Devo essere onesta, ho faticato ritrovare, nell'autore di "L'uomo di casa" Romano de Marco, lo stesso autore di "A casa del diavolo", da me letto in passato: questo libro mi è sembrato, nel complesso, trama, sviluppo, dinamiche, psicologia dei personaggi, un romanzo molto più maturo e complesso. Segno che Romano de Marco sta facendo un bel percorso di crescita in quello che, ormai, è un genere sempre più inflazionato, e per questo sempre maggiormente soggetto a pregiudizi e critiche d'ogni tipo, specialmente nel panorama nostrano.
E invece De Marco qui si merita un applauso, per il thriller ben scritto e ben congegnato che ci ha regalato.
La storia si apre con un mistero, quello di un onesto uomo di famiglia (l'uomo di casa, appunto), Alan Morrison, ritrovato cadavere all'interno della sua macchina, in un losco parcheggio di un quartiere frequentato prevalentemente da prostitute. Cosa ci faceva un uomo irreprensibile come lui, in un luogo come quello? Sandra, la moglie, non si dà pace. E la situazione diventa ancora più misteriosa quando la donna scopre che il marito, da anni e a sua insaputa, stava indagando in maniera privata su un brutto fatto di sangue avvenuto anni prima, il ritrovamento di sei neonati in una villa a Richmond ad opera di una donna, soprannominata "La Lilith di Richmond", che nessuno è mai riuscito a identificare.
Lilith, il nome di un demone notturno associato alla disgrazia, alla malattia, e alla morte.
Insomma, la storia è là, polposa, gustosa, ricca di mistero. L'avrei vista più adatta a una cornice gotico-nostrana piuttosto che americana, non so perchè (mi viene da pensare che De Marco, scegliendo un'ambientazione simile, si volesse avvicinare anche ad un pubblico internazionale?), e questo dettaglio ha contribuito, a mio avviso, a farle perdere un po' del suo fascino.
La narrazione, però, è perfetta, la suspense non perde colpi, la protagonista, Sandra, risulta perfettamente credibile nell'alone di incredulità, angoscia e diffidenza che la avvolge.
Tuttavia, dopo aver inseguito il romanzo a lungo in biblioteca e aver letto parecchie recensioni entusiaste, mi aspettavo qualcosa di più, specialmente nel finale, che diventa eccessivamente compesso e ingarbugliato, del tipo che chiudi il libro e ti metti a pensare :"Quindi è andata così?" , in una conta mentale, necessaria per capire e per apprezzare.
Mi fermo dunque alle quattro stelline, e mi complimento comunque con l'autore perchè ripeto, se questa è la strada che sta prendendo, di sicuro ha sfornato e sfornerà altri bei thriller di alta qualità.