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Stella del mattino

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Oxford, 1919. Il Primo conflitto mondiale è appena terminato e una schiera di giovani reduci torna sui banchi universitari. Le ombre dei compagni morti popolano le loro notti, la routine accademica non ha risposte da offrire all'orrore vissuto al fronte. Da un giorno all'altro l'austera quiete dei college è turbata dall'arrivo di T.E. Lawrence, il leggendario «Lawrence d'Arabia». Partito da Oxford come archeologo e divenuto ispiratore della rivolta araba contro i turchi, l'uomo d'azione ha ora un nuovo incarico: scrivere il memoriale della propria impresa. Mentre i ricordi prendono vita, la saga di «Lord Dinamite» si alterna alle vicende di tre sopravvissuti al massacro. John Ronald Reuel Tolkien, filologo e scrittore di racconti. Clive Staples Lewis, studente di lettere che dalla guerra ha avuto in dono una doppia vita. Robert Graves, poeta che tenta invano di affrancare i propri versi dall'incubo delle trincee. L'incontro con Lawrence cambierà per sempre le loro vite, costringerà ognuno a confrontarsi con i propri fantasmi e sarà il punto d'origine di nuove memorabili storie.

416 pages, Paperback

First published January 1, 2008

12 people are currently reading
349 people want to read

About the author

Wu Ming 4

21 books50 followers
Wu Ming 4 is a member of the Wu Ming collective.
Wu Ming 4 devoted many writings to J.R.R. Tolkien (including a novel entitled Stella del mattino), took part to several public inititatives in the field of Tolkien Studies, and edited an Italian critical edition of Tolkien's The Homecoming of Beorthnoth, Beorhthelm's Son.

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1 star
12 (2%)
Displaying 1 - 30 of 60 reviews
Profile Image for Ivan.
361 reviews52 followers
September 10, 2017
Ho fatto una fatica enorme a correre dietro i personaggi e i loro nomi, capitolo per capitolo, senza contare gli "sbalzi temporali". Lo spezzettamento della storia nel suo complesso può andare ma, secondo me, questa è un po' deboluccia. Ho seguito con interesse particolare le storie esplose di Graves e Tolkien. Forse l'interesse maggiore, sempre per me, sta nei suggerimenti impliciti che l'autore da, nella curiosità che suscita di andare a leggere le varie opere scritte dai personaggi, e non solo Tolkien e Graves.
Profile Image for Patryx.
459 reviews152 followers
June 4, 2016
Lucifero. Venere. Le avevano dato molti nomi, senza riuscire a ridurla al potere dell'oscurità né a quello del giorno. Solitaria, senza genere, unica favilla di una divinità indecisa. La sua virtù era ciò che possedeva: una luce tenue, un coraggio duraturo. Quello che sarebbe servito per attraversare la Terra di Nessuno, vasta quanto il secolo che si estendeva davanti. E per trovare la strada del ritorno.


Un momento nel tempo e nello spazio in cui è possibile trovare insieme scrittori, poeti e pittori destinati a lasciare un segno profondo nella letteratura del novecento. Il momento è quello drammatico successivo alla conclusione della prima guerra mondiale; il luogo è Oxford: strade e viottoli dove si possono incontrare i giovani reduci tornati in quel luogo per continuare gli studi interrotti; i protagonisti sono proprio loro, i soldati reduci dai combattimenti e si chiamano Thomas Edward Lawrence (T.E.), Robert Graves, John Ronald Reuel Tolkien, Clive Staples Lewis (Jack) e ciascuno di loro deve fare i conti con gli incubi della guerra, incubi che non giungono solo di notte ma anche durante la veglia: basta un tuono improvviso, un camion che chiede strada strombazzando e loro sono lì.
Robert, Ronald e Jack sono comunque fortunati: possono placare gli spiriti che li tormentano dando loro voce nelle opere che scriveranno e in tal modo alleggerire il senso di colpa che li tormenta,in quanto colpevoli di essere ancora vivi a differenza di chi è caduto nella Terra di Nessuno , cioè nella striscia che separa le trincee.
[…]Lei è un ottimo narratore, lo sa? Al contrario di me, che non riesco a scrivere quello che vorrei.
- I miei sono mondi fantastici...
- Di cos'altro potremmo scrivere se non di ciò che ci riguarda? La sua storia parla dei sopravvissuti a una guerra. Gente come lei e me. E di quelli che non ce l'hanno fatta. I miei sono mondi fantastici... - Di cos'altro potremmo scrivere se non di ciò che ci riguarda?
Ronald non seppe cosa aggiungere. Aveva ragione, ma sentirselo dire da un estraneo lasciava senza parole.
- Sembra di averli traditi tutti, vero? - aggiunse Lawrence. - Amici, fratelli...

T.E., invece, non riesce ad appropriarsi del potere taumaturgico della creazione letteraria: il grande Lawrence D’Arabia, l’eroe di mille battaglie, colonnello dell’esercito di sua Maestà (ma semplicemente Urens per gli arabi che hanno combattuto con lui) ha contribuito al corso degli eventi, è stato direttamente responsabile della morte di molti uomini, ha fatto promesse che non è riuscito a mantenere, ha fatto delle scelte che hanno avuto pesanti ripercussioni su chi aveva riposto in lui la fiducia. Per lui non ci può essere salvezza. E non importa se è stato egli stesso manipolato o se ha preferito ignorare la realtà degli accordi politici che esplicitamente smentivano il sogno di una Nazione Araba. Il peso della responsabilità e del fallimento perseguita T.E.
Io non sono una guida, non più. - un sorriso amaro. - Non una di quelle buone, comunque.

Wu Ming 4 (alias Federico Guglielmi) non si limita a scrivere delle vicende personali dei quattro protagonisti ma amplia il suo (e il nostro) orizzonte descrivendo lo scenario politico lasciato in eredità dalla prima guerra mondiale e dagli accordi che ne seguirono, mostrandoci alcune delle occasioni perdute della Storia: la possibilità di creare una Nazione Araba (e forse di avere oggi una situazione diversa in Medio Oriente), le condizioni-capestro a cui venne costretta la Germania che gli impedirono di risollevarsi dalla sconfitta (forse un maggiore rispetto dei vinti avrebbe evitato il collasso della Germania e l’affermarsi del nazismo). È chiaro che nessuno di noi può dire che oggi vivremmo in un mondo migliore se i potenti di allora avessero deciso di percorrere altre strade (e non credo del resto che questo sia stato l’intento di Federico Guglielmi.) Piuttosto l’intento sembra essere quello di mostrare la necessità di conoscere la storia per capire il presente e magari imparare dall’esperienza per non commettere sempre gli stessi errori.
La vostra idea del bene è molto diversa dalla mia. Un bene imposto con la violenza è comunque causa di dolore.

