Un saggio per l’antisessismo maschile in Italia che raccoglie la prospettiva femminista del «partire da sé».
L’autore descrive la vita comune di un uomo, dall’infanzia all’età adulta, per mostrare come il sessismo – strumento con il quale il sistema patriarcale si mantiene e si evolve – condizioni il suo sviluppo, il suo linguaggio, le sue abitudini, la sua visione del mondo. I giochi dell’infanzia, i rapporti con l’altro sesso e con gli altri generi, la vita di coppia, il lavoro e la socialità. Ogni uomo incorpora pregiudizi e abitudini sessiste, diventando parte attiva di una politica discriminatoria.
Tutto questo può cambiare, ma non si nasce antisessisti: solo una presa di coscienza libera e critica da parte degli uomini sul patriarcato vigente, può orire uno sguardo maschile nuovo sui rapporti tra i generi e liberare dai condizionamenti sociali l’immagine che gli uomini hanno di sé.
«Possono indulgere al pensiero di una vita possibile solo coloro che già sanno di essere possibili. Ma per coloro che stanno ancora cercando di diventare possibili, la possibilità rappresenta una necessità» (Judith Butler, La disfatta del genere)
Fatevi un favore uomini e fate un favore a tutti i futuri uomini: FATE LEGGERE QUESTO LIBRO il prima possibile.
Più che un saggio lo considero un vero è proprio “manuale delle giovani marmotte” per sfuggire da idee e concetti radicati inconsciamente dentro di noi.
Un testo da adottare in tutte le scuole. Quanto è triste confermare, con ognuna di queste letture, quanto ancora indietro siamo in una società come la nostra. E quanto avanti potremmo essere.
Molte parole, molti discorsi e temi toccati ma poca incisività. Più volte parla dei femminismi senza dire quali sono questi movimenti, come si chiamano, cosa rivendicano. Tutto molto vago, i femminismi. L’autore spiega che si nasce sessisti e lo spiega bene con molti esempi a supporto della sua tesi ma poi come uscirne? Concretamente come fare? Niente, tutto vago. Non lo consiglio.
Inutile dire che il libro di Gasparrini dovrebbero leggerlo TUTTI (in realtà tutt*), dal momento che la maggior parte della gente mostra un'ignoranza ABISSALE nel parlare di femminismi (già che la gente parli di femminismo, in stile pensiero unico di quattro virago dal fluente pelo ascellare, ci dice molte cose), mostra un'ignoranza altrettanto abissale nell'ambito dei gender studies (ommioddio la teoria del gender! Ecce Satana!), e una ancora peggio nei discorsi attorno alla reinvenzione di una figura maschile scevra da condizionamenti machisti, forza, aggressività e privazione di tenerezza, che -attenzione, rivelazione!- è proprio una rivisitazione sostenuta da certe correnti femministe, ohibò! E io che pensavo che le femministe volessero il predominio delle donne sul maschio (vabbè, ma si sa, sarà un complotto per renderlo docile e sottometterlo, questo fastidiosissimo maschio). Altra rivelazione: il razzismo al contrario non esiste, il classismo al contrario non esiste, il sessismo al contrario non esiste e la stessa gerarchia di poteri che genera disparità nei confronti delle donne, le genera anche nei confonti degli uomini che vorrebbero essere "non conformi", o che non riescono a reggere lo stress di un così iniquo standard maschile vincente e dominatore, nel segno del peggior darwinismo sociale. Ma non diciamola quella parola (quale, "patriarcato"? ARGH! Oscenità! E' come la mafia: mica esiste). Non diciamolo, che se gli affidi nei divorzi sono a favore per lo più delle donne, è perché gli uomini sono visti come inetti nel ruolo di cura proprio per colpa del patr... aehm scusate. Avevo promesso. Ora, se avete coraggio di affrontare il mostro di un'ignoranza diffusa, potreste leggere questo libro. Altrimenti potete continuare a dirvi antisessisti a prescindere dal femminismo, il che è una bella contraddizione in termini, rimanendo nel vostro bel pantano di punti fermi, con intorno le arpie dalle suddette chiome ascellari, i giudici collusi con le femministe, i maschi che sono sempre andati in guerra (il che è vero: infatti la guerra è questione di grande dimostrazione virile per il patr...COFF COFF! Devo proprio curarmi). O ad affermare che il sessismo non esiste: anche lui, come la mafia. Buon viaggio, buona fortuna!
