Volevo, dovevo assolutamente leggerlo soltanto perché avevo scoperto che il protagonista maschile di XY, uscito nel 2010 ma da me appena letto, lo era anche di questo romanzo del 1990.
E siccome sapevo con certezza che questo bellissimo personaggio ha cambiato radicalmente la sua vita molto giovane, decidendo infine di farsi prete, mi incuriosiva il suo passato.
Le sorprese sono tante. In primis notare come sia cresciuta qualitativamente la scrittura di Veronesi in vent'anni, e mi riferisco sia allo stile sia alla capacità di tenere insieme la storia. Sì: XY è incomparabilmente superiore agli Sfiorati, malgrado il bellissimo e azzeccatissimo titolo di quest'ultimo.
Il personaggio, diamogli un nome insomma, di Mète è diverso dalla sua reincarnazione matura, come giusto e prevedibile. Ha interessi strani, due soli amici, un'introversione pericolosa unita a una capacità di capire gli altri rara, ma non impossibile, in un giovane uomo, e un amore proibito (non uso il termine a caso) .
Quel che spiazza è il contesto, una Roma senza tracce di pittoresco, bizzarra, popolata di fantasmi mentali e reali, di fallimenti, di aspirazioni impossibili. Una Roma di fine anni 80, con riti giovanili, adulti immaturi, luoghi consueti visti da inconsuete angolazioni. Nel 1990, quando Gli sfiorati uscì, ero giovane anch'io e andavo per locali anch'io, ma non mi sono riconosciuta quasi per niente nei giovani di questo romanzo, sono lontanissimi non solo dalla me che quest'anno compirà i cinquanta ma perfino dalla me discotecara, e la constatazione mi ha stupita.
E però quella più indimenticabile - oso dire struggente - è la protagonista femminile: Belinda, un personaggio come non ne avevo mai visti, non nel senso che non siano mai comparse nella letteratura ragazze con le sue caratteristiche, ma che nessuno come Veronesi ha mai saputo tratteggiarle con la delicatezza priva di cinismo con cui lo fa lui, un vero atto di amore verso un personaggio che in mani sbagliate avrebbe potuto prendere qualsiasi deriva, cinica appunto, o nichilista, o documentaristica o patetica all'eccesso.
Non aggiungo altro perché, a suo modo, merita.