Stella del mattino è il primo libro dei Wu Ming che leggo. Ho apprezzato molto la puntuale ricostruzione storica che mi ha costretto ad approfondire le mie scarse reminiscenze scolastiche: ringrazio gli dei del Web per l’esistenza di Wikipedia e di Google. (In questi casi mi viene sempre da dire: “Perché, perché non ho studiato abbastanza la storia a scuola?” La risposta assolutoria è che non l’ho fatto perché era una palla tremenda e gli insegnanti di storia non hanno la minima conoscenza del concetto di “motivazione”. Purtroppo, però, questa è una risposta di comodo) La ricchezza di riferimenti storici è uno degli elementi che appesantisce il romanzo, ma per me è proprio questo l’elemento che maggiormente lo qualifica. Mi sarebbe piaciuto un maggiore approfondimento anche della figura di Lewis che, invece, finisce semplicemente per incarnare la voce dei detrattori di Lawrence d’Arabia e, più in generale, di tutti quelli che mistificano l’orrore della guerra dipingendolo con tinte epiche ed eroiche.
Lo stile descrittivo, che in alcune parti lo fa sembrare un saggio piuttosto che un romanzo, è un altro fattore che ha appesantito la mia lettura di questo libro: a volte, ho avuto la netta sensazione che l’autore in realtà volesse scrivere un saggio e poi abbia modificato il testo aggiungendo qua e là dei dialoghi. Nel complesso però Stella del mattino mi è piaciuto e sono soddisfatta di averlo letto soprattutto per l’opportunità di sbirciare nella vita privata di uno dei miei autori preferiti, cioè Tolkien. Ho iniziato a chiedermi quanta parte della sua vita (e dell’esperienza della guerra in particolare) fosse confluita nelle sue opere.
Un filologo indaga il segreto delle parole, non è così?
Colto alla sprovvista, Ronald aveva annuito.
- E qual è, dunque?
I suoi occhi brillavano di una luce inquieta, azzurri come certi cieli nelle terre del sud. Non c'era ombra di malizia nello sguardo.
In quel momento Ronald si era ritrovato la risposta sulle labbra.
- Le parole danno significato alle cose. Usare un linguaggio è costruire un mondo. Credo sia questo il segreto.
L'altro era tornato a guardare gli anelli nella teca con uno strano sorriso.
- Come un giuramento o una formula magica.
Ronald era rimasto serio.
- Come un atto d'amore. E' scritto che in principio fu il Verbo.

Quasi quasi provo a rileggere Il Silmarillion
Profile Image for Ubik 2.0.
1,075 reviews295 followers
March 7, 2014
“Urens… Urens… Urens!” Il suo nome storpiato per le vie di Damasco

Leggendo un libro di Wu Ming (a quanto pare funziona anche se è in campo un “Wu Ming” solo…) di una cosa si può stare certi: a prescindere da quanto si può apprezzare o meno lo stile narrativo, sul piano della cultura e conoscenza storica se ne esce SEMPRE eccezionalmente arricchiti.

Ogni volta che intraprendo una lettura che proviene in qualche modo da questo solido collettivo, è tutto un susseguirsi di stimoli ad approfondire pagine storiche di cui ignoravo la complessità, a verificare biografie e cronologie, a scoprire anche da altre fonti cosa si sa di un personaggio, di un popolo, di una terra, sfiorata magari marginalmente dal testo.

Che si tratti della Guerra dei 30 anni, della Resistenza o dell’epopea dei Pellerossa, ho sempre potuto constatare, quando ne ho avuto occasione, l’estrema accuratezza della ricostruzione degli eventi descritti, a partire dai dettagli, anche quelli apparentemente più insignificanti, e allo stesso tempo collocati con grande acume nel più ampio respiro della Storia.

Stella del Mattino non fa eccezione a questa regola: le straordinarie gesta di Thomas E.Lawrence (per inciso quando vidi da ragazzo il film di Lean fui affascinato dalla bellezza del racconto e delle immagini ma non capii nulla del contesto storico-militare e politico) e il consesso di menti geniali che si trovano a convivere per qualche anno in una Oxford magnificamente descritta, sono resi con grande verosimiglianza: se ne deduce (sembra essere una delle tesi del libro) che l’ammaliante personalità di Lawrence condizionò in qualche modo le vite, e di conseguenza le opere, di personaggi del calibro di Robert Graves, J.R.R.Tolkien e C.S.Lewis e ne fu a sua volta condizionata seppure in maniera più indiretta.

L’anima tormentata dell’uomo passato alla posterità col nome di “Lawrence d’Arabia”, forse troppo ostentata dalla recitazione dirompente di Peter O’Toole cui nel nostro immaginario rimarrà per sempre legata, ci viene restituita dalle pagine di Stella del Mattino in una dimensione epica e tragica, attraverso innumerevoli episodi gloriosi o terribili (e trionfi, e torture, e stragi), ognuno dei quali sarebbe sufficiente a segnare l’intera esistenza di un uomo.
Profile Image for manuti.
337 reviews100 followers
January 1, 2020
Probablemente sea el mejor libro que leí en 2019. A pesar de ser obra de solo uno de los miembros del grupo Wu Ming la obra tiene todo el espíritu de ellos. Novela histórica con ideas políticas. En torno al personaje de Lawrence de Arabia y el círculo de escritores con los que coincidió en Oxford: J R R Tolkien, C.S. Lewis y Robert Graves. La novela cuenta momentos del pasado en Arabia al tiempo que la historia tras la primera guerra mundial y trata de explicar como esos escritores dejaron atrás el realismo para ser pioneros de la fantasía y la novela histórica de ficción.
Le doy 5 estrellas ***** y lo recomiendo a todos los seguidores de este grupo de escritores.
Profile Image for Giuseppe.
238 reviews
October 12, 2012
Cos'è il mito? Chi sono gli eroi? E la scintilla creativa dei grandi narratori dove nasce?

A queste difficili domande cerca di dare risposta Wu Ming 4 (WM4), al secolo Federico Guglielmi, inscenando una storia dai nomi altisonanti: T.E. Lawrence, principe senzacorona d'Arabia, Robert Graves, poeta e suo amico, e i due scrittori di high fantasy J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis. Cos'hanno in comune queste persone? L'essere reduci dalla Grande Guerra, gli ultimi tre da quella di trincea sul fronte francese, Lawrence da quella polveriera che era e che è divenuta il Medio Oriente. Novello scrittore che lavora alla stesura delle sue memorie, Lawrence cercherà l'ispirazione in un mondo di scrittori, Oxford e le sue università, regalandone a sua volta agli altri tre personaggi del romanzo.

WM4 dimostra talento ed abnegazione. Perché una storia di queste dimensioni e di questi significati avrebbe potuto soverchiare qualunque autore. Ma il nostro, nonostante alcuni passaggi prolissi e la richiesta al lettore di avere un robusto background del momento storico e delle vite dei personaggi (Wikipedia aiutaci tu), riesce nel suo intento. Le interpolazioni tra l'eroe e i novelli Omero (di cui solo l'amicizia con Graves è storicamente avvenuta) sono varie, passando da rapporti di amicizia a quelli di stima e perfino di odio.
L'opera nel suo complesso entra di diritto nel filone della New Italian Epic, battezzato proprio cosi dal collettivo bolognese con Q. Tuttavia, rispetto ai libri del gruppo, c'è molta meno azione e più introspezione. Il taglio dei personaggi è reso molto bene, anche se alcuni, come Tolkien e Lawrence, sono più profondi, mentre altri (soprattutto Lewis) risultano più piatti. Il che non sorprende, essendo WM4 un grande appassionato di materia tolkieniana. Infatti sara' facile al lettore, amante dello scrittore fantasy inglese, ritrovare diversi riferimenti ed inside jokes. Nel complesso qualche passaggio potrebbe far affiorare l'artificio della narrativizzazione, ma il gioco ad incastro delle vite dei personaggi sarà mal sopportato solo dal lettore meno smaliziato e più esigente.
I dialoghi sono strutturati benissimo e rimangono come i momenti migliori di tutto il libro: quelli tra Lawrence e Tolkien o tra il primo e Michael Collins su tutti. In qualche momento la narrazione è molto lenta e l'andamento a ruota dei capitoli, passando da un personaggio all'altro, la rende ancora più frammentaria. Di contro otteniamo un quadro corale, un affresco dell'epoca e di un personaggio ambiguo che ha segnato quell'epoca come pochi.

