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La gioia di pensare: Elogio di un'arte dimenticata

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Viviamo in un tempo che ci distrae, in un empirismo che ci allontana con forza dalle occupazioni che sanno dare un senso alla nostra esistenza. Eppure questa deprivazione costante delle fonti essenziali di gioia può essere riconquistata ripristinando alcune semplici abitudini. La principale è senz’altro la feconda arte del pensare. Un esercizio a cui dedichiamo sempre meno energie e che proprio per questo impoverisce anche il nostro vissuto emotivo. Basterebbe poco per cambiare, per esempio tornando a usare quell’agenda che si è fatta virtuale, trascrivendo i nostri pensieri e tra- sformandoli in guida per il futuro.
Dopo averci insegnato a ritrovare “la gioia di vivere”, Vittorino Andreoli compie un ulteriore passo avanti con questo libro in cui coinvolge i lettori in un appassionante gioco di pensieri che attivano pensieri. A molti potrà sembrare strano che un semplice taccuino in cui si dispiegano i giorni dell’anno possa servire a compiere una rivoluzione così profonda. “Ciascuno di noi vorrebbe vi- vere meglio, almeno un po’ meglio, sognando il meglio possibile, e per questo c’è bi- sogno di programmare, di immaginare che cosa scrivere giorno dopo giorno in un’agenda dell’anno che è appena cominciato.” Perché annotare i propri pensieri permette di ricollocarci a contatto con il nucleo interiore più profondo, anche quando sono pensieri indignati dalle notizie di cronaca. Pensare serve a capire meglio chi siamo, dove andiamo e dove trovano posto i nostri desideri più intimi. È per questo che l’arte di pensare deve essere coltivata come un giardiniere fa con i suoi fiori più delicati, per non dimenticare un talento così poco produttivo nell’immediato ma fondamentale per afferrare il futuro che sogniamo per noi.

408 pages, Kindle Edition

Published January 12, 2017

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About the author

Vittorino Andreoli

203 books29 followers
Vittorino Andreoli, nato a Verona nel 1940, si laurea in Medicina e Chirurgia all'Università di Padova con una tesi di Patologia Generale sotto la guida del Prof. Massimo Aloisi. Continua la ricerca sperimentale presso l'Istituto di Farmacologia dell'Università di Milano, dedicandosi interamente all'encefalo ed in particolare alla correlazione tra neurobiologia e comportamento animale e umano. Dopo essersi laureato lavora in Inghilterra all'Università di Cambridge e successivamente negli Stati Uniti: prima alla Cornell Medical College di New York e successivamente alla Harvard University ,con il professor Seymour Kety, direttore dei Psychiatric Laboratories e della Cattedra di Biological Psychiatry. In questo periodo è assistente all'Istituto di Farmacologia dell'Università di Milano, dove si rivolge alla ricerca neuropsicofarmacologica. Il comportamento dell'uomo e la follia diventano ben presto il fulcro dei suoi interessi e ciò determina una svolta nel suo impegno verso la neurologia e successivamente la psichiatria, discipline di cui diventa specialista. Lavora alla Harvard University col Prof. S.S.Kety, con un'impostazione psichiatrica che sembra permettere l'integrazione tra interessi biologici sperimentali e clinica. Vittorino Andreoli è ateo ma preferisce definirsi "non credente": cfr. l'intervista di Roberto Carnero sul suo libro "Il Sacerdote" - Rizzoli, Milano, 2008; testo in cui sviluppa estesamente la differenza tra le due posizioni.
È stato direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona - Soave. È membro della New York Academy of Sciences. È presidente del Section Committee on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association. Si oppone fermamente alla concezione lombrosiana del delitto secondo cui il crimine veniva commesso necessariamente da un malato di mente, e sostiene la compatibilità della normalità con gli omicidi più efferati. Nel periodo compreso tra il 1962 e il 1984 egli formula, e per certi aspetti anticipa, l'importanza della plasticità encefalica come "luogo" per la patologia mentale e, dunque, sostiene che l'ambiente contribuisce a strutturare la biologia della follia insieme all'eredità genetica.
Consegue la Libera docenza in Farmacologia e Tossicologia. Dal 1972 diventa Primario di psichiatria e da allora ha esercitato la professione nell'ambito delle strutture pubbliche con i diversi cambiamenti succedutisi dal punto di vista dei sistemi di assistenza al malato di mente e fino al 1999. È co-fondatore e primo Segretario della Società Italiana di Psichiatria Biologica. Presiede per molti anni La Session on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association di cui attualmente è President of Honour. Fondatore e co-direttore dei Quaderni Italiani di Psichiatria per vent'anni.
Membro italiano al Safety Working Party della The European Agency for the evaluation of Medicinal Products dal 1998 al 2001. Docente di "Psicologia generale" e di "Psicologia della crescita" presso l'Università del Molise negli anni 1998 - 2001. È Membro della New York Academy of Sciences, dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere e dell’Accademia di Agricoltura Scienza Lettere e Arti (Verona). I suoi contributi scientifici più significativi si legano ai seguenti temi: 1. La plasticità del cervello come "luogo" per la patologia mentale e quindi campo della psichiatria; in questo ambito sostiene che l'ambiente (l'esperienza) contribuisce a strutturare il cervello. 2. Le comunicazioni non verbali (ambito grafico, mimico, sonoro, ritmico) in psichiatria, come ampliamento del rapporto tra paziente e medico, ma anche come espressione che può giungere fino all'arte; 3. Il rapporto stretto tra cultura e psichiatria e dunque la psichiatria come disciplina che è anche parte della antropologia; 4. Lo studio dei comportamenti estremi e l'analisi dell'omicidio con un ì contributo alla psichiatria applicata alla giurisprudenza. In particolare sostiene la compatibilità tra normalità e omicid

