Un testimone d’eccezione, dall’interno di un mondo sull’orlo del baratro, racconta la sua esperienza all’ATAC di Roma, una realtà che nessuno scandalo riesce a scalfire.
Qui si sperimenta da tempo quel Patto della Nazione che vede mutar di casacca, di fede, di patria politica (ma non di intenti), dirigenti, sindacalisti, fornitori e faccendieri. Tutti, ad ogni giro di valzer, si ricollocano in modo sempre più soddisfacente (come i vecchi pezzi dei veicoli, che ritirati da un deposito ATAC vengono rivenduti come nuovi a un altro deposito ATAC), fino a formare una piramide rovesciata: tanti dirigenti, pochi operativi. E chi si oppone al gattopardismo imperante – con le sue regole da manuale Cencelli – è fatto fuori senza troppe spiegazioni. E intanto il cittadino romano attende alla fermata di Trasportopoli che il suo autobus arrivi: “Come? È in sciopero?... Prenderò la metropolitana... Ah, si è rotta?…"
Pietro Spirito vive e lavora a Trieste. Scrittore e giornalista professionista alle pagine culturali del quotidiano "Il Piccolo", ha pubblicato saggi, romanzi, racconti, e curato antologie. Collabora con la Rai e diverse riviste e periodici tra cui "L'Indice".
Puntuale (e amara) descrizione dei meccanismi- pervicamente razionali - che portano ala cronica inefficienza nella gestione del trasporto pubblico della capitale, degli abbagli mediatici e del connubio tra cattiva gestione politica e connivenza dei sindacati.