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Storia di una Capinera e altri racconti

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Il romanzo deve il suo titolo a una povera capinera, che Giovanni Verga aveva visto chiusa in gabbia. Timida, triste e ammalata, la capinera non si rassegnava a vivere tra le sbarre, nonostante avesse cibo a volontà. Il suo dolore era così profondo che l’uccellino, in breve tempo, si lasciò morire. Simile alla piccola capinera è la giovane Maria, entrata in convento a soli sette anni e destinata dalla famiglia alla vita monastica. A causa di un’epidemia di colera, la ragazza è costretta ad abbandonare il convento di Catania e a trasferirsi con il padre, la matrigna e i fratellastri Giuditta e Gigi a Monte Ilice. Qui Maria trascorre giornate spensierate, finalmente libera dopo tanti anni passati tra le grigie e tetre mura del convento, oppressa da regole rigidissime. A poca distanza dalla casa della famiglia di Maria, vivono i Valentini. Il loro figlio maggiore, Nino, a poco a poco si avvicina alla ragazza e tra i due comincia a sbocciare un sentimento sconosciuto all’ l’amore. Ma Maria sarà costretta a tornare in convento...”

126 pages, Paperback

Published January 1, 2015

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About the author

Giovanni Verga

452 books198 followers
Giovanni Verga was an Italian realist writer, best known for his depictions of life in Sicily, and especially for the short story Cavalleria Rusticana and the novel I Malavoglia.

The first son of Giovanni Battista Catalano Verga and Caterina Di Mauro, Verga was born into a prosperous family of Catania in Sicily. He began writing in his teens, producing the largely unpublished historical novel Amore e Patria (Love and Country); then, although nominally studying law at the University of Catania, he used money his father had given him to publish his I Carbonari della Montagna (The Carbonari of the Mountain) in 1861 and 1862. This was followed by Sulle Lagune (In the Lagoons) in 1863.

Meanwhile, Verga had been serving in the Catania National Guard (1860-64), after which he travelled to Florence several times, settling there in 1869.
He moved to Milan in 1872, where he developed his new approach, characterized by the use of dialogue to develop character, which resulted in his most significant works. In 1880 his story collection Vita dei Campi (Life in the Fields), (including Fantasticheria, La Lupa, and Pentolacchia) most of which were about rural Sicily, came out; it included the Cavalleria Rusticana, which was adapted for the theatre and later the libretto of the Mascagni opera. Verga's short story, "Malaria", was one of the first literary depictions of the disease.

He then embarked on a projected series of five novels, but only completed two, I Malavoglia and Mastro-Don Gesualdo (1889), the latter of which was the last major work of his literary career. Both are widely recognized as masterpieces.
In 1894 Verga moved back to the house he was born in. In 1920 he was elected a senator. He died of a cerebral thrombosis in 1922.

The Teatro Verga in Catania is named after him.

In the book by Silvia Iannello Le immagini e le parole dei Malavoglia (Sovera, Roma, 2008), the author selects some passages of the Giovanni Verga' novel I Malavoglia, adds original comments and Acitrezza' photographic images, and devotes a chapter to the origins, remarks and frames taken from the immortal movie La terra trema (1948) directed by Luchino Visconti.

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Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for deliriepensieri • Luana.
10 reviews37 followers
November 30, 2020
La capinera ritratta da Verga nel 1869 è la giovane Maria, costretta ad una monacazione forzata per volere della famiglia.
Una consuetudine aberrante che ha attraversato secoli per arrivare anche a tempi molto vicini a noi.
Proprio in considerazione di questa “pratica” detestabile e foriera di mali, è possibile pensare che l'autore, nell'elaborare il lavoro, abbia voluto fondere un messaggio dal valore sociale e morale alla pienezza introspettiva e di sentimenti dettata da una netta influenza romantica.
La narrazione in forma epistolare, sfocia in un monologo di un'intensità stupefacente, nel quale la voce della sventurata Maria si racconta, s'illumina, s'infiamma, si smorza.
Le parole della protagonista rispecchiano fedelmente la sua anima, sono dapprima sussurri di speranza, poi diventano grida di dolore.
Quello che la penna dell'autore riesce a rappresentare è il supplizio di una donna, raggiungendo un grado di immedesimazione e realismo graffiante; la componente romantica presente in questo romanzo, contribuisce a caricare di passione e di struggimento queste pagine, culminando nelle fasi di smarrimento e di annientamento della giovane.
Anche Maria al pari di protagonisti posteriori del Verga può essere considerata una “vinta”; schiacciata dalla vita e da un destino crudele, chiusa in una gabbia scelta da altri ad osservare il mondo attraverso le sbarre, un'anima repressa, svuotata dai sentimenti, privata della luce di un sorriso e di un abbraccio.