Pazienza, amore per la storia e per la letteratura ed in cambio una possibile risposta alle domande di cui sopra. Alla fine quello che ci propone l'autore è uno scambio onesto.

Letture che potrebbero portarvi o partire da questo libro sono nell'ordine:
- I sette pilastri della saggezza, ovvero il baricentro di questo romanzo, il libro che Lawrence scrive nella vicenda e che racconta le sue memorie
- Addio a tutto questo l'autobiografia del poeta Graves sulla Grande Guerra e sul suo periodo post-bellico ad Oxford
- I figli di Húrin libro editato postumo dal figlio di Tolkien e che fu scritto e ideato in parte in quel periodo da J.R.R. in quel periodo. La sua conoscenza aiuterebbero il lettore a digiuno di Tolkien a capire alcune allusioni presenti nel romanzo.
Profile Image for Maria Beltrami.
Author 52 books73 followers
May 30, 2016
La ragion di stato toglie i poeti dalle università e li manda a combattere. Alcuni di loro tornano, feriti nel corpo e ancora di più nello spirito.
Li chiama reduci e sono rottami, e più brillano di eroismo più sono distrutti nell'intimo.
Le storie di tre di loro si intrecciano qui, con tre diverse ambiguità.
Solo uno di loro si salverà veramente, trasfigurando l'orrore con la creazione di un mondo e di un linguaggio completamente nuovi.
L'astro più luminoso, il giovanetto elfico forzato oltre i propri limiti umani, finirà in modo grottesco, osannato ma non pianto.
Sullo sfondo l'inizio del casino medioorientale così come noi lo conosciamo, e così come noi lo abbiamo creato.
"Una buona storia è capace di scaldarti il cuore e avvicinarti a qualcosa di vero, talmente forte che si potrebbe persino scambiare per Dio".
Profile Image for ilaria.
157 reviews14 followers
September 15, 2011
Dopo l'iniziale difficoltà a seguire le diverse vicende (ma soprattutto i vari personaggi), ho ingranato e incominciato ad apprezzarne il ritmo.
Alcuni figure mi sono arrivate più di altre. Primo fra tutti Tolkien: forse ciò è dovuto al fatto fosse l'unico di cui avessi letto qualcosa o di cui avessi un'esperienza precedente.
Lawrence d'Arabia per me è stato, prima di questo libro, solo un nome, un mito: mai letto nulla su di lui, mai visto un film. Sicuramente un personaggio da approfondire.
E così altri.
Avrei preferito, comunque, che l'autore si concentrasse di più su alcune figure tralasciandone altre (devo essere sincera: alcune vicende non le ho trovate così importanti ai fini del romanzo). Mi avrebbe lasciato di più su Tolkien o Lawrence, per esempio. D'altra parte, posso provvedere da sola a scoprirne di più.
Profile Image for Usagi.
260 reviews7 followers
Read
March 18, 2021
Tremendamente confuso hasta que caí en el imprescindible dramatis personae de la solapa, y con personajes por lo general bastante antipáticos (con la excepción de Tolkien, pobrecito mío, qué ganas de darle un abrazo), me ha terminado gustando mucho más de lo preví en un primer momento. Se da también el caso de que no conocía nada acerca de Lawrence de Arabia aparte de que era un señor inglés que había luchado en el desierto hace mucho).
Profile Image for J.
93 reviews4 followers
January 9, 2011
Arriva in questi giorni in libreria Stella del Mattino (Einaudi Stile Libero, pp. 402, euro 16,80), il romanzo solista di Wu Ming 4, Federico Guglielmi. Una storia fatta di storie, in cui la narrazione diventa soggetto di se stessa. Meno rocambolesco di quelli a cui ci ha abituato il collettivo al completo, il libro privilegia un taglio psicologico, raffinato, emotivo, caratterizzato da riflessioni e rapporti profondi tra personaggi.

Protagonisti, accanto a Lawrence d’Arabia, J.R.R. Tolkien, C.S. Lewis, R. Graves e sua moglie, una straordinaria Nancy Nicholson.

Ma come nascono le storie? Per esempio come è nato il famoso anello tolkeniano? Guglielmi mette in scena uno strepitoso dialogo tra Lawrence e Tolkien a proposito dell’anello donato dal principe arabo Feisal a Lord Dimanite: “Ricorda cosa mi disse a proposito della corruzione del potere?”

“Mi sembra di sì,” rispose Ronald […]

“Per due anni ho portato un anello come questi. Me ne sono servito per condurre le persone che si fidavano di me a un trionfo vano. Ho imbrogliato loro e me stesso […]”

Ronald ascoltò la propria voce uscire bassa e vibrata, quasi non gli appartenesse. “Che ne è dell’anello?”

“Me ne sono sbarazzato.” La mano sottile si aprì sulla superficie liscia del vetro. “Certe volte mi sembra di averlo ancora al dito. Come se mi mancasse. Credo sia il richiamo del comando, la voglia di sentirsi ancora al centro degli eventi, fare la differenza.”



E la storia di Stella del Mattino come è nata? Panorama.it lo ha chiesto a Wu Ming 4…



“Non saprei individuare un momento preciso, ma credo che tutto sia partito dalla lettura de I Sette Pilastri della Saggezza” dice l’autore “Mi sono reso conto che non stavo leggendo un diario di guerra, ma un romanzo epico travestito da memoriale. Ho iniziato ad appassionarmi al personaggio di Lawrence e mi sono imbattuto nella miriade di visioni contrastanti sulla sua figura. L’interesse è cresciuto. Poi ho letto l’autobiografia di Graves in cui si racconta dell’amicizia con Lawrence nella Oxford post-bellica. Quando ho scoperto che anche Tolkien e C.S. Lewis erano lì nello stesso periodo, ho pensato che tutti loro avevano qualcosa in comune: erano reduci di guerra, erano narratori e poeti, lavoravano sui miti, negli anni successivi avrebbero partorito grandi opere mitopoietiche. Perché non metterli al lavoro su un mito in carne e ossa, visto che si trovava a portata di mano, nello stesso luogo e nello stesso momento? Così ho pensato di trasformare Graves, Tolkien e Lewis in detective alla ricerca della verità su Lawrence d’Arabia. Ognuno di loro poteva assumere un punto di vista diverso e approdare a una verità parziale che dicesse però qualcosa di significativo sul suo conto. Questa è stata l’idea centrale della trama.



Stella del mattino in qualche modo narra del narrare, del perché si narra e del potere della narrazione….



Sì, in particolare del valore terapeutico della narrazione e della scrittura. Narrare è l’unico modo che abbiamo per elaborare la nostra esperienza vissuta come singoli e come specie. Lo facciamo dalla notte dei tempi, infatti. Credo inoltre che il romanzo tratti del carattere multiforme e sdrucciolevole delle grandi narrazioni mitiche, che può portarle a essere forza motrice storica, catalizzatrici dell’aspettativa di intere comunità, o grandi infingimenti collettivi.



Tolkien, Lewis e Graves. HaI scoperto qualcuno di loro mentre lavorava al libro o erano già da tempo nella Tua libreria?



Da adolescente sono stato un grande lettore di Tolkien, come molti. Lewis e Graves invece sono state delle vere scoperte. La cosa che però più mi ha colpito di loro non è stata la produzione letteraria, ma soprattutto la loro vita, i loro traumi. Mi sono accorto che erano ottimi personaggi drammatici, le loro stesse biografie rivelavano personalità complesse e contraddittorie, perfette per la narrativa. In altre parole ho capito che non sarebbero stati meno importanti di Lawrence nell’economia del romanzo che volevo scrivere, ma anzi, in un certo senso sarebbero diventati i veri protagonisti.