Purtroppo sono rimasto un pelo deluso dai contenuti in quanto mi aspettavo qualcosa di più simile a una sorta di "manuale pratico", piuttosto che un saggio più generale (anche se comunque mi ha portato a riflettere su certi comportamenti e atteggiamenti che vedo sia attorno a me sia in me stesso), ma rimane comunque un ottimo testo che consiglierei a chiunque voglia iniziare a distaccarsi dal maschilismo e dal patriarcato. È decisamente un ottimo punto di partenza, anche grazie ai riferimenti bibliografici di approfondimento alla fine di ogni capitolo.
«Molti uomini non si chiedono, neanche quando a domandarglielo sono tante e tanti, se possa esistere un modo alternativo di manifestare un lecito interesse sessuale che non sia un rendere l’altro un mero oggetto di desiderio. Non gli interessa neanche sapere se possa esistere un altro modo, non vedono perché cercare di trovare un altro modo. Molti uomini non vogliono credere che ci sia una differenza enorme tra «ciao» e «ciao bella»; tra uno sguardo e quello sguardo; tra il conoscere qualcuno e il voler conoscere qualcuno; e che tutte queste differenze non contino nulla. »
Sintetico, ben strutturato e ben documentato. Va oltre la sterile polemica vittimista o, peggio, benaltrista che si riscontra in altri testi sullo stesso tema, e accanto alle critiche agli ormai radicati modi di pensare e agire patriarcali propone alternative, possibili soluzioni, argomenti da approfondire insieme e su cui ragionare meglio, da studiare meglio, tutt* insieme. Consigliatissimo a chiunque, ovviamente a prescindere dal genere, ma soprattutto a genitori e neo genitori, ed educatori in generale: Il femminicidio è solo la cima visibile, tragica e spettacolare di un iceberg sommerso di violenza. Che alla base, larga ed enorme, ha «le cose da maschio e le cose da femmina» imparate da bambini.
Già consapevole del sistema che ci circonda, leggendo questo testo mi sono resa conto anche di altre istanze a cui non avevo mai pensato o di cui non mi ero mai resa veramente consapevole.
In sé, è un libro che non tratta argomenti, ad esempio, come il patriarcato a livello sociale e politico, in maniera pesante, ovvero piena di paroloni e atmosfere gravose, anzi tutto il contrario, è una lettura molto piacevole e che ti scorre anche abbastanza in fretta.
Sono rimasta molto delusa da questo libro, avevo grandi aspettative. Non è un libro scritto male e non dice cose sbagliate, ma il contenuto non c'entra nulla col titolo. Mi aspettavo, e così si presentava, un libro sulle fragilità maschili, una prospettiva diversa sui femminismi, una voce autorevole che spiegasse come il patriarcato ferisce e schiaccia tutti e tutte, anche gli uomini. L'avevo comprato pensando di darlo da leggere ai miei alunni, credevo che avrebbero trovato qualcosa che spiegasse loro come essere uomini in modo diverso, ma che li accompagnasse con calma in questo percorso. E', invece, l'ennesimo libro generico sul femminismo, inutile per chi già è informato, per chi ha già una cultura a riguardo (per me è stato noioso e assolutamente superfluo), ma inutile anche per chi questo mondo non lo conosce. L'ho trovato a tratti anche respingente, troppo retorico, troppo volenteroso di essere classificato come "uomo dalla parte giusta", non ha complessità, non ha sfumature. Mi è sembrato un libro codardo, l'autore ha fatto il compitino da bravo studente. Giulia Blasi ha scritto un libro intitolato "Manuale per ragazze rivoluzionarie", nonostante nel titolo non si citino i ragazzi, è un libro immensamente più adatto di questo a presentare la questione a chiunque non conosca nulla dei femminismi, benché non ceda di un solo passo nelle sue posizioni e sia spesso anche molto duro verso i comportamenti maschili. Un grande flop per quanto mi riguarda e anche la mia edizione era davvero sciatta, impaginata male, con refusi qua e là, poco curata.