“Storia di una capinera” è un romanzo pienamente riuscito che ancora oggi, trasmette emozioni forti e nette, provocando una sensazione di soffocamento nel lettore di pari passo con il consolidarsi della clausura della piccola capinera e dell'affievolirsi della sua voce.
Una lettura lontana dalle caratteristiche stilistiche del Verga verista, eppure meritevole d'essere conosciuta e assaporata.
17 reviews
November 14, 2019
La versione del libro che ho letto comprende: Storia di una capinera, Rosso Malpelo, La Roba, Fra le scene della vita. Sono stata piacevolmente colpita dal fatto che il libro contenesse anche Rosso Malpelo, perché è una delle novelle di Verga che preferisco. La prima storia è anche la più lunga; fu la storia dell'autore più letta fino alla metà del Novecento. Storia di una capinera è un romanzo epistolare scritto da Giovanni Verga intorno alla metà dell'800. Si ispira alla vita privata dell'autore: Verga infatti, in giovane età, era stato costretto a rifugiarsi in campagna per sfuggire al colera; qui aveva incontrato e si era innamorato di un'educanda, la quale poi era dovuta tornare in convento. Il titolo del romanzo è ispirato alla condizione di un uccello in gabbia, descritta all'inizio della storia, che pur ricevendo tutte le cure e le attenzioni si lascia morire per solitudine e per l'impossibilità di essere libero. La protagonista della storia è Maria, una quasi ventenne, educanda in un convento dall'età di sette anni a Catania, che è costretta a lasciare la città a causa del colera. Insieme alla famiglia si rifugia in campagna, dove per la prima volta può bearsi della libertà di correre e giocare tra i prati e godersi i raggi del sole sulla pelle; tutte cose che durante l'infanzia in convento le erano state precluse. Il Romanzo è costituito dalle lettere che Maria manda all'amica Marianna, anch'essa partita dal convento e da Catania per non contrarre il colera. Maria è orfana di madre; il padre si risposa con una ricca borghese e accondiscende alla volontà della moglie in tutto. Possiamo considerarla quasi una versione di Cenerentola senza lieto fine: ritroviamo la matrigna e i fratellastri, che vengono sempre preferiti dalla nuova moglie del padre a Maria. La giovane si adegua al trattamento freddo e astioso della matrigna, addirittura dandole ragione quando la accusa di non essere buona a fare nulla, poiché in convento non le hanno insegnato a sbrigare i mestieri di casa. La ragazza presto si innamora del figlio dei vicini, Nino; inizialmente turbata da un sentimento mai provato, crede di essere malata. Quando la matrigna si accorge che il sentimento di Maria è ricambiato da Nino, cerca di allontanarli rinchiudendo la ragazza in camera con la scusa che non è bene che un'educanda abbia così intensa vita sociale. Passano i mesi e Maria è costretta a fare riorno in convento, cominciare il noviziato e diventare una suora a tutti gli effetti. Anche lontana da Nino il suo sentimento per il ragazzo non svanisce, anzi si trasforma presto in follia, smania amorosa che non può essere soddisfatta. Nino finisce con lo sposare la sorellastra di Maria e la giovane cade in una spirale di oscurità da cui sarà impossibile risalire. Questo amore impossibile è visto dalla protagonista come un grande peccato, da cui cerca di liberarsi facendo penitenza e infliggendosi digiuni e punizioni corporali, ma tutto è vano: a una leggerezza momentanea, data anche dallo sfinimento autoinflitto, subito fa seguito una passione ancora più forte. Maria si ritrova piegata nello spirito e nel corpo, ammalandosi spesso e rischiando di morire da sola, senza il conforto delle persone care, costrette a vederla solo dietro le sbarre della clausura. La pazzia cresce sempre più, Maria non riesce a non pensare a Nino, a non osservare le strade per vederlo passare, a non guardare verso la finestra della