Come ti sei documentato?



Tre scaffali della mia libreria sono stipati dei volumi che ho letto per scrivere Stella del mattino. La maggior parte li ho dovuti ordinare dall’estero, perché purtroppo in Italia non c’è molto materiale disponibile su questi autori. Su Lawrence poi, il dibattito in Italia è arenato su tesi di cinquant’anni fa… Ho usato molto anche internet, ovviamente. Trattandosi di personaggi famosi ci sono parecchi siti dedicati a loro. Il materiale era davvero sterminato. Poi ho fatto alcune spedizioni in Inghilterra: una a Londra e due a Oxford. È stato molto importante vedere dal vivo alcuni luoghi, percorrere le stesse strade dei protagonisti del romanzo, farmi una birra negli stessi pub, intrufolarmi nel giardino della casa di Lawrence, approfittando di una porta lasciata aperta. All’Imperial War Museum di Londra ho visitato la mostra monografica su Lawrence in occasione del settantennale della morte, dove ho potuto vedere alcune riprese fatte da Lowell Thomas per il suo spettacolo-reportage. Insomma i supporti cartacei ed elettronici sarebbero serviti a poco senza un buon paio di scarpe comode e resistenti.



Il Brandivino, tanto per giocare con le coincidenze, è il fiume della Terra di Mezzo ma è anche il fiume di Manituana…



In realtà non sono lo stesso fiume, anche se portano lo stesso nome. Quella è davvero una coincidenza. Meno casuale però è che il collettivo Wu Ming, al completo o nelle sue componenti singole, finisca sempre per sporcarsi le mani con la storia e con l’epica. In questo senso c’è davvero qualcosa che ci accomuna ai grandi narratori protagonisti di Stella del mattino. Non la portata letteraria o la fama, ovviamente, ma l’afflato, la ricerca di narrazioni-mondo, di complesse architetture narrative, di storie che possano trascendere il momento immediato e restituirci il senso di un agire collettivo. Tolkien parlava di “subcreazione” di realtà, basata sull’Incantesimo e non sulla Magia. Parafrasando e adattando il suo discorso al mio, la letteratura-magia si fonda su una grande capacità tecnica, ma alla fine del gioco di prestigio ripristina sempre le cose, ristabilisce l’ordine dato. La letteratura-incantesimo conduce invece ad altri mondi possibili, apre squarci di universo, traccia sentieri che si perdono all’orizzonte. Quindi è per definizione tanto poco rassicurante quanto più affascinante.



Lawrence d’Arabia è una figura storica chiave nelle dinamiche che ancora oggi scuotono il Medioriente …



Da un certo punto di vista la storia si sta ripetendo in farsa. Basti pensare che nel 1920 le truppe britanniche si trovavano più o meno nelle stesse condizioni in cui si trovano oggi in Iraq. Non a caso negli ultimi anni Lawrence è ritornato sulla bocca di parecchi commentatori inglesi. Lawrence non è mai stato il demiurgo che pretendeva di essere, ma certo la sua vicenda interseca quella della nascita del Medio Oriente moderno e su alcune cose possiamo dire che aveva visto lungo. Tutto ciò che sta accadendo oggi da quelle parti può trovare un’origine nel triennio 1918-1921. La nascita dello stato d’Israele, la divisione geopolitica attuale, quella etnico-religiosa, etc. Più di una volta, mentre scrivevo il romanzo mi sono trovato a domandarmi cosa avrebbe pensato Lawrence di quanto stava accadendo in Medio Oriente. Ecco, a più di settant’anni dalla morte, la sua è ancora una figura con cui è possibile dialogare.



Nel libro ci sono alcuni inside jokes: segno di attenzione al dettaglio e sommo divertimento, quanto hai impiegato a scriverlo e quanto ti sei divertito?



È vero, ho inserito nel romanzo alcune spie luminose che gli appassionati riconosceranno senz’altro. Però non l’ho fatto per puro divertimento, ma perché era maledettamente plausibile che le cose andassero così. Di cosa avrebbero parlato Lawrence e Tolkien se si fossero conosciuti? Della forza delle parole, del loro enorme potere, di quanto ci si possa innamorare delle proprie storie fino anche a crederci, a raccontarsi come eroi di una saga costruita su misura. O forse no. Forse avrebbero discusso di tutt’altro, erano individui talmente diversi. Ma è per questo che li ho portati sul terreno che mi interessava e ho provato a immaginare come se la sarebbero cavata uno contro uno.

A pensarci bene non mi sono mai domandato quanto mi sono divertito a scrivere questo romanzo. Per me è molto più divertente scrivere in gruppo. La scrittura solista è più difficile, più incerta, sei lì da solo a porti sempre gli stessi dubbi senza che arrivino mai i nostri a cavarti d’impaccio. La stesura di Stella del mattino mi ha impegnato circa due anni e ho discusso per la maggior parte del tempo con libri e documenti. Ogni volta che alzavo gli occhi sulla foto di Lawrence appesa in cucina avevo la vaga sensazione che ridesse di me, che sfottesse l’ennesimo tentativo di raccontare la sua figura. Secondo me è lui quello che si è divertito.



http://kingdomofink.wordpress.com/
Profile Image for Chiara.
554 reviews25 followers
June 26, 2021
Wu ming è garanzia di qualità e anche di sentirsi completamente inadeguati; per la profondità delle descrizioni, il dettaglio della ricostruzione storica e l'accuratezza storica.
La storia mette insieme tre giovani scrittori che in futuro lasceranno opere monumentali, appena tornati nell'accogliente Oxford dopo la traumatica esperienza della prima guerra mondiale. Il filo conduttore della storia è la stella del mattino del mitico Lawrence d'Arabia che ritorna ad Oxford l'esperienza africana dove è diventato colonnello dell'esercito britannico ma anche condottiero degli arabi nella rivolta contro i turchi. La storia vive anche di diversi flash back nel deserto che forse fanno parte del libro che deve scrivere nel ritiro universitario.

Libro estremamente interessante e istruttivo perché devo manifestare la mia completa ignoranza circa la vita e le opere di tutti i protagonisti reali della storia. Tolkiens, Lewis, Graves e Lawrence d'Arabia...e non mi sembra poco.
Il lato negativo è l'estrema frammentarietà della storia, troppi personaggi "pesanti", il salto continuo dall'uno all'altro e i tanti flashback della guerra e della missione in Africa. Insomma, un libro che andrebbe letto tutto d'un fiato forse per apprezzare a pieno i continui rimandi tra i personaggi. Comunque bello per scoprire qualcosa di più di questi personaggi.
Profile Image for Nair Núñez.
19 reviews21 followers
September 13, 2012
We are far too familiar with the bohemian Parisian life of the Interwar period. How often do we quote Hemmingway or Fitzgerald? The lost generation is now part of our nostalgic and romanticized view of a particularly extravagant time for art. We forget, however sad, that the world was not Paris, that the wars were not over. Stella del Mattino is here to give us a different territorial approach. Set at England it follows T.E. Lawrence’s struggle to write his now classic book. We encounter Tolkien, Lewis and Graves whom we often forgot wrote their famous novels and poems during those years.

The book is well written, nothing too fancy, although much of the style might have been lost in translation. The only problem I found is that, sometimes, it feels too disjointed. Certainly knowing the background of the main characters will help you understand better and quicker what is going on, as the POVs lack any further explanation.

