Il manuale, qui presentato in una nuova edizione arricchita, offre un quadro d’insieme dell’antropologia culturale, illustrandone metodo, teoria e linguaggi. L’approccio privilegia la focalizzazione sui nodi problematici e sulle categorie interpretative che fanno dell’antropologia uno strumento di riflessione fondamentale per la comprensione del mondo contemporaneo.
Letto per un esame universitario (non tutto, più della metà, praticamente solo i capitoli inerenti per l'esame). Ottimo libro per approcciarsi anche inizialmente a questa materia di studio. Chiaro e non troppo complesso con le spiegazioni, anzi, i capitoli sul neo-razzismo molto attuali e interessanti. Lo consiglio come primo titolo per chi appunto si vuole approcciare a questa materia, importante per capire gli altri ma soprattutto noi stessi come società e comunità.
Il manuale di Fabio Dei è uno strumento robusto e completo per chi voglia accostarsi per la prima volta allo studio dell'antropologia. Pur trattandosi di un manuale universitario, devo constatare che non differisce molto da un manuale liceale della medesima materia. Tuttavia è un valido aiuto perché fornisce un inquadramento generale dei temi di ricerca e della storia della disciplina. La nuova edizione aggiornata introduce alcuni nuovi elementi che si sono affacciati nel dibattito pubblico contemporaneo, come ad esempio i temi del razzismo e degli studi di genere; ma in sostanza non differisce se non per poche pagine dalla precedente. Alcune volte penso che sia troppo sintetico su alcune questioni, ma d'altro canto l'autore deve cercare di condensare numerosi contenuti in poche centinaia di pagine.
mind-boggling cosa strana che mi e' capitata davanti agli occhi mentre sto studiando soprattutto riguardo a scienza e religione (solo perche' non ho spesso a che fare con stregoneria)
a proposito dell'etnografia di Evans-Pritchard sulla stregoneria tra gli Azande, non sarebbe corretto affermare che la credenza nell'esistenza delle streghe è falsa, cioè non corrisponde alla realtà: infatti, nelle sue parole, «la realtà non è ciò che dà senso al linguaggio. Ciò che è reale e ciò che è irreale si mostra nel senso che il linguaggio ha» [Winch 1964; trad. it. 1990, 128]. Dunque, noi possiamo giudicare falsa o illogica un'affermazione o una credenza all'interno di un modo di vita specifico, guidato da norme condivise di ragionamento razionale: ma non possiamo formulare questo giudizio verso un intero linguaggio o un intero modo di vita. Affrontare il sistema della stregoneria, oppure la fede religiosa, partendo da un'imputazione di falsità (in quanto non scientifica ecc.) è una procedura etnocentrica che non ci aiuta affatto a capire il posto che la stregoneria, o la religione (così come la scienza, peraltro) gioca nella vita di una certa comunità di persone. Per Winch, la comprensione antropologica deve mostrare la stregoneria, la religione o la scienza come diverse possibilità di dare un senso al mondo e alla vita, come «diverse concezioni del bene e del male». Ciò che possiamo imparare studiando altre culture sono dunque peculiari forme di saggezza: «differenti idee sulla possibile importanza che il condurre certe attività può assumere per un uomo che cerca di contemplare il senso della propria vita come un tutto» [Winch 1964; trad. it. 1990, 154].
questa invece una cosa che mi ero segnato tempo fa, sempre da questo libro
Questo ci porta però a introdurre alcune nozioni storiche, senza le quali è impossibile chiarire l'identità delle discipline DEA. Anche in molti dei capitoli successivi si farà riferimento a momenti cruciali della storia dell'antropologia, e non solo allo stato attuale dei dibattiti e delle conoscenze. Ciò è necessario perché, diversamente dalle scienze naturali come la fisica, la chimica o la biologia, l'antropologia culturale non rappresenta un sapere cumulativo le cui fasi precedenti, per chi deve apprendere il mestiere, sono poco più di curiosità storiche. I suoi sviluppi teorici e metodologici, per quanto enormi, non sono unidirezionali e irreversibili. Tornare a riflettere criticamente su una serie di autori e di dibattiti classici è cruciale per un costante affinamento della disciplina. Un ottimo biologo può anche non saper nulla delle lontane origini della sua scienza; al contrario, per un filosofo sarebbe difficile distinguere tra la conoscenza della filosofia e la conoscenza della sua storia. Come ben sa ogni studente, un chimico può magari ignorare Lavoisier, ma un filosofo non può ignorare Platone. L'antropologia sta forse a metà fra queste due posizioni; ma certo nella formazione antropologica la storia degli studi gioca un ruolo cruciale, e molti tra i manuali esistenti sono di fatto storie degli studi.
Validissimo strumento per un approccio introduttivo all’ antropologia culturale. Fabio Dei riesce a spiegare concetti spesso stratificati in maniera del tutto chiara ed esaustiva. Manuale che ho ritenuto interessantissimo e che reputo possa essere il primo passo verso un approfondimento di tematiche suddette e affiliate, attraverso libri più specifici e completi. Consiglio!
Letto per un esame. Molto interessante e chiaro; approfondisce gli argomenti in modo esaustivo e con esempi, che ho apprezzato e da molti spunti di riflessione.
Il capitolo 13, scritto da Federico Scarpelli invece mi ha procurato delle difficoltà. È stata una lettura più impegnativa, non tanto per l’argomento trattato, ma per la modalità di scrittura differente. Si nota che è un altra penna, un altro autore.
Nel capitolo 15, ho trovato delle affermazioni transfobiche non apprezzate; ma comunque, in generale, tutto il capitolo dovrebbe essere revisionato e aggiornato.