Una ragazza attraversa la vita allontanandosi dalla propria famiglia, da una madre che non ha saputo né voluto esserle madre, da una figlia non desiderata, dagli amori che non le hanno mai sfiorato il cuore. Leonida vive, ma nulla la scuote, nulla la spezza o illumina; semplicemente non riesce ad aderire al mondo degli altri.
Almeno fino a quando diventa proprietaria di una piccola libreria in Scozia che la porterà ancora più lontano, forse finalmente verso se stessa. Soltanto allora imparerà a essere figlia, madre, amante. Imparerà la morte e la vita che ricomincia, sempre.
Trama: Si sa che al mondo esistono persone particolarmente sfortunate ma così perseguitate dalla sfiga come Leonida ne ho incontrate ben poche. In pratica tutti gli affetti della protagonista cadono come birilli in un crescendo di disgrazie che ha del paradossale. Così come mi è sembrata paradossale la sequenza di intricate situazioni sentimentali, sempre al limite, tutte concentrate nella stretta cerchia di persone che con Leonida vengono a contatto.
Stile: Anche questo al limite. Al limite del ridicolo, con parti descrittive che sembrano prese pari pari dalla letteratura romantica di serie B. Cosa dire poi delle ambientazioni: dalla campagna toscana ad un’affascinante Scozia che così bene si adatta a fare da sfondo ad un amore travolgente (anche qui ogni riferimento agli Harmony non è casuale). Infine le continue iterazioni che vorrebbero essere luna cifra stilistica dell’autrice e invece mi hanno fatto venire in mente la famosa scena di "non ci resta che piangere" in cui un'esilarante Amanda Sandrelli, nella migliore delle sue interpretazioni, ripeteva all'infinito "Bello, bello, bello..."
Le due stelline sono solo perché Nada mi è simpatica.
Leonida nasce da due genitori che non si amano: la madre è una donna scozzese che ama dipingere e vagare per il mondo, il padre un viticoltore toscano che si invaghisce della futura moglie e sviluppa per lei un’ossessione morbosa.
Dopo il matrimonio e la prima figlia, l’ossessione dell’uomo è un cappio che si stringe sempre più al collo della donna. Avranno altri figli, ma una vita infelice davanti.
In tutto questo Leonida non trova spazio per ricevere amore: la madre è persa nei suoi dipinti, alla ricerca di un’aria diversa da respirare, il padre è concentrato sulla moglie e sui figli maschi, eredi dell’azienda.
Leonida viene mandata in collegio a Firenze e assapora una libertà che le costerà cara.
Da questo momento, la storia è costellata da morti e disgrazie, sventure che toccano alla protagonista e che aggravano il suo disturbo dissociativo, già presente dall’età infantile.
Disturbo che si ripercuoterà in tutte le relazioni future contenute in questa narrazione che plana sulle situazioni senza approfondire, come una carrellata veloce di eventi e sventure, eventi e sventure che si ripresentano ciclicamente, senza però trovare davvero un senso.
Il senso è proprio ciò che mi è mancato e su ancora mi interrogo: cosa mi ha lasciato questo libro? Cosa voleva davvero dirmi l’autrice? Non so rispondere. Però se ci fosse stato un maggiore equilibrio tra tragedie narrate e introspezione sarebbe stato un bel libro. Al momento, purtroppo, rimane tiepidino.
Un libro che è stata una vera sorpresa, una storia che mi ha conquistato, letta peraltro in maniera incantevole dall’autrice. Nada e la sua voce graffiante per una storia che si insinua nel cuore, quella di Leonida e del suo difficile rapporto con la famiglia che riuscirà a rivalutare solo nel tempo. Gioie e dolori, tanti, di una vita non facile ma che trova la sua dimensione in una piccola libreria in Scozia dove, finalmente, comincerà a dipanare quella matassa aggrovigliata che è la sua vita. Scritto benissimo in una prosa estremamente accattivante e piacevole, si legge in un soffio catturandoti con la magia delle sue parole, dall’inizio alla fine.
Ci sono libri che regalano emozioni e libri che non lasciano quasi nulla. Questo non mi ha lasciato nulla... La storia di Leonida, bambina non voluta e trascurata, mandata in collegio in Toscana, è troppo tirata per i capelli. Troppo sfortunata, troppo non amata, piena di tragedia con lievi sprazzi stile harmony solo quando si ritrova nella libreria ricevuta in eredità in Scozia... Ascoltato in audiolibro, tramite il servizio interbibliotecario, unica nota positiva la bella voce della cantante autrice.
Noioso, banale, trama poco interessante, personaggi piatti, descrizioni scritte a mo' di tema scolastico. Sulla trama si potrebbe anche sorvolare, se solo la scrittura fosse migliore. Ma purtroppo quest'eccessiva semplificazione, non riesce proprio a rendere coinvolgente e nemmeno un po' interessante la serie infinita di sfighe che si abbattono sulla protagonista. Male.
Questo libro è stato il mio compagno di viaggio durante le mie vacanze estive. Scrittura eccellente, accattivante, coinvolgente in tutto. Quando ho terminato libro mi sentivo serena con il mondo.