If you love any or all of the England-based authors mentioned, or you simply look for a fantasized but credible recount of the Interwar period, this is the book for you.
Profile Image for pierpaolo.
134 reviews
January 28, 2014
Difficile resistere alla tentazione di lasciarlo perdere. Gli intrecci non hanno nulla a che fare con gli altri lavori del collettivo, mentre in 'Q' e in '54' le difficolt� iniziali sono ricompensate con la bellezza degli sviluppi narrativi, in questo caso le aspettative sono destinate a rimanere tali.
Le ultime 20 pagine pi� brutte che abbia letto negli ultimi anni. Una faticaccia immane - alla faccia del diritto che il lettore ha di non finire un libro (D. Pennac)
Bocciato.
Profile Image for Claudio Forziati.
9 reviews1 follower
July 14, 2017
Il mio preferito fra gli assoli del collettivo. Una storia epica, corale con al centro l'epopea di T.H. Lawrence, fra la fine di un impero crudele al collasso e l'inizio (della fine) delle velleità imperialiste di quello britannico, in rotta di collisione con le spinte all'autodeterminazione dei popoli, di tutti i popoli. Consigliatissimo!
Profile Image for Emanuela.
Author 4 books82 followers
September 18, 2010
La guerra d'Arabia e quella di trincea generano personalità devastate sia negli eroi, come Lawrence, sia negli antieroi la cui unica aspirazione è quella di essere poeti.
Qualche difficoltà nel collocare nella struttura narrativa gli avvenimenti asincroni che solo alla fine si ricompongono.
Profile Image for Giulia Sicuro.
369 reviews11 followers
December 1, 2015
Ho fatto fatica a seguire tutti i personaggi e speravo che prima
O poi uno più degli altri mi rimanesse impresso..invece oltre metà libro ero ancora confusa a chiedermi "chi e'questo...che fa quello ..da dove arriva l'altro".aho..me so'persa.
Profile Image for Kai.
Author 99 books26 followers
January 14, 2011
Arriva in questi giorni in libreria Stella del Mattino (Einaudi Stile Libero, pp. 402, euro 16,80), il romanzo solista di Wu Ming 4, Federico Guglielmi. Una storia fatta di storie, in cui la narrazione diventa soggetto di se stessa. Meno rocambolesco di quelli a cui ci ha abituato il collettivo al completo, il libro privilegia un taglio psicologico, raffinato, emotivo, caratterizzato da riflessioni e rapporti profondi tra personaggi.

Protagonisti, accanto a Lawrence d’Arabia, J.R.R. Tolkien, C.S. Lewis, R. Graves e sua moglie, una straordinaria Nancy Nicholson.

Ma come nascono le storie? Per esempio come è nato il famoso anello tolkeniano? Guglielmi mette in scena uno strepitoso dialogo tra Lawrence e Tolkien a proposito dell’anello donato dal principe arabo Feisal a Lord Dimanite: “Ricorda cosa mi disse a proposito della corruzione del potere?”

“Mi sembra di sì,” rispose Ronald […]

“Per due anni ho portato un anello come questi. Me ne sono servito per condurre le persone che si fidavano di me a un trionfo vano. Ho imbrogliato loro e me stesso […]”

Ronald ascoltò la propria voce uscire bassa e vibrata, quasi non gli appartenesse. “Che ne è dell’anello?”

“Me ne sono sbarazzato.” La mano sottile si aprì sulla superficie liscia del vetro. “Certe volte mi sembra di averlo ancora al dito. Come se mi mancasse. Credo sia il richiamo del comando, la voglia di sentirsi ancora al centro degli eventi, fare la differenza.”



E la storia di Stella del Mattino come è nata? Panorama.it lo ha chiesto a Wu Ming 4…



“Non saprei individuare un momento preciso, ma credo che tutto sia partito dalla lettura de I Sette Pilastri della Saggezza” dice l’autore “Mi sono reso conto che non stavo leggendo un diario di guerra, ma un romanzo epico travestito da memoriale. Ho iniziato ad appassionarmi al personaggio di Lawrence e mi sono imbattuto nella miriade di visioni contrastanti sulla sua figura. L’interesse è cresciuto. Poi ho letto l’autobiografia di Graves in cui si racconta dell’amicizia con Lawrence nella Oxford post-bellica. Quando ho scoperto che anche Tolkien e C.S. Lewis erano lì nello stesso periodo, ho pensato che tutti loro avevano qualcosa in comune: erano reduci di guerra, erano narratori e poeti, lavoravano sui miti, negli anni successivi avrebbero partorito grandi opere mitopoietiche. Perché non metterli al lavoro su un mito in carne e ossa, visto che si trovava a portata di mano, nello stesso luogo e nello stesso momento? Così ho pensato di trasformare Graves, Tolkien e Lewis in detective alla ricerca della verità su Lawrence d’Arabia. Ognuno di loro poteva assumere un punto di vista diverso e approdare a una verità parziale che dicesse però qualcosa di significativo sul suo conto. Questa è stata l’idea centrale della trama.



Stella del mattino in qualche modo narra del narrare, del perché si narra e del potere della narrazione….



Sì, in particolare del valore terapeutico della narrazione e della scrittura. Narrare è l’unico modo che abbiamo per elaborare la nostra esperienza vissuta come singoli e come specie. Lo facciamo dalla notte dei tempi, infatti. Credo inoltre che il romanzo tratti del carattere multiforme e sdrucciolevole delle grandi narrazioni mitiche, che può portarle a essere forza motrice storica, catalizzatrici dell’aspettativa di intere comunità, o grandi infingimenti collettivi.



Tolkien, Lewis e Graves. HaI scoperto qualcuno di loro mentre lavorava al libro o erano già da tempo nella Tua libreria?



Da adolescente sono stato un grande lettore di Tolkien, come molti. Lewis e Graves invece sono state delle vere scoperte. La cosa che però più mi ha colpito di loro non è stata la produzione letteraria, ma soprattutto la loro vita, i loro traumi. Mi sono accorto che erano ottimi personaggi drammatici, le loro stesse biografie rivelavano personalità complesse e contraddittorie, perfette per la narrativa. In altre parole ho capito che non sarebbero stati meno importanti di Lawrence nell’economia del romanzo che volevo scrivere, ma anzi, in un certo senso sarebbero diventati i veri protagonisti.



Come ti sei documentato?



Tre scaffali della mia libreria sono stipati dei volumi che ho letto per scrivere Stella del mattino. La maggior parte li ho dovuti ordinare dall’estero, perché purtroppo in Italia non c’è molto materiale disponibile su questi autori. Su Lawrence poi, il dibattito in Italia è arenato su tesi di cinquant’anni fa… Ho usato molto anche internet, ovviamente. Trattandosi di personaggi famosi ci sono parecchi siti dedicati a loro. Il materiale era davvero sterminato. Poi ho fatto alcune spedizioni in Inghilterra: una a Londra e due a Oxford. È stato molto importante vedere dal vivo alcuni luoghi, percorrere le stesse strade dei protagonisti del romanzo, farmi una birra negli stessi pub, intrufolarmi nel giardino della casa di Lawrence, approfittando di una porta lasciata aperta. All’Imperial War Museum di Londra ho visitato la mostra monografica su Lawrence in occasione del settantennale della morte, dove ho potuto vedere alcune riprese fatte da Lowell Thomas per il suo spettacolo-reportage. Insomma i supporti cartacei ed elettronici sarebbero serviti a poco senza un buon paio di scarpe comode e resistenti.