Un saggio utilissimo nel percorso di decostruzione degli stereotipi che tutti e tutte, durante il corso della nostra vita, assimiliamo e riproduciamo attraverso il nostro agire e il nostro pensare. È un testo per iniziare a porsi le domande adatte, a ripensarsi e reinventarsi. Tanti temi già mi erano familiari, non essendo il primo libro di critica femminista che leggo. Tuttavia, è la prima volta che mi capita di avere in un testo solo, una visione così comprensiva e sensibile di argomenti originali. Ho apprezzato moltissimo la parte dedicata al ruolo fondamentale giocato dall'ironia, che credo sia un elemento non trascurabile nella costruzione della propria identità. È un libro veramente (finalmente) femminista, che non ha paura di criticare i costrutti sociali attuali proponendone una visione alternativa. Consiglio la lettura a tutte e a tutti, soprattutto a coloro che vogliono iniziare a mettere (e mettersi) in discussione.
Un libro che mi sento di consigliare fortemente a tutti i lettori italiani. L’autore ha fatto un ottimo lavoro, a mio avviso, a raggruppare in modo sintetico e ben strutturato le ricerche condotte negli anni riguardo la tematica, ordinandole per le diverse fasi della vita (sottolineando così come il patriarcato ci accompagni e ci tocchi in diversi campi, dal familiare al sociale, durante ogni singolo momento della nostra vita). Ho molto apprezzato la sua scelta bibliografica(che mette in luce la mancanza di molteplice ricerche sul tema nel dibattito accademico italiano) e il suo linguaggio chiaro e semplice(ma preciso e a momenti ricco) rende il libro accessibile a chiunque si volesse informare senza aver un background sul tema.
Gasparrini non si smentisce mai! Ho letto prima altri suoi libri e dopo questo, ma lo trovo sempre chiaro e con una chiave di lettura molto interessante. Percorrere la vita (di un maschio nello specifico) osservando tutte le dinamiche patriarcali e costringenti che si potrebbero incontrare è illuminante. Inoltre, spesso l'autore suggerisce modi e metodi per divincolarsi da certe costrizioni e per smarcare certi comportamenti che socialmente vengono tramandati. Lo consiglio a giovani (ma anche meno giovani) uomini femministi - anche alle prime armi con questo movimento - ma non esclusivamente, perché è essenziale anche per chi non si identifica nel genere maschile!!
Un libro ipocrita. Sostiene che il maschilismo patriarcale sia permeato nella società e che se sei maschio eterosessuale sei sicuramente maschilista patriarcale, un po’ come il peccato originale. E che se non ti “depuri” leggendo il suo libro (che sarebbe la sacra Bibbia dell’attivismo femminista) allora rimarrai per sempre maschilista patriarcale e quindi un essere da disprezzare in quanto genere maschile e con preferenza sessuale etero. Gasparrini è un narciso che ha scritto un libro divisivo. Fa finta di essere politicamente corretto, ma in realtà cotruisce un libro per trovare un capro espiatorio, il maschio eterosessuale, che è colpevole e responsabile di tutte le violenze del mondo in modo innato, come il peccato originale, anzi lo usa come capro espiatorio. Usa stereotipi e pregiudizi e aneddoti personali per dimostrare la sua tesi, enunciandoli demenzialmente come esempi statistici del modo in cui funzionerebbe, a suo dire la società. Presenta arbitrariamente il patriarcato come fosse un’elite organizzata che si muove in modo monolitico, e non come una manifestazione culturale e antropologica, dimostrando un pressappochismo e un ignoranza che ricorda i vaneggiamenti complottisti. Crea col suo ragionamento una categoria da epurare sulla base del genere e della preferenza sessuale. Una cosa che dovrebbe mettere i brividi a chi ricorda un po’ di storia. E come si depura il maschio etero perpetratore inconsapevole del patriarcato? Ma ovvio! Leggendo il suo libro! Esattamente come il Mein Kampf di Hitler ammiccava ai lavoratori tedeschi delusi dalla grande depressione economica, dando tutta la colpa agli ebrei, Gasparrini ammicca a tutte le categorie che non sono maschio etero, dando la colpa a chi non si depura leggendo il suo libro e imparandone a memoria il verbo. Crea