La versione del libro che ho letto comprende: Storia di una capinera, Rosso Malpelo, La Roba, Fra le scene della vita. Sono stata piacevolmente colpita dal fatto che il libro contenesse anche Rosso Malpelo, perché è una delle novelle di Verga che preferisco. La prima storia è anche la più lunga; fu la storia dell'autore più letta fino alla metà del Novecento. Storia di una capinera è un romanzo epistolare scritto da Giovanni Verga intorno alla metà dell'800. Si ispira alla vita privata dell'autore: Verga infatti, in giovane età, era stato costretto a rifugiarsi in campagna per sfuggire al colera; qui aveva incontrato e si era innamorato di un'educanda, la quale poi era dovuta tornare in convento. Il titolo del romanzo è ispirato alla condizione di un uccello in gabbia, descritta all'inizio della storia, che pur ricevendo tutte le cure e le attenzioni si lascia morire per solitudine e per l'impossibilità di essere libero. La protagonista della storia è Maria, una quasi ventenne, educanda in un convento dall'età di sette anni a Catania, che è costretta a lasciare la città a causa del colera. Insieme alla famiglia si rifugia in campagna, dove per la prima volta può bearsi della libertà di correre e giocare tra i prati e godersi i raggi del sole sulla pelle; tutte cose che durante l'infanzia in convento le erano state precluse. Il Romanzo è costituito dalle lettere che Maria manda all'amica Marianna, anch'essa partita dal convento e da Catania per non contrarre il colera. Maria è orfana di madre; il padre si risposa con una ricca borghese e accondiscende alla volontà della moglie in tutto. Possiamo considerarla quasi una versione di Cenerentola senza lieto fine: ritroviamo la matrigna e i fratellastri, che vengono sempre preferiti dalla nuova moglie del padre a Maria. La giovane si adegua al trattamento freddo e astioso della matrigna, addirittura dandole ragione quando la accusa di non essere buona a fare nulla, poiché in convento non le hanno insegnato a sbrigare i mestieri di casa. La ragazza presto si innamora del figlio dei vicini, Nino; inizialmente turbata da un sentimento mai provato, crede di essere malata. Quando la matrigna si accorge che il sentimento di Maria è ricambiato da Nino, cerca di allontanarli rinchiudendo la ragazza in camera con la scusa che non è bene che un'educanda abbia così intensa vita sociale. Passano i mesi e Maria è costretta a fare riorno in convento, cominciare il noviziato e diventare una suora a tutti gli effetti. Anche lontana da Nino il suo sentimento per il ragazzo non svanisce, anzi si trasforma presto in follia, smania amorosa che non può essere soddisfatta. Nino finisce con lo sposare la sorellastra di Maria e la giovane cade in una spirale di oscurità da cui sarà impossibile risalire. Questo amore impossibile è visto dalla protagonista come un grande peccato, da cui cerca di liberarsi facendo penitenza e infliggendosi digiuni e punizioni corporali, ma tutto è vano: a una leggerezza momentanea, data anche dallo sfinimento autoinflitto, subito fa seguito una passione ancora più forte. Maria si ritrova piegata nello spirito e nel corpo, ammalandosi spesso e rischiando di morire da sola, senza il conforto delle persone care, costrette a vederla solo dietro le sbarre della clausura. La pazzia cresce sempre più, Maria non riesce a non pensare a Nino, a non osservare le strade per vederlo passare, a non guardare verso la finestra della casa di quest'uomo che si scorge dal convento per spiarne la vita familiare. Alla fine la giovane suora è spezzata: la salute di per sé cagionevole e il dolore che prova nel cuore la portano inevitabilmente alla morte. La sua dipartita viene dichiarata nella lettera finale del libro, che una sua confidente nel convento invia a Marianna insieme a un crocifisso e ad alcuni petali di rosa ormai secchi, l'ultimo ricordo rimasto dell'unico regalo che Nino le aveva fatto prima che si allontanassero per sempre. Il racconto mette molta tristezza, se si pensa quante donne hanno vissuto una storia simile: rinchiuse contro la loro volontà in un convento, a perseguire un destino non scelto ma imposto. Quante donne sono state costrette nel tempo a rinunciare a tutto per diventare "spose del Signore"? Non è il più grande peccato costringersi a vivere una vita non desiderata? Il racconto è molto commovente, verista fino in fondo, poiché l'autore non mette bocca nelle descrizioni, lasciando lo svolgimento della storia nelle mani della stessa Maria. Solo attraverso gli scritti della ragazza possiamo venire a conoscenza della sua storia, certo in modo parziale, poiché è l'unico punto di vista che abbiamo, ma nondimeno in modo commovente ed emozionante. Ci si può immedesimare in questa ragazza forse troppo ingenua, che si fa consumare da una passione più grande di lei, ma soprattutto da un desiderio di libertà; libertà conosciuta solo il tempo necessario per essere rimpianta.