Il Brandivino, tanto per giocare con le coincidenze, è il fiume della Terra di Mezzo ma è anche il fiume di Manituana…



In realtà non sono lo stesso fiume, anche se portano lo stesso nome. Quella è davvero una coincidenza. Meno casuale però è che il collettivo Wu Ming, al completo o nelle sue componenti singole, finisca sempre per sporcarsi le mani con la storia e con l’epica. In questo senso c’è davvero qualcosa che ci accomuna ai grandi narratori protagonisti di Stella del mattino. Non la portata letteraria o la fama, ovviamente, ma l’afflato, la ricerca di narrazioni-mondo, di complesse architetture narrative, di storie che possano trascendere il momento immediato e restituirci il senso di un agire collettivo. Tolkien parlava di “subcreazione” di realtà, basata sull’Incantesimo e non sulla Magia. Parafrasando e adattando il suo discorso al mio, la letteratura-magia si fonda su una grande capacità tecnica, ma alla fine del gioco di prestigio ripristina sempre le cose, ristabilisce l’ordine dato. La letteratura-incantesimo conduce invece ad altri mondi possibili, apre squarci di universo, traccia sentieri che si perdono all’orizzonte. Quindi è per definizione tanto poco rassicurante quanto più affascinante.



Lawrence d’Arabia è una figura storica chiave nelle dinamiche che ancora oggi scuotono il Medioriente …



Da un certo punto di vista la storia si sta ripetendo in farsa. Basti pensare che nel 1920 le truppe britanniche si trovavano più o meno nelle stesse condizioni in cui si trovano oggi in Iraq. Non a caso negli ultimi anni Lawrence è ritornato sulla bocca di parecchi commentatori inglesi. Lawrence non è mai stato il demiurgo che pretendeva di essere, ma certo la sua vicenda interseca quella della nascita del Medio Oriente moderno e su alcune cose possiamo dire che aveva visto lungo. Tutto ciò che sta accadendo oggi da quelle parti può trovare un’origine nel triennio 1918-1921. La nascita dello stato d’Israele, la divisione geopolitica attuale, quella etnico-religiosa, etc. Più di una volta, mentre scrivevo il romanzo mi sono trovato a domandarmi cosa avrebbe pensato Lawrence di quanto stava accadendo in Medio Oriente. Ecco, a più di settant’anni dalla morte, la sua è ancora una figura con cui è possibile dialogare.



Nel libro ci sono alcuni inside jokes: segno di attenzione al dettaglio e sommo divertimento, quanto hai impiegato a scriverlo e quanto ti sei divertito?



È vero, ho inserito nel romanzo alcune spie luminose che gli appassionati riconosceranno senz’altro. Però non l’ho fatto per puro divertimento, ma perché era maledettamente plausibile che le cose andassero così. Di cosa avrebbero parlato Lawrence e Tolkien se si fossero conosciuti? Della forza delle parole, del loro enorme potere, di quanto ci si possa innamorare delle proprie storie fino anche a crederci, a raccontarsi come eroi di una saga costruita su misura. O forse no. Forse avrebbero discusso di tutt’altro, erano individui talmente diversi. Ma è per questo che li ho portati sul terreno che mi interessava e ho provato a immaginare come se la sarebbero cavata uno contro uno.

A pensarci bene non mi sono mai domandato quanto mi sono divertito a scrivere questo romanzo. Per me è molto più divertente scrivere in gruppo. La scrittura solista è più difficile, più incerta, sei lì da solo a porti sempre gli stessi dubbi senza che arrivino mai i nostri a cavarti d’impaccio. La stesura di Stella del mattino mi ha impegnato circa due anni e ho discusso per la maggior parte del tempo con libri e documenti. Ogni volta che alzavo gli occhi sulla foto di Lawrence appesa in cucina avevo la vaga sensazione che ridesse di me, che sfottesse l’ennesimo tentativo di raccontare la sua figura. Secondo me è lui quello che si è divertito.



http://kingdomofink.wordpress.com/
Profile Image for Flavio.
43 reviews
December 18, 2020
Splende la stella del mattino sulle vite degli uomini e ne illumina il cammino. Ispira, guida, a volte confonde e dispera questo è il suo potere, il suo destino. Ma chi può illuminare la via alla stella stessa? Chi guida i suoi passi nel buio della terra di nessuno? 

Adoro il modo in cui i Wu Ming riescono a scrivere sempre lo stesso libro, rimescolandone i temi come fossero un mazzo di carte, e tirando fuori tutte le volte un risultato sorprendente. Stella del Mattino è opera di WM4, ma il modello è sempre quello: un'ambientazione storica densa e brulicante di fatti ed eventi che spesso si cercano, si sfiorano e si chiamano a vicenda, una narrazione frammentata e in un primo momento straniante, un protagonista che vive avventure mirabolanti e diventa simbolo dai mille volti. Quale strumento migliore, dunque, di uno specchio rotto per tratteggiare un ritratto che si avvicini alla complessità della sua figura? Ronald, Jack, Robert, Ned, poeti, scrittori, soldati strappati alle loro vite da un conflitto insensato. Chi torna lo fa con il peso nel cuore dei compagni caduti, ossessionati dai loro spettri. I loro punti di vista si alternano e si incastrano, restituendo un'unità di narrazione pur nella frammentazione della forma.
Ed è la storia, come sempre nei lavori dei WM, l'architrave che unisce tutti gli elementi del romanzo, così intarsiata di particolari che ritornano e raccordano significati all'interno della narrazione. Quella di Lawrence d'Arabia, perseguitato dalla sua stessa grandezza e dal senso di colpa per le promesse non mantenute; quella di un mondo malato di ptsd, che sta imboccando, senza accorgersene, la strada di un nuovo conflitto mondiale. È una storia - o meglio, sono storie - i cui eventi sono riportati fedelmente come in un documentario e che però si intrecciano sottilmente con le trame dell'immaginazione, dando vita a una nonfiction capace di scavare negli animi dei personaggi e portare alla luce le loro debolezze, le fragilità assieme alle più alte virtù.
Profile Image for Andrea Muraro.
754 reviews8 followers
June 14, 2023
"Dove si poteva andare dopo un cataclisma come quello? Alla fine della lunga notte sarebbe sorta una stella del mattino a indicare la via?"

Cos'è la stella del mattino? E' indubbiamente Venere, l'ultima stella ad andarsene nel cielo dell'alba, ad abbandonare il mondo dei sogni. Ma è stella del mattino anche Lawrence d'Arabia, eroe nazionale inglese subito dopo la Prima Guerra Mondiale, portatore di speranze di imperialismo per il popolo d'Albione e di libertà per gli arabi. Ma è stella del mattino anche la speranza di ritornare alla vita per tutti quei giovani studenti di Oxford che sono stati mandati a combattere nelle trincee franco-tedesche e ne sono tornati mutilati nel fisico e nell'anima. Stella del mattino, in fondo, è Earendel, figlio di Tuor e Idril, che, dopo il disastro della caduta di Gondolin, si imbarca verso Valinor e, accolto tra i Grandi, viene posto nel cielo, stella più luminosa.
Mai titolo fu più azzeccato per un libro dai molteplici temi e dai molteplici riferimenti. "Stella del mattino" on è la storia di Lawrence d'Arabia così come non è la vicenda della nascita del Silmarillion. Semmai è il racconto della fine di una generazione, cui sono richiesti dei sacrifici senza però che lo Stato si preoccupi del loro futuro (ricorda qualcosa?); così come è il racconto di come un individuo venga assurto ad esempio della moralità della Nazione, mentre lo Stato ne fa solo il paravento per farsi i suoi interessi (ricorda qualcosa?).
Come sempre Wu Ming (in questo caso in versione solitaria) sa parlare del presente raccontando il passato. E lo fa con una narrazione spezzettata tra i vari personaggi e uno stile a tratti paratattico (soprattutto nelle sequenze riflessive) a tratti ipotetico (nelle sequenze narrative). Insomma, la cifra è chiara e riconoscibilissima: e se piace, qualsiasi romanzo di Wu Ming scorre e appassiona allo stesso modo.
Profile Image for Maximiliano Díaz.
12 reviews
July 2, 2025
Segunda cosa que leo de Wu Ming, se nota que no es del colectivo y que es de una persona porque no es tan redondito como Prolekult. Iba bomba el texto pero tiene cierto tinte meloso o moralista de cada personaje, que me bajó el libido. Se puede explicar un poco en que cada personaje era un poco moralista, pero igual se sintió raro que cerrará así. Si bien critica constantemente a Inglaterra, pareciera que al final deja bien parado a Churchill. Fue interesante la metáfora de la mitología artúrica, quizás me faltó más conocimiento para entender pero creo que le faltaron capas.

