Abaco, stilobate, plinto, metopa... Sfogliando I dizionari artistici è facile imbattersi in parole che risalgono a molto tempo fa, cioè a Vitruvio e al suo trattato De Architectura: quelle regole scritte nel primo secolo a.C. sono state per secoli il faro degli ingegnari. Certo, nel tempo il lessico dell'architettura ha subito grandi trasformazioni, come racconta questo volume che ci accompagna anche alla scoperta della lingua dell'arte, del design e delle moda. Un viaggio tra prestiti di parole, neologismi, invenzioni: un viaggio nella nostra storia, ai tempi in cui nacque, per esempio, il termine acquerello o i celti ci regalarono le brache...
Paragonato agli altri volumi della serie, questo è proprio debole. Il primo capitolo parla di architettura in modo troppo veloce e superficiale. L'unico trivia interessante riguarda i mattoni doppi uni.
Il secondo è dedicato al design e contiene una lista di inglesismi dal dizionario italiano di design (??) e una lista di forestierismi italiani presenti in inglese, francese e tedesco. E commenti, inutili, di contorno.
Il terzo parla di moda. OK, è il più interessante dei tre ma è stato troppo breve. Cinquecento anni di moda in meno di trenta pagine piccole.
Non so, forse avrebbe reso di più se ogni tema fosse stato trattato a parte. Tra l'altro, anche la prosa dei primi due autori era complicata e ho dovuto rileggere più volte la stessa frase per aoirne il senso.
Beh, questo mi ha proprio deluso. Speriamo che il prossimo sia meglio. Ma si parla di politica, ohibò!