, ma ho trovato molti passaggi con salti temporali davvero mal gestiti. Insomma, non l'ho apprezzato in particolare, anche se per una questione di rispetto ho deciso di leggerlo fino in fondo.
356 reviews10 followers
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January 31, 2019
Questo libro si è rivelato un modo per ricordare tutte le persone che non sono sopravvissute ai nazisti e quelle che nel loro piccolo hanno cercato di aiutare. Tadeusz ci da la sua testimonianza su quello che successe a Cracovia quando i tedeschi invasero la Polonia e sono rimasta sorpresa di sapere che a fine guerra c'era chi definiva esagerazioni gli aneddoti su come venivano trattati gli ebrei, chiaramente persone che non hanno vissuto gli eventi in prima persona. È chiaro che chi non corrispondeva all'ideale ariano dei nazisti non veniva considerato nemmeno un essere umano.
L'autore ha elencato tutti i nomi che ricordava, da quelli più meritevoli a quelli che hanno avuto quello che si meritavano, da chi ce l'ha fatta a chi no. Pur conoscendo le atrocità di quel tempo per i libri che ho letto sull'argomento, leggere di come i nazisti giocassero al tiro al bersaglio nel ghetto e di come tutto dipendesse dal loro umore del momento lascia comunque un senso d'impotenza trasmesso dallo scrittore nel ricordare.
Ormai i testimoni di quelle atrocità sono sempre di meno, quindi se si vuole leggere qualcosa sull'argomento è un libro da tenere in considerazione, pur essendo poco conosciuto.
Profile Image for The Mare.
135 reviews
January 14, 2020
I bought this book at a Jewish bookstore whilst on a city break to Krakow over New Year. Having read several books of tales of survivors of Auschwitz (and visiting the place itself) and then visiting Schindler's factory and the ghetto quarter whilst visiting the city, and the ghetto pharmacy itself, I was keen to read this book and learn more about events in the ghetto of Krakow during the war. It is a very informative book, containing real tales of real people who lived there during the war. It is told by Tadeusz Pankiewicz, who was not himself a Jew, but was allowed to own and run a pharmacy in the Jewish ghetto of Krakow during the war. It tells of how he and colleagues helped people get the documents and cards they needed in order to move around and work outside of the ghetto. His descriptions of the deportations and the final liquidation of the ghetto are quite a graphic description in places, and having been there myself made it all more vivid to imagine. Having visited such a place of such history and such stories, it is still difficult to comprehend that any of this happened at all, but such stories must not be forgotten, and an absolute tribute to those who secretly helped those persecuted along the way.
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