En todo caso lo recomiendo caleta a la gente que haya leído a Lewis o Tolkien, es bien divertido los mixes que hace y es interesante como profundiza en Lawrence de Arabia. Es un libro que vale la pena. ¿Cómo usaremos nuestro potencial creativo? ¿Es necesaria la épica en las transformaciones sociales? Quizás la épica nos entrega una forma muy plana de ver la realidad, en dónde se obvian los grises y se caricaturizan los héroes y conflictos. Lawrence lo sufre y una de sus conclusiones es que al final nada está bajo nuestro control (y quizás la épica funciona mediante esa ilusión de control) y lo que podemos hacer es bien poco, pero hay que hacerlo.

Además es una forma entretenida de saber más sobre los conflictos palestinos y el rol del maldito imperialismo británico.
Profile Image for Hermioneginny.
1,372 reviews
June 14, 2014
Lawrence d'Arabia, T.E., Ned, Urens. è lui il filo conduttore di questo libro. Ma ci sono anche il poeta Robert Graves, i miei adorati Tolkien e C.S. "Jack" Lewis a svariati altri personaggi. Tornati a Oxford dopo la Prima guerra mondiale, non stanno bene, sono tormentati dai sensi di colpa, dal fatto di essere sopravvissuti. E il grande condottiero non è l'eroe che tutto credono...

Bellissimo! è un libro alla Baricco, nel senso che il modo di scrivere è piuttosto particolare, e o lo ami o lo odi. Non è una biografia, ma un romanzo, quindi inventato...ma ci sono parti che sembrano così vere, come quando Tolkien vede un gruppo di anelli antichi all'Ashmolean Museum e non si può evitare di pensare alla sua opera, o quando parla nel suo linguaggio elfico al figlio e alla moglie...mi piace credere che sia successo davvero...

Per saperne di più sull'autore (italiano!):
http://it.wikipedia.org/wiki/Wu_Ming

* La fantasia è l'arma più potente. Anche più della dinamite.
* Era quello che lo attirava, l'odio puro di un ragazzino nelle braccia temprate di un fante del Lancashire.
* Robert la amava anche per la sua fantasia, per il testardo entusiasmo nel costruire la loro vita ogni giorno, senza compromessi e senza smettere di lottare per ciò in cui credeva.
* Ogni traduzione è un inganno. Parola di traduttore.
* Ronald amava le parole, ma in un modo privato e peculiare. Erano arcani, enigmi da risolvere, contenevano storie, abbracciavano secoli e continenti. Ogni parola ne suggeriva altre, forse mai pronunciate, ma del tutto plausibili, ancora più dense di significati e rimandi, quindi più vere.
* Quel pomeriggio al museo, fuori dall'ufficio di Hogarth, era rimasto colpito da una frase di Tolkien. Le parole danno significato alle cose. Era quella la chiave. Servivano parole inaudite. Non bastava un eroe, occorreva un poeta. Cosa sarebbe stato di Achille senza Omero?
* L'Oriente non è solo il passato che leggiamo nei libri. La storia non è lettera morta, noi stessi ne facciamo parte.
* La fede è credenza, non conoscenza, Jack. Di nessuna religione abbiamo prove certe e se le consideriamo da un punto di vista filosofico, il cristianesimo non è nemmeno la migliore. Le religioni sono mitologie, vale a dire semplici invenzioni dell'uomo.
* Ronald ricordò quando aveva cantato e danzato per lui, nel boschetto vicino a Roos, nello Yorkshire, in una giornata limpida come quella. Volteggiava sul prato come una fata. Era stata una parentesi di quiete, in attesa di tornare al fronte o di nuovo tra le mura di un sanatorio. Edith era la vita, la serenità che il mondo aveva perduto per sempre. Il suo posto ideale era lì, tra gli alberi e e le creature di un giardino incantato. Quella visione aveva ispirato il racconto di Beren, l'uomo mortale che si innamora della dama degli elfi Lùthien Tinùviel. La storia del loro amore e delle loro imprese raccontava quella di Edith e Ronald, le difficoltà che avevano dovuto sormontare per ritrovarsi, potersi sposare, avere una vita insieme. Ronald l'aveva scritta per lei, per loro. Si accorse che la regina delle fate aveva appena parlato. Poche parole magiche che trasformavano di nuovo la loro esistenza. Ronald aprì la bocca e la richiuse, trattenendo il fiato e l'emozione. Sono incinta. Rimasero abbracciati a lungo, all'ombra del vecchio albero che proteggeva la loro unione. Lui le sussurrava parole dolci nella lingua delle fate.
* é qui il deserto, Charlie. Ed è buio pesto. Non servono favole o preghiere per venirne fuori, ma il lume della ragione.
* "Cosa sono le stesse, Urens?" I due uomini sono stesi per terra, sotto il manto notturno, unica fonte di luce fin dove arriva lo sguardo. "Migliaia di soli. Talmente lontani che la nostra mente non può coglierne la distanza. Possiamo studiarli solo con i telescopi più potenti." "Perché?" "Per farne un elenco e dare un nome a ciascuno. Affinché la notte non sia più un mistero."
* "L'invocazione alla stella del mattino. Eala Earendel engla beorhtast ofer middangeard monnum sended." Il suono musicale dell'antico inglese fece sorridere Chris. "Per noi comuni mortali?" "Salve, Earendel, il più luminoso degli angeli, mandato agli uomini sulla Terra di Mezzo."
* Non hai tempo di morire, dobbiamo andare via da qui.
* "Se posso essere sincera, non ha proprio la stazza dell'eroe." "Non deve credere a quello che dicono sul mio conto." "Nemmeno a quello che dice lei? E comunque non si preoccupi, io credo solo a quello che vedo."
* Non si mente al battesimo di un figlio. A meno che non si abbia un motivo davvero valido, qualcosa che potrebbe compromettere il sacramento stesso, l'accettazione sociale. Jack ne sapeva qualcosa, erano due anni che sfidava i pregiudizi della famiglia e degli amici. Sapeva quant'era dura vivere fuori dalle consuetudini accettate. Sapeva quanto fosse più facile mentire. Perfino a un prete.
* Sentirsi lontani da tutto ciò che si ama, totale assenza di intimità con le voci, le presenze, gli oggetti.
* A ognuno secondi i suoi bisogni, da ognuno secondo le sue possibilità.
* Indicò Edmund Blunden, seduto con il bicchiere in mano, lo sguardo distratto, sognante, perso in un altrove troppo grande per la sua timidezza.
* La prassi del buon vicinato imponeva di farsi gli affari propri, per poter meglio impicciarsi delle vite altrui.
* "Lei che dice? Meglio una pace disonorevole o una guerra suicida?" "Dal disonore ci si può riscattare,"disse Ned. "Dalla morte no."
* "Questa notte ci danneremo l'anima" mormora Nasir. L'inglese annuisce. "E conquisteremo un impero."
* Vedere con chiarezza è un'illusione, un effetto ottico. Perlopiù facciamo quello che facciamo in modo inconscio, alla cieca. Pretendere di decifrare a mente fredda ciò che siamo serve a illuderci di dominare la strada percorsa. é un esercizio di vanità. Le cose accadono. Noi possiamo solo fare del nostro meglio per restare in sella.
* Alla fine ho fatto la mia scelta. Come direbbe Siegfried, gli amici uccisi sono dovunque vada e non brucio più per redimere i loro peccati. Non sono pentito della mia vecchia, sciocca, dolcezza e c'è assoluzione nelle mie canzoni.
* Edith Mary Tolkien. é la regina delle fate, che un giorno ha danzato nei boschi e oggi aspira alla pace.