bias cognitivi difficili da sradicare, pretende di cambiare il linguaggio decidendo lui i termini corretti, e se osi contraddirlo allora sei ascritto nella categoria da epurare: maschilista patriarcale, violento e assassino. E alcuni passaggi sono di un ignoranza (o meglio dolo) demenziale, come il prendersela con la dicitura “buon padre di famiglia” del diritto privato romano, come fosse una dicitura paternalistica, legata al potere, quando invece significa tutt’altro, esprimendo invece la diligenza e la buona fede necessaria nell’eseguire una mansione, oppure parlando di un videogioco (GTA) e ascrivendone la violenza al patriarcato, quando invece è espressione di una cultura molto diversa e ha a che fare con la criminalità. Ma di buona fede nel libro e nelle intenzioni di Gasparrini proprio non ce n’è. Invece di offrire davvero delle soluzioni ai danni del patriarcato, stimolando un dibattito sano, non fa che offrire al suo pubblico il capro espiatorio delle colpe del patriarcato maschilista e cioè il maschio etero, che solo per il fatto di esserlo deve essere deriso e sbeffeggiato e messo alla berlina. E il consiglio che da al maschio etero per rompere le catene del patriarcato è l’ironia (sic). Ma Gasparrini è anche un furbacchione, ha capito che il tema è poco trattato, soprattutto dai maschi etero, così si è inventato un ruolo, per trovare un suo pubblico di nicchia ed acquisire “spessore”. Nel capitolo sugli intellettuali, traspare da ogni riga la sua profonda sofferenza sul perchè Gramellini o Severgnini parlino in spazi pubblici di questioni di genere che non sanno maneggiare bene, ma tra le righe si legge “perchè non invitano me a parlare in quegli spazi, che sono il massimo esperto in materia? Dichiara di scrivere proprio per educare questo genere meschino, tapino, inconsapevole, ma in realtà il suo pubblico è ben targhettizzato e commercialmente definito e sono le persone della comunità LGBT e le donne oppresse da una cultura patriarcale. Gasparrini, un Gasparri senza ni, che veste i panni del salvatore del mondo dalla malvagità del maschio etero. Una malvagità derivata dalla macchia del peccato originale, un genere per sua natura patriarcale stupratore e assassino. Il suo pubblico si sente così autorizzato ad una caccia a questo fossile sociologico e antropologico ed alla sua “giusta” condanna. La prova di questo atteggiamento ruffiano verso la comunità lgbt e verso le donne è proprio il pay-off che l’autore si da sui social network “un filosofo femminista, alla faccia di chi dice che non è possibile”. In lui quindi si realizzerebbe l’impossibile: finalmente un maschio etero capace di sposare il femminismo! L’Impossibile incarnato in lui! Insomma, un messia. Il disertore del patriarcato, termine che non gli piace, ma che gli piace perche in fondo accarezza il suo enorme ego narciso. Un guru che sogna di vendere milioni di copie a discapito di un dibattito serio e corretto sui problemi di genere. Ritenta, sarai più fortunato!
“Oggi il significato di sessismo si è esteso a qualsiasi forma di discriminazione di un genere verso l'altro. Va chiarito subito che l'uso più allargato di sessismo, esteso cioè ai rapporti tra tutti i generi sessuali immaginabili, non significa che questi rapporti siano paritari, e quindi dei rapporti di potere equivalenti. La discriminazione per eccellenza, enorme nei numeri e nei fatti, è ancora quella del genere maschile eterosessuale verso tutti gli altri. I maschilisti, o i semplici ignoranti, che parlano di un «sessismo al contrario» - esercitato cioè dalle donne verso gli uomini, o dai gay verso gli etero - sono in errore, o per ipocrisia o per ignoranza, oppure in perfetta mala fede. […] Se non si accettano queste premesse, non si può capire il fenomeno del sessismo, perché senza accettare la sua pervasività non lo si potrà mai vedere in azione e quindi rendersi conto anche dei propri comportamenti sessisti. Quest'ultimo è un compito che deve assumere soprattutto l'uomo etero, perché in una società sessista nessuno nasce antisessista: lo si può solo diventare, e dopo un lungo lavoro su di sé che non può dirsi mai concluso definitivamente.”