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Profile Image for Antonio Gallo.
Author 6 books59 followers
March 21, 2017
Questo ennesimo libro del prof. Vittorino Andreoli, uno dei maggiori psichiatri italiani, si caratterizza in maniera chiaramente pessimistica, nonostante il suo titolo. Può sembrare un paradosso, ma a mio modesto parere, il professore lo sa bene, la passione di scrivere è tutt’altro che gioiosa. La gioia di vivere, quella di scrivere, la fatica di crescere, l’elogio dell’errore, l’identità dell’uomo, i segreti della sua mente, lo psichiatra e il suo paziente, i nostri lati oscuri, i dialoghi nel cimitero, il matto inventato, il linguaggio della follia … Potrei continuare all’infinito, tanti sono i suoi libri su questi argomenti, con questi titoli. Tutti rinchiusi tra malinconia e fantasia, scienza e coscienza, amore e psiche, matti e preti. Quest’ultimo, sulla scrittura intesa come gioia, proprio non me l’aspettavo.

“Pensieri indignati, pensieri arrabbiati, pensieri spettinati, pensieri tristi cresciuti come cespugli nel giardino di una mente inquieta che scruta da anni l’animo umano, pensieri che urlano davanti a un mondo smarrito, dove chi sa un poco di tutto si sente un dio sulla terra e chi sa tutto di poco sta zitto e pensa. Ma anche pensieri teneri, fragili come illusioni, sogni a occhi aperti da contrapporre alle menzogne che inquinano la vita, alla ricerca di quella medicina dell’esistenza che si chiama speranza. È un’acrobazia di pensieri il nuovo libro di Vittorino Andreoli, palombaro della psiche e dell’anima con la sindrome della macchina da scrivere, che si esercita in un diario intimo, personale, non letterario, non proustiano, per diagnosticare la crisi degli ideali, scalzati da egoismo, indifferenza e cattiveria.”

Così ha scritto Giangiacomo Schiavi sul “Corriere” nella recensione del libro. Non potrei dire di meglio. Quello che mi ha colpito del libro è la diffidenza dello psichiatra Andreoli nei confronti di Internet e di tutto il mondo che ruota intorno e dentro il mondo della Rete. Credo che, anche se non l’ha scritto, consideri il tutto una “gabbia di matti”, lui si che se ne intende! Se le cose stanno così, non avrebbe dovuto scegliere un titolo del genere. Scrivere, in un’atmosfera del genere non è affatto una “gioia”, pur restando sempre un’abilità.

Lui sostiene che questa sia un'arte dimenticata. La “scrittura” vista come logica e legittima conseguenza del “pensare”. Eppure Andreoli ha scritto questo libro esattamente come si scrive oggi in Rete, sui "social". Adotta, non a caso, la tecnica dell’antica tradizione diaristica, quella di scrivere ogni giorno pensieri, riflessioni, appuntamenti, su una pagina di quaderno per un intero anno. Ha fatto proprio quello che ognuno di noi fa, oggi, sui social come Facebook, G+, Twitter e tanti altri.

Brevi pensieri giornalieri in sequenza senza connessioni, in una libera concatenazione e flusso di pensiero che generano in chi legge ulteriori pensieri, reazioni e riflessioni. Insomma, vere e proprie provocazioni, se non suggerimenti a chi legge, a guardarsi dentro se stessi, intorno al mondo che ci circonda, senza ignorare i misteri nei quali siamo tutti intrappolati. Non sfugge niente e nessuno infatti al professore: dalla politica alla società, dalle scienze alle arti, dall’economia alla filosofia, da Gesù Cristo a Berlusconi, da Grillo a Roberto Saviano, da Heidegger a Mozart, dal tempo perduto a quello ritrovato, dalla paura della morte al piacere di vivere.

Il tutto in brevi, sintetiche, veloci riflessioni espresse alla maniera di Twitter, anche se con un maggior numero di battute. Insomma, una vera e propria bacheca immaginaria sulla quale, nel corso di un anno di diario, ognuno di noi può trascrivere ed appuntare i propri pensieri. Inclusi quelli straordinari in un paio di occasioni nelle quali il professore parla anche della consistenza, allungamento e trapianto di … peni. Avete letto bene. Nulla sfugge alla sua attenzione. I suoi sono referti medici inappellabili: Berlusconi è il “paradosso dei paradossi”, Matteo Renzi è un leader “tendenzialmente maniacale”, Angela Merkel ha “una pericolosa deviazione hitleriana”, Roberto Saviano un “nessuno che continua a parlare mentre dovrebbe tacere”.

La gioia di pensarlo e scriverlo in chiaro pessimismo, che è però soltanto provocazione a reagire, un richiamo alla responsabilità in chi legge. Il libro ha raggiunto pienamente lo scopo. Il lettore troverà appunti e spunti, pensieri che attivano i pensieri. Ognuno potrà fissarli sulla propria bacheca della mente reale o digitale. Andreoli scrive nella sua introduzione: “La creatività nasce dalla nostra mente in maniera improvvisa. Proprio come un prato di primavera che da un giorno all’altro è costellato di fiori di diverso colore, comparso su quel tappeto verde al di là di ogni logica e previsione.” Ecco, allora, da dove nascono le ragioni di quella parola nel titolo del suo libro, la “gioia” della creatività che alberga in ogni essere umano. Nei “sani”, come nei “matti”. Chi lo sa meglio di Vittorino Andreoli?

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