casa di quest'uomo che si scorge dal convento per spiarne la vita familiare. Alla fine la giovane suora è spezzata: la salute di per sé cagionevole e il dolore che prova nel cuore la portano inevitabilmente alla morte. La sua dipartita viene dichiarata nella lettera finale del libro, che una sua confidente nel convento invia a Marianna insieme a un crocifisso e ad alcuni petali di rosa ormai secchi, l'ultimo ricordo rimasto dell'unico regalo che Nino le aveva fatto prima che si allontanassero per sempre. Il racconto mette molta tristezza, se si pensa quante donne hanno vissuto una storia simile: rinchiuse contro la loro volontà in un convento, a perseguire un destino non scelto ma imposto. Quante donne sono state costrette nel tempo a rinunciare a tutto per diventare "spose del Signore"? Non è il più grande peccato costringersi a vivere una vita non desiderata? Il racconto è molto commovente, verista fino in fondo, poiché l'autore non mette bocca nelle descrizioni, lasciando lo svolgimento della storia nelle mani della stessa Maria. Solo attraverso gli scritti della ragazza possiamo venire a conoscenza della sua storia, certo in modo parziale, poiché è l'unico punto di vista che abbiamo, ma nondimeno in modo commovente ed emozionante. Ci si può immedesimare in questa ragazza forse troppo ingenua, che si fa consumare da una passione più grande di lei, ma soprattutto da un desiderio di libertà; libertà conosciuta solo il tempo necessario per essere rimpianta.
2 reviews
January 31, 2022
"storia di una capinera" è un piccolo romanzo epistolare, tra i più significativi di Verga: l'autore scava a fondo nell'animo di Maria, giovane ragazza catanese costretta dalla matrigna alla monacazione (come era tipico all'epoca per le ragazze orfane o "indesiderate" nel nucleo familiare), ritraendo così una ragazza con tanta voglia di vivere ma disperata e angosciata progressivamente di vivere tra le gabbie del convento, condanna ad una vita sterile. Questa condizione di malessere si accentuerà quando farà conoscenza di una nuova passione travolgente, totalmente nuova per lei: l'amore, a lei precluso. È la storia di una ragazza vittima della mentalità ottusa dell'epoca, un inno alle dolcezze delle piccole cose quotidiane, come anche un invito a seguire le nostre inclinazioni e non farci influenzare da condizionamenti esterni.
Profile Image for Ornella.
188 reviews25 followers
February 8, 2020
In questo volume ci sono altre brevi novelle tra cui Rosso Malpelo che, contrariamente alle mie aspettative, ho apprezzato.
Non leggevo Verga, autore preferito di mio padre, dai tempi della scuola e pur continuando a non includerlo nell'olimpo dei miei scrittori preferiti, devo ammettere di averne apprezzato la prosa.
Storia di una capinera va un po' troppo per le lunghe, per i miei gusti, ma colpisce positivamente la bravura con cui Verga -un uomo del 1800- sia riuscito a dare voce alle sofferenze e al delirio di una povera giovane donna, reclusa e dilaniata dalla voglia d'evasione, dal dolore derivato dalla solitudine, dall'abbandono e dall'amore non corrisposto, nonché dal senso di colpa e dal conflitto morale dovuto al suo innamoramento per Nino, lei che sta per prendere i voti e consacrarsi a Dio.
Lettura veloce, coinvolgente e raccomandata.
Profile Image for Ross.
30 reviews2 followers
June 18, 2021
Struggente, stupendo, vero.
15 reviews
April 29, 2024
Bello ma la narrazione avviene lentamente,per il resto nulla da dire.
Avendo visto il film conoscevo già la storia
2 reviews
August 11, 2025
Nonostante sia un autore della metà dell'Ottocento, la scrittura è scorrevolissima, la trama appassionante. le parole di Maria comunicano passione, ossessione e disperazione. Anche Rosso Malpelo é stato un racconto profondo che ti porta a riflettere su temi ancora moderni
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