Jump to ratings and reviews
Rate this book

Qui Belfast: Storia contemporanea della guerra in Irlanda del Nord (Unaltrastoria)

Rate this book
Dal 1982 fino ai giorni nostri, Silvia Calamati ha vissuto in prima persona la questione dell'Irlanda del Nord. Un dramma a cui, con "Qui Belfast", l'autrice cerca di dare voce, aprendo una breccia in quel muro di omertà che circonda il conflitto nord-irlandese. Una censura il cui prezzo più alto è stato pagato da migliaia di civili innocenti, costretti a subire le violenze dello Stato, delle forze di sicurezza britanniche e della polizia, senza avere poi giustizia. Con esperienza, partecipazione e sensibilità, Silvia Calamati ha raccolto le voci della società civile insieme a testimonianze e articoli di personalità di spicco del mondo politico, culturale e religioso, seguendo da vicino il tormentato percorso che ha portato, nell'aprile del 1998, alla firma dello storico "Accordo del venerdì santo" e all'inizio di un travagliato, e ancora oggi incompiuto, processo di pace. E mentre è vivo e forte, da parte di Londra, il tentativo di affievolire, insieme alle sue pesanti responsabilità, la memoria della guerra in corso, "Qui Belfast" consegna al lettore pagine di indignata verità: una storia molto diversa da quella che i media più autorevoli tentano di contrabbandare come ufficiale.

437 pages, Kindle Edition

Published October 21, 2014

4 people are currently reading
33 people want to read

About the author

Silvia Calamati

10 books1 follower

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
5 (22%)
4 stars
10 (45%)
3 stars
6 (27%)
2 stars
1 (4%)
1 star
0 (0%)
Displaying 1 - 2 of 2 reviews
Profile Image for Giorgia Venturini.
32 reviews
January 10, 2026
“Qui Belfast” raccoglie una serie di reportage e articoli scritti da Silvia Calamati, giornalista del Manifesto, e pubblicati nel corso degli anni più caldi del conflitto tra cattolici e protestanti nel nord dell’Irlanda. Il libro restituisce un quadro di violenze, torture e assassinii perpetrati dalle forze di polizia di uno stato colonialista quale la Gran Bretagna è ed è sempre stata. L’immagine che ne esce è quella di una polizia (e quindi di uno stato britannico) collusi, violenti e complici dei gruppi paramilitari lealisti che per più di quarant’anni hanno massacrato civili del nord dell’Irlanda innocenti. Dall’invio dei propri soldati nel ‘69, Londra ha sempre presentato ai media l’immagine del conflitto nord-irlandese come guerra di religione o guerra civile, spacciandosi come onesto mediatore. La verità è che questa guerra non ci sarebbe stata se la Gran Bretagna non avesse colonizzato l’Irlanda per più di 800 anni, negando agli irlandesi il loro diritto fondamentale all’auto determinazione, alla sovranità nazionale, e all’unità irlandese. Da qui deriva il mandato dell’IRA alla lotta armata, che non è, quindi, nient’altro che resistenza contro l’oppressore.

Free the Six Counties. Free Ireland.

Tiocfaidh ár lá - Verrà il nostro giorno
Profile Image for Lys.
426 reviews79 followers
September 7, 2024
«Oggi i nostri giovani sanno delle violazioni dei diritti umani in Iraq, Afghanistan e nel resto del mondo, ma sono tenuti all’oscuro riguardo a ciò che è accaduto nel loro cortile di casa». [The Irish News, Belfast, 2012]

Non so se oggi (2012 o 2024 che sia) siamo davvero a conoscenza di tutte le violazioni dei diritti umani in Iraq, Afghanistan e nel resto del mondo, ma difficile contraddire il resto.

“Qui Belfast” più che un libro è un album fotografico. Una raccolta di articoli, dichiarazioni, proclami che dipingono un quadro forte e parlante come solo una fotografia può essere.

Nei miei ricordi di infanzia, il conflitto in Irlanda del Nord emerge in sparse notizie al telegiornale. Una bomba dell’IRA qui, un attentato dell’IRA là, in un conflitto semplice e lineare: i cattivi di là, i buoni a protezione della civilità di qua. Oh, finalmente si sono accordati. Fine, si può andare nel Regno Unito senza timore di una bomba che scoppia chissà perché.

“La strategia di Londra è stata quella di presentare, agli occhi dell’opinione pubblica internazionale, il conflitto nord-irlandese come una «guerra di religione» o una «guerra civile».
In tale contesto il ruolo di Londra appare quello di un onesto mediatore, impegnato da sempre a cercare di portare la pace tra due comunità divise da un odio secolare.
In realtà i protagonisti di questo conflitto non sono stati solo l’IRA, la comunità unionista e quella nazionalista, ma anche altre forze in gioco: i gruppi paramilitari lealisti, la Gerarchia cattolica e quella protestante, Dublino, i media, la lobby americana di origine irlandese e, in primo luogo, il Governo britannico. Su tutti questi protagonisti ricade il peso di quel che è successo durante il conflitto.”


Il conflitto in Irlanda del Nord non è quello che i miei ricordi di bimba rimembrano da qualche servizio in coda al TG, e in questa raccolta della Calamati quei ricordi e la realtà dei fatti non potrebbe essere più stridente.
La Calamati non copre tutti i Troubles, si concentra sulle sue esperienze e raccolte di informazioni dirette, quindi a partire dal 1982. Bobby Sands è appena morto, dalla Bloody Sunday sono passati dieci anni, ancora più dalla battaglia del Bogside e dalla nascita del Free Derry corner. I Troubles sono al loro apice, ma del perché siano al loro apice, o di quali siano le cause profonde del conflitto si sa poco al di fuori dell’isola verde.

Credo che oggi non si possa fare un’analisi seria e obiettiva della questione nord-irlandese se non a partire dalla politica delle collusioni. Chiunque si ostini a ritenere che in l’Irlanda del Nord si è avuto un conflitto di tipo religioso, oppure una guerra civile nei confronti della quale il Governo britannico sia stato un mero spettatore, è un illuso o in mala fede.

Ed è questo che la Calamati fa, portando alla luce le oppressioni, le torture, le discriminazioni, le violenze e le collusioni. Facendo parlare la gente comune, donne, uomini, giovani e vecchi, gente oppressa, la cui libertà viene costantemente limitata, gente uccisa senza speranza di giustizia.

La raccolta della Calamati non si ferma all’Accordo del Venerdì Santo. Quel fatidico venerdì del 1998 cade più o meno a metà libro. Nella lunghissima seconda parte, la Calamati continua a portare alla luce le testimonianze di chi ora vive una fragile pace (“un’assenza di guerra”), alla ricerca di una giustizia che diventa sempre più effimera. Per ogni passo avanti (“unjustified and unjustifiable” sarà il verdetto sul Bloody Sunday dopo oltre 40 anni dall’evento e innumerevoli insabbiamenti), tre indietro (atti secretati senza data di scadenza, inchieste affossate per il superiore bene della sicurezza nazionale... sicurezza di chi, verrebbe da chiedersi), e nel mentre una terra che attende di trovare la propria pace.

Una raccolta-denuncia che è un pugno dopo pugno, un grido che troppo a lungo è caduto nel vuoto.

Tiocfaidh ár lá
Displaying 1 - 2 of 2 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.