“È questo che mi interessa dello stato di quiete: mi vengono in mente le bottiglie di Morandi, stanno lì, composte, allineate o sparse nella loro rarefazione, ma quanto fermento c’è dentro quell’immobilità? O quanta energia potenziale c’è nei corpi fermi di Hopper? Come se fossero colti prima o dopo un diluvio, prima o dopo un evento tragico o sacro.” L’essenza di questa nuova raccolta di poesie è racchiusa qui, nelle parole del poeta: in sei anni di quiete apparente, e apparente silenzio, dal tumulto interiore sono nate trenta poesie, lavorate al cesello e levigate da un vento costante e tenace. Un viaggio attraverso momenti che si fanno eterni, dove i ricordi diventano istantanee lucide e il futuro appare presente e imperativo: con la vividezza della sua voce, Cappello compone una raccolta che si fa “fune lanciata nell’ignoto e nel tempo”.
Pierluigi Cappello (1967 – 2017) è stato un poeta italiano. Era nato a Gemona del Friuli ma era originario di Chiusaforte. Dopo aver compiuto gli studi superiori a Udine, ha frequentato la facoltà di Lettere presso l'Università di Trieste. Nel 1999 assieme a Ivan Crico ha ideato, e diretto per diverso tempo, La barca di Babele, una collana di poesia edita dal Circolo Culturale di Meduno, che accoglie autori noti dell'area friulana, veneta e triestina. Ha vinto numerosi premi nazionali, tra cui con Dittico il Premio Montale 2004; con Assetto di volo il Premio Bagutta 2007 sezione Opera Prima; con Mandate a dire all'imperatore il Premio Viareggio-Rèpaci 2010 per la poesia. È mancato il 1 ottobre 2017 nella sua casa di Cassacco.
ennesima opera d'arte del poeta friulano che qui ci regala in un'ottantina di pagine, una quarantina di poesie scritte e sudate in 6 anni. e si sente la ricerca della cura, del momento giusto, la sensazione giusta. colpisce lo stile di cappello sempre semplice ma profondo, arrivabile a tutti. versi di dolore, la sofferenza dell'essere umani, la solitudine di ciascuno, nel suo essere sè stesso. e poi la pace, dopo la tempesta, lo stato di quiete. un grande poeta italiano contemporaneo che riesce a colpire il centro del cuore.
"Non so bene cosa ci abbia portati qui che cosa sia rimasto di noi, sarà stato il diventare presto un modo di essere soli e risonanti nel buio mentre la notte ancora non viene e dai verdi rassodati dalle molte piogge si stacca un’altra volta l’estate, una sospirata ingenuità si allontana. E un posto tanto vuoto che pare ti appartenga allunga un’ombra sull’ombra che sembrava la tua."
Pierluigi Cappello ha il dono della parola. Il suo modo di scrivere è simile al fluire delle note su un pentagramma e non in senso prettamente musicale, ma grammaticale, sintattico e lessicale. Le sue parole trasmettono una sensazione di pace, perché sono proprio lì, dove avrebbero sempre dovuto essere. Nulla è fuoriposto, se non il lettore, che si trova di fronte a poesie di una vastità sconfinata, abissale, eppure a prima apparenza di una semplicità disarmante. Da leggere, assolutamente.
Purtroppo queste composizioni non mi hanno trasmesso molto. La scelta dei termini (quotidiani, banali, anche negli accostamenti), la musicalità e perfino il senso troppo spesso opaco, non mi hanno convinto. Cappello non fa per me.