Classe 1934, Giuseppe Alippi, il Det per gli amici, ha condiviso lo stagione eroica dell'alpinismo italiano, quello di Renato Cassin, di Walter Bonatti, di Casimiro Ferrari, di Carlo Mauri... Ha compiuto imprese straordinarie sulle sue montagne, le Grigne, così come nel mondo, sul Lhotse con Messner e in Patagonia con Ferrari. Ma è sempre e orgogliosamente rimasto un contadino e un pastore. A più di ottant'anni, va ancora nel bosco a far legna e parla della montagna come di un grande amore che è sempre dovuto coesistere con il lavoro, la stalla, la caccia, che racconta con altrettanta passione. Capra ha ricostruito la sua vita dall'infanzia contadino alle salite delle vie più difficili, come la Couzy alla Cima Ovest di Lavaredo fino alle imprese himalayane e patagoniche, compreso quel Cerro Campana che con pazienza il Det prova e riprova, senza lasciarsi scoraggiare dalle rinunce imposte dalle condizioni meteorologiche estreme, fino a raggiungerne la vetta al quarto tentativo: all'età di settant'anni.
Il Det, che a settant’anni sale conquista il Cerro Campana in Patagonia – dopo averne inseguito il sogno per almeno vent’anni. Il Det, che quando parte per la Sud del Lhotse (spedizione guidata da Cassin, cui partecipano anche Messner e Gogna), vende le sue mucche, per non lasciare troppo lavoro alla moglie che ha da seguire due bambini piccoli e sua madre anziana. Il Det, che risponde, alla domanda: cosa vuoi mangiare in spedizione (sempre al Lhotse)? La polenta, perché non c’è niente di più buono. Il Det, che fuma un pacchetto di Nazionali al giorno. Il Det, che cammina anche tre giorni per arrivare alla montagna che vuole salire perché è la voglia di salirla che lo spinge e basta. Il Det, che non farebbe altro lavoro che il contadino perché è l’unico che gli permette una grande libertà e lo fa vivere in sintonia con la natura. Il Det, che ha scalato le vie più difficili nei ritagli di tempo, per diversivo. Il Det, che viene spinto controvoglia dal villaggio a candidarsi sindaco, viene eletto a stragrande maggioranza di voti, ma rifiuta, perché lui ha la terra da curare e non può fare tutte e due. Il Det, che dice che di tutte le sue imprese alpinistiche le deve al settantacinque per cento alla sua Carla (al cento per cento la Sud del Lhotse) che si è occupata da sola di tutto il lavoro che c’era da fare in campagna. Il Det, che in gioventù rifiuta le avance della marchese francese perché sa che non è il suo mondo. Il Det, che conosce ogni pianta e sa cos’è meglio per usare una gerla o un falò. Il Det, che non ha mai scalato in velocità (tranne se inseguito dal temporale) o per denaro, ma solo per piacere. Il Det, così schivo, così innamorato della sua terra da coltivare, della sua Carla. Il Det così ancorato a pochi valori, semplici e chiari. Quelli che sappiamo tutti essere quelli giusti. Il Det che è grande. Un grande. Proprio una gran bella persona. Complimenti a Giovanni Capra per il lavoro, a tratti ancora un po’ vecchio stile (relazione di una parete) ma che riesce davvero a raccontare una bellissima persona e un pezzo interessante della storia d’Italia.