Tra i molti temi che infiammano l'arena pubblica del nostro Paese ne manca uno, pesante come un macigno e gravido di conseguenze evidenti sulla nostra vita qui e ora. Quando in Italia si parla dell'eredità coloniale dell'Europa si punta spesso il dito sull'imperialismo della Gran Bretagna o su quello della Francia, ma si dimentica volentieri di citare il nostro, benché il colonialismo italiano sia stato probabilmente il fenomeno più di lunga durata della nostra storia nazionale. Ma è una storia che non amiamo ricordare. Iniziata nel 1882, con l'acquisto della baia di Assab, la presenza italiana d'oltremare è infatti formalmente terminata solo il primo luglio del 1960 con l'ultimo ammaina-bandiera a Mogadiscio. Si è trattato dunque di un fenomeno che ha interessato il nostro Paese per ottant'anni, coinvolgendo il regno d'Italia di epoca liberale, il ventennio fascista e un buon tratto della Repubblica nel dopoguerra, con chiare ricadute successive, fino a oggi. Eppure l'elaborazione collettiva del nostro passato coloniale stenta a decollare; quando il tema fa timidamente capolino nel discorso pubblico viene regolarmente edulcorato e ricompare subito l'eterno mito autoassolutorio degli italiani «brava gente», i colonizzatori «buoni», persino alieni al razzismo. Siamo quelli che in Africa hanno solo «costruito le strade». Se la ricerca storiografica ha bene indagato il fenomeno coloniale italiano, a livello di consapevolezza collettiva, invece, ben poco sappiamo delle nazioni che abbiamo conquistato con la forza e ancora meno delle atroci violenze che abbiamo usato nei loro confronti nell'arco di decenni.
Francesco Filippi (1981) è storico della mentalità e formatore presso l’Associazione di Promozione Sociale Deina, che organizza viaggi di memoria e percorsi formativi in tutta Italia. Collabora alla stesura di manuali e percorsi educativi sui temi del rapporto tra memoria e presente. Tra le sue pubblicazioni Il Litorale Austriaco tra Otto e Novecento: quanti e quali confini?, in Piacenza, Trieste, Sarajevo 1918-2018 (a cura di Carla Antonini, 2018) e Appunti di Antimafia (con Dominella Trunfio, 2017). Per Bollati Boringhieri ha pubblicato Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo.
Libro assolutamente FONDAMENTALE. Andrebbe portato nelle scuole, insieme a "Italiani, brava gente?" di Del Boca. Una ricostruzione importantissima di un parte della nostra storia che abbiamo totalmente rimosso perché non se ne parla, non si studia... Filippi analizza l'Italia colonialista, il suo impatto sulle popolazioni ma soprattutto come tutto questo è stato percepito nel nostro paese all'epoca e perché nell'era post fascista non si è fatto un vero discorso sul colonialismo italiano. Lo consiglio davvero tanto, c'è anche una bibliografia ricchissima in fondo!
L’argomento, potenzialmente molto interessante, purtroppo risulta intriso di troppa retorica radical chic, tanto in voga di questi tempi… Sarebbe stato utile approfondire e divulgare le esperienze e i resoconti degli abitanti delle ex colonie, supportando l’evoluzione del colonialismo italiano con le loro esperienze personali e comunitarie.
Un libro necessario ed essenziale per cominciare a parlare di colonialismo italiano, appuntamento che rimandiamo regolarmente da troppo tempo (personalmente non conoscevo neanche tutte le colonie citate nel primo capitolo del libro, davvero l'Italia é arrivata fino in Cina?!?!). Viene proposto un lavoro essenziale di presa di consapevolezza, dando però forse troppo per scontato alcuni riferimenti storici e in generale portando a mio avviso, un'infarinatura chiara ma un po' generica, in appena 150 pagine, che necessità molto più approfondimento in seguito. Grande assente la storia e testimonianza dei colonizzati - forse un po' troppo trattati come sfondo in un libro che dovrebbe rivendicarne la centralità.
Bugie, razzismi, amnesie... oblio: con i suoi libri sempre ben documentati il mio conterraneo Francesco Filippi sta dando un contributo significativo alla conoscenza del fascismo, vecchio e nuovo.
Un libro da leggere, per comprendere meglio la storia dimenticata del colonialismo italiano in Africa (e non solo), ma anche la sua (non) rielaborazione storica dal Dopoguerra attraverso l'epoca post-Guerra Fredda, fino all'Italia multiculturale di oggi.
Un libro utile per capire bene cosa è stato il colonialismo italiano e quanto questo tema sia stato mai affrontato e digerito veramente dalla opinione pubblica.