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958 reviews3 followers
April 19, 2024
Non mi sembra di riuscire a individuare serie differenze di stile tra questo 'Wu Ming 4' e l'autore collettivo dei vari altri volumi che ho letto: forse, un maggiore penchant per il lirismo descrittivo e una minore propensione al grandguignol, anche se le scene 'pulp' non mancano. Nel complesso, la storia segue lo stesso procedimento, che consiste nel presentare al lettore una serie caotica di pezzi di puzzle (relativi a date, personaggi, ambienti differenti), lasciando che se la sbrighi per conto suo.
Ma mentre, per i primi libri del 'collettivo', tutto ciò mi procurava un gran mal di testa, ora mi limito a prendere ogni singolo pezzo, a esaminarlo, e a rimetterlo nella scatola, andando avanti per non più di venti-trenta pagine per volta. Alla fine della lettura, le immagini (anche se nebulose) dei vari protagonisti, oscuramente completate dal mio subconscio, hanno una loro suggestiva realtà; e la storia ha una qualche compiutezza.
Le quattro stelle sono dovute all'omaggio, generale e quasi commosso, alla città di Oxford, e al suo ruolo millenario (ormai perduto?) nella costruzione di uomini. Quanto a'Lawrence d'Arabia', ne so quanto prima.
Profile Image for Ale Sandoval Tress.
908 reviews26 followers
May 12, 2023
“Nosotros estamos aquí y ellos no. No subestimes el sentimiento de culpa, es una cosa muy común. Nos preguntamos qué plan puede haber detrás de todo esto y tenemos la vida entera para encontrar nuestras respuesta.”

“Me ha sido dicho que nos corresponde a nosotros decidir cómo usar la pequeña fuerza creadora que tenemos como don.”

“La verdad es que la vida es algo tan y tan íntimo que ninguna circunstancia debería poder justificar la violencia de un hombre sobre otro.”

Las palabras pueden engañar, crear mitos, hacerlos caer, proponer maneras de vivir, llevar a pueblos enteros a la destrucción.

“Solo quieren oír una historia que pueda inspirarlos. Es para eso que sirven las historias, ¿no? Para infundir valor, para sentirnos menos solos.”

https://bibliobulimica.wordpress.com/...

Profile Image for Elena.
758 reviews8 followers
January 22, 2024
Mi sto ancora riprendendo dalla bellezza di questo libro.
La scrittura è magniloquente, intrisa di poesia e musicalità.
La storia è decadente, appassionante e profonda. Si raccontano i traumi postumi alla prima guerra mondiale, il tentativo di ritornare alla vita di prima senza una vera possibilità che si possa fare, la ricostruzione de sé e dello stare con gli altri. Si racconta di Lawrence d'Arabia, del Medio Oriente, di colonialismo e promesse non mantenute.
Ci sono la Storia e le storie, c'è tanta letteratura e molta Oxford.
Traumi e ricostruzione, decostruzione per ricostruire un piccolo pezzo di sé.
Che potenza, che meraviglia.
37 reviews1 follower
February 14, 2021
The book might be a bit difficult without previous (basic) knowledge of English literature. Still, it remains extremely enjoyable and interesting for everyone and it will even be a stimulus for further research.
As always, Wu Ming leads us through pieces of incredible history bringing back everything to life. You follow the different characters on arabic sands during long-waited rebellions, across first world trenches and along epic fantasy stories. And in the end, once again, you realize that finishing a good book is like taking leave from an old good fellow.
14 reviews1 follower
January 13, 2023
Libro troppo confusionario per i miei gusti. L'intreccio delle storie dei personaggi è una costante di Wu Ming e come al solito ci sono alcuni personaggi molto più deboli di altri. Le parti con Jack (alias Clive Staple) erano davvero noiose, quelle con Tolkien alla lunga ripetitive, meglio quelle in cui si intrecciavano le storie di Graves e Lawrence. Unico merito del libro avermi permesso di approfondire un pezzo di storia coloniale inglese che non conoscevo. La tragedia della prima guerra mondiale emerge in ogni pagina, forse anche un po' troppo.
Profile Image for Maria Luisa.
321 reviews8 followers
July 21, 2023
Dopo la Prima Guerra Mondiale il mondo è totalmente cambiato: i vecchi Imperi sono stati cancellati a costo di milioni di giovani vite umane. Ma Oxford sembra rimanere all'apparenza un mondo inalterato anche se tante, troppe menti sono state inghiottite dalle trincee, dalla terra di nessuno, dalle campagne militari.
E proprio a Oxford si ritrovano alcune fra le migliori menti inglesi di quel primo dopoguerra: John Ronald Ruel Tolkien, C. S. Lewis, Robert Graves. Ognuno vive i propri incubi e rincorre la propria Stella del Mattino. Ma la straripante personalità del Colonnello T..E. Lawrence, il famoso Lawrence d'Arabia, riuscirà a incarnare questa Stella del Mattino?
Il libro è molto interessante anche dal punto di vista storico perché offre parecchi spunti sul processo di nascita di alcuni Stati Arabi, successivamente alla disgregazione dell'Impero Ottomano turco, sostenuto dai tedeschi e il ruolo che hanno ricoperto le varie potenze europee alla sua spartizione.
Profile Image for Phoebes.
597 reviews27 followers
June 24, 2024
Una lettura molto piacevole, nella caratterizzazione dei personaggi, nel tema scelto, nella narrazione (mi è piaciuto per esempio il fatto che le cose venissero rivelate a mano a mano, lasciando “capire” lo cose al lettore, più o meno palesemente). Ancora quindi una buona impressione dai Wu Ming (anche se qui era uno solo), sono davvero contenta di aver avuto l’occasione di leggerlo.
Un’ultima nota positiva (anche se meno importante!): mi è piaciuta la divisione del libro in capitoli brevi e con il titolo!

https://www.naufragio.it/iltempodileg...
Profile Image for Magrathea.
151 reviews6 followers
December 30, 2017
Mmmmmh....

Non mi ha preso. Sarà che ho iniziato a leggerlo il primo giorno a terra dopo 3 settimane di barca con una compagnia non proprio di mio gradimento, ma non è riuscito, nel complesso, a farsi strada. Qualche bel momento, qualche frase che colpisce, ma niente di più. Spero di rifarmi con l'altro che ho acquistato. In futuro merita comunque un'altra chance di rilettura sotto altri cieli emotivi.
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