Il mondo subalterno della cultura contadina, le sue ben individuabili connotazioni di ordine etico, storico, sociale ed economico (oltre che politico), sempre filtrate dalla visione deviante delle diverse ideologie.
Una realtà la cui conoscenza rivive sempre mediata dai rapporti di potere di classi o di strati sociali che, sventolando la bandiera sacra della pacificazione sociale, ad altro non mirano che alla disgregazione, per emergere e manifestarsi in forme individualistiche di intervento che ne soddisfino la brama di potere e la cupidigia della ricchezza, accumulata attraverso la selvaggia usurpazione delle terre, lo sfruttamento violento ed il disprezzo dei diritti di ogni essere umano.
La 'criminalizzazione' o, d'altro canto, la strumentalizzazione di tale cultura, funzionali al potere di altre classi. Uno 'spaccato' esaltante e tragico di storia vissuta: dalle fanatiche 'orde sanfediste' ai cosiddetti 'comunisti' del 1848, dai 'banditi del Re' dopo l'Unità all'infelice emigrante degli inizi del '900, ...a tutto il popolo che lavora, artefice della vera ricchezza, che chiedeva soltanto di essere trattato da soggetto politico e non da bestia da soma.