Molti dettagli della nostra storia coloniale mi hanno stupito perché non mi sono mai soffermata sul tema né individualmente né lo hanno fatto i miei insegnanti negli anni di scuola. E devo dire che le ultime 20 pagine sugli anni '92-' 97 (anni in cui io avevo dagli 0 ai 5 anni) mi hanno assolutamente rivoltato lo stomaco. Ancora una volta ho un debito di gratitudine con Francesco Filippi per questo suo lavoro, e ho una speranza, che i suoi libri siano letti nelle scuole uniformemente e stabilmente per gli anni a venire. Spero vivamente che non sia una speranza vana.
Di stereotipo in stereotipo. Ben venga che se ne parli, che si esca dall'oblio, ma così tutto pare deformato dall'ideologia dell'autore. Non è così che si scrive un libro di storia. In più per sfatare lo stereotipo del "Italiani brava gente" di passa agli italiani arraffoni/maneggioni/cialtroni (spaghetti e mandolino). E no, non è così semplice scrivere di storia
Questo libro mi ha aperto gli occhi su un argomento che conoscevo davvero troppo poco. Avrei apprezzato un po' più di analisi, invece di una critica spietata e a senso unico.
Interessante anche perché non ero a conoscenza molte delle cose scritte, tra cui delle navi sabaude impegnate nella tratta degli schiavi a metà dell’Ottocento. Che la colonizzazione sia perfida non c’è dubbio, e che gli italiani non siano tutti “brava gente,” è pure scontato.
Ho sempre trovato tuttavia bizzarro che in paesi come l’Etiopia, è rimasta una sempre più piccola colonia italiana discendente dagli occupanti.
Ho anche provato di prima persona l’amicizia dei libici nei nostri confronti. Ricordo un’intervista ad un inglese della BP che lessi a Tripoli nel 2004 quando la mia presenza fu in concomitanza di un importante evento per l’industria petrolifera. L’ inglese diceva “ the Libyans will speak to everyone, but ultimately they like to do business with the Italians.” Sono passati 20 anni da allora, ma mi sorprese molto perché non avevo dubbi sulla mano pesante che la nostra colonizzazione ebbe sulla popolazione locale.
Non so bene come noi italiani dobbiamo “come to terms” con quello che è stato fatto 100 anni fa. Era un‘altra epoca e per fortuna siamo tutti cresciuti. Ma è certo che alla prossima guerra, atti barbari ritorneranno ad essere commessi.
"Tra le molte amnesie diffuse che infestano la memoria pubblica di questo Paese, quella riguardante il passato imperialista e coloniale dell'Italia è probabilmente la più clamorosa."
"Anche quando, all'interno del più ampio discorso postcoloniale, si identificano gli italiani come parte attiva dell'imperialismo bianco e violento, ci si trincera spesso dietro agli stessi argomenti pensati dagli invasori: di fronte alle brutalità dell'invasione bianca si obietta appunto che "però gli abbiamo costruito le strade...". Come se queste infrastrutture - peraltro all'epoca più utili agli occupanti che agli occupati - potessero compensare i massacri, la cancellazione di intere culture e la perdita di indipendenza di milioni di persone".
Libro interessante su un argomento molto spesso trascurato della nostra storia, che nelle stesse scuole non so al giorno d'oggi ma almeno ai miei tempi era totalmente ignorato. Filippi lo affronta con chiarezza e partecipazione, peccato per un ultimo capitolo ruffiano e in cui ci mette troppo del suo, cosa che non mi piace quando leggo un saggio. Gli va comunque dato del merito per aver rispolverato una pagina non trascurabile della storia italiana.
Lo sapevate che esistevano gli human zoo? E che l’ultimo zoo in Italia in cui venivano letteralmente esposte persone è stato aperto solo 80anni fa?! Io personalmente no. Questo libro è stato illuminante. Va letto, va studiato e va esposto. È necessario parlare in maniera chiara di ciò che è stata l’Italia conquistatrice per capire cosa è l’Italia di oggi. Rimango sempre più dell’opinione che certi esseri umani non sono degni di farsi chiamare tali.
Ottima e doverosa la ricostruzione non solo di quello che fu veramente il colonialismo italiano ma anche dell'imbarazzante amnesia collettiva che tutt'ora persiste.
Pessima la virata "politically correct" finale, non abbiamo bisogno di omologarci all'"antirazzismo" BLM revanscista statunitense.
Un interessante compendio pieno di spunti sui quali è necessario approfondire, soprattutto per chi, come me, si sente completamente ignorante sull'argomento.