2.5 stelle. Mi sembra un testo ricco di nozioni sul femminismo piuttosto conosciute. Forse è più adatto a persone che ancora non conoscono molto sulla diversità, il femminismo, il privilegio, il patriarcato, e la storia del genere dell'orientamento sessuale. Personalmente non mi è piaciuta nemmeno la vecchia retorichetta "l'Italia fa schifo" di molti passi. Di paesi perfetti non ne esistono, e, guardando bene a fondo, di maschilismo, omofobia, transfobia, e razzismo ce n'è in qualsiasi paese del mondo, in modo diverso e con storie diverse.
Il tono del saggio è piuttosto di denuncia. L'avevo preso perché speravo in un libro che mi facesse apprendere, scoprire qualcosa che non sapevo, darmi spunti su cui riflettere. In realtà è piuttosto incline alla polemica e alla rabbia: legittimo. Però non era quello che la quarta di copertina aveva promesso. Sarà per la prossima volta.
Un libro compilatorio che tenta di articolare un "puzzle di citazioni" (parole dell'autore) in un discorso complessivo sulla necessità di liberare l'uomo dalla prigione del patriarcato e del sessismo. Nel farlo purtroppo Gasparrini non si discosta da un dettato superficiale e intriso di luoghi comuni e spesso autoriferiti che solo a un pubblico totalmente digiuno di gender studies possono apparire autentici e originali. Il libro può essere per qualcuno una chiave d'accesso a una bibliografia più specifica, questo sì, ma anche per la ricerca bibliografica esistono strumenti migliori.
Finalmente un libro che parla di femminismi e lo fa in modo bello, originale, approfondito. Un saggio femminista scritto da un filosofo femminista - uomo! - per gli uomini. Per renderli consapevoli che la battaglia contro il patriarcato è una lotta comune, che coinvolge uomini e donne, contro gli stereotipi di genere in cui siamo TUTTI intrappolati. Come dice brillantemente anche Chimamanda Ngozi Adichie nel suo breve saggio, “dovremmo essere tutti femministi”. E questo libro ne è una perfetta dimostrazione pratica.
L'ho trovato un po' troppo discorsivo, più polemizzante che propositivo e con troppi pochi dati concreti che possano spiegare le posizioni del femminismo. Il problema che percepisco oggigiorno è la negazione del sessismo e del maschilismo e l'accusa che il femminismo sia inutile, se non dannoso. Per combattere queste idee servono dati alla mano, e questo testo non ne fornisce abbastanza.
Un punto di vista maschile sul sistema patriarcale che opprime tanto la parte maschile quanto quella femminile in modalità diverse ma altrettanto intense è oggi quantomai necessario. Imprescindibile e doloroso. Riconoscersi in certi contesti così chiaramente espressi non è immediato ma conduce a riflettere e a cambiare prospettiva sulle situazioni quotidiane del vivere.
Le chiavi per una comprensione univoca e fulminea è: sinteticità, chiarezza e riflessione. Lorenzo Gasparini ci è riuscito in pieno! Bel saggio, che induce alla quotidiana riflessione...per non essere schiacciati dai granitici macigni della stoltezza.
Il libro che tutti dovrebbero leggere: spiega in modo chiaro e con tanti esempi cosa sia il sessismo e come evitare di ricadere negli stereotipi di genere. Utilissimo per i genitori, gli educatori e gli insegnanti. Le ricerche sugli adolescenti e le disparità di genere fanno accapponare la pelle.
Alcuni spunti molto interessanti, altri già letti e sentiti. Forse è più adatto a chi si è affacciato da poco sul tema. In ogni caso quanto mai necessario come in questo periodo storico.
Ho trovato il libro molto molto informativo e l'autore molto capace di catturare l'attenzione. Aggiungo qui due critiche, e il fatto che siano le uniche cose negative la dice lunga. - Alcuni concetti vengono ribaditi più e più volte lungo tutto il libro e non si capisce se sia una tecnica per favorirne l'apprendimento, se sia una mancanza di ordine nella suddivisione in capitoli, o se siano fissazioni dell'autore. - il carattere tipografico utilizzato genera un fastidiosissimo problema ogni qualvolta una lettera accentata seguita un apostrofo: per esempio in "c'è", "n'è", o "com'è"