Affascinantissimo saggione di inizio Novecento (un pò datata la traduzione, un pò datati anche certi dati) sulla storia, dai primordi nella ricchissima Firenze trecentesca fino al triste y solitario final seicentesco, della famiglia de' Medici.
Ovviamente tutti conoscono, in linea di massima, i membri principali della famiglia (Cosimo il vecchio e Lorenzo il magnifico - il più grande uomo politico mai partorito dal vecchio Continente, probabilmente - su tutti), non molti conoscono i membri minori o i granduchi che governarono (sempre peggio) la Toscana dal Cinquecento in poi: G. F. Young, con gran piglio e in maniera estremamente lineare brillante e razionale, dipinge per biografie i tratti generali dei membri della famiglia che si avvicendarono per trecento anni, mostrando come l'immortalità si può conquistare anche - e soprattutto - patrocinando arti (e che arti!) e scienze; rimango d'accordo con lo storico inglese sul fatto che il Rinascimento, senza i primi e più grandi Medici, non sarebbe potuto essere lo stesso.
Perplessità: l'opera è del primo Novecento, e per l'epoca deve essere stato un testo rivoluzionario data l'immane messe di porcherie e bufale storiche che dal Seicento in poi fiorirono sulla famiglia fiorentina, accusata di empietà tirannia cinismo e doppiezza da ogni dove. Young, evidentemente amante incondizionato di Firenze, smonta pezzo per pezzo tali dicerie, mostrando per larga parte del libro con correttezza come i Medici furono nè più nè meno figli del loro tempo e che in generale furono di gran lunga migliori delle famiglie celebri loro contemporanee. In questo cimento, diciamo che alle volte sbraca un pò per esagerata buonafede (si veda la difesa estrema di Caterina de' Medici - a lei è sorprendentemente dedicato il capitolo più lungo del libro - circa le sue responsabilità sulla strage di S. Bartolomeo, che ad oggi la storiografia fa invece pendere a suo sommo carico) e altre volte se ne esce con giudizi trancianti che lasciano un pò basiti (l'accusa iniziale dell'inferiorità culturale di Venezia rispetto a Firenze e della sua minor attrattività lascia un pò basiti, se non fosse che nella critica ai veneziani quali avidi mercanti interessati solo a far soldi e poco a arti e cultura suona un pò una critica indiretta alla sua onnipotente Inghilterra di fine Ottocento).
Perplime un pò anche la traduzione evidentemente datata, ma il libro resta estremamente leggibile, godibile e ben scritto. In generale, inoltre, gran parte dei commenti e dei giudizi sono in linea con la storiografia più moderna (a gran plauso di questo bravissimo autore, che ribadisco espone le sue tesi in maniera estremamente lineare e logica).
Stupisce infine il declino sbalorditivo che la Toscana - come l'Italia tutta - subisce da fine Cinquecento in poi, una rapida e profondissima caduta dalle stelle dei secoli d'oro (XIV-XV secolo) fatti di dominio assoluto sia in ambito culturale (e vabbè, questa è cosa nota) ma soprattutto in ambito economico e politico (se si pensa che nel Quattrocento stati come Firenze Milano o Venezia contavano da soli più di Francia Inghilterra o Germania) allo sprofondo del Seicento, con governi eterodiretti da pretame vario e collassati nella più bieca ignoranza superstizione e demenza.
I danni che l'Italia tutta ha subito a causa della presenza del Papa a Roma rimangono incalcolabili e purtroppo ne subiamo tutt'oggi gli effetti...se il papato, per dire, fosse stato a Avignone la storia d'Europa sarebbe stata assai diversa.
Libro consigliato anche se una nuova traduzione non farebbe male (e, en passant la recente fiction sui Medici di Rai1 fa cacare, anche se c'è Dustin Hoffmann - solite americanate idiote storicamente inconsistenti sceneggiate con l'unico scopo di fare odiens. Maledetto odiens...sei peggio dei preti).